Notiziario

NINO TILOTTA CYBER EDITOR

NOTIZIARIO

 

ANNO 2
GENNAIO  1999

 

 

 

 

 

 

  DALL' IFRIQIYA ALLA SICILIA
  Ecco come vivono gli extracomunitari
          del nord Africa quì da noi
   Da conquistatori a venditori di cianfrusaglie.
Fanno i lavori peggiori quasi sempre "in nero."
                Pur di rimanere in Sicilia.           
         L'approssimazione delle istituzioni.             

  Sono trascorsi più di mille anni, da quando la prima nave carica di berberi del nord Africa, salpata dall'Ifriqiya (l'odierna Tunisia), sbarcò a Mazara e da lì parti alla conquista dell'intera isola.  Gli arabi portarono nuovi medodi coltivazione, di irrigazione, di costruzione , di pesca. Diffusero cultura, tecnica. Civiltà.
Sono trascorsi più di mille anni e nelle stesse coste altre navi (spesso barche come bagneruole ) arrivano. Cariche dei discendenti  di quel popolo di conquistatori. La gente dell'Ifriqiya è ritornata, ma da sconfitta, con la speranza di non annegare in mare e di trovare un lavoro.
Ben Mohammed Toufaryi si fa chiamare Matteo. A Salemi è di passaggio, magari non ci sarà più all'uscita di questo articolo. Ci conduce  nel suo alloggio: una casa presa in affitto dall'unico degli otto che la abitano che è in regola col permesso di soggiorno. Un centinaio di migliaia di lire  al mese per un alloggio senza luce elettrica, senza acqua corrente, e senza mobili. Un quartiere del centro storico salemitano, tra i ruderi del terremoto di trentuno anni fa. Per terra materassi e coperte, scatole di cartone che tengono caldo e il lusso di una stufa a gas degli anni '60, oltre alla indispensabile cucina. E' pulito, per quanto pulito possa esserci in una casa dove l'acqua si trasporta con i bidoni.
Ben ci racconta del suo diploma in scienze sperimentali e della voglia di iscriversi all'università di Palermo. Ma è impossibile, perché in Sicilia gli atenei sono chiusi agli extracomunitari. Ci parla anche dei suoi compagni di stanza, che hanno paura che un articolo possa in qualche modo danneggiarli, essendo quasi tutti non in regola. Di come ogni tanto vanno alla mensa della Caritas cittadina, che è l'unico ente che di fatto si prende cura di loro, cucinando ogni giorno un "piatto di pasta".
Due anni fa il comune di  Salemi aveva preso una iniziativa interessante, per aiutare gli extracomunitari: l'ufficio assistenza rimaneva aperto anche il sabato e la domenica, per dare modo a questi ospiti di andarci se avessero avuto bisogno di qualcosa, come imparare a compilare un modulo, "sbrigare una pratica"e via dicendo. Erano stati affissi manifesti in lingua araba, per far conoscere l'iniziativa.  Il risultato è stato fallimentare: la paura che un ufficio istituzionale come quello di Assistenza avesse l'obbligo della denuncia, ha tenuto lontani gli ospiti stranieri. Pochi si sono presentati (quelli già in regola), e pochi sono stati aiutati.
Il servizio è stato soppresso.
All'ufficio di collocamento ci forniscono i dati ufficiali aggiornati al 30 settembre: a Salemi risultano 31 tunisini, 6 marocchini, 2 albanesi, 2 rumeni, 1 ceco, 1 cinese iscritti nelle liste in cerca di occupazione. Già occupati  ve ne sono 22 in agricoltura, 16 nell'edilizia e 3 in altri settori. Il totale tra occupati e disoccupati è di 84 unità, di cui solo 5 donne. Poche donne perché i nordafricani non hanno alcuna voglia di "richiamare" la famiglia in Italia, in linea di massima.
Ce lo ha spiegato tempo fa il professor Hannachi Abdel Karim, insegnante a Mazara . "Il desiderio dei nordafricani- ci ha detto- è di racimolare quanto basta per ritornare in patria. Con un pò di denaro, un bagaglio di conoscenze "europeo" e un pò di buona volontà, si potrà aiutare l'intero proprio paese. Il governo tunisino, per esempio, favorisce tale politica anche in modo concreto. A Mazara i figli dei tunisini, anche se nati in Italia, possono frequentare la scuola tunisina, con insegnanti inviati dal governo del Paese nordafricano e seguire corsi di studi propri parlando l'arabo e non l'italiano. Ecco perché a volte l'integrazione tra i nostri popoli diventa difficile : per scelta politica".
Meno di un centinaio di extracomunitari presenti a Salemi, secondo i dati ufficiali, diventano quasi un migliaio nel periodo di vendemmia, ma neanche per loro, che sono di passaggio, l'Amministrazione ha previsto nulla. L'assessore Giovanni Loiacono  ci dice che non conosce il problema, ma che cercherà di informarsi. I Vigili Urbani  ci mostrano come oltre a quelli iscritti al collocamento ve ne siano altri, peruviani, maltesi, albanesi, moldavi. Alcune, donne in cerca di "marito", altri di occupazione. "Ma a Salemi ci sono così poche possibilità di lavoro che- dice il vigile Grispi- la maggior parte di essi partirà presto".
             
NINO TILOTTA
    (ha collaborato Mohammad Agir)