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VOLONTARI II A VOLTE RITORNANO |
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In
seguito a forti pressioni provenienti dagli ambienti della Curia milanese, 4
giovani della nostra parrocchia si sono offerti ancora una volta, dopo le mitiche
giornate della GMG, per fare i volontari a Roma in occasione del giubileo della
Diocesi di Milano.
E così, un po' titubanti, giovedì 2 novembre alle 19 siamo partiti
dalla stazioncina di Ponte Lambro, alla volta di Roma. Da quel momento, le ore
si sono susseguite frenetiche, ma cercheremo qui di darvene un breve resoconto.
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GIOVEDI' 2 NOVEMBRE |
Sotto
una pioggia scrosciante, saliamo in treno a Ponte Lambro. Per non sprecare inutilmente
il tempo, tanto prezioso, ci rifocilliamo a bordo, visto che rischiamo di arrivare
in ritardo in stazione centrale, a Milano, dove ci aspetta il gruppo dei volontari.
Infatti, arriviamo in Centrale con sole 2 ore e mezza di anticipo, e ovviamente
non c'è ancora nessuno del nostro gruppo. Dopo più di un'ora,
alla spicciolata iniziano ad arrivare i volontari degli altri paesi, e così
alle 22.30, orario di partenza del treno, ci siamo tutti.
Ci sistemiamo in uno scompartimento noi quattro, Marco, Alessia, Marta e Caste,
più un illustre sconosciuto di Merate, tale Oscar, che si aggrega a noi
dal primo all'ultimo giorno.
L'arrivo a Roma è previsto per le 6.20 del mattino successivo, e ovviamente
delle cuccette che ci erano state promesse non c'è neppure l'ombra.
Per quanto riguarda il resto, è tutto regolare: non sappiamo dove dormiremo,
cosa mangeremo, che compiti svolgeremo, eccetera.
Vista la rosea situazione, cerchiamo di familiarizzare con il nostro nuovo amico,
che però inizialmente si rivela alquanto timido: essenzialmente non spiccica
una parola per tutto il viaggio. Ci offre però una pregevole rivista
da leggere: niente meno che Bell'Europa, mensile di turismo, cultura e arte.
Sfogliandola rapidamente, mettiamo a nudo tutta la nostra ignoranza in tutti
gli ambiti toccati dal giornale, per cui lo restituiamo con gratitudine al proprietario.
Dopo vari tentativi di mantenere viva la conversazione, verso mezzanotte ci
arrendiamo e, spente le luci e abbassati i sedili, tentiamo di dormire, con
non pochi problemi logistici per la sistemazione sui posti.
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VENERDI' 3 NOVEMBRE |
Sostanzialmente, non si riesce a chiudere occhio fino
alle 3 del mattino, allorché, spossati dalla stanchezza, uno a uno ci
addormentiamo. Credo che verso le 4 tutti stessimo dormendo della grossa.
Puntuale come un orologio svizzero, alle 5 in punto il controllore apre la porta
e senza pietà illumina a giorno lo scompartimento: "Biglietti, prego!".
Dopo parecchi secondi di dormiveglia, iniziamo ad aprire gli occhi per cercare
di capire cosa sta accadendo. Il primo a reagire è Oscar, al quale la
porta, aprendosi, quasi spacca un menisco.
Con lenti movimenti, cercando di ricordare dove siamo e dove sono i biglietti,
cerchiamo di rispondere alle richieste del controllore, se non ché questi,
spazientitosi, se ne va tranquillamente ad infastidire lo scompartimento successivo.
In men che non si dica, ripiombiamo nel sonno, e un'ora dopo veniamo scaricati
sulla banchina della stazione Termini: proprio quello che si dice: "Ti giri
sei a Milano, ti giri sei a Roma".
E' ancora buio quando tutto il gruppo si trascina, con bagagli e tutto il resto,
fino ad un bar, dove una misera colazione ci ristora almeno un poco e ci risveglia.
Trascinati
come ignari agnelli al macello, ci facciamo guidare alla fermata del bus e arriviamo
dietro a Piazza San Pietro. All'arrivo il cielo era terso e completamente sgombro
di nuvole, ma ovviamente nei pochi minuti di viaggio in autobus cirri sempre
più minacciosi si accumulano all'orizzonte, in modo che, appena discesi
dal veicolo, inizia a piovere. Poco dopo raggiungiamo l'ufficio del Centro del
volontariato. Sono circa le 7.30, e scopriamo che l'apertura ufficiale è
prevista per le 8.00, mentre quella reale in genere si aggira attorno alle 9.15.
La successiva ora e mezza passa dunque sotto una sorta di diluvio universale,
al riparo soltanto di un provvidenziale balcone del condominio a fianco dell'ufficio.
Puntualissimo,
alle 9.30 l'ufficio apre, e nel giro di sole(!!!) 3 ore veniamo registrati tutti.
Al momento della registrazione riceviamo il solito pacco-dono contenente tutto
il materiale e i gadgets: pass, cappellino, fratino (cioè la pettorina
dei volontari), buoni pasto, vademecum, ecc...
