in questo numero:
Il sequestro e la deportazione in Turchia del presidente del P.K.K., Abdullah Ocalan, sono l'ultimo atto in ordine di tempo di una strategia imperialista integrata che ha come obiettivo l'annientamento della resistenza kurda. Al raggiungimento di questo obiettivo stanno lavorando, con diversi ruoli e mansioni, tutte le articolazioni dell'imperialismo americano ed europeo e i regimi loro agenti nella periferia. Un'offensiva iniziata a partire dal Medio Oriente, non solo con l'allontanamento di Ocalan dalla Siria, ma anche con l'aggressione sionista alle basi del P.K.K. nella valle della Bekaa - culminata nell'ampliamento dell'occupazione del Libano- e proseguita con lo stretto collegamento e cooperazione tra imperialismo europeo e americano sia a livello politico che di intelligence in quel percorso telecomandato che ha portato Ocalan dalla Russia, attraverso l'Italia, all'ambasciata greca in Kenia, e che deve essere letto nel contesto del protagonismo europeo nella repressione del proletariato kurdo. L'atto conclusivo di questo percorso si è consumato in un paese che rappresenta una vera e propria colonia dei servizi segreti americani, israeliani e inglesi, non a caso preso di mira nello scorso agosto come simbolo dell'imperialismo. Insomma, contro il proletariato Kurdo si è attivata una vera e propria associazione a delinquere in cui tutti hanno guadagnato qualcosa, persino la presunta recalcitrante Grecia, nemica storica della Turchia, che finirà per incassare il "permesso" di piazzare 300 missili a Creta. L'offensiva imperialista contro il proletariato kurdo non deve però essere considerata conclusa, sta continuando nel cuore dell'Europa con l'assassinio dei militanti kurdi (come a Berlino) e con l'ondata di arresti di questi giorni, banco di prova delle legislazioni antiterrorismo dell'Europa di Schengen e trampolino di lancio per un loro ulteriore inasprimento, così come sta continuando in Turchia, con il tentativo di annientamento sia militare che politico del P.K.K.(con la legge sui pentiti e la proposta di amnistia per i dissociati). Un'offensiva di cui non si capisce il senso se non viene letta nel suo dispiegarsi a tutto campo sia contro il proletariato delle metropoli, sia contro quello di tutte le periferie, per prevenire ogni saldatura delle molteplici conflittualità di cui la metropoli imperialista è teatro e moltiplicatore. L'Europa si è assunta oggi, come farà in futuro ed ha fatto in passato, tutte le sue responsabilità nella strategia controrivoluzionaria globale, di cui il tentativo di annientamento della Resistenza Kurda è un tassello, ma che hanno sperimentato sulla loro pelle i militanti dell'MRTA che hanno occupato l'ambasciata come e i militanti islamisti egiziani e algerini, tanto per citare 2 esempi che nelle loro differenze evidenziano la globalità della controrivoluzione imperialista. Basta pensare agli accordi internazionali contro "il terrorismo"(ad esempio le decisioni prese al G7 di Lione): una cooperazione internazionale in funzione controrivoluzionaria a cui tutti gli stati imperialisti aderiscono e rispetto alla quale le differenti valutazioni tattiche su chi siano i "terroristi internazionali" in quel momento non mette in discussione l'accordo di fondo. Dovrebbe essere chiaro a tutti che, pur con differenti valutazioni tattiche e con contraddizioni legate ad interessi a volte divergenti, l'imperialismo sta bene attento a non mostrare fratture e divisioni sostanziali rispetto al suo nemico principale: il proletariato internazionale. La vicenda Ocalan è l'ennesimo esempio di come la competizione interimperialista non lasci oggi alcun margine per un'avanzamento anche di modeste rivendicazioni nazionali. Non solo gli Stati Uniti, ma in primo luogo l'Europa, non hanno alcun interesse a utilizzare, in un progetto di controllo e normalizzazione delle conflittualità nell'area che è nell'agenda sia dell'imperialismo americano che di quello europeo, un'organizzazione come il P.K.K. che, nonostante le rassicurazioni di Ocalan, non viene considerata affidabile. Il gioco delle parti tra imperialismo americano ed europeo nei vari processi di pacificazione in giro per il mondo è totalmente funzionale all'efficacia del controllo delle potenzialità di conflitto e delle conflittualità espresse dalle masse che in questi processi sperimentano l'ottimizzazione del loro sfruttamento e della loro oppressione. La globalizzazione, cioé la conquista del mondo intero al ciclo di sfruttamento capitalista, e l'estensione dello sfruttamento a livello planetario, esponenzializza il carattere di classe dei conflitti e quindi riduce sempre più i possibili spazi di mediazione tra borghesia imperialista e borghesie locali. Questo è evidente non solo nel caso della questione kurda e di molte altre "questioni", da quella palestinese a quella irlandese, ma anche nella guerra di annientamento contro l'Irak, nell'aggressione alla Somalia e alla Jugoslavia, nell'affamamento Corea del Nord, ecc.
