GMG Roma 2000 - Diario del volontario
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Leggi anche le IMPRESSIONI DI UN VOLONTARIO: spritualità e fede

 

Il Diario del Volontario

Per tutti quelli che a Roma non sono venuti, il gruppo di volontari di Ponte Lambro, che vedete ritratto nella foto, si è impegnato a stendere addirittura un diario "di bordo" (nel senso che è stato scritto sul bordo della strada, dove in genere svolgevamo il nostro servizio). Lo scopo ovviamente è rendervi partecipi di quanto abbiamo vissuto insieme, in quindici fantastici giorni dal 7 al 22 agosto. Se vi capiterà di non credere a quanto leggerete, rivolgetevi pure a qualsiasi persona che ha partecipato alla GMG, che vi darà conferma dei fatti. Ma iniziamo con il racconto…

Nell'ordine: Lele, Marco, Erika, Giuseppe (Giussa), Marta, Matteo (Pato) , Clelia, Fabiola
Miliano, Elena, Daniele (Folo), Andrea

7 Agosto: LA PARTENZA

Folto gruppo di 12 audaci volontari, ci imbarchiamo sulla mitica linea FNM che ci porta a Milano, dove dalla stazione Garibaldi parte la tradotta riservata ai 600 GMG-volunteers della nostra diocesi. Per questione di numeri, siamo divisi in due differenti équipe:

L'équipe MI 25A, composta da Lele, Giussa, Miliano, Bianchi, Folo, Elena, Matteo (di Pusiano) e Fabiola (di S. Maurizio) viene stipata sul vagone 9, sotto la responsabilità del capo-carrozza Fausto, detto "pezza" (chiedetevi il perché).

L'équipe MI 31B invece è costituita da 5 saronnesi, più Marco(io), Marta, Erika e Clelia (di Figino). Siamo sotto la guida sicura del tranquillone Paolo Carugati, detto Cicci o papi, e del capo-carrozza Gigi, detto "la trottola", 110 chili di simpatia e confusione.

Dalle 9 di mattina alle 3 del pomeriggio viaggiamo ininterrottamente fino a Roma Tiburtina, in uno stato di frustrazione psicologica a causa delle informazioni discordanti che ci giungono (non sappiamo dove alloggeremo, quando mangeremo né cosa faremo). Alla fine ci portano nei nostri alloggi, ovvero una sorta di discoteca multisala (nintepopodimenoche la Cadillac Gym, denominata per l'occasione Dance Accademy), nel quale vivremo per 15 giorni con altre 1100 persone circa, stipati in 5 sale.

Ricevuta la sacca del volontario, con tutti i gadgets e i regali della GMG, ci accingiamo al primo pantagruelico pasto fornitoci da "La cascina" (il cui numero verde per i suggerimenti e i consigli deve essere stato subissato di insulti per tutti i 15 giorni). Dopo un paio d'ore, necessarie per riprenderci, ci sistemiamo nei nostri loculi, più comodi del previsto, per la notte.

Ovviamente dormire in 300 in un solo locale non è proprio come essere nelle nostre ovattate camerette, per cui nel corso delle notti ci si abitua alle cose più strane: capocciate contro le pareti in vetro, sveglie e cellulari suonanti ad ogni ora, partite a carte, zombie e sonnambuli, ecc.

8-11 Agosto: I TURISTI

Con grande sorpresa, scopriamo che i primi giorni sono quasi completamente liberi, se si escludono le rare ma molto utili riunioni di formazione, della durata media di un'ora al giorno. Inizia così la nostra vita di turisti per Roma, raggiungibile senza fatica dal nostro alloggio in un'ora e mezza, cambiando 3 o 4 autobus.

Col passare dei giorni, familiarizziamo sempre più con i bellissimi bagni chimici Sebach e con le gelide docce all'aperto che temprano il corpo e lo spirito dei volontari (maschi).

Sfruttando il nostro badge, cioè il pass di volontari, giriamo Roma in lungo e in largo (visto che i mezzi pubblici e i musei sono gratis o fortemente scontati). Gli unici due nei di queste giornate sono stati:

- i tentativi di scippo sui mezzi pubblici, nelle chiese o per strada, a cui peraltro diversi di noi hanno reagito con vigore (vero Lele, che hai gettato due bambini dalla metropolitana in corsa?) e con determinazione (chiedete a Marta del suo malcapitato scippatore);

- i sacchetti-pranzo de "La cascina", che alla fine non potevamo più vedere, a causa della grande "fantasia nella ristorazione" (il motto dell'azienda). Ogni giorno ci spettavano: 2 panini raffermi, acqua, 3 fette di affettato confezionato e 2 formaggini Belpaese. Con i nostri avanzi, abbiamo avvelenato piccioni ed altri animali, e scatenato le ire di un barbone che ci ha insultati per quello che mangiavamo.

