IL QUARTIERE SARACENO
In molte città e
paesi della Sicilia centro-occidentale, esistono tuttora nuclei che, pur
continuamente rinnovati attraverso i secoli, lasciano intravedere la loro
specifica origine saracena.
C’è ancora oggi a Sambuca un quartiere che può essere
assunto ad esempio di quella fisionomia urbana. Che risalga ad età musulmana
chiaramente l’attestano la trama viaria, la sua mutevole e frazionata
scenografia, le stesse sussistenze toponomastiche.
Il quartiere saraceno è infatti delimitato da un lato dal
Vicolo Emiri e dall’altro da via Fantasma.
Il tessuto è determinato dai “sette vicoli saraceni”, i
quali hanno scansioni diverse tra loro e irregolari, alternando slarghi e
passaggi stretti, sfociando spesso in cortili ampi i quali venivano usati dagli
abitanti come propagazione delle anguste abitazioni, determinando così una ricchezza di relazioni
sociali.
Il quartiere saraceno di Zabut, diverso dai Rabati di Agrigento,
di Salemi e di Sciacca è tipico esclusivamente di questa città. Una perimetrazione
urbana, abbastanza marcata e netta, la distingue da tutto l’impianto urbano del
resto dell’abitato.
Il quartiere nacque per conciliare esigenze abitative e
necessità difensive militari: infatti, a nord di esso, nella parte più alta
della collina, si erigeva il castello del quale si indovina ancora la sagoma e
di cui rimangono la base quadrata di una torre, adattata in seguito a campanile
della Chiesa Madre e la base circolare di un’altra torre, che rimane a formare
la base del tempietto del Belvedere.
Il quartiere, nonostante attraverso i secoli sia stato
violentato da qualche modificazione, non ha subito alterazioni né nell’impianto
viario, né nella destinazione socioeconomica abitativa.