Contributo al laboratorio residenziale del Centro Studi GLTQ – Prato Galceti – 6-8/12/2002 e.v.
Teoria&pratica pagana
Quartilla rappresenta in questa sede il gruppo paganiqueer con sede presso l'associazione IREOS, scrive sulla fanzine Ellenismos-gentilitas e sulla mailing list DivinaAthena; il presente intervento è stato costruito col contributo di una pluralità di soggetti, e si limita agli spunti forniti dalla Preciado nel suo Manifesto contra-sessuale in tema di religione.
L'apparenza inganna: il nome a genere invertito e il dildo sono convergenze superficialmente casuali tra la mia personalità queer-pagana e il progetto contrasessuale della Preciado. Il mio crossgenderismo pagano politeista si esercita infatti reversibilmente in particolari circostanze ed è limitato nel tempo, non costituendo un carattere esclusivo e irreversibile dell'identità personale. Il mio attrezzo è stato fabbricato in Giappone come erogatore di profumo per l'ambiente domestico per celebrare le falloforie primaverili (hounen matsuri).
Il lavoro di Beatriz Preciado risente fortemente del monoteismo, sia nella teoria sia nella pratica. Le pratiche illustrate nel libro richiamano l'esoterismo magico-ermetico, in cui sono parzialmente radicate tradizioni pagane come la Wicca e in genere tutta la magia europea che ha attraversato il medioevo e l'età moderna. Rivelatori di questa cultura sono il primato della rappresentazione della realtà sulla materialità della stessa, la funzione ordinatrice della parola, che rimanda alla funzione cosmogonica dell'alfabeto nella tradizione ebraica, la rigorosa disciplina intellettuale e operativa, la trascendenza e la normatività della scrittura. Questa cultura ha come conseguenza una svalutazione del corpo umano-animale e della sua fisiologia a favore delle funzioni mentali (e il libro infatti è molto cerebrale!). La rilocazione anestetica e anaffettiva del piacere proposta dalla Preciado è un prodotto atteso e tipico di questa cultura.
Come le sacre scritture e le tavole della legge, anche il manifesto contra-sessuale è normativo, proponendo nel suo articolato una serie di divieti, ai quali i sottoscrittori si impegnano ad attenersi in modo vincolante. Anziché offrire una dilatazione delle possibilità, si chiede la rinuncia ad alcune di esse precisamente individuate.
Anche la natura necessitante e legittimante tanto disprezzata dalla Preciado è quella normativa e riduttiva del monoteismo.
Questa subalternità culturale si manifesta anche con l'adesione a un tipo di pensiero razionalista che è il frutto laico del monoteismo procedimentale, con le sue topologie cartesiane, la rilevanza del principio della coerenza logica, l'esclusivismo purista dell'aut-aut, le sue pretese di sintesi dopo tesi e antitesi (l'opera al rosso dopo l'opera al nero e l'opera al bianco.
La logica occidentale (già dal pitagorismo) è infatti il risultato di un processo culturale tutto in sottrazione che dal poli-teismo è passato al mono-teismo e all'a-teismo, trionfante nel XX secolo e.v., quando anche l'arte, dopo aver ucciso Dèi e Dèe, con rapida sottrazione semica ha raggiunto prima il quadrato bianco su fondo bianco del suprematista K. Malevic, poi il grande vetro esoterico di Duchamp, infine l'arte(?) concettuale smaterializzata.
In questo deserto immaginativo ed emotivo creato nella dimensione irrazionale della personalità il capitalismo, vero deus ex machina della filosofia occidentale moderna, ha potuto riversare con successo tutto il suo carico immaginativo consumistico.
Il paganesimo, termine recuperato come significante positivo in modo simile a 'queer', significa oggi un politeismo nel quale gli dei/dee si originano dalle pratiche di vita dei praticanti in analogia a quel paganesimo che era 'discorso' del pagus, del villaggio, scaturito dalla vita dei paesani e non ordine astratto e ideologico riflesso nel dodecatheion.
La critica (neo)pagana dell'eterosessismo patriarcale è ancora più radicale: anziché contrapporsi, ne prescinde cominciando col non accoglierne il linguaggio e i procedimenti mentali.
Il procedimento mentale (non si può chiamarlo pensiero) pagano parte dalla pratica (la religio più autentica anzi si limita a quella) ed è inclusivista cioè additivo e la sua caratteristica è l'alternanza elettiva, anziché la coerenza logica. Se c'è scrittura è solo tentativo di descrizione del fatto compiuto, è mito, cioè racconto. La personalità, corpo e anima, è accolta in tutte le sue componenti, razionali e irrazionali, attive e passive, creative e distruttive; solo così si governano davvero tutte le forze effettivamente agenti.
Facciamo un esempio dei due modi di porsi utilizzando uno slogan femminista:
le mono/a-teiste diranno: "né puttana, né Madonna, solo donna", le politeiste: "puttana, vergine, donna", evidenziando che non si è qualcosa contro qualcos'altro (fatti salvi i tentativi diplomatici di giungere a orribili sintesi di compromesso generalmente frustranti per ambo i fronti), ma si è tutto, attori e agiti, vittime e carnefici, Afrodite urania e e Tifone tellurico.
Il sacerdozio di Afrodite si fa, a pari valore, con la ierodulia, con tiasi saffici, con la verginità e la castità, ciascun seguendo le proprie inclinazioni. Nel rito e nella sessualità ci si abbandona e si è agiti/e, più che attori/attrici.
Roman Jakobson ha mancato nell'omettere nella sua classificazione, la funzione linguistica tipica del politeismo: quella fabulatoria. Si tratta di una ridondante proliferazione semica mitopoietica, feticista, idolatra e totemista che fa di solito inorridire tanto i mono-teisti quanto gli a-teisti.
Per il politeismo la natura è possibilista, pluralista e arbitraria e gli Dèi sono uno strumento di negoziazione con essa. Se ne colgono le possibilità di metamorfosi, la transitorietà piuttosto che una fissità normalizzata. Gli Dèi e le Dèe si presentano con aspetto antropomorfo, zoomorfo, fitomorfo, geomorfico, in forma aniconica.
Il politeismo nelle sue diverse tradizioni etniche dà grande risalto al genere, che diviene spesso uno dei fondamenti stessi del sacro.
Non è tuttavia lo stesso tipo di genere dell'eterosessismo coattivo d'origine monoteista. Basti accennare che non c'è un femminile pagano, ma più femminili.
Gli Dèi e le Dèe allora costituiscono un molteplice nel molteplice, una deriva di senso e insieme fabbrica di senso inesauribile. E' attraverso e con queste divinità che dobbiamo creare le nostre pratiche e magie sessuali, affinché possiamo creare un luogo molteplice nel molteplice e rendere eccentrico l'eterocentrismo.
Vedi anche:
http://web.tiscali.it/centrostudigltq/gli__abstracts.htm
http://www.ecn.org/agaybologna//modules.php?name=News&file=article&sid=29
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