Per il resto, a parte il caldo e la stanchezza, sono stati giorni spensierati, senza problemi di orari e di cose da fare. Partiti con grande foga per visitare tutto il visitabile, alla fine si è adottato un ritmo più tranquillo, con pomeriggi con siesta nei parchi e riposini prolungati. Diverse scene interessanti si svolgono attorno a noi in questi giorni, ma lasciamo agli entusiasti volontari superstiti l'onore di raccontarvele di persona.

12 Agosto: IL GIUBILEO DEI VOLONTARI

Da qui in poi inizia la vera vita da volontari, quindi tenetevi forte ed avanzate con cautela.La giornata inizia con un ritmo snervante: sveglia alle 4 di mattina, levata effettiva alle 5, colazione alle 6 (dopo un'ora di coda), partenza alle 6.30 con i bus navetta che ci portano in piazza San Pietro per il Giubileo dei volontari. Dopo la Santa Messa presieduta dal Card. Ruini, il Cardinal Etchegaray ha arringato la folla con un discorso di sicuro effetto, anche se quanto a contenuti… "Vi saluto e saluto il mio paesino basco (olé??). Volontari dalle magliette blu (olé!), blu più del cielo (olé!!) … il vostro motto, visto che siete volontari, sarà fare tutto volontieri! (olé!!!)" Mons. Sepe, molto meno carismatico, è stato cacciato dai volontari, perché ormai si era in attesa del collegamento con il papa a Castelgandolfo.

Da qui, dopo essersi fatto attendere un po', il papa compare in forma smagliante e ridanciana, ringraziando tutti noi per il servizio che svolgeremo, gli sponsor per il contributo, e soprattutto la Sodhexo per gli squisiti (o almeno si spera) pasti e per l'offerta di un giorno di stipendio dei dipendenti per la carità del Papa (così il Papa guadagna).

Felici e soddisfatti, dopo tutta la mattina sotto il sole, sulle note de L'Emmanuel, l'inno della GMG 2000, concludiamo la nostra giornata giubilare. Nel pomeriggio visitiamo le catacombe di San Callisto, dove ci perdiamo allegramente, e in seguito la Domus Aurea, nella quale noleggiamo un registratore con cuffie che fa da guida turistica. Uno di noi ascolta e ripete a tutto il gruppo, suscitando l'ilarità generale degli altri visitatori, finché la pila del registratore si esaurisce e dobbiamo procurarcene un'altra. All'uscita ascoltiamo l'introduzione (ovvio, no?) e poi ce ne torniamo a casa (tranne Giussa e Matteo che optano per una cenetta romantica a lume di candela, con tanto di fisarmonica e rose rosse).

13 Agosto: LA FORMAZIONE

Arriva il giorno della formazione specifica, in cui le équipe si ritrovano e viene loro spiegato quale sarà il loro compito.

Lele viene promosso sul campo Capo-Area e viene dotato di cellulare satellitare, auto blu, autista e scorta. Da qui in poi condurrà vita da diplomatico, lavorando poco (dalle 4 di mattina alle 8 di sera) e viaggiando molto.

Giussa (nuovo capo-équipe) e gli altri vengono assegnati al servizio parcheggi degli autobus, mentre l'altra équipe viene integrata con altre due ed assegnata al servizio grandi eventi: tra i più fortunati, svolgeremo cioè servizio al saluto iniziale del Papa, poi al Circo Massimo per tre giorni, ed infine a Tor Vergata. Erika, Marta e Clelia ed io entriamo così a far parte della équipe 4014, composta da 23 persone, tra cui l'indiano ciondolante Nitin, la cinese scrivana Maria, ed altri personaggi strani.

Il servizio ai parcheggi inizia il pomeriggio stesso, ma i nostri eroi non riescono a giungere sul posto. Ai livelli superiori si accorgono che, se non ci sono, le cose vanno meglio, per cui li trasferiscono ad un altro parcheggio. Noi altri quattro invece ci godiamo l'ultimo giorno di libertà, con visita di varie chiese, pizza vicino a Piazza Navona e visita di Roma by night.

