TAPPE DELLO SQUARTAMENTO DELLA RFS DI JUGOSLAVIAA cura del Comitato Unitario contro la Guerra imperialista in JugoslaviaNel corso degli anni Ottanta il sistema sociale e politico della Repubblica Federativa e Socialista di Jugoslavia (RFSJ) entra progressivamente in crisi a causa delle fortissime pressioni cui è soggetto ad opera del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. A cavallo del 1990 il premier Markovic tenta la via liberista, con effetti ulteriormente disastrosi (9). Di fronte allo scontento popolare ed alla crisi si rafforzano da una parte le tendenze centrifughe dei micronazionalismi, finanziati e sponsorizzati in Occidente, a loro volta eredi del nazifascismo; dall'altra le politiche centralistiche e socialdemocratiche dei socialisti serbi. Nell'occasione del 600esimo anniversario della battaglia di Campo dei Merli il leader socialista Slobodan Milosevic, facendosi portavoce delle preoccupazioni dei serbi del Kosovo, dichiara che saranno prese tutte le misure atte ad impedire la secessione del Kosovo dalla Serbia. In effetti, con il consenso della maggioranza dei membri della Presidenza collegiale della RFSJ, nel giro di alcuni mesi vengono abrogate alcune prerogative dell'autonomia politica della provincia (5) mentre viene conservata l'autonomia culturale (bilinguismo). Nel 1990 tuttavia, dinanzi all'atteggiamento di sloveni e croati all'ultimo Congresso della Lega dei Comunisti, di stampo analogo a quello dei leghisti italiani, anche i socialisti serbi mostrano di rinunciare al patrimonio ideale della RFSJ sancendo la disgregazione della Lega e del paese intero. 4 ottobre 1990: la Croazia ottiene un prestito ad interesse zero attraverso il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), per l'esattezza due miliardi di dollari USA restituibili entro 10 anni ed un giorno (1). Il 5 novembre 1990 il Congresso degli USA, "grazie" all'impegno del senatore Bob Dole, approva la legge 101/513, che sancisce la dissoluzione della Jugoslavia attraverso il finanziamento diretto di tutte le nuove formazioni "democratiche" (nazionaliste e secessioniste) (2). A fine mese un rapporto della CIA "profetizza" che la Jugoslavia ha solamente pochi mesi di vita; la notizia viene diffusa dalle agenzie di stampa occidentali e viene pubblicata il 29 novembre, giorno della Festa Nazionale della RFSJ (si celebra la fondazione della Repubblica avvenuta a Jajce, in Bosnia, nel 1943). Il 22 dicembre 1990 il Sabor (parlamento) della Repubblica di Croazia, controllato dall'HDZ di Franjo Tudjman che aveva vinto le prime elezioni multipartitiche il 30 maggio precedente, emana la "nuova Costituzione" in base alla quale la Croazia è "patria dei croati" (non più quindi dei croati e dei serbi, entrambi fino allora "popoli costituenti") ed è sovrana sul suo territorio. Il 25 maggio 1991 il Papa riceve Tudjman in Vaticano; tre giorni dopo nello stadio di Zagabria Tudjman tiene un inquietante raduno circondato da esponenti del clero, nel quale sfila la nuova Guardia Nazionale Croata. Il 25 giugno 1991 i parlamenti sloveno e croato proclamano l'indipendenza. Incomincia la campagna di stampa contro l'esercito federale, impropriamente definito "serbo". Notizie incontrollate, come quella del bombardamento di Ljubljana, campeggiano sulle prime pagine dei giornali e nessuno si preoccuperà di smentirle, benché false. Solo dopo anni l'allora Ministro degli Esteri italiano De Michelis rivelerà, sulla rivista "LIMES" ed in vari dibattiti pubblici, che la campagna disinformativa era stata pianificata da ambienti filosloveni dell'Università di Gorizia e dell'Austria, ma continuerà ad essere reticente sui nomi. Gli scontri in Slovenia causano decine di vittime (alcune slovene) nelle fila dell'Esercito federale, ed una decina di vittime tra gli indipendentisti. Alla conferenza di Brioni del 7 luglio si decide di sospendere gli effetti delle dichiarazioni di indipendenza per tre mesi, in attesa di ridiscutere le struttura federale della RFSJ. La campagna di stampa contro l'esercito federale, contro la Jugoslavia in quanto tale e contro i serbi prosegue forsennata. Otto d'Asburgo dichiara il 15 agosto su "Le Figaro":
