"… Non si mossero, quei "ragazzi", perché volessero sfidare un immortale destino; essi volevano una cosa molto più semplice ed umana: volevano evitare la vergogna e l'umiliazione di essere schiavi dei nuovi dominatori, che, tracotanti e baldanzosi, calpestavano il suolo della patria, il suolo abruzzese, il suolo aquilano. E non si batterono come eroi ma come "ragazzi"; però non v'erano molti "ragazzi" come loro in tutta la penisola, durante quel triste frangente. Andarono, essi, incontro alla<Libertà, e incontrarono invece la morte sul loro cammino.
I Nove Martiri Aquilani sono e saranno sempre degni di compianto e di onore."
Corrado Colacito
Dal volume: "I Martiri Aquilani del 23 settembre 1943"
Stampato a L'Aquila da Arte della Stampa nel 1955.
"I Nove Martiri aquilani"
23 settembre 1943
Anteo Alleva, Pio Bartolini, Francesco Colaiuda, Fernando Della Torre, Bernardino Di Mario, Bruno D'Inzillo, Carmine Mancini, Sante Marchetti, Giorgio Scimmia.
Incontro d'arte e poesia contemporanea Gruppo d'Arte Saturnino Gatti - da una sollecitazione di Bernardo Marinucci - L'Aquila - Castello Cinquecentesco - 2 - 16 giugno 2001.
GRUPPO D'ARTE "saturnino gatti"
L'AQUILA
IL SINDACO DELL'AQUILA
Il sacrificio dei Nove Martiri rappresenta oggi - a distanza di decenni - e rappresenterà sempre un fulgido esempio di eroismo.
La città dell'Aquila rende eterno omaggio a quei ragazzi, nostri concittadini, che pagarono con la vita il loro coraggio, sfidando l'invasore e cadendo vittime della barbarie nazista.
Per queste ragioni, saluto con entusiasmo la realizzazione di una mostra sul ricordo dei Nove Martiri, le cui lapidi, nel cimitero monumentale della città, rivolgono a tutti noi un monito imperituro.
Un plauso, convinto ed emozionato, va, a nome personale e della Municipalità aquilana, agli organizzatori del Gruppo Culturale "Saturnino Gatti", che nella splendida cornice della Sala Chierici del Forte Spagnolo, hanno allestito la mostra.
Visitarla sarà un obbligo morale per tutti noi Aquilani.
Contribuirà a mantenere vivo il ricordo di tale tragedia - al pari di altre quali quelle avvenute a Onna, Filetto e in occasione del bombardamento della stazione ferroviaria -, testimonianze evidenti della follia della guerra.
Realizzando questo evento, che si snoda in un percorso culturale di eccellente spessore, tra sculture e poesie, gli organizzatori del Gruppo Culturale "Saturnino Gatti" hanno dimostrato di essere veri cittadini dell'Aquila, Città della Pace, Città di San Pietro Celestino e del suo universale massaggio di riconciliazione
Biagio Tempesta
Sindaco dell'Aquila
L'Aquila, 4 marzo 2001
Un ingrato destino ha voluto che per oltre mezzo secolo un pesante velo di dimenticanza abbia oscurato il nobile sacrificio dei Nove Martiri aquilani, nonostante la ripetizione annuale di stanche commemorazioni di rito.
Colpa di chi, dagli anni Cinquanta in poi, si è adoperato per minimizzare la storia della Resistenza italiana. E colpa anche di una intera Città che non ha saputo trarre motivi di fierezza dalla tragica disavventura di quei giovani, continuando a giudicarla lungamente poco più di una ragazzata finita male.
Nell'atto di quei giovani e dei loro compagni c'era sicuramente del ribellismo, della baldanza giovanile, dello spirito di emulazione fra compagni di scuola e amici di quartiere.
Ma c'era anche una chiara consapevolezza delle minacce gravanti sulla libertà, consapevolezza tale da trasformare in ribellione quell'istinto di conservazione che altri (anche chi avrebbe dovuto dare l'esempio) preferirono soddisfare accettando supinamente l'occupazione straniera.
Ed inoltre la fiducia che quei giovani riposero nell'esistenza di una regia militare assicurata loro da alcuni ufficiali, dovrebbe correggere il frettoloso giudizio di incoscienza e di temerarietà.
Sta di fatto che la loro disperata difesa sulle alture intorno a Collebrincioni viene oggi ricordata sui libri di storia come uno dei primissimi scontri armati avvenuti tra tedeschi e civili italiani.
Voglio dire che nello scenario deprimente e per certi versi vergognoso del dopo-Armistizio, aggravato dal disorientamento degli ambienti antifascisti, la scelta di quei pochi giovani aquilani, almeno di abbozzare un tentativo di resistenza antitedesca, è già di per sé sufficiente per rendere loro giustizia ed onore.
Un giudizio quindi mi sentirei comunque di condividere con Corrado Colacito (primo narratore di quel sacrificio): che la vicenda dei Nove Martiri, nell'atmosfera di quel settembre '43, così denso di eventi ingloriosi, può considerarsi senza alcuna retorica come una perla nel fango
Walter Cavalieri