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PRONTI PARTENZA VIA |
SCIA-SCIAA SCIA-SCII SCIA-SCIUU E Carlotta si svegliò di colpo, sudata e assetata, con i piedi sul cuscino e la testa sotto le coperte. Matilde - sussurrò - Matilde ho sete. Silenzio. Matilde... Cominciò ad avere paura. E a tastoni si arrampicò sul letto della sorella. Lei era al solito posto, tutta ordinata con il lenzuolo rimboccato e linconfondibile odore di apparecchio per i denti. Matilde! le urlò nellorecchio libero. E Matilde finalmente ebbe un sussulto. Si sollevò con uno scatto mentre Carlotta in quattro patate (come diceva lei) si ritrovò con il sedere per terra: Ahia! - urlò - Ho sete! Ma non è possibile...- Matilde cercò nel buio di individuare la sorella - NON E POSSIBILE ! Ma io ho sete! E io dormivo! Mi accompagni? ... UFFA - bofonchiò Matilde - Fai piano che svegli tutta la casa. Si sentiva importante quando usava le frasi degli adulti. E con uno sforzo considerevole si lasciò precipitare sul letto di sotto: Vieni, oramai sono sveglia. Tenendosi per mano, passo dopo passo si avviarono per il corridoio verso la cucina. Era tutto nero e non si vedeva al di là del proprio naso. Il respiro pesante del padre fu l'unico rumore rassicurante che udirono. CLIC SGNAM POFF ed eccole in un universo luminoso. Clodoveo, gatto nero, sul tavolo con una zampa sollevata, paralizzato, le guardava con gli occhi a punto interrogativo. Gli piaceva rintanarsi in cucina di notte. Era la stanza più calda e lui aveva il suo ingresso personale, la gattaiola. "Ciao Cleo". "..AO EO..". "MAO MEO ". Dopo i convenevoli Matilde cercò il bicchiere nella madia e si avvicinò al lavandino. Il rumore dell'acqua risvegliò Carlotta che si era già rimessa il dito in bocca. GLU GLU GLU fece Carlotta. Era proprio divertente bere così rumorosamente. E inoltre lei era famosa sin dai tempi dellasilo perché sapeva emettere un suono
insomma un rutto... che non aveva nulla da invidiare a quello di un adulto. AOUGH fece Carlotta. "Ma vuoi svegliare proprio tutti?" disse Matilde che sembrava arrabbiata, forse perché l'apparecchio la faceva sputacchiare qua e là. In realtà se la rideva sotto i baffi, come Clodoveo che si strusciava sulle sue gambe, per impietosirla e avere una dose extra di crostini. Allimprovviso il pavimento cominciò a tremare, prima leggermente, poi sempre più forte. Le piastrelle, di quelle a puntini che a guardarle si diventa strabici, parevano una marea di formiche: in salita e in discesa, vorticosamente, senza fine. Clodoveo saltò come una molla, a quattro zampe sul lavandino, il pelo ritto che lo faceva somigliare a un'istrice e si fermò così. Carlotta si avvinghiò alla sorella lasciando cadere il bicchiere:TOMF fece, senza rompersi. GLENG GLANG GLENG SBLOT GANG, nella madia era un tintinnare unico. SBAT, anche i vetri della finestra cominciarono a sbatacchiare. Matilde sgranò gli occhi e spalancò la bocca. Così perse l'apparecchio, che cadde sulla testa della sorella prima di toccare terra. E non richiuse la bocca fino a che tutto non tornò tranquillo e silenzioso. Solo allora in punta di piedi si avvicinò alla porta e con un gesto deciso la spalancò: SSSSSWWWWWWFFFFFFFFFFFFF, un colpo d'aria fredda s'infilò nella stanza e al posto del corridoio Matilde trovò una veduta della città dall'alto. Mille e mille lucine e là, a mezzaria, la luna con il viso lungo e l'aspetto triste di quando non è ancora piena ma quasi. Carlotta affacciata alla finestra intanto urlava: "Guarda là il campanile
. E lì, la torre
.". Matilde chiuse la porta e la riaprì subito dopo, di scatto. Per poi richiuderla senza speranze. Il panorama non era cambiato e la cucina non era più una cucina, ma una specie di camper volante. E mamma e papà? |
E' POSSIBILE CHE NESSUNO PARLI |
Guarda! - urlava Carlotta alla finestra - quella rossa con le finestre bianche è la casa di Camilla, sono sicura. E quelli sono i giardini! Vieni a vedere come siamo in alto. Matilde è bellissimo! Là cè qualcosa che vola alto come noi. Oh, ehi tu... di qua, guarda qua, CIAO... Matilde con la coda dellocchio vide passare un enorme uccello dargento con la pancia illuminata. Mamma mormorò sconsolata. Dai, non aver paura è un areo, un ario, be quello lì. Anche Gian Maria è andato in Africa con un aereo, toh, ecco come si dice. Non vedo lora che sia domattina per raccontarlo a scuola... Oh no e se stessimo andando in Africa? Esclamò impaurita Carlotta osservando la faccia tirata di Matilde. Si zittì per pensare, poi