Nell'ottobre, più di 25mila serbi sono scacciati dalla Slavonia Occidentale; ancora in novembre infuriano gli scontri nella Vukovar occupata dalle milizie irregolari di Mercep, legate al partito di governo di Tudjman. Dopo settimane di stallo l'esercito federale interviene bombardando massicciamente e ri-occupando la città. I reportage sull'avvenimento sono unilaterali se non bugiardi: per aver raccontato aspetti meno noti di quella battaglia, la giornalista della RAI Milena Gabanelli è vittima di un linciaggio cui partecipano anche settori del Vaticano. Dopo di allora non l'abbiamo più vista in TV... La sua vicenda è stata da lei stessa narrata nell'appendice al libro di M. Guidi "La sconfitta dei media" (Baskerville, Bologna 1993). Solo nel settembre 1997 Miro Bajramovic, un miliziano di Mercep, racconterà in dichiarazioni a "Feral Tribune" (10) che cosa fecero le milizie paramilitari croate in quel periodo. Il 17 dicembre 1991 a Maastricht si pongono le fondamenta della Unione Europea, che inizierà a concretizzarsi nel 1999 con la introduzione dell'Euro, ma contemporaneamente si decide di sancire lo squartamento della Jugoslavia: il documento UE numero 1342, seconda parte, del 6/11/1992 indicherà che in quella sede l'unità europea era stata raggiunta proprio a scapito della Jugoslavia, con una cinica manovra da parte essenzialmente della Germania. Il 23 dicembre la Germania dichiara unilateralmente e pubblicamente il suo riconoscimento delle repubbliche di Croazia e Slovenia, con effetto a partire dal 15 gennaio successivo. Per questo "regalo di Natale" tedesco si organizzano festeggiamenti nelle piazze croate. Il giorno dopo (24 dicembre) i serbi della Croazia proclamano a loro volta la "autodeterminazione" costituendo formalmente la Repubblica Serba della Krajina nelle zone, da secoli a maggioranza serba, situate lungo il confine con la Bosnia-Erzegovina. La "Comunità Internazionale" si rifiuta di considerare il problema e prosegue nella guerra mediatica e militare contro i serbi. Il 13 gennaio 1992 lo Stato della Città del Vaticano riconosce la Croazia come Stato indipendente, seguita due giorni dopo da tutti i paesi della UE che riconoscono anche la Repubblica di Slovenia. Gennaio 1992: Alija Izetbegovic, musulmano presidente di turno della Bosnia-Erzegovina, manca di passare la consegna al serbo Radovan Karadzic: si tratta di un vero "golpe bianco" che infrange la regola della "presidenza a rotazione". La storia politica di Izetbegovic è tuttora ignota al pubblico occidentale. Basti dire che era uscito dal carcere solo nel 1988, dopo aver scontato 6 anni su 14 di pena che gli erano stati inflitti per "istigazione all'odio tra le nazionalità". Febbraio 1992: staccate la Bosnia! La "Comunità Internazionale" promette agli islamisti sarajevesi aiuto ed accoglienza nelle istituzioni euro-atlantiche in cambio della proclamazione della indipendenza della Bosnia-Erzegovina. Viene perciò indetto un referendum (anticostituzionale) per il giorno 29 dello stesso mese, che sarà boicottato dal 35 per cento degli aventi diritto. Solo il 65% dei votanti, essenzialmente croati e musulmani di Bosnia, voteranno a favore della secessione. La creazione di uno Stato indipendente nei confini della ex-repubblica federata di Bosnia ed Erzegovina è il colpo più grave inferto ai valori della "Fratellanza ed Unità" ed alla struttura multi-nazionale della Jugoslavia dall'inizio della crisi. Ogni discorso su "Sarajevo multietnica" diventa a quel punto demagogico: era la Jugoslavia stessa ad essere multietnica. I serbi e chi si proclama jugoslavo si rifiutano di diventare minoranza discriminata in uno Stato retto da settori islamisti legati ad alcuni paesi arabi, all'Iran ed alla Turchia (vedi Parte II). Pesa come un macigno la memoria dei crimini commessi durante la II