LA VOCE DEL VISO

 

LA VOCE DEL VISO

Don Giovanni

L'Apparenza La sposa occidentale C.S.A.R. Hegel
"  Leggo dentro i tuoi occhi
  da quante volte vivi
  dal taglío della bocca
  se sei disposto all'odio o all'indulgenza
  nel tratto del tuo naso
  se sei orgoglioso fiero oppure vile."



"Fisiognomica " è il titolo di questa bellissima canzone.
Franco Battiato negli anni 80, rifacendosi ai criteri di questa
antichissima arte, secondo la quale dai tratti del  viso si possono leggere
le caratteristiche di una persona, interessò molti nuovi adepti e portò nuova
linfa in materia .
Si dice comunemente che il volto e gli occhi, in special modo, sono
lo specchio dell'anima, lasciando alla fisionomia il compito forse
esorbitante di sondare, portandole alla luce, qualità psichiche e morali.
Eppure, come lo stesso Umberto Eco sostiene nella prefazione
del celeberrimo lavoro di Lavater  ' Della Fisiognomica ',  nessuno si
fiderebbe mai di mettere i risparmi o i propri figli nelle mani di un figuro
"dagli occhi iniettati di sangue, dal muso prognato, dal naso camuso, dai
grandi canini aguzzi, dalla barba ispida e sudaticcia...".
Perciò quella che potrebbe sembrare una forma di psicologia immediata
spicciola, forse dozzinale e popolana, non va liquidata tanto
sbrigativamente, privandola del suo indiscutibile valore.
E' evidente che fin dall'antichità le stravaganze morfologiche hanno
sempre incuriosito filosofi, naturalisti, pensatori e scienziati.
Aristotele, che diede il nome a questa disciplina, affermava che era
possibile giudicare un uomo dalla sua struttura fisica; ma anche Plinio,
Seneca e lo stesso Cicerone ebbero modo di esprimere serie valutazioni
sul tema.
Inoltre allo studio delle affinità tra astrologia e fisiognomica si
sono dedicati insigni studiosi come Tolomeo, Manilio e Paracelso.
Dopo gli studi di Darwin e la visione 'criminalizzante' di Lombroso, non
sono stati in tempi recenti compiuti studi apprezzabili sull'argomento.
In ogni caso cercare di scrutare i tratti del viso, le sue fantastiche
analogie con il mondo animale, trarre auspici dalla mimica facciale e
gestuale è da considerare l' estrema risorsa di difesa in tutti i popoli
che per la loro storia hanno dovuto sempre capire al volo chi poteva
essere considerato amico, o viceversa, doveva essere temuto.
Ma a parte ciò, l'esercizio della psicologia fisiognomica è sinonimo
di immediatezza, di poesia, ed ha tutto il fascino possibile delle cose
buone e fatte in casa:
forse non perfette, certo distanti dal rigore, ma quanto gioiose e creative!
In fondo non v'è letteratura moderna o antica che non usi la forza
delle analogie per far risaltare meglio i personaggi descritti:
forte come un leone, dal naso aquilino, con i capelli neri
come ala di corvo, dagli occhi di lince...
Dopo l' esperienza di Battiato, pure in questa canzone del 1994
di Lucio Battisti,  tratta  dall' ultimo album " Hegel ", si possono
scorgere diverse attinenze con l' arte della fisiognomica.
Panella in questi versi, cerca di scavare nell' interiorità di una persona,
attraverso il suo volto, mostrandone i sentimenti reconditi e le sue
peculiari caratteristiche.



      LA VOCE DEL VISO


      Per insignificanti movimenti
      tanti e tanti il volto è tutto
      e tutto sta raccolto sopra il tuo bel volto.
      Lingua che sei straniera e non si sa se vuoi che io
      ti distingua dalla mia o se mia lingua ti finga.
      Bocca di gradazioni, intera gamma dalle predilezioni
      alla maniera amara.
      Bocca che mi sei cara appena appena schiusa quando
      armatura in te quella fessura è un dissuadendo le svariate
      forme labili d'espressione per tentativi ed approssimazione.



Da sempre l'uomo ha cercato di scoprire o intuire l'altro o se
stesso attraverso lo studio dei tratti somatici del volto dell'individuo.
Nell'ascoltare una persona si può capire ciò che realmente nasconda ,
integrando il sentire con l'osservazione della mimica del viso e del corpo,
del tono della voce, della logica del pensiero.
C è un mondo interiore ed una complessità umana da comprendere
osservando  l'atteggiamento di chi parla liberamente:
le  parole e i gesti sono messaggi che comunicano intelligenza,  motivazioni
consce ed inconsce, emozioni.


      Ed il tuo volto è tutto
      nel momento in cui passando sopra la tua immagine
      della quale è troppo facile dire che in superficie
      affiori l'anima passando sopra alla tua immagine invece
      ci si vede intraducibile l'estraneità al lavoro.


Già per Platone e Aristotele il corpo era concepito come riflesso
dell'anima, e solo quegli studenti il cui aspetto fisico suggeriva
determinate capacità di apprendimento, venivano ammessi alla scuola
pitagorica.
L'idea della correlazione tra l'anomalia fisica e la degenarazione morale,
infatti, è un topos che si ritrova nello stesso tempo in ordine e bellezza
e in quella del bello e buono.
L'interesse per la fisiognomica nasce da una curiosità per così dire
filosofica circa il nesso tra corpo e anima, esteriorità e interiorità, che
costituisce uno dei processi di tematizzazione più complessi della cultura
occidentale.



