La notizia che un burattino di legno, di nome Pinocchio, se ne andava in giro per la Toscana in cerca del babbo, arrivò un giorno alle orecchie del Cavalier Ghigno. Costui era un omino pelato, che rideva sempre con una smorfia delle labbra. Aveva il pallino degli affari e, pur essendo miliardario, non era mai soddisfatto. Pensa e ripensa il Cavalier Ghigno ebbe un’illuminazione: tutti i bambini avrebbero desiderato un amico di legno, vivo e bugiardo come Pinocchio, dietro cui nascondere le proprie malefatte. Se fosse riuscito a trovare il legno per creare burattini uguali a Pinocchio, da vendere in tutto il mondo, sarebbe diventato l’uomo più ricco. Cominciò a comprare le foreste e abbattere tutti gli alberi della Toscana, fra cui contava di trovare il legno magico. Ma inutilmente. Allora decise di ingaggiare il Gatto e la Volpe, per rapire Pinocchio e farlo analizzare dai suoi scienziati. Doveva fare in fretta; gli era giunta notizia che il burattino avesse messo giudizio e la Fata Turchina stesse per trasformarlo in bambino. Con la scusa di restituirgli quattro monete, il Gatto e la Volpe accalappiarono Pinocchio e lo rinchiusero in un sacco, consegnandolo al Cavalier Ghigno e intascando la ricompensa. I suoi scienziati si misero subito al lavoro. Avevano già segato via un pezzetto di naso al povero Pinocchio, quando Medoro sentì i suoi lamenti e fiutò il laboratorio in cui era stato nascosto. E stava per irromperci, ma si trattenne: da solo non sarebbe riuscito a liberarlo. La Fatina era dovuta partire e così cercò e trovò l’aiuto di Mangiafuoco, arrabbiatissimo contro il Cavalier Ghigno perché stava radendo al suolo tutti i boschi. Quando arrivò, Mangiafuoco buttò all’aria il laboratorio, inseguì le guardie e alla fine afferrò il Cavalier Ghigno. Presolo per il collo, lo obbligò a licenziare tutti gli scienziati e i taglialegna. Poi con uno starnuto liberò Pinocchio e ringraziò Medoro. E i due partirono insieme alla ricerca della Fatina. Mangiafuoco portò il Cavalier Ghigno nel suo baraccone e lo appese al muro. Ogni volta che doveva attizzare il fuoco, lo staccava dal chiodo e lo usava come un mantice. |