A conclusione di tutta la procedura, scopriamo che dovremo dormire presso la
caserma Cecchignola, a sud di Roma. Lasciamo in deposito presso l'ufficio tutti
i nostri bagagli, che saranno portati con un furgone alla caserma, e ce ne andiamo
liberamente a zonzo per Roma.
A fatica riusciamo a visitare San Pietro prima di pranzo, dopodichè ci spostiamo in piazza Torre Argentina per consumare il nostro lauto pranzo presso il ristorante Break, strano locale superaffollato del centro di Roma. Per quanto riguarda il cibo, bisogna un grande passo avanti rispetto alla GMG: come volontari ordinari disponiamo infatti di appositi ticket restaurant consumabili in qualsiasi locale convenzionato.
Il
primo pomeriggio (dalle 14 alle 15) è dedicato alla visita di Roma, a
cui segue una fondamentale riunione organizzativa presso il centro del volontariato.
Qui scopriamo che, come al solito, noi quattro tapini di Ponte Lambro verremo
spediti a fare servizio, unici su 40 persone, presso la Chiesa di San Roberto
Bellarmino, a nord di Roma, al capo opposto della città rispetto al nostro
alloggio.
Con una stima approssimativa, deduciamo che con circa 2 ore di autobus dovremmo
riuscire a percorrere tutto il tragitto San Roberto - Cecchignola.
La riunione finisce in ritardo (verso le 16.30), nel senso dobbiamo correre
per riuscire ad arrivare in orario sul luogo di servizio (San Roberto, appunto).
Ivi
giunti, scopriamo che lo stile è quello di una sorta di grosso capannone
di periferia, adibito a Chiesa, nel quale verrà celebrata da Monsignor
Merisi la S. Messa per le parrocchie della zona di Lecco.
La nostra equipe, capeggiata dal mitico e iperattivo Roberto Bissa, deve destreggiarsi
tra barboni e tossici accampati sul sagrato della chiesa e tra i pellegrini
della diocesi di Milano che a poco a poco si riversano nella chiesa. Tra questi,
riconosciamo personaggi illustri come don Enrico, ma anche persone comuni delle
parrocchie vicino alla nostra amata Ponte Lambro.
La Messa trascorre tra una serie di ordini e contro-ordini, in un clima di sonnolenza
generale, soprattutto durante l'omelia, che vede diverse persone riverse al
suolo completamente addormentate.
Alle 19.30 è tutto finito, e anche noi volontari possiamo andarcene,
mentre è già in corso la Messa successiva.
Dopo una cena veloce, balziamo sul bus, poi sul metrò, indi di nuovo
sul bus, e raggiungiamo alle 23.15 il nostro alloggio, grazie agli oculati consigli
di una giovane romana, grazie alla quale scendiamo alla fermata dell'autobus
sbagliata.
Le ragazze alloggiano presso la sede del museo militare dei trasporti, mentre i ragazzi presso la Scuola del genio Ettore Rosso (non nel senso che Ettore era un genio, ma nel senso che ad Ettore è stata dedicata una Scuola del genio militare).
Non appena entriamo
nella portineria della caserma, un nubifragio si abbatte sulla città,
e ci costringe a restare per qualche tempo bloccati nel parlatorio della caserma.
Appena gli scrosci calano di intensità, ci buttiamo a capofitto attraverso
la piazza d'armi, per raggiungere l'ufficio del capo-villaggio.
Non vi immaginerete la nostra sorpresa quando, giunti nell'ufficio, scopriamo
che i nostri bagagli sono stati scambiati, per cui le valigie delle ragazze
sono sotto i nostri occhi, mentre i nostri zaini sono da qualche parte nel museo
dei trasporti. La prima proposta è di fare finta di nulla, e usare i
pigiami delle ragazze, ma il capo villaggio appare da subito poco propenso all'idea,
per cui si procede alla sostituzione delle valigie.
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SABATO 4 NOVEMBRE |
La notte, dopo il suono del contrappello e del silenzio,
trascorre regolarmente fino alle 5.30 del mattino, quando il solerte capo-villaggio
ci sveglia. Un bus militare infatti ci aspetta per portarci in piazza San Pietro,
dove svolgeremo servizio. Dopo un'attesa di oltre mezz'ora, i bus partono, e
dopo un'altra mezz'ora giungiamo in piazza San Pietro.
Le ragazze raccontano strane storie di gattini furastici (!?!?) che si aggirano nel loro alloggio e che non bisogna calpestare, ma noi non ci facciamo caso, perché si sa come sono (le ragazze, non i gatti furastici, di cui nessuno ha mai sentito parlare).
Comunque, appena scesi dai bus, veniamo dirottati in sala Nervi, la grande sala delle udienze del Papa, dove passiamo due ore a distribuire, nel caos più assoluto, cartellette e cuffie per la traduzione simultanea sulle sedie, per preparare la sala per il Giubileo dei politici. Alle 8.30 veniamo scacciati in malo modo dalla sala, perché arrivano le prime personalità. Veniamo così spediti in Piazza san Pietro, a fare servizio alla Messa della diocesi di Milano.
