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Siamo un popolo privo di memoria storica.
Capita così che bastano pochi anni per trasformare un becero fenomeno commerciale
in uno pseudo-guru ideologico, autentico arruffapopolo cancellatore-del-debito,
autore impegnato, perfino di sinistra.
Passati i gloriosi
anni di fango ('80) in cui interpretava il bulletto fighetto di quartiere il furbo
Jovanotti ha fiutato il cambiamento e ha ben pensato di riciclarsi.
Dagli stupidi elogi alla sua moto al nominare Che Guevara, Madre Teresa in 'Pensiero
positivo' il passo è breve.
"Sei come
la mia moto
sei proprio come lei
andiamo a farci un giro
fossi in te io ci starei"
cantava nel 1989 il Lorenzo nazionale.
Chi se lo ricorda più?
Sembra che sia
calato il segreto militare sui primi dischi di Jovanotti. Quasi fossero stati
rinnegati dal cantante pacifista che oggi ci tocca il cuore ammonendoci che 'il
suo nome è mai più'.
Jovanotti in questi anni si è infatti trasformato, oltre agli ammiccamenti
furbeschi ai giovani di sinistra, sforna anche dei capolavori come 'Raggio di
sole' o 'È per te', florilegi della rima approssimativa, del verso violentato
e della poetica da strapazzo.
Ebbene, io preferivo
il Jovanotti disimpegnato.
Quello autenticamente capitalista che si vantava della sua moto fiammante e dei
suoi 501.
Quello di destra (sempre che i destrorsi duri e puri non si offendano).
"Io sono Jovanotti,
il Capo della banda
Se vuoi essere uno dei nostri devi fare domanda
Perchè è una storia mitica e siamo tutti tosti
Ci piace fare festa, casino a tutti i costi
Pompiamo a centomila,
sudiamo di brutto
E prima di finire ci leviamo tutto
Restiamo con i boxer e i 501
Che tanto qui tra noi non si sconvolge nessuno"
Da ingenuo show-man
filoamericano a coscienzioso paladino antiglobal è un bel cambiamento.
Ma forse qualcosa è rimasta intatta.
La voglia di arricchirsi spacciando emozioni di plastica.
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