Guerra mondiale dalle divisioni inquadrate nelle SS, collaborazioniste degli ustascia croati, contro antifascisti ed ortodossi. I serbi scelgono dunque a loro volta l'"autodeterminazione" nei confini della "Republika Srpska" [RS], corrispondente al territorio abitato prevalentemente da contadini di religione ortodossa. Le più importanti città, i collegamenti ed i centri produttivi della Bosnia-Erzegovina, a parte Banja Luka, restano invece nelle mani dei musulmani e dei cattolici (Sarajevo, Zenica, Mostar, Neum). Anche i quartieri di Sarajevo a maggioranza serba si aggregano alla RS: la città risulta divisa, il cuore della Bosnia e della Jugoslavia multinazionale è lacerato. Mentre la leadership musulmana fa base nel centro storico di Sarajevo, capitale della RS è Pale, ex sobborgo residenziale a poca distanza. Con lo scoppio del conflitto, tra i serbi di Bosnia prevale la posizione nazionalista del Partito Democratico di Radovan Karadzic e Biljana Plavsic, che rivendicano una continuità con la monarchia serba di prima della II Guerra mondiale e con le milizie serbiste dei cetnici; le posizioni scioviniste della leadership di Pale contribuiscono ad aumentare la frattura tra le varie nazionalità ed a cancellare la memoria della Jugoslavia unitaria e socialista e della guerra partigiana. I serbi di Bosnia giocheranno il ruolo di "macellai pazzi" nella truffa massmediatica scatenata in tutto il mondo occidentale e nei paesi islamici, mentre la leadership islamista parlerà di "assedio" da parte dei serbi, indicati come "invasori" ed "aggressori" di una Bosnia-Erzegovina mai esistita storicamente come Stato a sé. Intellettuali e politici di mezzo mondo si impegneranno per mesi ed anni a creare e vezzeggiare una "identità nazionale bosniaca" inesistente, contribuendo di fatto alla propaganda bellica contro una delle parti in causa. A marzo del 1992, quando la guerra non è ancora scoppiata, la prima Conferenza per la pace in Bosnia, a Lisbona, si conclude con un accordo (il "piano Cutileiro") per la cantonalizzazione della ex-repubblica federata. Immediatamente rappresentanti delle delegazioni croata e musulmana sono convocati negli Stati Uniti, dove l'ex-ambasciatore a Belgrado Zimmermann li persuade a ritirare la loro firma dall'accordo. Lo stesso Cutileiro imputerà alle parti musulmana e croata la rottura del patto, ad esempio nella lettera pubblicata sull'"Economist" del 9/12/1995, e Zimmermann in persona racconterà quei fatti, come riportato da David Binder sul "New York Times" del 29/8/1993. Il 6 aprile 1992, anniversario della invasione della Jugoslavia da parte dei tedeschi nel 1941, Europa ed USA riconoscono la Bosnia-Erzegovina come Stato indipendente. L'iniziativa contraddice persino le raccomandazioni di politici e mediatori occidentali come Lord Carrington. Per tutta risposta i serbi proclamano la costituzione della Repubblica Serba di Bosnia nei territori a maggioranza serba (7-8 aprile), vale a dire circa il 65 per cento del territorio. La bandiera adottata è quella tradizionale della Serbia, con la croce e le quattro "C" nel centro, diversa dalla bandiera jugoslava. Quattro giorni dopo la neonata Armija (esercito) bosniaca attacca le caserme federali. Due settimane dopo il governo jugoslavo decide il ritiro delle forze armate dalla Bosnia, ritiro che viene incominciato il 19 maggio e sarà completato il 6 giugno. Il 27 aprile 1992 Serbia e Montenegro proclamano la nuova Federazione Jugoslava. Il 22 maggio Croazia e Slovenia sono ammesse all'ONU. Lo stesso giorno la indipendenza della Repubblica ex-Jugoslava di Macedonia (FYROM), proclamata il 17/9/1991 ma ancora non riconosciuta dalla UE, viene sancita a livello internazionale. Il 27 maggio 1992 avviene la prima grande strage a Sarajevo: persone in fila per il pane a Vasa Miskin sono bersaglio di un colpo di mortaio. Le telecamere erano state piazzate in precedenza, pronte a filmare. Anche grazie all'emozione suscitata da questo episodio il 30 maggio al Consiglio