cominciò a singhiozzare come un cartone animato giapponese, allargando la bocca a dismisura. Matilde in preda al panico temette che la sorella ruotasse indietro le pupille e inghiottisse laria senza più respirare come quandera piccola. Ti scappa la pipì? le chiese per distrarla, con tono tranquillo e affermativo, quasi non fossero per aria, in una cucina e per di più diretti chissà dove. Aveva trovato la parola magica: Carlotta si calmò di botto ma perse la sicurezza dopo un secondo. Mi scappissima... dove la faccio? Matilde ripensò agli insegnamenti di nonna Brunilde: allarga le gambe, tieni bene le mutandine cercando di non essere né troppo piegata né troppo poco e attenzione agli schizzi. Ma Carlotta non era mai riuscita a fare la pipì senza schizzarsi, inciampare o peggio. E comunque non era il caso di sporcare il pavimento né il lavandino perché la mamma si sarebbe arrabbiata. La MAMMA, ricordò cercando di pensare cosa avrebbe fatto lei. Carlotta con aria persa muoveva il sedere di lato, dondolandosi, aspettando fiduciosa la soluzione della sorella, che intanto parlava ad alta voce: Non puoi farla per terra, non nel lavandino. In una pentola potrebbe andare, ma poi dovrei lavarla e mi fa schifo. A buttarla via si rischia di colpire qualcuno in testa - cominciò a ridere immaginando la doccia di pipì - Che sciocca, ci sono! Ti spenzoli fuori senza pantaloni del pigiama e la fai nellaria. E se cado? chiese Carlotta sottovoce, anzi con un filo di voce, intimidita dagli otto anni della sorella. Non è possibile, ti tengo io replicò Matilde. Carlotta sempre più dubbiosa lanciò uno sguardo alla figura sottile della sorella e soppesò il suo pancino mentre si toglieva i pantaloni del pigiama. Ma io PESO mormorò in preda allo sconforto. Potresti legarla. A quel punto si sentì una voce che non apparteneva a nessuno, anche perché, a parte loro due, non cera nessuno. Sì, dovresti legarla, così la puoi tenere meglio - proseguì la voce. E Clodoveo si affacciò alla finestra per controllare laltezza. |
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GIALLO SU GIALLO |
Io la pipì non la faccio fuori, no. Carlotta ginocchia strette, sedere in fuori, piedi uno sullaltro, sembrava vittima di un terrificante mal di pancia. Ma non cè niente sospirò Matilde, per nulla sconvolta, guardandosi attorno alla ricerca di una corda. Aveva sempre avuto la convinzione che Cleo sapesse parlare ma non volesse farlo e ora limportante era che dicesse cose sagge, come il Grillo parlante. Clodoveo, aiutaci per favore! lo supplicò. Soluzione! - disse il Gatto con fare sicuro, accompagnando la voce alquanto nasale con un gesto imperioso della zampa -Nellarmadio troverete un grande imbuto e una canna di gomma che PAPA adopera per travasare il vino. Ecco lo strumento che, usato come un vasino con lo scarico, serve al caso nostro. Basterà collegare limbuto alla canna e avere laccortezza di buttare la canna medesima fuori della finestra. A Carlotta suonò strano quel PAPA in bocca al Gatto. Voleva polemizzare ma pensò che fosse meglio sorvolare e con una vocina flebile assentì: Sì. Cleo ha ragione - ma fece apposta a interpellarlo con il suo diminutivo - Presto Matilde, non resisto più
Matilde, che stava ancora valutando quel PAPA detto dal Gatto, si scrollò e corse a cercare limbuto e la canna. Pochi secondi e dallarmadio volarono fuori rumorosamente dei coperchi, un trinciapollo, un forchettone, un batticarne, alcune vaschette per il gelato, dei piatti di carta, delle candeline e
finalmente un enorme imbuto giallo. Dopo una serie di oggetti non bene identificabili, Matilde estrasse un pezzo di gomma trasparente come la canna per annaffiare. Una pausa per riprendere fiato e, precisa come sempre, Matilde infilò la gomma nellimbuto. Carlotta, dopo aver spinto con fatica una sedia sotto la finestra, si accoccolò sopra a gambe aperte. Matilde, con aria un po schifata, sistemò limbuto in modo che il fiotto lo riempisse e prendesse la strada della canna, che nel frattempo aveva gettato fuori dalla finestra. ALT. Ferme. Linclinazione non è esatta! La canna è in salita - intervenne Clodoveo - Avvicinate il tavolo alla finestra: è più alto! Un poco innervosita Matilde sbuffò. Non fosse stato per la brutta situazione in cui si trovava, Carlotta sarebbe esplosa in una risata. Sua sorella era come una pentola scoppiettante sul fuoco, quando lacqua comincia a bollire sotto il coperchio. Il tavolo fu messo in posizione e finalmente Carlotta tenne stretto limbuto sotto di sé. Ma era ancora trattenuta da qualcosa. Controlla che sotto non ci sia nessuno
