DALL' IFRIQIYA ALLA SICILIA
Ecco come vivono gli
extracomunitari
del nord Africa quì da noi
Da conquistatori a venditori di cianfrusaglie.
Fanno i lavori peggiori quasi sempre "in nero."
Pur di rimanere in Sicilia.
L'approssimazione delle istituzioni.
Sono trascorsi più
di mille anni, da quando la prima nave carica di berberi del nord Africa, salpata
dall'Ifriqiya (l'odierna Tunisia), sbarcò a Mazara e da lì parti alla conquista
dell'intera isola. Gli arabi portarono nuovi medodi coltivazione, di irrigazione, di
costruzione , di pesca. Diffusero cultura, tecnica. Civiltà.
Sono trascorsi più di mille anni e nelle stesse coste altre navi (spesso barche come
bagneruole ) arrivano. Cariche dei discendenti di quel popolo di conquistatori. La
gente dell'Ifriqiya è ritornata, ma da sconfitta, con la speranza di non annegare in mare
e di trovare un lavoro.
Ben Mohammed Toufaryi si fa chiamare Matteo. A Salemi è di passaggio, magari non ci sarà
più all'uscita di questo articolo. Ci conduce nel suo alloggio: una casa presa in
affitto dall'unico degli otto che la abitano che è in regola col permesso di soggiorno.
Un centinaio di migliaia di lire al mese per un alloggio senza luce elettrica, senza
acqua corrente, e senza mobili. Un quartiere del centro storico salemitano, tra i ruderi
del terremoto di trentuno anni fa. Per terra materassi e coperte, scatole di cartone che
tengono caldo e il lusso di una stufa a gas degli anni '60, oltre alla indispensabile
cucina. E' pulito, per quanto pulito possa esserci in una casa dove l'acqua si trasporta
con i bidoni.
Ben ci racconta del suo diploma in scienze sperimentali e della voglia di iscriversi
all'università di Palermo. Ma è impossibile, perché in Sicilia gli atenei sono chiusi
agli extracomunitari. Ci parla anche dei suoi compagni di stanza, che hanno paura che un
articolo possa in qualche modo danneggiarli, essendo quasi tutti non in regola. Di come
ogni tanto vanno alla mensa della Caritas cittadina, che è l'unico ente che di fatto si
prende cura di loro, cucinando ogni giorno un "piatto di pasta".
Due anni fa il comune di Salemi aveva preso una iniziativa interessante, per aiutare
gli extracomunitari: l'ufficio assistenza rimaneva aperto anche il sabato e la domenica,
per dare modo a questi ospiti di andarci se avessero avuto bisogno di qualcosa, come
imparare a compilare un modulo, "sbrigare una pratica"e via dicendo. Erano stati
affissi manifesti in lingua araba, per far conoscere l'iniziativa. Il risultato è
stato fallimentare: la paura che un ufficio istituzionale come quello di Assistenza avesse
l'obbligo della denuncia, ha tenuto lontani gli ospiti stranieri. Pochi si sono presentati
(quelli già in regola), e pochi sono stati aiutati.
Il servizio è stato soppresso.
All'ufficio di collocamento ci forniscono i dati ufficiali aggiornati al 30 settembre: a
Salemi risultano 31 tunisini, 6 marocchini, 2 albanesi, 2 rumeni, 1 ceco, 1 cinese
iscritti nelle liste in cerca di occupazione. Già occupati ve ne sono 22 in
agricoltura, 16 nell'edilizia e 3 in altri settori. Il totale tra occupati e disoccupati
è di 84 unità, di cui solo 5 donne. Poche donne perché i nordafricani non hanno alcuna
voglia di "richiamare" la famiglia in Italia, in linea di massima.
Ce lo ha spiegato tempo fa il professor Hannachi Abdel Karim, insegnante a Mazara .
"Il desiderio dei nordafricani- ci ha detto- è di racimolare quanto basta per
ritornare in patria. Con un pò di denaro, un bagaglio di conoscenze "europeo" e
un pò di buona volontà, si potrà aiutare l'intero proprio paese. Il governo tunisino,
per esempio, favorisce tale politica anche in modo concreto. A Mazara i figli dei
tunisini, anche se nati in Italia, possono frequentare la scuola tunisina, con insegnanti
inviati dal governo del Paese nordafricano e seguire corsi di studi propri parlando
l'arabo e non l'italiano. Ecco perché a volte l'integrazione tra i nostri popoli diventa
difficile : per scelta politica".
Meno di un centinaio di extracomunitari presenti a Salemi, secondo i dati ufficiali,
diventano quasi un migliaio nel periodo di vendemmia, ma neanche per loro, che sono di
passaggio, l'Amministrazione ha previsto nulla. L'assessore Giovanni Loiacono ci
dice che non conosce il problema, ma che cercherà di informarsi. I Vigili Urbani ci
mostrano come oltre a quelli iscritti al collocamento ve ne siano altri, peruviani,
maltesi, albanesi, moldavi. Alcune, donne in cerca di "marito", altri di
occupazione. "Ma a Salemi ci sono così poche possibilità di lavoro che- dice il
vigile Grispi- la maggior parte di essi partirà presto". NINO TILOTTA
(ha collaborato Mohammad Agir)