di Sicurezza dell'ONU viene fatta passare una risoluzione che condanna la Jugoslavia come paese aggressore ed occupatore della Bosnia, ed un'altra (la 757) che impone sanzioni economiche contro la nuova Federazione. Il 2 luglio i croati dell'Erzegovina proclamano la Repubblica Croata di Erzeg-Bosnia, con la stessa bandiera, la stessa valuta, le stesse targhe automobilistiche adottate in Croazia, lo Stato con il quale esiste una unità territoriale de facto; ciononostante nessun provvedimento viene preso dall'ONU nei confronti della Croazia. Solo successivamente emerge un rapporto confidenziale dell'ONU che afferma che la strage di Vasa Miskin è stata commessa da estremisti musulmani; lo stesso viene scritto sul rapporto della Task Force antiterrorismo del governo USA intitolato "Iran's European Spring board?", datato 1/9/1992. Il 9 ottobre un'altra risoluzione ONU (la 816) decreta il divieto di sorvolo della Bosnia-Erzegovina - divieto che negli anni successivi verrà largamente disatteso da croati e musulmani, viceversa armati ed addestrati con il contributo statunitense e tedesco. Per la Bosnia, a partire dal 1992, pacifisti e sinistra in trappola: si scatena la campagna "Sarajevo assediata". Dalla città partiranno a ripetizione falsi "scoop" giornalistici su atrocità gratuite delle truppe serbe. Vengono organizzate spedizioni a Sarajevo, generalmente presentate come iniziative di protesta nonviolenta contro la guerra ("interposizione non armata"), in effetti però si parla unilateralmente di "assedio" e si rifiuta una presenza di pace nella parte serba della città. In una di queste iniziative, organizzata dall'associazione cattolica "Beati i Costruttori di Pace", viene assassinato il pacifista Moreno Lucatelli: solo dopo anni un film di Giancarlo Bocchi sull'omicidio svela le responsabilità delle milizie islamiste, impegnate a montare le strumentalizzazioni in chiave antiserba e ad attizzare l'odio tra le nazionalità (11). Nel luglio 1992 gli USA effettuano il primo tentativo di rovesciamento del governo della nuova Repubblica Federale di Jugoslavia. Giunge a Belgrado Milan Panic, miliardario cittadino americano di origine serba, accompagnato da un codazzo di consiglieri statunitensi; la leadership jugoslava si lascia convincere che quello sia l'uomo giusto per la normalizzazione delle relazioni con la Comunità Internazionale, ed il 14 luglio Panic viene designato Primo Ministro - benché non ancora cittadino jugoslavo! L'11 agosto, insieme al Presidente federale recentemente eletto, il nazionalista-liberista Dobrica Cosic, Panic incontra i mediatori Vance ed Owen a Ginevra. Il primo settembre in TV Panic afferma che "per il mondo Milosevic [Presidente della Repubblica di Serbia] è una persona che non mantiene la parola". Il 10 settembre il Ministro degli Esteri della RFJ si dimette, mentre sono in corso i colloqui a Ginevra, accusando Panic di lavorare contro gli interessi dei serbi. Due mozioni di sfiducia sono presentate contro Panic in quel periodo, ma non passano in Parlamento per un soffio. Alle elezioni per la Presidenza della Repubblica di Serbia, il 20/12/1992, Panic si candida ed ottiene solo il 34 per cento contro il 56 per cento di Milosevic (il resto va ai candidati di destra) nonostante la enorme pressione americana a favore della sua elezione. Il governo Panic viene comunque sfiduciato. Fine 1992: Bill Clinton sostituisce George Bush alla Presidenza degli Stati Uniti. Inizia la fase dell'interventismo militare diretto degli USA contro la Jugoslavia. Su "Defence and Foreign Affairs Strategic Policy" del Dicembre 1992 vengono elencati con dovizia di particolari i rifornimenti di armi leggere e pesanti (60 panzer) alla Croazia da parte soprattutto tedesca. All'inizio del 1993, su iniziativa della Danimarca, la Repubblica Federale di Jugoslavia viene estromessa persino dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo in un momento in cui il paese registrava un afflusso di circa 600mila profughi da varie