Su queste pagine, vorrei ricordare il mio percorso professionale e non, quello che mi ha fatto scegliere questa professione appassionnante, e ringraziare chi mi ha guidato e aiutato per arrivare dove sono.
Sono nato il 7 marzo 1946 a Verviers in Belgio.
Passioni per l'automobile e per il disegno
Queste passioni risalgono alla mia tenere infanzia. Ignoro quale delle due è stata la prima, ma è un fatto che uno dei miei primi contatti coll'automobile ha avuto luogo prima della mia nascità, ancora nel ventre di mia madre, quando, in seguito ad una sbandata della macchina guidata da mio padre, siamo scivolati nel fosso e eiettati fuori. Senza grave conseguenze, bisogna credere.
A tal'epoca, mio padre, falegname-ebanista, aveva una F.N. furgonetta della quale ho vaghi ricordi. Poi ha avuto una Willys Jeep Station Wagon della quale mi ricordo benissimo, colla sua carrozzeria rossa e gialla a modo delle station wagon costruite con la struttura di legno in vista. Ma un bellissimo ricordo è quello della Jeepster decappottabile verde imprestata dal concessionario Willys, il tempo di riparare l'altra, a mio padre chi è venuto a riprenderci a scuola, i miei fratelli e me, colla cappotte abbassata. Quale emozione!

La mia infanzia si è svolta con questa passione per le automobili: le figurine, trovate nelle barre di cioccolato, che collezionavo e scambiavo con gli amici, i modellini (Dinky Toys, Corgi Toys e altri) che occupavano le nostre ore di gioco. Ero il garagista che riparava le auto dei miei fratelli, serviva la benzina, le transportava su bisarca. Mio padre mi aveva costruito un garage multipiani con ascensore, perchè quelli in commercio erano ben troppo piccoli per posteggiarle tutte.
Poi le gite domenicali nelle Ardenne belghe in famille con gli zii e cugini dove si scambiava di auto per provarle. Le Studebaker Champion, Fiat 1400, Peugeot 203, Renault 4CV, Volkswagen, Chrysler Valiant, Ford Custom, etc. Quali confronti!
Poi ancora la prima volta al Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps, vicino a casa mia. Ancora piccolo, mi ricordo che eravamo nel prato all'interno della curva della Source ma delle vetture ho solo il ricordo di sagome fuggenti rosse, verde, bianche, blue accompagnate dal rumore degli scappamenti. Era il tempo degli Ascari, Fangio, Farina, Hawthorn, Frère,Trintignant e delle Alfa Romeo, Cooper, Connaught, Ferrari, Gordini, HWM, Maserati.
In seguito, più grande, come scout in servizio delegato alla tribuna della stampa o all'esposizione dei giri lungo il circuito, frequentavo regolarmente il circuito e le sue gare. I rallye anche, che seguivo come spettatore, facevano parte dei miei passatempi.
Il disego,lui, mi ha affascinato quando ho avuto l'età di tenere una matita in mano. Il sopporto aveva poca importanza, visto che disegnavo anche sui muri di casa, alla grande soddisfazione di mia madre!? I miei disegni rappresentavano spesso delle auto (ma anche carri funebri!), quelle che conoscevo, fino al giorno dove ho cominciato a inventarle. I miei quaderni di scuola erano pieni di disegni di auto, non incontrando spesso l'approvazione dei miei insegnanti. Credo che per questa passione devo molto a Jean Graton, autore dei fumetti di Michel Vaillant che erano i miei libri di chevet preferiti, ma anche alla marca Skoda. Trovavo le sue auto talemente orribili che mi dicevo che non era possibile di disegnarle cosi brutte e che avvrei potuto farle meglio. Lì, ho trovato la mia vocazione e deciso di intraprendere degli studi artistici. Cosi dopo avere incominciato il Liceo classico, mi sono orientato sulle Arti Plastiche all'"Institut Supérieur des Beaux-Arts Saint Luc" a Liegi, nel 1962.
Terminato questo ciclo di studi, volevo continuare in Estetica Industriale per diplomarmi designer. Volendo approfitare delle mie vacanze estive del 1966 per uno stage presso un costruttore o un carrozziere italiano, avevo scritto varie lettere di domande, accompagnate di riproduzioni dei miei disegni. Ho ricevuto allora l'invito del carrozziere OSI di Torino a passare un mese da loro. Quest'esperienza cambiò il percorso che mi ero fissato, perchè alla fine del mio stage l'ingegnere Giacomo Bianco, l'amministratore-delegato, mi offriva un posto definitivo. Un'eccezionale opportunità, che mi permetteva cosi di apprendere il mestiere direttamente, mentre la scuola mi avrebbe dato una buona formazione ma assai distante dell'automobile. All'epoca, le scuole di design dell'automobile non esistevano, almeno in Europa. E' cosi che mi sono ritrovato, in ottobre 66, al mio tavolo da disegno in uno studio tecnico del "Centro Stile e Esperienze OSI" , diretto dall'ingegnere Sergio Sartorelli, stilista di fama, a chi devo le mie prime esperienze e i suoi preziosi consigli.
