Marina
Pizzi
Marina Pizzi è nata il
5.5.55 a Roma, dove risiede. Libri di
poesia: "Il giornale
dell'esule" (Crocetti, 1986),
"Gli angioli patrioti" (ivi,
1988), "Acquerugiole" (ivi,
1988), "Darsene il respiro"
(Fondazione Corrente, Premio Magda De
Grada 1992), "La devozione di
stare" (Anterem Edizioni, Premio
Lorenzo Montano, 1994). Plaquettes:
"L'impresario reo" (Tam Tam,
1985), "Un cartone per la
notte", con una incisione di Gaetano
Bevilacqua (a cura di Fabrizio Mugnaini,
edizione fuori commercio, 1999). Sue
poesie sono apparse su riviste e
antologie.
Prima di tutto mi
chiedo se Marina Pizzi provi interesse
per la propria poesia, almeno quanto
Francis Bacon abbia amato i propri
quadri. Penso che entrambi si siano, in
certo momenti della loro vita, riempiti
d'amore e di forza barbara per scrivere
poesie e dipingere quadri. Perché sono
fermamente convinto d'essere davanti, per
quanto riguarda Marina Pizzi, a una serie
di poesie d'amore. Raccolte, finalmente,
dopo alcuni anni di silenzio. Ma il
silenzio non fa mai male. Bacon
infliggeva profonde ferite ai suoi
modelli - stesso gesto compie Marina
Pizzi: lo testimoniano tutti i suoi
libri. Penso a questi due funamboli,
delle parole e del disegno, imprimere
accelerazioni improvvise alla ragione,
alle mani, e calare dal sistema nervoso
che li rende unici, in un unico gesto,
qualcosa che viene materializzato.
Qualcosa "viene" al mondo,
seguendo un venire che ha nei sensi il
principale elemento. Come un bacio. Un
bacio appassionato, eccitato. Per nessuno
dei due occorre molto tempo: quel piegare
la materia alla propria visione
assomiglia all'orgasmo del fanciullo,
violento, privo di seme. Come se subito
dopo dovesse andarsene.Non è difficile
percepire nei versi di Il crollo e la
cicala uno sguardo capace di stendere
i mostri delle nostre notti. La realtà
in essi brilla come una cometa, talmente
rarefatta che non ci accorgeremmo
d'esserne attraversati, tranne che per
quella luminosità ceduta dal cielo. La
realtà gira su se stessa avvolgendo e
rivoltando quanto le sta vicino. I volti
non sono deformati, si mostrano come
realmente sono. Così si devono vedere i
ritratti di Bacon, come visi conosciuti
"nell'istante giusto". E quindi
differenti da quelli percepiti nel
normale svolgersi del tempo quotidiano.
Allo stesso modo leggo queste poesie, e
di schianto sento che niente può essere
scritto in modo diverso, in
quell'istante. Vedo il corpo di Marina
allungarsi e flettersi con tutto l'amore
di cui è capace. Quasi sempre
materializzato sopra un argine di guerra,
vicino ai Lungosenna frequentati da
Celan. Un corpo che possiede occhi dolci,
donati del tutto al mistero del mondo.La
poesia di Marina Pizzi è uno stampo dei
crateri occidentali, dei Gulag sovietici,
la resa di questo secolo. Proprio perché
non si avrà rinascita, ci dice, tento di
amarvi più che posso, fratelli. Come
Bacon ha coscienza della continua
distruzione, che avviene dall'istante
della nascita a quello della morte. E per
un presentimento di fine, lascia andare
l'abbraccio più forte che possa salire,
oggi, da parole così puntuali. E'
l'inflessibilità di questo abbraccio
frontale a convertire il panico in un
giorno finito, lasciato a sé, prima del
sonno. Inchiodando un giorno, s'inchioda
un tempo. Cadono le viltà. Marina Pizzi
non sarà d'accordo con me, ma vedo in
tutto questo un sangue rinnovato. Dopo il
suo gesto, il suo margine di fedeltà
alla parola, la voglia dell'abbandono.
Semplicemente questo
secolo terribile è finito. Lei ne è
testimone.
Elio
Grasso
LA
STANZA CROCEFISSA
L'agguato del
litigio
Intruglio di comete
il tuo litigio
sì simile alle
nascite di morte
alle bastonate del
mito.
Dal furto che
scommette per dintorni
- epilogo allo scoro
-
tutte le guadie
l'agguato deride.
Guado di alunno
così ben disposto
dispensa avviene
della spoliazione.