Ho Chimin La solidarietà espressa in questi giorni alla lotta del popolo kurdo con una molteplicità di azioni antimperialiste, colpisce, nelle sue punte più avanzate, entrambe le teste del mostro. Così come la lotta e il martirio delle e dei compagni che hanno scelto di combattere laddove la guerra imperialista si mostra fino in fondo per quella che è, come la compagna tedesca Andrea Wolf - Ronahi - militante internazionalista della YALK kurda, l'Esercito di Donne della Libera Associazione delle Donne del Kurdistan, assassinata lo scorso ottobre insieme a 24 guerrigliere-i dopo uno scontro dell'ARGK l'Armata di Liberazione Popolare Kurda con l'esercito turco. Questa solidarietà internazionalista è il cemento del fronte antimperialista in cui si saldano le lotte proletarie e le lotte di liberazione facendone emergere la sostanziale unità. Una solidarietà distante anni luce dal solidarismo umanitario, pacifista e ipocrita della borghesia "sinistrese" collusa con l'imperialismo. Non può esserci nessun avanzamento del fronte antimperialista al di fuori dell'unificazione concreta e materiale delle lotte proletarie per sostenere lo scontro con il potere politico-militare di un imperialismo UNITO e DETERMINATO a combatterle senza alcuna possibilità di mediazione. Con questa chiarezza di fondo va aperta e sviluppata a livello internazionale la campagna per la vita di Ocalan e per la liberazione del polo kurdo, con la consapevolezza che è la stessa lotta per la vita e la libertà di tutti i prigionieri rivoluzionari, di tutti i proletari e di tutti i popoli dalla sfruttamento e dall'oppressione capitalista. Non ci può essere nessuna liberazione per il popolo kurdo al di fuori di un processo generale di liberazione del proletariato internazionale. NON CI SONO MEDIAZIONI POSSIBILI O COMUNISMO O BARBARIE! [torna all'inizio della pagina]
Sabato 20 Marzo ore 15.00 P.zza Esedra - Roma Le potenze imperialiste, nonostante le numerose contraddizioni tra USA e UE, si uniscono per annullare la capacità di conflitto del proletariato internazionale. Per la liberazione di Mumia Abu Jamal, Leonard Peltier, Silvia Baraldini dalle carceri usa Per la liberazione di Abdullah Ocalan Contro la repressione delle lotte dei lavoratori, disoccupati, e proletari di tutto il mondo. Contro l'annullamento della memoria e l'impunità per i responsabili della repressione. Per una società senza galere. Per la liberazione di tutti i prigionieri rivoluzionari e del proletariato internazionale dalle carceri imperialiste. Lottare assieme contro la repressione. Costruiamo la rete internazionale di solidarietà ai prigionieri politici e di lotta alla repressione. coordinamento nazionale contro la repressione a sostegno di mumia abu jamal [torna all'inizio della pagina]
A tutti i compagni e le compagne Tutti e tutte voi conoscete la vicenda di Ocalan, del suo sequestro e del suo trasferimento in Turchia. Fra loro c'è l'avvocato Mansur Resitoglu che ha partecipato a numerose riunioni per la preparazione della conferenza, e con lui, abbiamo creato - insieme all'associazione palestinese ADDAMEER, al gruppo basco Gestora pro Amnistia, al Coordinamento italiano contro la repressione a sostegno di Mumia Abu Jamal all'iniziativa tedesca Libertad - il Comitato internazionale per la Preparazione della Conferenza "Pacificazione o liberazione? Libertà per tutti i prigionieri politici nel mondo - Prospettive della solidarietà internazionale". La "Fondazione per gli studi giuridici e sociali kurda TOHAV" scrive riguardo agli arresti: International conference [torna all'inizio della pagina]
