I Catari, manichei o gnostici?
Si
è discusso molto sulle relazioni tra il catarismo medioevale e i precedenti
movimenti manichei e gnostici e sulla funzione storica reale di questo movimento.
Alcuni studiosi hanno affermato che non è possibile provare con certezza il
legame di discendenza tra i manichei, i bogomili e i
catari.
In
realtà questi studiosi hanno torto e ragione allo stesso tempo, nel senso che
non è vero che la teologia catara e bogomila discenda
esclusivamente dalla teologia manichea.
Una
analisi della teologia bogomila per come ci è stata
trasmessa dai pochi documenti rimasti in nostro possesso rivela l’influenza di
forme di gnosticismo molto più antiche del manicheismo. Anzi, si può
tranquillamente dire che il bogomilismo balcanico da
cui deriva il catarismo affondava le proprie radici in tradizioni gnostiche
locali molto antiche.
L’influenza
manichea non è del tutto assente, ma non riesce a
diventare egemone. La teologia bogomila e catara,
infatti, tende a mettere l’accento:
1. sul carattere demoniaco del
Dio dell’Antico Testamento e sulla sua identificazione con il Principio
Assoluto del Male, caratteristica estranea al manicheismo classico per il quale
il demiurgo, in quanto arconte, non poteva coincidere tout court con il
Principio del Male;
2. sul rifiuto della preghiera
– solo il padre nostro era accettato perché insegnato direttamente da
Gesù –, caratteristica tipica del modo di pensare gnostico più che manicheo (i
manichei non esitavano ad innalzare meravigliosi inni all’Apostolo Mani);
3. il carattere demoniaco del
sole, della luna e delle stelle, che per i manichei invece avevano una funzione
del tutto positiva come testimonia Agostino nelle “Confessioni”.
La stessa Chiesa Cattolica del XIII°
secolo, nel corso del Concilio Generale XII., e Lateranense IV., è giunta alla conclusione che i Catari o Albigesi non
erano Manichei, ma che la pensavano come i Manichei (“cum Manichaeis”) in molti punti della loro dottrina:
I suddetti Albigensi, oltre molti altri errori, professavano cum Manichaeis duo
principia, Deum bonum, et Deum malum,
id est Diabolum, quam dicunt omnia creare corpora, sicut Deum bonum omnes
animas: corporis ressurectionem negabant: quid quid beneficii mortuis a vivis impenditur, irridebant: ire ad Ecclesias, vel in eis orare, nihil dicebant prodesse , baptismum abjiciebant: Sacramentum Corporis, et Sanguinis Christi
blasphemabant, et credebant, quod Anima secundum meritum per diversa transibat corpora, etiam animalium, atque serpentium.
(Istoria di tutte l'eresie descritta da Domenico Bernino. Compendiata ed accresciuta da Giuseppe Lancisi, Secolo XIII, Capitolo I, Venezia, 1737; per il
testo in corsivo proveniente dai documenti del Concilio Generale XII., Lancisi riporta la seguente fonte: Cesar. li. 5. c. 21.)
Da questo testo risulta evidente, che i Catari hanno
tratto dall’antropologia manichea soprattutto l’idea
della trasmigrazione delle anime anche in corpi di animali (“credebant, quod Anima secundum meritum per diversa transibat corpora, etiam animalium, atque serpentium”), mentre le altre correnti
dello gnosticismo antico e medievale in genere asserivano che la trasmigrazione
delle anime umane avveniva solo in corpi di altri esseri umani (vedi Pistis Sophia).
La prova principale dell’inesistenza di un
discendenza diretta della Gnosi Catara dalla Gnosi Manichea
la rinveniamo nell’atteggiamento assolutamente ostile dei Catari nei confronti
di Enoc e dei suoi scritti.
Nel Codex Manichaicus Coloniensis si fa
riferimento alle opere di Enoc, in particolare alla
sua Apocalissi, come a scritti che fanno parte integrante del Canone Manicheo:
Anche Enoc
parlò in tal guisa nella sua Apocalissi:
“Io sono Enoc
il Giusto. Ho un grande dolore e verso lacrime dai miei occhi per aver udito
l’oltraggio proveniente dalla bocca degli empi”.
[…] Ogni cosa egli osservò e
faceva domande agli angeli, e tutto quello che essi gli dicevano, lo annotò nei
suoi scritti (Codex Manichaicus
Coloniensis – p. 34-40 Henrichs
- Koenen).