Eremi di tedio
Con un ciuffo di
draghi
foggio la bestemmia
riparatrice degna.
Aghi di martirio
eremi di tedio
il tempo mercenario
drogato di
staffette.
In tutto il Colosseo
non ho trovato
il genio del sasso
canterino
il dado del diamante
dentro il sangue.
17/06/99
Le gare delle
stoffe
Il mattino giallo di
assassinio
fin dallinizio
fa nicchia.
Le righe reclamate
dal geometra
forano strade smilze
di silenzio
legami con le fosse
delle streghe.
Più del calice il
tema di ascia
aureoli le gare
delle stoffe
cortesi sopra corpi
da colmare.
17/06/99
La ruga in gola
Il fossile bambino
del mio sangue
vastissimo alfabeto
stretto milite
contro l'ignoto
verso è verso con.
A testa bassa le
marine che
per contumacia non
vidi non vissi
ma ladro senza
bottino la sillaba.
In tutti i mali
degli sguardi corti
è la tempesta della
grande guerra
la ruga macellata
sotto panico
sotto la gola di un
morente resto.
23/06/99
Il tuffo
stagnante
Senza fatica langue
al perno dascia
rito del senso nero
di risacca
sfinito il mare
preso dallo stagno
imperativo al nudo
delle forze.
Sgrida marine la
gabbianella
che senza pancia
sbianca.
06/07/99
Un gioco illeso
Narra il vino più
aspro di Liguria
arenato nel gozzo
del nodale
scorcio di mare per
oltranza salso.
Eppure un gioco
illeso le è rimasto
staccato dalla ronda
delle reti.
A tratti sotto il
peso del verbale
scocca la fionda
della gran cicogna
così potente da
scansare il basto
resinoso silenzio di
non farcela.
09/07/1999
Il dirupo
dellordine
Al sole che
almanacca le cicale
il dirupo
dellordine.
Incline a te che
fosti la dispensa
ai primi tempi di
andarsene
il limbo della bomba
inesplosa :
presto un indice
stracolmo
la violerà
leggente :
il bosco scorretto
ne avrà radura
del futuro connesso
per tanto spenta
scacchiera la regina
senza passo
senza spazio fossa.
09/07/99
Un sassomasso
Rantola la realtà
il padre che muore
trovato
allalba con il remo in testa.
A corto di cipressi
troppo alti
sistema il suo
sistema senza unghie.
Insegnante di poco
avvento
segue la memoria
degli scacchi
poesia di atlanti
racchette sulla neve
insieme al lupo.
Appena reso si
curvò di lato
un sassomasso gli
svilì la fronte.
13/07/99
La stanza
crocefissa
Il paravento sul
rantolo,
continuano le
colombe
lamore di
cicale.
Finisce con questi
vicini
la vita di mio padre
ladruncolo di giochi
contro rupi
di ossequio. Eppoi
sotto il se della vista
sillividì la
muta di gran cani
col dolo della
stanza crocefissa.
12/07/99
Lingue autunnali
Laria immota
del disperante intarsio
precipiti
lorecchio in altro fasto
dopo la molla bella
in tanto giugno
torni unita la
nicchia del blasfemo
mosso al veleno
loleandro
fattore destro,
torto da recidere.
Lingue autunnali le
penate rondini
leggere
allernie delle lunghe fami.
03/08/99
Le furie del peso
Maturità del giogo
farsi lapide
turare le furie del
peso,
arso dialetto il
giunco del giovane
sogno quando lo
speso non fa conto
né penzola la zolla
daria
ceneri pesanti.
31/08/99
Al muro, o per
conto terzi
Una casa con il
disco volante
per sfuggire al
muro, o per conto terzi
il senso del pianto
il sesso del sorriso.
Scritture ennesime
le storie
loro del
fronte mitraglie di baci
tra qui al chissà
la rapa di morirne.
La pena unica
scienza
scenda nature rese
prese
alambicchi di
betulle forti del bilico.
Salga da me la morte
procace calce.
31/08/99
Appena la
dispensa
Il gallo piagato dal
sole
indossava livree di
baci
lapidava
glinsulti col canto.
Giacchette
dillusione chete bacche
aperte sotto il
fuoco di corsari
appena la dispensa
ha sfatto il pane
perso di vista il
tatto del sorriso
in appena un cigolio
di gorghi.
31/08/99
***
Acqua di sole aquila
di luna
astro dastro
guardarti
dalla fosca misura
allorgia della gioia ;
solo le canzoni
zónzolano
nel peso della sosta
tanto lunga da
starsene
di poche righe
quaderno disperso.
28/08/99