Tutti siamo consapevoli del fatto che ogni nostra parola e gesto possono essere controllati, e probabilmente lo sono. Se qualcuno aveva dei dubbi, l'inchiesta di Torino sull' "ecoterrorismo" che ha portato all'arresto di 3 compagni - due dei quali assassinati dallo stato - ha ribadito con efficacia le modalità e la pervasività del controllo. Comunque, per avere un quadro più completo dei mezzi che possono essere messi in campo, e trarne le dovute conseguenze in termini di attenzione, è di qualche utilità vedere come l'esercizio del controllo avvenga tra quegli stessi poteri che organizzano il controllo e la repressione di ogni potenziale pericolo per lo "stato di cose presente". La rete di controllo "Echelon", da questo punto di vista, costituisce un ottimo esempio. Dati che sono stati riportati con dovizia di particolari in "Secret Power" il libro in cui Nicky Hager ha raccolto le interviste e i dati che, a partire dalla fine degli anni 80, gli sono stati forniti da oltre 50 persone che lavoravano o avevano lavorato nei servizi segreti di uno dei paesi coinvolti in Echelon: la Nuova Zelanda. Questi dati sono stati sintetizzati, dallo stesso Hager, in un ampio articolo pubblicato su "Covert Action Quarterly" . Per riassumere brevemente, "il sistema Echelon è usato per intercettare la posta elettronica, i fax, i telex e le comunicazioni trasmesse sulle reti mondiali di comunicazione" [...] "Non è stato progettato per intercettare la posta elettronica e fax di specifici individui, effettua invece un'indiscriminata intercettazione di grossi volumi di comunicazioni, usando i computer per identificare ed estrarre i messaggi interessanti da una massa di altri non importanti. I computer istallati in ogni stazione della rete Echelon filtrano automaticamente milioni di messaggi intercettati per individuare quelli che contengono delle parole chiave predefinite comprendenti tutti i nomi, i luoghi, gli argomenti ecc. che potrebbero essere pertinenti. Ogni messaggio intercettato presso ciascuna stazione viene controllato automaticamente parola per parola, anche se lo specifico numero telefonico o indirizzo non si trova nell'elenco." [...] "I computer utilizzati dalle varie stazioni attorno al globo terrestre sono chiamati, nel linguaggio della rete, "dizionari Echelon". L'alleanza tra i servizi segreti di 5 stati (Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda) è nata da progetti di collaborazione "per intercettare trasmissioni radiofoniche durante la seconda guerra mondiale ed è stata formalizzata nell'accordo UKUSA, nel 48, in chiave prevalentemente anti-sovietica. Poiché buona parte degli affari a livello mondiale vengono condotti mediante fax, posta elettronica e telefono, il controllo spionistico su queste comunicazioni impegna il grosso delle agenzie. "Il primo componente della rete Echelon sono le stazioni puntate sui satelliti per le telecomunicazioni internazionali (Intelsat) usati dalle compagnie telefoniche della maggior parte dei paesi. "Un secondo componente del sistema ECHELON ha lo scopo di intercettare una gamma di comunicazione via satellite non veicolate dall'Intelsat. "L'ultimo componente del sistema ECHELON è un gruppo di installazioni che infiltrano direttamente i sistemi terra-terra. Gran parte delle comunicazioni internazionali del mondo sono convogliate da cavi pesanti, posati sui fondi marini tra un paese e l'altro. [torna all'inizio della pagina]
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