Alcuni di noi vengono disposti all'ingresso dei settori, altri all'interno, altri addirittura si offrono volontariamente (si fa per dire) come barellieri. Nei settori, facciamo di tutto per far stare più gente possibile. Gli ultimi gruppi di chierichetti che arrivati credo che abbiano trovato posto sotto le sedie, o in tasca a qualche vecchietto.
Alla S. Messa segue
l'arrivo del Papa e il saluto alla diocesi, e per concludere tutti i volontari
hanno il compito di raccogliere tutte le sedie della piazza (una bazzeccola,
circa 20.000) in pigne da 5, per consentire la pulizia. Non facciamo in tempo
a finire che già qualcuno le sta risistemando come erano prima.
Felici per la bella mattinata, ce ne andiamo al Gianicolo a mangiare, e poi
a guardare il panorama di Roma.
Nel pomeriggio visitiamo un poco la città, nonostante i vari litigi sugli obiettivi e il percorso da seguire, e per le 18.30 siamo di nuovo in San Pietro, per la preghiera giubilare delle 19.00, che per nostra grande gioia viene posticipata alle 19.30. Come se non bastasse, veniamo pescati proprio noi in mezzo a una folla di più di 1000 persone, per fare i porta-torce nel corso della celebrazione.
Grazie ad una lunga
serie prove, guidate da un vero esperto, impariamo esattamente il nostro ruolo:
dobbiamo reggere per oltre mezz'ora, immobili sul sagrato di San Pietro, dei
bastoni con una torcia a petrolio in cima.
Al termine della preghiera, presieduta dal cardinal Martini, ci muoviamo a stento
a causa degli arti anchilosati per il freddo e l'immobilità, ma riusciamo
a trascinarci fino alla fine del sagrato, dove depositiamo le torce.
Segue una veloce pizza, che ci costa un occhio della testa, cioè più di un buono a testa, e poi tutti in caserma.
Qui, per ricordare i bei momenti della GMG, i ragazzi possono godersi una bella doccia fredda e, come se non bastasse, al buio, perché alle 11.30 le luci vengono spente.
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DOMENICA 5 NOVEMBRE |
Il mattino
dopo c'è qualche piccolo qui pro quo riguardo l'ora e il luogo
dell'appuntamento con le ragazze: si era tutti d'accordo di trovarsi allo snack
bar davanti alla fermata del bus di via dell'Esercito, ma purtroppo c'erano
almeno 4 luoghi che rispondevano a questa descrizione nelle vicinanze delle
caserme.
Nonostante questi insormontabili problemi, giungiamo sani e salvi, con tutti
i bagagli pronti per il viaggio di ritorno, alla basilica di San Paolo fuori
le mura, per prestare servizio all'ultima Santa Messa della diocesi.
Lasciate le valigie
in un ripostiglio, a ciascuno di noi viene assegnato un punto dove svolgere
il servizio: chi sull'altare, chi nella navata, chi nel chiostro, chi in sacrestia
a smistare sacerdoti, vescovi, diaconi e monsignori.
In ogni caso, abbiamo avuto il nostro bel daffare per tutta la mattina, soprattutto
per quanto riguarda il contenimento delle bande di vecchiette scatenate che
usavano tutti i sotterfugi possibili per introdursi nelle zone riservate.
Al termine della
santa Messa, è stata finalmente la volta del momento spirituale per noi
volontari, con preghiera comune e passaggio dalla Porta santa.
Per il pranzo, qualcuno ha sfruttato l'ultimo buono-pasto disponibile, mentre
qualcun altro ha preferito farsi l'ultimo giro per Roma.
Verso le tre, ci siamo trovati tutti alla stazione Tiburtina, per prendere il
treno del ritorno.
Qualche sveglione(tra cui io) ovviamente si è scordato di obliterare
il biglietto, ma fortunatamente una corsa nel compartimento del capo treno ha
scongiurato qualsiasi ripercussione legale.
Il resto del viaggio,
almeno nel nostro scompartimento, è trascorso in una atmosfera ovattata
e gioiosa, sottolineata da canti e risate allegre: in sostanza, abbiamo cantato
a squarciagola per quasi tutto il viaggio, in penombra grazie alle minuscole
luci dello scompartimento.
Unico particolare degno di nota, a metà viaggio ci è stato presentato
il Presidente dell'Azione Cattolica della diocesi di Milano, che è stato
accolto con la terza strofa (ovviamente mimata) della "Battaglia di Magenta".
Alle nove e mezza
di sera, giunti a Milano, ci siamo trasferiti in stazione Cadorna, dove, con
una pizza da Spizzico, abbiamo aspettato il treno delle 22.30.
E così, Ridendo e scherzando (e anche dormendo), a mezzanotte eravamo
a Ponte Lambro, e anche la nostra seconda avventura da volontari a Roma era
conclusa.
C'è chi dice che non c'è due senza tre... Chissà... Magari sarà per la prossima volta.
Marco
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