Poesia

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Rubrica di poesia a cura di Elio Grasso


n° 3 settembre 1999

Marina Pizzi

Marina Pizzi è nata il 5.5.55 a Roma, dove risiede. Libri di poesia: "Il giornale dell'esule" (Crocetti, 1986), "Gli angioli patrioti" (ivi, 1988), "Acquerugiole" (ivi, 1988), "Darsene il respiro" (Fondazione Corrente, Premio Magda De Grada 1992), "La devozione di stare" (Anterem Edizioni, Premio Lorenzo Montano, 1994). Plaquettes: "L'impresario reo" (Tam Tam, 1985), "Un cartone per la notte", con una incisione di Gaetano Bevilacqua (a cura di Fabrizio Mugnaini, edizione fuori commercio, 1999). Sue poesie sono apparse su riviste e antologie.

Prima di tutto mi chiedo se Marina Pizzi provi interesse per la propria poesia, almeno quanto Francis Bacon abbia amato i propri quadri. Penso che entrambi si siano, in certo momenti della loro vita, riempiti d'amore e di forza barbara per scrivere poesie e dipingere quadri. Perché sono fermamente convinto d'essere davanti, per quanto riguarda Marina Pizzi, a una serie di poesie d'amore. Raccolte, finalmente, dopo alcuni anni di silenzio. Ma il silenzio non fa mai male. Bacon infliggeva profonde ferite ai suoi modelli - stesso gesto compie Marina Pizzi: lo testimoniano tutti i suoi libri. Penso a questi due funamboli, delle parole e del disegno, imprimere accelerazioni improvvise alla ragione, alle mani, e calare dal sistema nervoso che li rende unici, in un unico gesto, qualcosa che viene materializzato. Qualcosa "viene" al mondo, seguendo un venire che ha nei sensi il principale elemento. Come un bacio. Un bacio appassionato, eccitato. Per nessuno dei due occorre molto tempo: quel piegare la materia alla propria visione assomiglia all'orgasmo del fanciullo, violento, privo di seme. Come se subito dopo dovesse andarsene.Non è difficile percepire nei versi di Il crollo e la cicala uno sguardo capace di stendere i mostri delle nostre notti. La realtà in essi brilla come una cometa, talmente rarefatta che non ci accorgeremmo d'esserne attraversati, tranne che per quella luminosità ceduta dal cielo. La realtà gira su se stessa avvolgendo e rivoltando quanto le sta vicino. I volti non sono deformati, si mostrano come realmente sono. Così si devono vedere i ritratti di Bacon, come visi conosciuti "nell'istante giusto". E quindi differenti da quelli percepiti nel normale svolgersi del tempo quotidiano. Allo stesso modo leggo queste poesie, e di schianto sento che niente può essere scritto in modo diverso, in quell'istante. Vedo il corpo di Marina allungarsi e flettersi con tutto l'amore di cui è capace. Quasi sempre materializzato sopra un argine di guerra, vicino ai Lungosenna frequentati da Celan. Un corpo che possiede occhi dolci, donati del tutto al mistero del mondo.La poesia di Marina Pizzi è uno stampo dei crateri occidentali, dei Gulag sovietici, la resa di questo secolo. Proprio perché non si avrà rinascita, ci dice, tento di amarvi più che posso, fratelli. Come Bacon ha coscienza della continua distruzione, che avviene dall'istante della nascita a quello della morte. E per un presentimento di fine, lascia andare l'abbraccio più forte che possa salire, oggi, da parole così puntuali. E' l'inflessibilità di questo abbraccio frontale a convertire il panico in un giorno finito, lasciato a sé, prima del sonno. Inchiodando un giorno, s'inchioda un tempo. Cadono le viltà. Marina Pizzi non sarà d'accordo con me, ma vedo in tutto questo un sangue rinnovato. Dopo il suo gesto, il suo margine di fedeltà alla parola, la voglia dell'abbandono.