parti della RFSJ. Alla fine dell'anno nel paese si registrerà una inflazione pari a circa il 300.000.000 per cento. Il 1993 è anche l'anno delle "rivelazioni" di Roy Gutman, giornalista destinato a vincere il Premio Pulitzer, sui "campi di sterminio", e del Ministro degli Esteri bosniaco-musulmano Haris Silajdzic sulle "decine di migliaia di donne musulmane fatte oggetto di violenza sessuale a scopo di pulizia etnica" (3). In effetti la disinformazione sulle questioni bosniache, come in tutto il corso della crisi jugoslava a partire dal 1990, non è episodica o casuale ma strategica e persistente. Sempre nel 1993 esce in Francia un libro dal titolo "Le verità jugoslave non sono tutte buone a dirsi", nel quale J. Merlino dimostra il ruolo avuto da agenzie specializzate come la "Ruder&Finn Global Public Affairs", il cui direttore afferma di aver lavorato per i governo sloveno, croato, bosniaco-musulmano e per il governo del "Kosova", cioè per i secessionisti albanesi di Rugova (8). Su "Foreign Policy" Peter Brock pubblica un lungo articolo in cui elenca tutta una serie di falsificazioni, scatenando un putiferio ed una levata di scudi da parte dei suoi colleghi giornalisti in mezzo mondo (12). Il 1993 è anche l'anno in cui Slovenia, Croazia e Repubblica Federale di Jugoslavia (Serbia e Montenegro) consolidano o rinnovano le loro legislazioni e strutture istituzionali. In particolare, la Croazia introduce la nuova moneta, denominata "kuna" - nel segno della continuità con la moneta in corso legale sotto Pavelic - le cui banconote vengono stampate in Germania. Nell'aprile 1993 Clinton invia a Belgrado Mr. Ralph Reginald Bartholomew, accompagnato da pezzi grossi del Dipartimento di Stato e delle Forze Armate. 8 aprile 1993: la FYROM diventa membro dell'ONU nonostante le gravi questioni rimaste in sospeso con la Grecia. Il 20 settembre 1993 i musulmani della regione del Bihac, fedeli a Fikret Abdic, proclamano l'indipendenza dal governo di Sarajevo. Abdic, uomo d'affari della Agrokomerc buttatosi in politica nel 1991 quando aveva ottenuto più voti dello stesso Izetbegovic nelle elezioni presidenziali, aveva dovuto rinunciare all'incarico a causa di pressioni dal carattere mai chiarito. 5 febbraio 1994: prima strage di Markale, la principale piazza del mercato di Sarajevo. Il 6 giugno successivo Jasushi Akashi, delegato speciale ONU per la Bosnia, dichiara alla Deutsche Presse Agentur che un rapporto segreto ONU aveva attribuito da subito ai musulmani la paternità della strage, ma che il Segretario Generale Boutros Ghali non ne aveva parlato per ragioni di opportunità politica. Alla Conferenza di Ginevra il clima è decisamente sfavorevole ai serbi. Gli americani dichiarano apertamente di voler accrescere il sostegno alla parte musulmana. In marzo gli USA impongono la costituzione di una Federazione tra croati e musulmani. Questo passo consente la cessazione dei violenti scontri in atto da un anno tra queste due parti in conflitto. Ricordiamo ad esempio le distruzioni avvenute a Mostar, dove persino tre giornalisti italiani sono stati uccisi dai croati per avere filmato "altre verità", distruzioni culminate con l'abbattimento del ponte simbolo della città e della Bosnia. L'ultranazionalismo croato in Erzegovina, regione di cui Mostar è il capoluogo, continuerà comunque a rendere impossibile la convivenza con i musulmani, impedendo persino all'incaricato europeo Koschnik di ristabilire condizioni minime di vivibilità: Koschnik si dimetterà dopo pochi mesi. Nei mesi successivi, sotto l'egida USA, viene creato un comando congiunto delle forze armate croato-musulmane, mentre aumentano le indicazioni della presenza di volontari mujaheddin arruolati tra gli islamisti. Il 12 giugno 1994 il presidente Clinton, in visita a Berlino, tiene un discorso altamente simbolico dinanzi alla Porta di Brandeburgo: la Germania è ormai il partner privilegiato degli USA in Europa, e la leadership tedesca nella UE è nell'interesse degli Stati Uniti, che