Proviamo invece a leggere
cosa c’è scritto nel principale Vangelo Cataro a proposito di Enoc:
Egli mi rispose: “Dal
momento in cui il diavolo è decaduto dalla considerazione del Padre e dalla
propria autorità, egli si è collocato sopra le nubi e ha mandato i suoi
ministri, ossia angeli fiammeggianti di fuoco, in mezzo agli uomini, da Adamo
ad Enoch suo seguace. Egli ha sollevato Enoch fino al firmamento e gli ha mostrato la sua divinità;
poi gli ha fatto avere penna e inchiostro, e quello si è messo a sedere e ha scritto sessantasette libri. Allora gli
ha comandato di portarli giù sulla terra e di consegnarli ai suoi figli. Ed Enoch ha portato giù i libri sulla terra e ha insegnato
loro a seguire l’usanza dei sacrifici e ha diffuso menzognere rivelazioni di
misteri, celando così agli uomini il Regno dei cieli (Libro di Giovanni
Evangelista, 9).
I Catari, in linea con le
antiche trazioni religiose di tipo gnostico dell’area balcanica, rifiutavano
tutto l’Antico Testamento e, quindi, anche gli scritti di Enoc
e dell’Apocalittica Giudaica; i Manichei, al contrario, in linea con
l’insegnamento dell’Apostolo Mani, rigettavano le opere del Vecchio Testamento
entrate a far parte del Canone Cattolico, ma davano grande importanza agli
scritti di Enoc e a tutta la tradizione legata
all’Apocalittica Giudaica, cioè ai testi fondamentali della Gnosi Ebraica
Antica.
Quando nel Libro di Giovanni
Evangelista troviamo scritto che Enoc “ha diffuso
menzognere rivelazioni di misteri, celando così agli uomini il Regno dei
cieli”, è evidente che ci troviamo di fronte ad una vibrante polemica sulla
rivalutazione manichea dell’insegnamento di Enoc.
L’atteggiamento della teologia bogomila
nei confronti della preghiera e la negazione della resurrezione corporea di
Cristo ci danno una indicazione precisa sul tipo di gnosticismo da cui
provenivano in origine le tradizioni religiose balcaniche da cui è nato il bogomilismo. L’atteggiamento negativo nei confronti della
preghiera ha la sua base teologica nel loghion n° 6 del Vangelo di Tomaso:
L’interrogarono i suoi
discepoli e gli dissero: “Vuoi tu che digiuniamo? Come pregheremo e daremo
elemosina? E che norma seguiremo riguardo al vitto?” Gesù disse: “Non mentite e
non fate ciò che odiate, giacchè tutto è manifesto al
cospetto del cielo. Non vi è nulla, infatti, di nascosto che non venga
manifestato, nulla di celato che non venga rivelato” (Vg
di Tm, loghion n°5).
La negazione della resurrezione corporea affonda
invece le proprie radici nelle tradizioni legate al Vangelo di Filippo.
Una ulteriore conferma dell’origine gnostica più che
manichea dei testi bogomili
e catari la troviamo nel fatto che Mani non è mai citato né direttamente né
indirettamente, cosa strana per un movimento che si rifaccia direttamente al
manicheismo.
In realtà, è probabile che il pop Bogomil, che era un prete, non sia venuto a contatto
direttamente con il manicheismo, da cui pure in qualche modo era stato
influenzato, ma con delle forme di gnosticismo popolare locale non dissimili da
quelle che in Oriente hanno dato vita ad alcuni apocrifi sull’infanzia di Gesù
o alla teologia mandea, che per secoli nelle regioni
periferiche dell’Impero avevano rappresentato l’unica forma di Cristianesimo
esistente e che erano sopravvissute fino ad allora.
Il carattere popolare di questa forma di gnosticismo
risulta evidente anche nel linguaggio usato nel Libro di Giovanni
Evangelista, l’unico vangelo bogomilo che sia
rimasto in nostro possesso: lì il demiurgo malvagio degli gnostici antichi
diventa semplicemente Satana e gli arconti gli angeli malvagi che lo hanno
seguito.
Cambia il linguaggio perché i tempi sono cambiati e
le popolazioni balcaniche medievali difficilmente avrebbero potuto comprendere
la finezza di una teologia così profonda senza un adeguamento ai valori e alle
concezioni dominanti nel mondo medievale, ma il concetto di fondo dello
gnosticismo classico non è cambiato, l’antropoteismo
resta centrale anche nella Gnosi Bogomila:
“Loro sostengono che è stato il diavolo a creare Adamo dal
fango della terra e che poi a forza ha rinchiuso dentro quel corpo un angelo
della luce” (Buonaccorso).
L’Uomo per i bogomili è un angelo della luce, cioè un essere di
natura divina imprigionato ad opera del demiurgo in un corpo materiale.