     Che il volto è tutto
      ma non è del corpo al quale pare unito.
      Il corpo contentando il senso della nutrizione
      il viso l'ascensione, l'assorbenza dell'inappetenza
      perchè un bel volto è bello se lo si può guardare
      è un disimparare del mondo questo e quello.
      Così ci si innamora di un viso in cui l'estraneità lavora.
      Il corpo segue come un testimone casalingo e familiare
      e di questa apparizione in su la cima.


Un gesto può rivelare ciò che  la parola non vuole o non può dire
e nello stesso tempo, trasmette interesse, fiducia, timore, appoggio,
disponibilità.
Non sempre però i belli sono buoni, e i brutti cattivi.
La fisiognomica studia il rapporto tra esterno e interno, tra corpo
e carattere.
Si muove dunque tra valori estetici  (bellezza) e valori etici
(bontà),
Fin dall' antichità , il corpo viene sottoposto a giudizio:
alcune parti vengono giudicate migliori di altre, in particolare
attraverso un'analisi di tipo simbolico, ciò che sta in alto sarebbe
più nobile di ciò che sta in basso.
Così nel corpo umano la testa e il volto ( e in esso soprattutto gli occhi )
esprimerebbero l'anima.
Tra un bel volto e un bel corpo, bisognerebbe preferire dunque
 il primo caso, perché mostrerebbe un buon carattere.


      Quest'opera sensibile il tuo volto che si manifesta ed è
      oltre all'ordine della natura.
      Ecco come tutti i portenti tende a scomparire
      più cerchi di tenerlo a mente e nelle spire dei ritrovamenti
      portentosi.


Un volto famosissimo, uno sguardo mite e tranquillo dal sorriso lieve.
Un'esempio di  opera portentosa che rimanda alla sua natura interiore
e alla sua anima,  sicuramente potrebbe essere  la Gioconda leonardesca.
La Gioconda  non pare, infatti , costruita a partire dalla percezione
visiva, bensì dall' interno.
 
 
 
 
Leonardo da Vinci ( 1503 )
La Gioconda
 
E'  nel '500, con Leonardo Da Vinci che nasce la fisiognomica
moderna ed il suo genio pittorico si esprime partendo dal presupposto
secondo cui la fisiologia spiega le emozioni mentre la fisio-gnomica i moti
dell'animo.
Lo studio dei moti dell'animo a partire dai tratti del volto, compiuto dal
grande artista scienziato, autore, si presume, di un vero e proprio trattato
di fisiognomica, anticipa, con straordinaria chiarezza critica, un fondamentale
cammino di idee e di teorizzazioni
(mai finora evidenziato e studiato dalla Storiografia), che accompagna
da un lato lo sviluppo della scienza psicologica, fino alla fondazione
della Psicanalisi, e dall'altro il lavoro dei pittori lungo il corso della
storia occidentale.
Così,  le opere di Giorgione, Lotto, Rembrandt, Velázquez saranno cosí
in rapporto con i Trattati fisiognomici di Cardano e Della Porta, con le
riflessioni filosofiche di Montaigne, Cartesio, La Rochefoucauld.
Poi nell'Ottocento, in clima positivistico, la fisiognomica conosce una
fortuna immensa, e palesa i suoi raggiungimenti tanto in pittura, con i
Folli di Géricault e con le devastazioni fisiognomiche di Van Gogh.
( perfettamente informato sulla materia )
 
 
 
 
Van Gogh ( 1889 )
Autoritratto con orecchio bendato ( mozzato ) e pipa.


      E la voce del viso allora nemmeno ricorre ai miracoli
      non un riso, un pianto non una smorfia, densa d'oracoli.
      Ma dà senso quella voce a un solo volto che sotto il mio
      rotola si ferma e freme alle mie mani preme
      perchè lo riporti in cima, in vetta al suo sistema dei piaceri.


In margine all'album Fisiognomica del 1988 di Battiato, Guido Guerrera
ha scritto su questa disciplina o arte dell'umano convivere un testo
 molto interessante e ricco di suggestioni :
"Il volto, I'incedere, la gestualità, il timbro della voce, le rughe
d'espressione, il sorriso non costituiscono aspetti marginali nel complesso
della nostra personalità, ma quando insieme considerati sono gli oracoli
del nostro destino e i testimoni di ciò che siamo stati e forse saremo.



      Secondo un canone, un precetto ed una disciplina
      che inumidisce i capelli e per discrezione
      stende un velo di madore sulla pelle.
      Ti spadroneggia allora il tuo godìo disincantato in quanto più è
       restìo al racconto lenitivo, al riassunto giulivo.
      E non è riso appunto e non è pianto il tuo perchè racconto è il riso
      e pianto il suo riassunto.
      Sul viso la sintassi non ha imperio, non ha nessun comando.


Nel '600 Cartesio individuava i "moti degli occhi e del volto",
come tra i più importanti segni delle passioni, come pure "gli svenimenti,
il riso, le lacrime, i tremiti e i mutamenti di colore".
Ascoltare i gesti e vedere nelle parole.
Se poi un uomo finge, siamo in grado di smascherarlo?
Ascoltare guardando fisso negli occhi si scopre  facilmente qualsiasi bugia.
Il volto tradisce sempre l' emozione di un' anima in tumulto, come la fronte
imperlata di sudore o le mani appiccicose.
Però, anche al di là dalla simulazione, un carattere può cambiare nel tempo
con l'età, come Socrate del quale si diceva che aveva saputo modificare
un temperamento predisposto al vizio (che corrispondeva al suo aspetto
fisico deforme)  attraverso l'esercizio quotidiano della virtù.

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