Un viaggio nel mondo rurale, alleggerito dalla retorica del ricordo, s'allarga nel recupero delle tecniche di produzione, dei tempi del lavoro e del loro trasformarsi, del permanere di simboli e riti, del colore della fatica dei campi, delle sfumature di un linguaggio antico, parente stretto del latino, essenziale come la sopravvivenza. Il ritmo, così, si fa lento ed ampio, s'addensa il passo epico di una saga che mischia concretezza e leggenda, mistico e magico. E le immagini si creano dalla promiscuità. la promiscuità del sudore, dei limiti, della tolleranza, dei raporti tra ceti, tra uomini e natura, tenuti assieme come i muri a secco che delimitano i campi. La ruralità resta il carattere distintivo. E i campi non sono romantici, ma dimenticati e oscuri, popolati di gente dalla vita breve e dura a servizio. Le donne a servizio dei mariti, gli uomini a servizio dei fattori e dei vergari e qust'ultimi a servizio dei padroni. E di nuovo i destini dei protagonisti del mondo rurale finiscono per confondersi. La terra dei contadini e dei pastori, delle storie minute, si fa pregna di malinconia, arresa a un destino implacabile, alla sorte di chi è abituato a vivere fuori delle mura alla mercé dei padroni di turno. C'è la contraddizione nell'attesa dell'estraneo portatore di migliore vita e la paura di venirne irrimediabilmente distratto, illuso...