14 Agosto: LE PROVE

Arriva il giorno delle prove di servizio. Al Circo Massimo, grazie all'abilità di Peppino, il capo zona, che tiene l'incontro per 800 volontari parlando senza megafono e con voce roca, impieghiamo tutta la mattina per capire che saremo posizionati all'uscita, a dirigere i flussi di pellegrini.

Nel pomeriggio, iniziano a comparire per la città i primi gruppi di pellegrini, a piedi, in bicicletta, in autobus, ...

15 Agosto: L'ACCOGLIENZA

Dopo la mattinata trascorsa ancora da turisti, alle 14 iniziamo il nostro primo turno di servizio, che consiste nel presidiare un tratto del percorso che il papa farà andando da S. Giovanni in Laterano (dove saluterà i pellegrini italiani) a S. Pietro (dove lo attenderanno gli stranieri).

L'équipe 4014 viene assegnata ad un tratto di corso Vittorio Emanuele II. Dalle 15 alle 19 un flusso continuo di giovani di ogni provenienza ci passa davanti, dirigendosi verso San Pietro. Il nostro lavoro per ora consiste in un sorriso per tutti, per altro ripagato dai gruppi che passano con canti e bans. Lo spettacolo dei giovani in festa, con bandiere, abiti caratteristici, entusiasmo e simpatia, è impagabile.

Dalle 17 veniamo affiancati da squadre di ignari carabinieri, che vengono disposti insieme a noi lungo la via. Alle 19.15 passa il corteo papale, con Giovanni Paolo II che saluta dalla papa-mobile i pellegrini ancora in marcia.

Da quel momento in poi il flusso si inverte, la gente se ne torna verso gli alloggi e noi restiamo imperterriti sul posto a dare informazioni, contenere la folla, indirizzare i dispersi e soccorrere i feriti. Nel giro di pochi minuti i nostri amici carabinieri e le altre équipe ci abbandonano, e con il passare del tempo la situazione si fa ingestibile: intere ondate di giovani si riversano nulle strade, e alle 22.30 il grande capo Cicci arriva dicendo: "Oh, ragazzi, qui stiamo affondando. Abbandoniamo la nave."

Alle 23.30, completamente allo sbando, la nostra équipe abbandona ogni speranza di tornare agli alloggi, visto il pienone di pellegrini sugli autobus e l'assenza di navette che ci vengano a prendere. Chiediamo asilo politico al Centro del Volontariato, dove, dopo un'ora di attesa sulle scale di marmo, veniamo nutriti (con biscotti al burro e latte in scatola), e spediti a dormire così come siamo su stuoini da campeggio.

16 Agosto: IL COLOSSEO

Il mattino dopo, dalle 7 alle 14, siamo destinati a dare informazioni e dirigere il traffico dei pellegrini tra il Colosseo e il Circo Massimo. Tutte le prove al Circo Massimo si rivelano inutili. L'équipe che dovrebbe far servizio con noi si imbosca dopo pochi minuti, ma il lavoro è comunque divertente, anche se siamo un po' scombussolati per la notte appena trascorsa. Alla fine del turno torniamo immediatamente nel nostro campo profughi, dove finalmente alle 17 pranziamo e alle 21 ceniamo. Purtroppo ci perdiamo il recital Forza Venite Gente a San Giovanni in Laterano.

17 Agosto: IL CIRCO MASSIMO (1)

Nei due giorni successivi, ci svegliamo alle 5 per essere sul posto alle 7. Veniamo nuovamente trasferiti all'uscita del Circo Massimo a dirigere il flusso dei pellegrini. Il lavoro è massacrante ma tutto sommato ci piace renderci utili. Alle 14, alla fine del turno, pranziamo e poi ci svacchiamo un po' nel primo parco che troviamo. Il 17 partecipiamo alla Santa Messa presieduta dal Card. Martini, e poi, dopo un saluto "toccata e fuga" con Elena, Giacomo, Morning, Caste e Folich, ci spostiamo direttamente a San Giovanni in Laterano, dove assistiamo allo stupendo concerto di Branduardi, che si conclude con un allegro ballo in piazza in compagnia di un gruppo di suorine scatenate.

