pievetorina

La patria del ciauscolo

Il ciasculo è nato proprio a Pieve Torina. E' un salame morbido che si spalma sul pane e viene dal nome latino "cibusculum" (piccolo cibo-merenda). Si adopera polpa di spalla di maiale, di prosciutto e pancetta. Il tutto tritato tre volte con stampi sempre più fini, si condisce consale, pepe ed aglio pestato, un po' di vino e aromi naturali.

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Terra di confine

Prima suddito d'altro regno. Visso delle Sibille sui muri del comune, dell'Infinito manoscritto, della piazza con i leoni dei pietraioli comacini, del laghetto, dei palazzetti e delle torri, del sole verso mezzogiorno, del Nera duro. Altra diocesi Visso. Norcia, di là di Castelluccio, con in mezzo il pian grande e piccolo, dove i vissani per una volta che avevano mazzolato i nursini, pure grazie a bruma e mogli, s'erano impegnati a tramandarlo in poemetto. Visso città d' oligarchie, con le chiavi del papa sullo stemma comunale (e la pecora dalla zazzera lunga di riserva). A passeggio a Visso, di sera e d'estate, fino sotto alle tane delle aquile. Frazione di Roma, pigiando conzonanti e suggestioni. "Antiquum", certo, "et fidele" alla Capitale, nè a Norcia, tantomeno a Camerino. Camerino fuori mano. Semmai a Macerata, se proprio c'è da far compere o documenti qualificati. Visso tutta umbra, con santi e guerrieri veri. Poi del contado camerte, Pieve Torina, scemando umbritudine. I miei paesani l'hanno divisa con Visso. Di venerdì lassù al mercato, tra i pecorari ci si sente almeno integrati, nobilmente contadini. E di sabato a Camerino. Per le fiere comandate, a cercare belle. Con la corriera o parcheggiando sotto le mura. E sta scritto sulle mura, "voi di sotto". Nè vittimismo, nè luoghi comuni. Così per ogni angolo di provincia, antica e divisa al suo interno tra urbani e dispersi, possidenti e mezzadri, agricoltori ed artigiani, collinari e montanari. Per intimità naturale, il giorno e la notte, la luce e lo scuro, la vita e la morte. Paternalismo e mansuetudine stemperano contrasti, ma non li eliminano. A fine Ottocento, nell'Inchiesta Jacini, il sottocomitato camerinese, composto da avvocati e professori cittadini, scriveva: "Il contadino del nostro circondario è incolto e rustico...uomini e donne sono sudici nelle persone" ."Ineducato... il contadino nostro, non ha sentimenti gentili; l'amore ai parenti è debole assai; il padre ama i figli perché vede in essi sostegno del suo avvenire... ignorante e ineducato, il nostro colono è perciò stesso finto, cupo, sospetto, invidioso, caparbio..." pur provvisto di viva intelligenza la adopera soprattutto "per la proclività al furto". Insomma "rozzo e materiale...e ingentilirlo non sarà impresa facile". Pensavano, un secolo fa.

Camerino è pur sempre oltre. Oltre la campagna c'è la campagna. Oltre ancora c'è Camerino, che sostituisce selciato a breccia. E tocca venirci apposta. Scontarla con pretesti di dovere. Sempre con qualcosa da fare. Il padrone, su quelle case prossime e senza orto, aspettava la metà dei frutti d'una terra coriacea. Camerino è impegnativa. Bisogna camminare in punta di piedi, costretti nei vestiti buoni. Parlando piano appoggiandosi a vicenda, per esplodere nell'incontrare compari, anche loro per faccende. La pizza attaccata alla carta oleosa, Marì da trovare all'ospedale, l'impiegato per quella pensione. Rapidi fino in piazza duomo, sotto le finestre del vescovo. Arcivescovo. Con quell' "arci" davanti che, pur non capendo bene che significasse, doveva comportare un gran santo. Il tribunale, poi, con tutti quegli avvocati alti, da tener lontano finché possibile. Quindi l'università, più lontana del paradiso. Per il corso, unico ma anch'esso diviso. Dalla Rocca al K2 mattonato dalla gente rurale, la discesetta dei negozi stretti praticata dagli urbani. Provincia di Camerino. A "Macerata granne" per far che?

A Camerino ci si arriva con dietro tutto questo carico di ambiente, di generazioni di fatica, senza evasioni e senza vacanze. E ci si riparte, che lontano sei di Camerino e basta. O lì vicino. E ti penti dell'ardimento ricordando antiche soggezioni. Non ho mai goduto Camerino, non la conosco di là delle pietre crespe, che debbo far riemergere e riappiccicare frammenti legati ad episodi.

Un tormento, comunque, nel prenderci e ritrovarci, tra mille volteggi. E proprio quando riacquisti consonanza, e ti vien da ridere per i dubbi, ti capita di essere preferito per qualche nuovo innamorato. Tradito dentro; riconoscere i sentimenti è come scoprire nudità. A che serve, poi definirla, Camerino. Cadendo negli stereotipi. Perché dover cercare sintesi che semplificano identità ? La trovi, insieme e separata, magica e suggestiva, abbandonata e denigrata, vezzeggiata ed illusa, antica e vecchia, europea e capace di stupirsi. Provincia, poi. Dalla duplice valenza, negativa (emigrazione, intellettuale soprattutto) e positiva (antitesi della metropoli invivibile ed anonima). Ma c'è il bar dei greci, "anti-ghetto" per iniziati. Scopri libanesi dagli occhi azzurri, sofisti sudamericani. Secoli d'università non scivolano senza attriti. Senza segni profondi. Camerino ci ha il cuore nascosto, e per amarla bisogna assomigliarle. Nei tempi uguali e lunghi, ritrosi e persi, sospesi in attesa di novità come scrutando l'attacco dei tartari. Capire, poi, che anche i drammi sono sempre piccini, a lieto fine, e gli scontri sanno d' "acquato", perchè c'è sempre modo per raccapezzarsi. E' già una fatica vivere, vuoi pure scannarti per gioco?

Di notte, sul balcone della Rocca, ricadi nel contado. Valli e pizzi di lanterne, confusi dal vaporoso, senza una via di casa. Annega, allora, golosa la sindrome malinconica d'ogni romanticheria. Perché non è oleografia, non convince il paesaggio, gli scorci di vicolo. Non è solo questo, Camerino allargata. E' gente, problemi, situazioni, vita. L'unica risposta alla cristallizzazione dei ruoli sta proprio nella fuga, sopra quelle nuvole di nebbia, verso l'utopia. Per alimentare caratteri di frontiera interna; mite e riflessivo, ma anche ribelle e furioso di quei campanili bellicosi. E te lo porti dietro questo prediligere la malinconia, con qualcosa sempre da raggiungere senza compiacersi. Per convincersi. Pattinando sullo scuro, quando il freddo zittisce e le parole non s'incarnano. Disincantati e lontani, sarebbe da essere.