vi si appoggiano per realizzare la penetrazione militare, politica ed economica verso Est. Il 19 agosto 1994 il V corpo d'armata bosniaco-musulmano attacca la sacca di Bihac generando molti morti e la fuga di decine di migliaia di persone. Nei primi mesi del 1995 aumentano fortemente i rifornimenti di armi ai croato-musulmani: all'aereoporto di Tuzla è segnalato un traffico intenso di Hercules C130. Sulla "Frankfurter Rundschau" del 11/3/1995, ad esempio, si rivela il misterioso carattere dei traffici verso l'aeroporto di Tuzla e le dichiarazioni in proposito di vari esponenti UNPROFOR. Si noti che dagli accordi di Dayton in poi l'aeroporto di Tuzla diverrà cuore dell'impegno militare statunitense in Bosnia. Primo maggio 1995. Il regime croato sceglie una data assai particolare per attaccare la Slavonia occidentale: la Festa dei Lavoratori. L'"Operazione Lampo" (come in tedesco "Blitzkrieg") si avvale della preparazione acquisita con il supporto degli Stati Uniti e della Germania. L'operazione Train and Equip proseguirà anche dopo gli accordi di Dayton, a sostegno di croati e musulmani ed in vista dell'annientamento della Repubblica serbobosniaca. Il 3 maggio anche i musulmani attaccano su più fronti, specialmente sulle alture dello strategico Monte Igman a Sarajevo, con la copertura di aerei NATO impegnati a colpire obbiettivi militari serbi. Oltre Sarajevo, verso Srebrenica, i serbi lasciano avanzare i musulmani chiudendoli infine in trappola in una valle, dove scatenano una carneficina. A giugno i serbo-bosniaci occupano Srebrenica. L'attacco dei serbi causa 1430 vittime: altri circa seimila musulmano-bosniaci vengono segretamente allontanati dalla cittadina poco prima dell'ingresso dei serbi. Negli anni successivi i media racconteranno incessantemente la storia dello "sterminio di ottomila civili di Srebrenica" e delle relative "fosse comuni". Nell'agosto 1995 l'esercito croato attacca le zone della Croazia ancora sotto controllo serbo, teoricamente "protette" da una forza di interposizione ONU, costringendo alla fuga la popolazione nella sua totalità, circa 170mila persone (cfr. il libro di Giacomo Scotti "Operazione Tempesta", Ed. Gamberetti, 1996). In quella occasione diviene palese il sostegno strutturale dato dall'Occidente al regime di Tudjman. La suddetta agenzia ha lavorato anche per il governo di Izetbegovic, per il quale ha offerto una prestazione del valore di 400 milioni di dollari, in gran parte sborsati da Stati islamici come la Malaysia e l'Arabia Saudita (6). 28 agosto 1995: la seconda strage a Markale suscita fortissima emozione nell'opinione pubblica. All'inizio di settembre la NATO attacca i serbi della Bosnia, distruggendone gran parte delle potenzialità militari. A dicembre gli accordi di Dayton consentono comunque la cessazione delle ostilità. Il prezzo da pagare per tutti i cittadini della Bosnia sono le conseguenze di tre anni di conflitto e la occupazione militare da parte delle truppe straniere, a controllare un territorio ormai privato di qualsiasi sovranità reale. LA STRATEGIA DELLA TENSIONE CONTINUA IN KOSOVO Dal 1997 il movimento separatista kosovaro-albanese acquista un fortissimo impulso dal punto di vista strettamente militare a causa degli appoggi in Albania, Turchia ed Occidente, dopo che per anni il governo "parallelo" di Rugova, con la sua politica del separatismo su base etnica e del boicottaggio totale, è stato non solo finanziato ed appoggiato a livello propagandistico, ma anche incensato dai "pacifisti" che hanno visto con favore la spartizione della Repubblica Federativa Socialista di Jugoslavia. In seguito alla rivolta delle "piramidi" un fiume di armi ed equipaggiamento passa le frontiere in sostegno di una organizzazione militare detta UCK ("Esercito di Liberazione del Kosovo"). Dietro all'exploit di questa organizzazione c'é anche l'interessamento di George Tenet, attuale capo della CIA, di origine albanese: sua madre
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