18 Agosto: IL CIRCO MASSIMO (2)

Il servizio è del tutto simile a quello del giorno precedente, ma questa volta abbiamo anche il tempo di confessarci in uno dei 300 confessionali disponibili. Terminato il turno, pranziamo su un colle vicino al Colosseo, ci facciamo una bella dormita alla faccia dei lucchesi che stavano parlando con noi, ed infine decidiamo di andare in piazza San Pietro con il bus 40. Durante il tragitto il caldo e la pressione della gente fanno si che due di noi abbandonino l'impresa. Giungiamo dunque a San Pietro in sei, e siamo qui simpaticamente accolti dai vigili del fuoco, che con gli idranti bagnano a doccia i pellegrini esausti dal caldo.

Ce la prendiamo comoda, tanto sappiamo che il giorno successivo non avremo alcun servizio da svolgere. Alle 20, dopo una lunga passeggiata, decidiamo di rientrare, sennonché si scopre che le strade sono già chiuse per la Via Crucis della sera e quindi molti autobus non circolano più. In aggiunta, un ragazzo di Saronno ci dice di aver sentito dire che alcune équipe dovranno prestare servizio anche durante la notte. A fatica, riusciamo ad arrivare per le 10 di sera al nostro campo di concentramento, e qui si avverano le più nefaste previsioni: a mezzanotte un autobus navetta verrà a prelevarci e dovremo prestare servizio dalla 1 di notte alle 8 di mattina per la ristorazione.

Abbiamo appena il tempo di cenare e farci una doccia (sempre gelata), prima di salire su una delle due navette.

19 Agosto: SERVIZIO DI NOTTE

Alla 1.00 di notte le due navette ci scaricano in un parcheggio desolato vicino all'autostrada e se ne vanno. Noi non ci accorgiamo subito dell'assurdità della situazione, ma dopo un'ora e mezza di attesa iniziamo ad insospettirci. Mentre qualcuno gioca a bandiera, a 1-2-3 stella e altri giochi interessanti, con qualche telefonata si scopre che i bus ci hanno lasciati nel posto sbagliato. Dopo mezz'ora arriva un solo autobus, su cui saliamo tutti. Appena saliti, una voce annuncia: "Scendere tutti, che è arrivato il capo-area". Nessuno però si muove, e così poco dopo il bus parte… per lasciarci 300 metri più avanti, in un parcheggio adiacente, presso il terminal dei bus corrispondente alla stazione del metro di Anagnina (detta Agnagnigna).Qui il personale della Sodhexo ci accoglie calorosamente e ci dice che il nostro compito sarà scaricare i venti (20) TIR di cibo per i pellegrini e consegnare in mano a ciascuno di essi una scatola del peso di 4-5 kg contenente colazione, pranzo e cena. Poiché i TIR ancora non si vedono, ci consigliano di dormire un po'. Ci sistemiamo all'addiaccio sulle banchine del terminal, ma gli eventi ci travolgono:

ore 3.00 approntiamo i nostri giacigli di fortuna
ore 3.05 ci stendiamo e chiudiamo gli occhi
ore 3.09 i rombanti motori e gli strombazzamenti dei TIR ci fanno saltare in piedi
ore 3.11 "Tornate pure a dormire, tanto i pellegrini non ci sono ancora, e i TIR si devono sistemare"
ore 3.16 Un urlo nella notte: "Arrivano i pellegrini!"

Balziamo in piedi, in circa 30 secondi ci rivestiamo, raccogliamo gli stuoini e di corsa ci lanciamo verso i TIR assegnatici, iniziando a scaricarli. Dalle quattro in avanti, il fiume di pellegrini si ingrossa, e diviene problematico gestirne il flusso, ma nonostante tutto la distribuzione continua per tutta la notte. Alle 8.30, mentre caschiamo dal sonno, finalmente arriva il cambio, e possiamo tornarcene (con i mezzi pubblici) ai nostri alloggi.

Dopo varie peripezie, tra cui il volo fatto dal sottoscritto nel passaggio da un bus all'altro, giungiamo alle 10.30 alla Dance Accademy. Facciamo colazione, dormiamo un po', e alle 14.00 pranziamo, dopodiché attendiamo la navetta che ci porterà a Tor Vergata. Ivi giunti, pare al primo colpo di attraversare un girone infernale, con tutte le colline ricoperte di giovani, i lati della strada in un pantano unico, in cui ragazzi si divertono a bagnarsi e correre, la strada invasa da fiumi di giovani.