implorò. Matilde scrutò nel buio rabbrividendo dal freddo e cercò di descrivere il paesaggio: Boschi, prati e poi dormono tutti. Dai! Carlotta assunse laria di un palloncino che lentamente si sgonfia PSCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCCC A poco a poco i lineamenti del volto si distesero e gli occhi riacquistarono loriginaria grandezza. Si scrollò e cercò qualcosa per asciugarsi dagli schizzi. Matilde le allungò un foglio di scottex e prontamente le procurò un sacchetto in cui buttarlo. Non gettare la cartaccia nel bosco! disse impugnando limbuto in modo che non cadesse rovesciando sul tavolo quel poco che restava del suo contenuto. Giallo su giallo, pensò. E sorrise. Ah. Sconsolata Carlotta gettò il foglio nel sacchetto che a sua volta finì nel bidone della spazzatura, dietro lantina sotto il lavello. Le sarebbe piaciuto vedere la carta volare e seguirla con lo sguardo. Lavati le mani! urlò Matilde imperiosa. E la gioia svanì. Carlotta dopo essersi infilata di nuovo i pantaloni del pigiama saltò nel tentativo di girare il rubinetto dellacqua: SCROSCS. Si lavò le mani pensando che non si era goduta affatto la sua pipì, no davvero. Matilde appese limbuto a un gancio fuori dalla finestra, pensando che potesse tornare utile. Aiutami a rimettere il tavolo a posto - pretese - Pensa che strano. Alla televisione, nei film e nei cartoni animati, non fanno mai vedere qualcuno che fa la pipì. Non scappa mai a nessuno
neppure nei libri. Noi invece viviamo unavventura fantastica e a te scappa subito la PIPI. Pensa che scalogna. E vero - disse Carlotta che in realtà faceva solo finta di spingere il tavolo- E pensa se mi scappasse la cacca! |
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UN'OSPITE INATTESA |
Matilde venne colta da un brivido. Erano sole in mezzo al cielo e lunico pensiero erano i loro bisognini? Inaspettatamente un languorino le stuzzicò la pancia. Ho fame! lanticipò Carlotta. Per fortuna siamo in cucina sorrise Matilde. Ma, visto che aveva freddo, rovesciò per terra il contenuto del cassetto delle tovaglie e, scelta la più pesante, vi si avvolse come in un mantello. Carlotta cominciò a ridere e si travestì a sua volta. Così, colte dalla ridarola, si scatenarono buttando per aria tutto ciò che capitava loro a tiro. SFUT SPACK PUCH TRAK SFASC Clodoveo, che non voleva ricevere qualcosa in testa, pensò che fosse meglio defilarsi. E in quattro balzi si rifugiò sulla credenza, dietro la pianta, spiandole tra una foglia e laltra. Ma il balletto indemoniato venne interrotto da un avvenimento incredibile. Si alzò una folata di vento che fece sbattere i vetri della finestra
SBAT SBEREBEM Il vento dellEst! esclamò sbalordita Carlotta. MAOOOOOO miagolò Clodoveo che per lo spavento era tornato un gatto normale. La cucina volante andò a sbattere contro una nuvola e allinterno traballò tutto. Le sorelle, perso lequilibrio, si ritrovarono gambe allaria sul tappeto un po morbido e un po duro formato dagli oggetti sparsi sul pavimento. Matilde sollevò gli occhi spaventati e scrutò fuori: cominciava a spuntare la luce, anzi una palla luminosa, visibile in lontananza, era ferma in mezzo alla finestra. E dalla nebbia biancastra di una nuvola simile a zucchero filato ecco uscire una figura. Con una mano si teneva il cappello, con laltra reggeva un borsone e un ombrello. Mentre si accingeva a scavalcare il davanzale si fermò un attimo a rimirarsi nel vetro, dritta in piedi, con un sospiro di sollievo. E Mary Poppins! esclamò Carlotta allibita ma convinta da quella inequivocabile prova. Tutti conoscevano la vanità di Mary Poppins! E spalancò così tanto gli occhi che parevano voler schizzare fuori dalle orbite. Matilde rimase a bocca aperta, e per laccaduto questa volta sembrò aver perso la lingua invece dellapparecchio. A proposito, che fine aveva fatto? Clodoveo era piombato al suolo con il pelo tutto ritto e non sembrava proprio intenzionato a ricomporsi. Mary Poppins, perché di lei si trattava veramente, varcò la finestra con fare altero. |
ARRICCIATE IL NASO: SI MANGIA |
