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Ovunque il "nuovo ordine mondiale" determina l'acuirsi delle contraddizioni sociali, il divario fra ricchi e poveri si fa sempre più incolmabile, cresce la tensione nelle metropoli e nelle periferie del mondo.
Sono numerose/i le/i rivoluzionarie/i prigioniere/i che, condannate/i per le loro lotte passate, vengono tenute/i tutt'ora in carcere perché continuano a lottare, perché costituiscono una giunzione fra lotte e memoria storica delle stesse, diventando la prova vivente della possibilità di resistere, di immaginare e costruire lotte.
Questa è una contraddizione che i fautori di questo ordine mondiale non possono permettersi di tenere aperta. Ovunque nel mondo vengono quindi messe in atto pratiche tese ad annientare fisicamente o psicologicamente le/i rivoluzionarie/i prigioniere/i.
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