Alla fine, giungiamo sotto il palco dove attendiamo varie ore per l'assegnazione del nostro compito. Nel frattempo, ancora una volta, il corteo papale ci passa a 2 metri di distanza. Nel settore verde, dove veniamo temporaneamente trasferiti, ci vengono date le ultime indicazioni per la sopravvivenza: "Dimenticate tutto quello che vi avevamo detto finora. Arrangiatevi da soli."

Un simpatica capo-piazzola di nome Isabella ci adesca, e finiamo a svolgere servizio alla piazzola 33, a circa 3 km dal palco. Dopo aver seguito l'inizio della veglia, iniziamo a camminare per giungere alla nostra postazione, che dopo circa un'ora compare in vista. La veglia è quasi finita, ma riusciamo a goderci lo spettacolare spettacolo spettacoloso dei fuochi artificiali.

Dimenticavo: la piazzola 33 è completamente deserta, si trova in un prato solitario e il palco è dietro un colle. Per tale ragione, la soprannominiamo "Fortezza Bastiani" per analogia con Il Deserto dei Tartari.

20 Agosto: TOR VERGATA

Più o meno a turno (6 ore di veglia i primi turnisti, mezz'ora i secondi), vegliamo come sentinelle nella notte, in attesa dell'alba e anche del furgone che dovrebbe portare le pissidi delle ostie consacrate per la Santa Messa del mattino dopo. Nella notte il freddo e messaggeri confusi e incerti ci tengono a lungo svegli, finchè alle 6.30 i voli degli elicotteri ci avvertono che di dormire non se ne parla più.

Visto che il settore è vuoto, noi e i rivoltosi ministri dell'Eucarestia a noi assegnati, veniamo sparpagliati per le piazzole piene, dove serve personale per le comunioni. Dal settore giallo, assistiamo in un clima di raccoglimento inaspettato alla Santa Messa e alle bellissime parole del Papa, che invitano tutti i giovani a chiedersi: "Dove andremo? Tu solo hai parole di vita eterna".

Il nostro servizio alle comunioni è molto veloce, e consiste nel portare i ministri con le pissidi alle loro posizioni, riparandoli con un ombrello. Alla fine della messa, torniamo al settore verde, nostro punto di ritrovo, e dopo un po' di riposo mangiamo in un canneto.

Dopo esserci persi, all'alba delle 19.30 dalla tendopoli Lombardia una navetta ci riporta agli alloggi, dove finalmente possiamo dormire decentemente (tranne Marta, Clelia ed Elena, che inaspettatamente subiscono uno scherzo da parte di alcuni simpatici ragazzi: una bella doccia gelata forzata in piena notte).

21 Agosto: IL RIPOSO DEGLI EROI

Dopo aver preparato i bagagli di primo mattino, l'ultimo giorno a Roma trascorre tranquillamente, con una passeggiata in centro, una bella pizza al trancio a mezzogiorno e la partenza alle 18 con le navette per raggiungere la stazione Roma Tiburtina, dove alle 21, dopo le usuali ore di attesa, parte il treno dei volontari per Milano.

22 Agosto: IL RITORNO

Gran parte della notte è dedicata alla stesura di questo diario e a chiacchierare amichevolmente, infastidendo non poco il nostro papi Paolo, che in tutti i modi cerca di dormire. Alle 2 però, cascando dal sonno, si decide di provare sdraiarsi almeno per un'ora. Allungando i sedili dello scompartimento, con un astuto incrocio di gambe e teste, ci si stende. Come al solito, c'è chi ronfa e chi veglia, ma ormai si sa come vanno le cose.

Poco dopo le 3 arriviamo a Milano, in stazione Garibaldi, dove per l'ennesima volta ci sistemiamo con gli stuoini per dormire all'addiaccio per l'ultima notte allucinante dell'estate. Dormiamo, o almeno ci proviamo, fin verso le 6 del mattino, quando la riapertura della metropolitana ci consente di raggiungere la stazione Cadorna FNM, da cui con un nuovissimo treno ad alta frequentazione torniamo ai nostri paesi.

L'avventura a Roma si conclude qui, ma non lo stesso si può dire per lo spirito e lo stile che abbiamo imparato, che, credo, tutti noi ricorderemo e almeno un po' vivremo per sempre.

Per chi c'era e per chi non c'era, giovane di età o di spirito, il saluto è uno solo: "Arrivederci a Toronto, sede della GMG 2002!"

 

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