RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Cari signori,
ho visto la vostra pagina sui NYR. Devo segnalare che il tentativo di
contattarvi con il link sulla pagina non è possibile e quindi dovreste
correggere questo errore.
Trovo lodevole l'iniziativa di propagandare l'hockey su ghiaccio in Italia.
Un po' meno tifare per una squadra di spendaccioni perdenti come i Rangers.
Perche' non aiutare le squadre canadesi in difficolta' o quelle che stanno
attente a quello che spendono?
Con la politica dei Rangers, anche in America l'hockey sarebbe destinato a
scomparire come è già successo in Italia grazie a tipi come il prossimo
presidente del consiglio.
Perche' non allargate il sito ad altre squadre?
Cordiali saluti.
Roberto Bellino
Risponde Nyritaly:
Grazie per il suggerimento, ma avevamo già provveduto (abbiate pazienza, il sito è ancora… in fasce) a sistemare il link della email.
Per quanto riguarda la sua richiesta, che dire? il nostro sito nasce per essere la voce dei fans italiani di una squadra di spendaccioni perdenti come appunto i Rangers.
Noi speriamo che perdano meno… Si sa, al cuore non si comanda, se uno è juventino, un altro tifa per la Reggina o il Como. C’è spazio per tutti.
D’altro canto noi di Nyritaly siamo convinti che la questione non sia esattamente nei termini da lei esposti, anche perché un conto è l’hockey (o lo sport) italiano. Ben altro quello americano.
I Rangers possono spendere perché stanno in una megalopoli che offre quasi sempre il tutto esaurito a questa squadra.
Ma la NHL (come pure le altre legge professionistiche sportive) ha un sistema di equilibratura dei valori che permette una democrazia da noi solo sognata: un esempio fondamentale i giovani da draftare. Tutti in un calderone per poi essere scelti innanzitutto dai team più deboli. Così sono nate “dinastie” di team vincenti.
Come successe negli anni 80 agli Edmonton Oilers con Gretzky, così ai giovani Pinguini di Pittsburgh dopo l’arrivo di Mario Lemieux. Così poteva essere, ma non è stato, a Quebec City dopo l’acquisto di Lindros il quale preferì andare in un’altra squadra ricca (perdente finora) come Philadelphia. Che ha pagato il giovane Lindros a peso d’oro: sei giocatori più tanti soldini, più il diritto di portarsi a casa niente meno che Peter Forsberg.
E proprio Forsberg permise alla squadra di Quebec (trasferitasi a Denver nel 1994 e diventata Colorado Avalanche) di vincere subito la coppa. Mentre Lindros e Philadelphia la stanno ancora sognando.
Chiaro, no?
Lasciamo stare i casi nostrani, tristi nel passato ma anche nel presente.
Lo scorso aprile (alla fine della stagione disastrosa dei Rangers) questo scrivevamo su Hockeymania
http://hockeymania.cjb.net
Per la terza stagione consecutiva i New York Rangers hanno mancato la
qualificazione ai play-off. La notizia è clamorosa, soprattutto perché
la scorsa estate il team di Manhattan ha condotto una campagna acquisti
faraonica, spendendo la bellezza di 60 milioni di dollari (oltre 12
miliardi di lire quindi).
Ma le cose non sono andate come previsto e la dirigenza ha già preso le
contromisure licenziando sia l'allenatore John Muckler, che il general
Manager, Neil Smith, principale attore nella disfatta. Smith ha sempre
privilegiato la politica degli acquisti anche clamorosi piuttosto che
far crescere dei giovani, come fanno molte squadre. Il portafogli pieno
finora glielo ha permesso, ma i risultati parlano a favore di quelle
franchigie che sono state in grado di gestire un pacchetto di giovani in
grado di rappresentare il futuro.
Alla fine dell'ennesima stagione negativa, e con l'obbligo psicologico
di riempire il vuoto lasciato da Gretzky che andava in pensione, lo
scorso luglio Smith si era affrettato a mettere sotto contratto alcune
stelle lasciate libere dalle loro squadre per la cosiddetta "free
agency". Svincolati dal loro contratto erano giunti a New York, a colpi
di miliardi, capeggiati da Theoren Fleury (una carriera con i Calgary
Flames, ala destra dalla statura minima, ma dalla velocità
nell'esecuzione e dalla grinta uniche). Poi venne il turno di Valeri
Kamensky, ala sinistra russa prelevata dai Colorado Avalanche. Ceduto il
giovane portiere Cloutier in cambio di una futura promessa, ecco
giungere a Manhattan anche l'esperto Kirk McLean, ultimamente nei
Florida Panthers dopo una vita a Vancouver. E poi due esperti difensori
come Quintal e Lefebvre. Non solo, ma a stagione iniziata i Pittsburgh
Penguins cedevano volentieri il grintoso Kevin Hatcher in cambio del
meno costoso Popovic.
La difesa dei Rangers sembra stellare, ma l'attacco non gira a dovere:
Fleury fatica a raggiungere la metà dei punti da lui solitamente segnati
in un anno e Petr Nedved non sembra un centro di caratura elevatissima.
O comunque non certo in grado di non far rimpiangere gli amatissimi
Gretzky e Messier. Per fortuna i rookies quest'anno funzionano: il ceco
Hlavac viene messo in prima linea con i connazionali Nedved e Dvorak e
nel contempo il difensore Kim Johnsson dimostra di avere delle qualità.
Ma è soprattutto il centro ventenne Mike York a stupire: a fine stagione
arriva a 50 punti, con 26 goal segnati. Nei Rangers è il miglior rookie
dai tempi del rimpianto Tony Amonte, la cui cessione frettolosa a
Chicago, dove ora è una stella, è uno degli errori più clamorosi
commessi dal gm Smith negli scorsi anni. E' vero che nel 1994 i Rangers
erano riusciti a rompere un digiuno quarantennale vincendo la Stanley
Cup. Ma da allora non sono mai andati oltre i primissimi turni nei
play-off. E Smith, oltre ad essere uno dei principali imputati, ha anche
la "colpa" di non essere riuscito a portare a New York Eric Lindros e
Joe Sakic prima e soprattutto Pavel Bure lo scorso anno. Cosa che,
secondo quanto dichiarato dallo stesso Gretzky, avrebbe evitato il
ritiro del "great one"!
I Rangers sono tra le squadre più amate e al contempo più odiate della
National Hockey League. Il motivo di tanto astio nei loro confronti è
principalmente la loro potenza economica quasi unica nel panorama della
lega nordamericana, dovuta anche alla loro capacità di richiamo di
pubblico. La loro casa è il Madison Square Garden, storico tempio dello
sport collocato nel centro di Manhattan, i cui 18.200 posti a sedere
sono peraltro spesso esauriti, soprattutto nelle classiche sfide contro
i Philadelphia Flyers e nei derby contro gli Islanders ed i New Jersey
Devils.
Ora per il team newyorchese è il momento di cambiare tutto. Dopo general
manager, autore di errori scellerati e di una gestione fallimentare come
quest'ultima, e l'allenatore probabilmente qualche vecchio giocatore
saluterà Manhattan. Magari a favore di qualche giovane da coccolare in
attesa che diventi una stella.