Ma a un esame più attento sostenere che quella strana donna allampanata ed elegante fosse proprio Mary Poppins, risultava non facile. Sembrava piuttosto una fotocopia della loro amatissima nonna Brunilde. A cominciare dal cappello: un feltro verde con una piuma infilata, che conferiva un aspetto energico e volitivo. Il corpo snello era rinchiuso in una mantella di color tortora. Da sotto spuntavano dei fuseaux dello stesso colore del cappello. Ma i piedi, anche se calzati in scarpe di lusso, stonavano. Erano smisurati, eppure si sa che i piedi servono a sorreggere il corpo e più il corpo è alto, più i piedi devono essere lunghi. Infatti Mary Poppins era molto, molto alta. Come prova inoppugnabile stringeva tra le mani un ombrello dal manico a testa di pappagallo e un borsone ricavato da un tappeto. Buongiorno bambine, mi fa proprio piacere trovarvi così mattiniere esordì con tono brusco. E dopo aver gettato unocchiatina tuttintorno, ARRICCIO il naso, come faceva sempre quando era irritata. Che disordine! Sarà il caso di riordinare, prima di far colazione. Mi era parso di sentire che avevate fame. Matilde e Carlotta erano sbalordite: avevano finalmente compreso cosa significasse ARRICCIARE IL NASO. Quante giornate avevano trascorso provandoci, dallinverno in cui la mamma aveva letto quel libro. Lo rifai? domandò una vocina timida. Apparteneva alla saggia, educata ma anche scorbutica (secondo Carlotta) sorella maggiore. Rifaccio cosa? domandò Mary Poppins, altezzosa. ARRICCIARE IL NASO rispose Matilde, pronta a subire le conseguenze della sua richiesta sfacciata. Non ci penso nemmeno! Ma, essendo contrariata, arricciò il naso contro la sua volontà.Allopera bambine! Appoggiò il borsone sul tavolo e, impugnato lombrello come la bacchetta di un direttore dorchestra, improvvisò una SINFONIA DELLORDINE. Matilde e Carlotta danzavano come due bamboline caricate a molla, riponendo tutte le cianfrusaglie non proprio al loro posto ma quasi. Clodoveo non dava segno di essersi ripreso. Con il muso fra le zampe, emetteva miagolii infastiditi. Quando tornò il silenzio, Mary Poppins aprì il suo borsone e cominciò a estrarre una serie di leccornie mai viste tutte insieme e con le quali imbandì la tavola, dopo aver steso sopra un plaid da picnic, come se si trovassero in mezzo ai fiori su un prato. Potevano sentirne anche il profumo. Latte, cornflakes, popcorn, yogurt, banane, fragole, mirtilli, more, lamponi, e anche mele per la povera Matilde che, a causa dellallergia, non poteva mangiare altra frutta. Milkshakes al cioccolato e tanti panini imbottiti con hamburger e salsa rossa. Patatine fritte. Crêpes ripiene di ricotta. Torta di mele e torta di riso. Cioccolatini e caramelle mou al latte. Tanti e tanti confetti multicolori.E per finire una SacherTorte e uno Strüdel dallaspetto squisito e familiare, simile in tutto e per tutto a quelli cucinati dalla nonna Brunilde. Con uno sguardo di commiserazione Mary Poppins sinchinò per mostrare a Cleo dei bocconcini di pollo su un piattino. Non si scompose minimamente quando il Gatto al posto delle fusa se ne uscì con un grazie alquanto nasale. Sollevò il piattino e lo appoggiò sul plaid insieme alle altre pietanze, ordinando imperiosamente: Tutti a tavola. E buon appetito! Bambine e Gatto, tornato in sé, obbedirono. |
UNA BOTTIGLIA E LINCONFONDIBILE PUZZA |
SGRUNT GNAM SLAP GLUGLU CRIK CROK CRUK fecero Matilde e Carlotta. Ora riproviamo senza il sonoro. Le riprese Mary Poppins stranamente gentile, ma con il naso sempre arricciato. Clodoveo, seduto sul tavolo, immergeva il muso nel piattino inghiottendo silenziosamente uno dopo laltro i bocconcini rosa. Alla fine slinguettò signorilmente del latte e strofinò il muso su un tovagliolino di carta. Poi rimase seduto immobile come una sfinge. Carlotta ebbe il buon gusto di mettersi una mano davanti alla bocca in attesa del solito rutto. Ma al momento opportuno tutte due le mani erano impegnate e dalla bocca uscì un tuono senza precedenti: EOUOUEGHH Quante Mary Poppins esistono? Matilde cercò di distrarre la governante, approfittando delloccasione per osservare meglio il naso arricciato. Come sarebbe? IO sono MARY POPPINS, lunica meravigliosa MARY POPPINS!!!!!!!!!! - sarrabbiò con il naso oramai incartapecorito - E parlo tredici lingue: italiano, come potete sentire senza nessun accento; inglese naturalmente; tedesco, francese, romanzo, spagnolo, russo, svedese, olandese, norvegese, ungherese, arabo e cinese e sto studiando il lettone e il giapponese. IO sono sempre perfetta, IO sono la perfezione. Disse cercando la sua immagine riflessa nelle piastrelle lucide. A proposito è lora della medicina. Riprese dopo una lunga pausa. Dal borsone afferrò una bottiglia di vetro marrone con unenorme etichetta bianca (veramente bianca perché non cera alcuna scritta) che prese a fluttuare nellaria. Prendete