Faust
 
DOTTOR FAUST
La performance che presentiamo è il frutto di un lavoro portato avanti con il corso avanzato del Laboratorio Teatrale dei Girasoli sul testo di Christopher Marlowe e sul montaggio che Grotowski fece di questo testo. Nel Dottor Faust di Marlowe (per alcuni critici precedente al 1590, per altri opera ultima), figlio della riforma e dell’Umanesimo, Faust aspira a una conoscenza che è anche possesso, realizzazione piena delle sue potenzialità materiali e spirituali. Ma egli non può evitare il destino storico che gli impone la piramide gerarchica dell’esistente e il dominio teologico su tutti i campi dell’esperienza. Ribelle luciferino, non può non piegarsi al sistema cristiano ancora operante e vincolante.

Faust rifiuta la medicina per le arti magiche ed invoca lo spirito di Mefistofele che, sadicamente giunge. Mefistofele è una figura fin dall’inizio ambigua e polivalente. Seguirà il patto di sangue e il contratto attraverso il quale Faust venderà la sua anima al diavolo e sarà dannato per sempre. E dopo questo atto estremo si ribaltano i ruoli ed assistiamo al rovesciamento del modello faustiano:da eroe superbo a suddito atterrito. Il monologo finale di Faust, momento culminante dell’opera e dell’arte di Marlowe, è anche il culmine ironico del diabolico inganno.

 

Nello spettacolo “Dr Faust” con la regia di Jerzy Grotowski neanche una sola parola del testo originale di Marlowe è stata alterata, ma le battute sono state riorganizzate in un montaggio in cui il succedersi delle scene è stato modificato, nuove scene sono state create ed alcune di quelle originali omesse.

 

La performance teatrale “Faust” , presentata al Teatro Pascoli di Genzano e prossimamente in cartellone a Roma, nasce sullo studio e l’analisi della costruzione scenica del Dr Faust grotowskiano e si presenta come la conclusione di un percorso operativo incentrato sul Teatro Povero di Grotowski.

“FAUST” : Una sfida per gli allievi-attori
Il lavoro che portiamo avanti ormai da tre anni con gli attori del Corso avanzato ha abituato il pubblico a spettacoli brillanti e prettamente comici, dalle trame “leggere” e pretestuose. Ha abituato il pubblico a stare comodamente nei panni dello spettatore “passivo”, che segue lo spettacolo dal suo posto canonico, ben lontano dall’attore che, per tradizione, recita sul palco. Ha abituato lo spettatore ad immedesimarsi in una storia e a seguire le vicende dei personaggi anche grazie a sovrastrutture mimetiche quali scenografia, oggetti di scena, costumi.

Questa performance teatrale ribalta e rimodella completamente i parametri mentali che finora abbiamo seguito:

Il “Faust” è il primo testo drammatico messo in scena dagli attori del corso avanzato, dai contenuti assolutamente ostici e forti: potere, religione, morte.

Il “Faust” è il primo spettacolo dove gli attori scardinano il loro status tradizionale, ancorato ad un teatro convenzionale che li vede sul palcoscenico, divisi dal pubblico grazie all’impenetrabile, quasi sacra, quarta parete. Gli attori, liberi di muoversi, di vivere ogni angolo dello spazio scenico, recitano sul palco, sulle scale, fra il pubblico.
Il “Faust” è il primo spettacolo dove, volutamente e per scelta, non ci siamo posti il problema della scenografia, dei costumi, dei trucchi. Pochi, indispensabili elementi sono stati usati per un’esigenza scenica reale: il tavolo dove Faust consuma la sua ultima cena; dei teli neri o una maschera per i diavoli. Non ci siamo preoccupati di “mascherare” il teatro, né gli attori. L’ambientazione del Faust non è importante: è ovunque e in nessun luogo particolare perché vuol essere essenzialmente dentro di noi. Nelle emozioni.