Mi sono svegliato di soprassalto. Le lancette dellorologio segnavano le sette e cinque e io non avevo sentito la sveglia. Tutto attorno era silenzioso come se qualcuno mi avesseficcato dei batuffoli di cotone nelle orecchie. Mamma ho provato a chiamare. Non mi ha risposto. Mi sono alzato e sono uscito in corridoio guidato dalla luce che filtrava da sotto la porta della cucina. Ho abbassato la maniglia e mia madre si è voltata verso di me sorridendo. Ho visto le sue labbra muoversi ma non ne è uscito alcun suono. Mamma non mi sento bene ho mormorato preoccupato. Lei ha scosso la testa. E ho guardato ipnotizzato le sue labbra che mute si arricciavano e distendevano. Deve avermi risposto di non fingere, che la scuola non è un gioco, insomma le solite cose che conosco a memoria e non ho neppure bisogno di sentire. Mi ha fatto segno di sedermi, sempre continuando a parlare senza voce e io a quel punto ho preferito far finta di niente.Tanto non mi avrebbe creduto. Ho chinato la testa e ho rovesciato lo zucchero nel caffelatte. Ma non ho sentito nemmeno il tintinnio del cucchiaino contro la tazza. Ho mangiato in fretta il pane tostato e mi sono precipitato in bagno lasciando mia madre che brontolava da sola. Anche lacqua usciva taciturna dal rubinetto. Ho provato a pulirmi le orecchie, ma non è accaduto niente, sono solo riuscito a farmi male. Però almeno il dolore riuscivo a sentirlo! Ho sbattuto la porta di casa senza produrre il solito frastuono, anche se ho visto il muro tremare. Ho fatto le scale di corsa e in fondo mi sono scontrato con la portinaia. Con le mani sui fianchi ha cominciato a dilatare minacciosamente la bocca. Sembrava un trombone sfiatato. Non ho udito un solo rimprovero e questo a parte tutto mi è piaciuto. Così sono scappato via. Appena fuori sul marciapiedi però sono stato investito da un gigante burbero. Cosa abbia detto non lo so proprio. Mi ha lasciato con il sedere per terra, senza aiutarmi a rialzarmi e se ne è andato agitando le braccia. Ma come poteva essere successo? Non lo avevo sentito arrivare, ecco cosa era accaduto! Quando ho attraversato, il tram è sbucato allimprovviso da dietro la siepe e ho dovuto correre per non finire stritolato sotto le sue ruote di ferro. Che stupido! Di solito era il rumore che mi avvertiva del suo passaggio. Mi è venuta una crisi dansia. Non potevo andare a scuola in quelle condizioni. Il Prof. mi avrebbe messo davanti in banco con Emanuele, il nuovo compagno che è sordo. E i miei amici mi avrebbero preso in giro come fanno, anzi facciamo, sempre con lui. Emanuele porta un aggeggio nellorecchio e il nostro maggior divertimento è toglierglielo e nasconderglielo. E poi parlargli lentamente guardandolo sempre in faccia è davvero una gran noia! Oddio, mi è venuto da piangere. E se fossi diventato sordo? E ho cominciato a piangere veramente. Lo giuro. Sentivo i lacrimoni scendermi lungo le guancia, come una femminuccia. E
DRIIIIIIIIIIIINNNNNNNN
la sveglia si è messa a suonare e mi sono svegliato di colpo. Stavo singhiozzando aggrappato al lenzuolo. Ho tirato un sospiro di sollievo. Era stato solo un brutto sogno. Un incubo direi. Mi sono alzato e sono andato a far colazione. Il cucchiaino tintinnava contro la tazza e mia madre parlava, parlava. Per un momento ho sperato che diventasse muta
Mi sono precipitato in bagno e ho ascoltato lacqua che scrosciava nel lavandino. Anche il rumore della mia pipì mi ha messo allegria. Ho sbattuto la porta di casa e mi sono precipitato per le scale, ma senza il solito fracasso. Non avevo voglia di essere aggredito dalla portinaia. Una volta al giorno era più che sufficiente, anche in sogno. Per la strada ho prestato attenzione a tutti i rumori: gli uccellini che cantavano e il tram che sferragliava accanto a me. Che emozione! Il cane dietro il solito cancello mi ha salutato abbaiando e io gli ho risposto. A un tratto il fracasso di un motorino mi ha assordato e non ci crederete ma mi ha dato fastidio. Strano vero?! Riuscite a immaginare cosa ho fatto appena arrivato in classe? Fra il mormorio generale mi sono seduto nel banco libero accanto ad Emanuele, in prima fila. E guardandolo in faccia gli ho sorriso e gli ho detto lentamente: Posso sedermi qui? Lui ha fatto cenno di sì, ma mi è sembrato titubante. Francesco gli ho ricordato il mio nome. Dovevo farmi perdonare la mia stupidità. Ma non potevo pretendere che si fidasse di me immediatamente. Sapete come è andata a finire? Siamo diventati ottimi amici. Lui mi ha insegnato a sentire il silenzio e non ci crederete, ma sa anche suonare il piano. Emanuele sta diventando a poco a poco completamente sordo ma questo non significa che debba sentirsi anche solo. |
Provincia di Siena Assessorato Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Culture
a favore dei bambini ricoverati presso il Dipartimento materno-infantile dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Siena 23 autori e 25 illustratori hanno prestato gratuitamente la loro opera per la realizzazione di un libro che affronta i problemi comtemporanei parlando di uguaglianza, diversità, intercultura, diritti individuali, collettivi.... 14,00 euro |