i cucchiai! Mary Poppins invitò le bambine. Matilde tese educatamente il cucchiaio aspettando il suo turno, Carlotta invece impugnò una forchetta e cominciò a sbatterla sul piattino. La bottiglia parve indecisa, si agitò un po e alla fine si diresse veloce verso Carlotta. Sinclinò da sola e, SPOT una castagna arrostita già sbucciata e pronta per essere mangiata cadde sul piattino. La bambina linfilzò e ne fece un boccone. La bottiglia allora riprese la sua corsa, fece una brusca svolta, si fermò di scatto e rovesciò nel cucchiaio di Matilde un liquido denso e marrone. Marmellata di marroni!!!! Oh, ancora, ancora... Ma la bottiglia si diresse verso Mary Poppins che lafferrò al volo e bevve direttamente a canna. Poi, sorridendo, si pulì la bocca con il dorso della mano. Matilde e Carlotta la fissarono stralunate. Ma il rumore della sabbia smossa nella cassetta di Cleo, dentro larmadio a muro, attirò la loro attenzione. TRRRRTRT TRT TRR silenzio. PLOP PLO PLO PLOP Silenzio TRRRRTRT TRT TRR e linsopportabile puzza non lasciò dubbi su quanto era accaduto. Carlotta si turò il naso con le dita a mo di molletta, Matilde con le lacrime agli occhi venne presa da una crisi di sconforto. O MAMMA adorata, come mi manchi, pensò. E facendosi coraggio sinfilò nellarmadio a muro. Con lapposita paletta, cercando di imitare i gesti della madre, mise il contenuto maleodorante dentro un sacchetto che poi chiuse ben bene. Dopo averlo appoggiato momentaneamente sul davanzale della finestra andò a lavarsi le mani. Nei suoi occhi si poteva leggere il dubbio: doveva gettarla dalla finestra quella cosa puzzolente, o no? Alt. Ci penso io Devo andare a un altro appuntamento. Non ti preoccupare. Posso buttarla via io la spazzatura. Cè un bidone più avanti sulla destra. Non si deve insozzare il cielo. Mary Poppins ripiegò il plaid con tutto il suo contenuto, ne annodò lestremità e impugnati ombrello e borsone, sollevò con due dita il sacchetto incriminato e saltò fuori dalla finestra. Alla prossima.... Furono le sue ultime parole, poi sparì nella nebbia lasciandosi alle spalle un buonissimo odore di pulito. |
NON TUTTE LE STREGHE VOLANO A CAVALLO DI UN MANICO DI SCOPA |
Voglio il mio caldo morbido letto. Giuro che non mi alzerò mai più. Lo giuro sulla testa... del coboldo. SIGH Voglio la mia mamma. Carlotta piagnucolava fissando il vuoto dinanzi a lei. La nebbia si era dileguata e intorno era tutto cielo celeste, azzurro e turchino. Allorizzonte sotto la palla infuocata del sole era apparso un puntino più scuro "Un gabbiano di passaggio alla loro vista si agitò tanto da perdere alcune penne, che cominciarono a precipitare lentamente, dileguandosi in mille e mille giri. Matilde si sporse dalla finestra per seguirle con lo sguardo e allora si accorse che lazzurro sotto di loro era il mare. Oh, pensò, e se stessimo andando veramente in Africa, magari fra le fauci di una belva? Non credo proprio. Questo è un paesaggio incantato. La rassicurò la voce nasale di Clodoveo, facendola sobbalzare. Era convinta di non aver detto mezza parola. Di certo quel Gatto aveva la facoltà di leggere nei pensieri umani. Carlotta, per placare il suo bisogno di coccole, lo afferrò abbracciandolo. E Cleo, acquattato al calduccio, si lasciò accarezzare contropelo. Per un altro gatto sarebbe stata una vera tortura ma lui fece delle fusa rumorosissime. Qualche lacrima cadendo si perse nel folto pelo lucido. Matilde osservava la scena seduta sul davanzale della finestra e cominciò a riflettere. Da quando aveva avuto il primo ricordo si era sentita una strega (naturalmente di quelle buone). Sapeva dai libri che i gatti delle streghe non hanno paura dellacqua. Cleo non solo aveva attraversato a nuoto un fiume, ma faceva sempre il bagno al rientro delle vacanze. Così, se due più due fa quattro, Cleo era il gatto di una strega e lei la strega. Bastava crederci! E volle fare la prova: Voglio atterrare nellISOLA CHENONCÈ . Urlò, tenendosi ben stretta, pronta allatterraggio. La Cucina si inclinò verso il mare e si diresse a folle velocità incontro al puntino nero allorizzonte. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° Lo sapevo...lo sapevo - urlò felice Matilde sospesa nel vuoto, capelli al vento come una vera condottiera - sono una strega! Evviva! IUHUH. Domani a scuola lo racconto a Fiammetta. Cleo, brutta bestiaccia perché non me lo hai rivelato prima? Aveva dimenticato ogni paura. Non è vero, non è vero... Non PUO essere vero. Sembrò smentirla Clodoveo, più spaventato che mai. MAOOOOOOOOO. Voglio tornare a casa... Balbettò Carlotta con il volto oramai fradicio di lacrime. Guarda stupida frignona, guarda lISOLA CHENONCÈ. Proprio come labbiamo immaginata! Con i capelli arruffati e gli occhi lucidi per il vento, Matilde pareva una vera strega, di quelle dispettose e per nulla accomodanti. Lunica speranza che restava alla povera Carlotta era di non crederci, sfidando levidenza. Se io non ci credo per me non lo è. Si ripeteva ripensando agli insegnamenti della mamma. E mentre le due sorelle restavano ancorate ai propri desideri la cucina si preparava a sbarcare su unisola inesistente. |