Questo passo ci conferma
ulteriormente nell’opinione che la teologia bogomilo-catara
è di origine gnostica e non manichea: i manichei
affermavano, che l’uomo nasceva da un mescolamento di gocce di luce divina e di
materia durante la perenne lotta tra il Bene (Dio) e il Male (la materia). Per
i Bogomili, come per gli gnostici antichi, invece,
l’uomo è un angelo della luce, cioè un eone, imprigionato dal demiurgo in un
corpo materiale. La presenza di una qualche influenza del Manicheismo è provata
quasi solo dalla polemica contro Agostino, Ambrogio e Gregorio per come ci è
testimoniata dal “cataro pentito” Buonaccorso.
Probabilmente il Pop Bogomil,
giunto a contatto con le tradizioni religiose locali di tipo gnostico del mondo
balcanico, ha visto nella loro antichità e nel loro radicamento presso le
popolazioni contadine una prova della loro veridicità, ma soprattutto si è reso
conto che la sopravvivenza di questa religione popolare era dovuta al
perpetuarsi della lotta di classe tra la classe contadina da un lato e la
burocrazia clericale e la aristocrazia di Stato dall’altro.
L’antico gnosticismo balcanico per il carattere
comunistico delle sue idee in un momento di violenta lotta di classe si
rivelava perfettamente funzionale alle esigenze di liberazione delle
popolazioni oppresse dallo zar bulgaro e dagli imperatori bizantini. Il pop Bogomil in fondo non ha fatto altro che riprendere queste
tradizioni, codificarle integrandole con spunti teologici ripresi dal manicheismo
contemporaneo e renderle utilizzabili ai fini della lotta di classe da parte
della classe contadina.
Il movimento Cataro era un movimento rivoluzionario?
Il catarismo, in quanto
Religione dell’Uomo che affermava che ogni essere umano fosse una sorgente di
luce divina - “un angelo della luce” -, sin dai tempi della sua
fondazione da parte del Pop Bogomil è stato, come
messo bene in luce da alcuni studiosi marxisti bulgari, un elemento della
coscienza collettiva delle classi sociali subalterne medievali, che ha avuto
un'importanza fondamentale nello spingere queste stesse classi alla lotta
contro le aristocrazie burocratiche feudali e clericali medievali. Non è un
caso che già nel X° secolo il prete gnostico-manicheo
Bogomil si sia messo a capo di un movimento
insurrezionale contro la aristocrazia di Stato zarista bulgara.
Ne “Il Nome della rosa” di
Umberto eco c’è scritto che i Catari “avevano costituito una gerarchia molto
rigida, quasi quanto quella della nostra santa madre chiesa e non pensavano
affatto a distruggere ogni forma di potere. Il che ti spiega perché aderirono
ai catari anche uomini di comando, possidenti e feudatari” . Queste
affermazioni sono del tutto false. Come afferma Francesco Ereddia
nel suo libro “I servi dell’Anticristo”, i Catari erano “prevalentemente
operai, soprattutto cuoiai, borsieri e pellettieri, […] sarti, drappieri, fabbri e
contadini".
Nell’Europa del Basso
Medioevo, la vera classe sociale dominante era la burocrazia clericale e non la
piccola e media aristocrazia feudale… L’aristocrazia
feudale francese, le moderne borghesie burocratiche dei Comuni del Nord Italia
e la nascente borghesia mercantile, pur ostili alle idee catare per il loro
carattere evidentemente comunistico al punto che in nessun momento hanno dato
loro un riconoscimento ufficiale, vedevano però in questo movimento un utile
grimaldello contro il potere sociale ed istituzionale della Chiesa. In questo
senso si può dire che da un punto vista politico e sociale, il catarismo è
stato parte di un movimento di liberazione unitario che univa tutte le classi
sociali in lotta contro la burocrazia clericale.
La guerra tra la Gnosi
Catara e la Chiesa è stata in primo luogo lotta di classe, cioè lotta tra un
blocco sociale fondato sull’alleanza tra le classi subalterne e le classi che
lottavano più o meno consapevolmente per il superamento del modo di produzione
fondato sul feudalesimo burocratico clericale da un lato e la burocrazia
clericale dall’altro lato.
Papa Innocenzo III ha compreso immediatamente il pericolo corso in quel frangente dalla burocrazia clericale in quanto classe sociale dominante… La sua risposta non si è fatta attendere: nel marzo del 1208 ha bandito la crociata anti-ereticale, che si è conclusa un anno mezzo dopo con la devastazione delle città della Francia meridionale che avevano sostenuto il movimento Cataro.