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Le opere di Luciana Bey hanno raccolto, e raccolgono
tuttora, i più ampi consensi da parte della critica specializzata.
Si riportano di seguito alcuni commenti dei più
eminenti critici italiani:
" Le regole basilari (dell'acquarello) che io
sciorino saccentemente, collocandole in punti strategici del discorso,
appaiono ingenue e del tutto primordiali. Luciana Bey corre da sola.
Rilevo, con disincanto, che l'artista si è innamorata oltremodo della
materia, così da provare assai minore interesse per per la forma
rappresentata. Scopro dunque che le sue "rose" non sono tali che
all'apparenza; che, forse, non sono neppure fiori, ma semplici (o
elaboratissimi) guizzi di luce che s'impongono sul fondo.
Colore e luce rappresentano gli elementi essenziali della ricerca senza
approdo, o con infiniti approdi successivi, di Luciana Bey."
(da un'interista di Mario Contini all'artista, 30
gennaio 1995) "E' fedele alla magia
dell'acquerello che, sulla carta, lascia segni assai fini capaci di
evocare immagini di luoghi (da un ponte sul Po alle Maldive) o di
qualche oggetto, vasi e poche foglie su un tavolo: con
poesia" (Angelo Dragone)
"...Dipinge con scioltezza, con impegno e grazia i suoi soggetti
preferiti, le nature morte, le figure avvolte dalla luce, i fiori: è una
pittura gentile cui appunto l'acquerello con i suoi tocchi rapidi,
sicuri da una consistenza che si sente reale e poetica. Ma non si pensi
che l'acquerello sia una tecnica facile, un ripiego: se l'olio è ostico,
una fatica, si oppone all'azione artistica, l'acquerello invece ha altri
problemi." (Sandro Cherchi) |
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