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L'ISOLA INESISTENTE |
Di nuovo in piedi, dopo limpatto con il terreno, si affacciarono e videro lenorme criniera di un LEONE mollemente sdraiato al sole. E il mio Leone, guarda! Gridò Carlotta eccitata e, almeno per il momento, consolata. Là guarda là. Ci sono le mie Volpi - Matilde con il dito indicò una tranquilla famigliola rossa, madre padre e tre cucciolotti, al riparo di una vecchia quercia - Là proprio vicino la lago. E se quello è il lago, vuol dire che i pirati non si trovano nelle vicinanze. Siamo state fortunate! Carlotta rabbrividì e istintivamente cercò di chiudere la finestra. Stupida. Non possiamo chiudere la porta perché non cè la chiave e tu ti preoccupi della finestra. Andiamo a cercare Peter Pan, piuttosto. Matilde nei panni di una strega si sentiva al sicuro. Ma a farle venire qualche dubbio ci pensò Clodoveo: Sei certa che la Cucina non se ne torni a casa senza di voi? Le domandò con un sorrisetto antipatico. Carlotta simmobilizzò e Matilde prese la coraggiosa decisione di uscire da sola per ispezionare il territorio. Dopotutto la strega era lei. Uscì con una scopa in mano, dandosi molte arie da difensore della cucina. In verità non vedeva lora di fare pipì anche lei e appena dietro langolo si liberò di tutto il suo liquido giallo: SCROSCCCCCCCCCCCCCCCCCCC Dopo essersi ricomposta cercò invano di partire a cavallo della scopa: ogni tentativo fu inutile, la scopa non aveva la minima intenzione di staccarsi dal terreno. Non sarà la scopa giusta - si giustificò - del resto io volo con una Cucina intera. Mica è da tutti. E si avviò intrepida a piedi. Fu così che allimprovviso si accorse di tutti quegli alberi. Fitti fitti, sottili e tanto strani: si aprivano in alto come ombrelli o forse come funghi giganteschi. Non si vedeva più il cielo ma là sotto cera una luce incredibile: mille e una sfumature dal violetto allarancione. Quella non era la solita foresta verde ma unenorme foresta variopinta. Matilde, deglutita la meraviglia, continuò imperterrita per la sua strada. Carlotta intanto, canticchiando per sconfiggere la paura di essere sola, si affacciò alla finestra. E con il mento appoggiato sulle mani rimase a fissare il Leone. Quello, come se avesse sentito il suo sguardo, si svegliò sbadigliando e si scrollò pigramente. Poi le caracollò vicino, apostrofandola con un vocione che la fece vibrare come una percussione, ma senza metterle un grammo di paura. Buongiorno bambina. Vorrei parlare con il mio amico Clodoveo. Buongiorno signor Leone - disse per nulla sorpresa - Mi chiamo Carlotta, ho sei anni e faccio la prima elementare da un mese.... e avrebbe continuato se Cleo non lavesse interrotta con la sua vocina nasale. Ciao vecchio mio! Tutto bene? E a pirati come andiamo? Disse balzando sul davanzale. Pieni non cè male. E ti assicuro che sono sempre più cattivi perché abbiamo sempre meno visite. I bambini persi non arrivano più e anche Peter trascura lisola per passare il tempo altrove. Ti darei il consiglio di ripartire in fretta. Rispose il leone. Lo farei... ma mia sorella si è convinta di essere una strega e vuole incontrare Peter Pan. Brontolò Clodoveo abbacchiato. Oh Matilde, torna presto! Voglio andarmene via... Esclamò Carlotta impaurita da quei discorsi. E in quella Matilde, entrando dalla porta, si precipitò nella stanza con una ragazzina bionda che andava ripetendo a macchinetta: My name is Pearl. Aiuto i pirati ci inseguono! - urlò Matilde sporca e scarmigliata - Clodoveo dobbiamo andarcene via... Carlotta, quasi avesse ingollato una boccetta intera di sciroppo ricostituente, si precipitò a chiudere la porta alle spalle della sorella. Poi, come aveva sbirciato in un film che guardavano i nonni, infilò una sedia sotto la maniglia. E per nulla intimorita, prima di andare a barricare la finestra, si armò del pestacarne. My name is Pearl. Continuava a ripetere lestranea confondendo Matilde che era concentrata a trovare le parole per far ripartire la Cucina e tornare a casa. Era più che certa che esistesse una formula magica. Io Matilde non sarò mai più una strega e così potrò tornare nel mio letto questa notte. Le suggerì Clodoveo. Matilde scosse la testa offesa e un tantino arrabbiata. Lei non avrebbe mai rinunciato a essere una strega! Ma quando vide il Leone fuggire e i primi pirati attraversare la radura con le armi in pugno, si decise. A denti stretti mormorò le parole che le aveva appena suggerito il Gatto: la Cucina si alzò immediatamente, tra i sospiri di sollievo, lasciando i pirati con un palmo di naso. Tranne uno, quello che per primo aveva tentato larrembaggio. Infatti il terribile nemico aggrappato al davanzale, spenzolava nel vuoto. Le fissava minaccioso con lunico occhio e tenendo fra i denti un coltellaccio tanto affilato da brillare. La Cucina prese quota e lespressione del pirata mutò nel giro di una manciata di secondi: strabuzzò locchio e spalancò la bocca per gridare. E gridando lasciò cadere il coltellaccio che gli sinfilzò in un piede, quello destro per la precisione. Allora il grido divenne un urlo di dolore. Anche perché Carlotta con il pestacarne gli stava tamburellando le dita. BOUMMM E caduto! Si è spiaccicato sullerba, che schifo! Commentò felice Matilde. |
LA PRONIPOTE |
Due occhi nocciola, due verde sottobosco, due gialli, fissarono intensamente lultima arrivata: una ragazzina sui dodici anni, secca secca, di quelle che dimostrano meno della loro età, con i capelli raccolti in due treccine bionde e gli occhi immancabilmente azzurri. Matilde nelleccitazione degli ultimi istanti si era dimenticata di lei. Di come lavesse scovata tremante allinterno di un albero cavo mentre era alla ricerca del rifugio di Peter Pan. Di come avesse da prima pensato di trovarsi davanti a uno specchio, scorgendo la camicina da notte bianca e ricamata come la sua. Di come avesse intuito subito che si trattava di una pronipote di Wendy Darling. E di come le si fosse presentata nel suo inglese scolastico: My name is Mathilde - con la lingua fra i denti - and yours? Lei aveva risposto con quel nome sconosciuto: Pearl. Poi tutto era divenuto frenetico: la corsa nel bosco, i brutti ceffi che le inseguivano e il decollo della Cucina. E QUELLA COSA tremenda: aver rinunciato per sempre a essere una strega! Troppo in fretta, cavolaccio. Si lamentò. Aveva gli occhi umidi e tirò su con il naso. My name is Pearl. Lestranea riprese a cantilenare. Va bene Purl, abbiamo capito e io mi chiamo Carlotta - intervenne la bimba sbuffando - E quello è Cleo, cioè Clodoveo. Clédovio? Ripeté quella. Yes Clodoveo - si presentò il Gatto alzando una zampa con eleganza. Matilde pensò che se avesse avuto un cappello se lo sarebbe tolto. Pearl non battè ciglio: Potreste accompagnarmi a Londra, please? I think che mia madre sia molto preoccupata. Questa volta le pulizie di primavera sono durate un po troppo. Peter Pan se ne è andato scordandomi sullisola. Clodoveo le sbalordì traducendo le parole di Pearl e facendo lo stesso quando a parlare fu Matilde. Questultima cercava di far capire allospite che non sapeva determinare la rotta e potevano solo sperare che la Cucina laccompagnasse a casa di sua spontanea volontà... Ma il grido di Carlotta le interruppe. Guardate, quello mi sembra Peter Pan! Corsero alla finestre e videro lo strano bambino che bighellonava in cielo. Matilde finalmente constatò che era proprio carino! Ehi, Peter, vieni qua. Come here... urlarono tutte tre a squarciagola. Ma quello parve non sentire, o se aveva sentito, se ne infischiò e continuò a piroettare nellaria sparendo allorizzonte insieme alla sua Isola. Il cielo si era rannuvolato e il sole non era più così luminoso. Un altro giorno stava per giungere al termine. Carlotta allargando la bocca in uno sbadiglio sospirò. Peccato che non possiamo giocare a rubamazzo. Matilde rinunciò a discorrere con Pearl di Peter, perché la indisponeva dover passare attraverso la traduzione del Gatto. E riproponendosi di studiare di più, una volta tornata a scuola, si limitò a osservare linglesina con una crescente invidia. A un tratto quella sorrise e le disse: Prometto di passarti a prendere per le prossime pulizie primaverili, sono sicura che Peter si ricorderà di me. Prima o poi... o almeno così tradusse il Gatto. E io? Intervenne imbronciata Carlotta. Well, mi ricorderò anche di te. La tranquillizzò Pearl. Fuori era oramai buio. La luna aveva fatto nuovamente capolino dietro le nuvole e le bambine, affacciate alla finestra, si tenevano teneramente abbracciate. Fu così che arrivarono sopra i tetti di Londra. La cucina si fermò vicino a un terrazzo illuminato e tutto fiorito. Pearl saltò fuori e salutò le sue amiche: Ciao! si sbracciò fino a quando non la videro sparire nella notte.. |
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IL COBOLDO SENZA NOME |
Sono stanco. Scusatemi sorelline ma devo schiacciare un sonnellino. Vi prego di svegliarmi quando arriviamo a casa. E Clodoveo si stiracchiò acciambellandosi nella sua cesta. Matilde e Carlotta, che avevano naso e occhi lucidi, si sentirono ancora più tristi e sole. Che strano, pensavano, stiamo volando verso casa, abbiamo incontrato delle persone incredibili e siamo tristi? E fu così che cominciarono a cantare e cantando presero a ballare e ballando intorno al tavolo tornarono a essere allegre. Intanto nellangolo, il Gatto dormiva rannicchiato: si gonfiava tutto e si sgonfiava un secondo dopo. Quando a un tratto, fra le risa e il canto, una vocina per nulla gentile urlò: Pedinci. Anche il mal daia devo soppotae in questa stamaledetta casa! - dal buco del lavandino saltò fuori un buffo omino in maniche di camice e pantaloni rossi, insomma un Coboldo in carne e ossa - Basta! Non ne posso più. Giuo che mi tasfeisco in una casa dove non ci chedono ai Coboldi. Pedindiina!!!!! - E salito sul piano dappoggio si accomodò su una tazza rovesciata e riprese a brontolare - Se non andate a domie devo stae intanato anche di notte! Ti pae giusto Calotta? Carlotta per la prima volta in vita sua non trovò la risposta immediata. Anzi, senza fiato rimirò stralunata quellesserino furioso. In cuor suo aveva sempre creduto che parlare di Coboldi fosse un gioco inventato dalla mamma per non incolpare mai loro due della sparizione di alcuni oggetti in casa, come il pettine rosso scomparso senza lasciare traccia da più di un anno. Toccò a Matilde, questa volta, non perdersi in un bicchiere dacqua. E poi lei, ai Coboldi aveva sempre creduto. Come ti chiami? Non vivi nello scolo del lavandino di giorno, vero? Dove ti nascondi? E per favore puoi restituirci il pettine rosso? Disse in modo educato ma sicuro, per nulla intimorita dal fare scontroso dellaltro. E no mia caa, se ti ivelassi tutti i miei segheti non avei più un attimo di pace. Comunque il mio nome è... RUMPELSTILSKIN. Urlò Carlotta terrorizzata, ricordando la fiaba che le raccontava la nonna. Pedinci sciocchina, Quello è uno gnomo di favola. Io sono Coboldo di casa. Non sono cattivo anche se sono dispettoso. Comunque mi chiamo.... In quella ci fu una scossa e lomino cadde a gambe allaria sparendo nel buco del lavandino. Per un secondo, interminabile secondo, le quattro pareti vacillarono, poi tutto tornò tranquillo: la Cucina era tornata al suo posto, fra le mura della casa in via Lungo Lago al numero 7. Clodoveo sembrava cloroformizzato, tanto ronfava, e del Coboldo non restava traccia. Ho sete. Si lamentò Carlotta. Matilde sfregandosi gli occhi meccanicamente aprì il rubinetto: GLU GLU fece Carlotta GLU GLU fece Matilde. In silenzio se ne tornarono nella loro stanza, stanche della giornata appena trascorsa. Strano che nessuno sia rimasto sveglio ad aspettarci. Biascicò la più grande mentre lungo il corridoio si trascinava dietro la più piccola. Chissà come si chiamava, però... Ripeteva quella, avanzando come una sonnambula. Buongiorno, è ora di alzarsi. Farete tardi a scuola. Disse il padre aprendo gli scuri. Metti le pantofole Carlotta. Dalla cucina arrivò la voce della mamma. La prima a sollevare una palpebra fu Matilde. Dopo qualche secondo sollevò anche laltra e si rese conto di trovarsi nel suo letto senza lapparecchio in bocca. Si mise seduta, girò lo sguardo e si soffermò sulla sorella: con il dito quasi in gola continuava a sognare. Carlotta sveglia... Non è stato un sogno, vero? UFFA sei la solita... Si zittì perché la madre aveva fatto capolino. Buongiorno - disse arruffandole i capelli in una carezza - Sai dovè il tuo apparecchio? - fece una pausa effettistica -Nel FRIGORIFERO. Ah questi Coboldi. Terminò con un sorriso di complicità. E il nostro, come si chiama il nostro? Carlotta saltò su come punta da uno spillo, completamente sveglia. Venite. Quel ladro di Cleo ha intenzione di bersi tutto il vostro latte. E io devo andare a farmi la barba... FINE |
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