Semplicemente questo secolo terribile è finito. Lei ne è testimone.

 

Elio Grasso

 

 

LA STANZA CROCEFISSA

 

L'agguato del litigio

Intruglio di comete il tuo litigio

sì simile alle nascite di morte

alle bastonate del mito.

Dal furto che scommette per dintorni

- epilogo allo scoro -

tutte le guadie l'agguato deride.

Guado di alunno così ben disposto

dispensa avviene della spoliazione.

 

 

Eremi di tedio

Con un ciuffo di draghi

foggio la bestemmia

riparatrice degna.

Aghi di martirio

eremi di tedio

il tempo mercenario

drogato di staffette.

In tutto il Colosseo non ho trovato

il genio del sasso canterino

il dado del diamante dentro il sangue.

17/06/99

 

Le gare delle stoffe

Il mattino giallo di assassinio

fin dall’inizio fa nicchia.

Le righe reclamate dal geometra

forano strade smilze di silenzio

legami con le fosse delle streghe.

Più del calice il tema di ascia

aureoli le gare delle stoffe

cortesi sopra corpi da colmare.

17/06/99

 

 

La ruga in gola

Il fossile bambino del mio sangue

vastissimo alfabeto stretto milite

contro l'ignoto verso è verso con.

A testa bassa le marine che

per contumacia non vidi non vissi

ma ladro senza bottino la sillaba.

In tutti i mali degli sguardi corti

è la tempesta della grande guerra

la ruga macellata sotto panico

sotto la gola di un morente resto.

23/06/99

 

 

Il tuffo stagnante

Senza fatica langue al perno d’ascia

rito del senso nero di risacca

sfinito il mare preso dallo stagno

imperativo al nudo delle forze.

Sgrida marine la gabbianella

che senza pancia sbianca.

06/07/99

 

  

Un gioco illeso

Narra il vino più aspro di Liguria

arenato nel gozzo del nodale

scorcio di mare per oltranza salso.

Eppure un gioco illeso le è rimasto

staccato dalla ronda delle reti.

A tratti sotto il peso del verbale

scocca la fionda della gran cicogna

così potente da scansare il basto

resinoso silenzio di non farcela.

09/07/1999

 

 

Il dirupo dell’ordine

Al sole che almanacca le cicale

il dirupo dell’ordine.

Incline a te che fosti la dispensa

ai primi tempi di andarsene

il limbo della bomba inesplosa :

presto un indice stracolmo

la violerà leggente :

il bosco scorretto ne avrà radura

del futuro connesso per tanto spenta

scacchiera la regina senza passo

senza spazio fossa.

09/07/99

 

Un sassomasso

Rantola la realtà il padre che muore

trovato all’alba con il remo in testa.

A corto di cipressi troppo alti

sistema il suo sistema senza unghie.

Insegnante di poco avvento

segue la memoria degli scacchi

poesia di atlanti

racchette sulla neve insieme al lupo.

Appena reso si curvò di lato

un sassomasso gli svilì la fronte.

13/07/99

 

La stanza crocefissa

Il paravento sul rantolo,

continuano le colombe

l’amore di cicale.

Finisce con questi vicini

la vita di mio padre

ladruncolo di giochi contro rupi

di ossequio. Eppoi sotto il se della vista

s’illividì la muta di gran cani

col dolo della stanza crocefissa.

12/07/99

 

Lingue autunnali

L’aria immota del disperante intarsio

precipiti l’orecchio in altro fasto

dopo la molla bella in tanto giugno

torni unita la nicchia del blasfemo

mosso al veleno l’oleandro

fattore destro, torto da recidere.

Lingue autunnali le penate rondini

leggere all’ernie delle lunghe fami.

03/08/99

 

Le furie del peso

Maturità del giogo farsi lapide

turare le furie del peso,

arso dialetto il giunco del giovane

sogno quando lo speso non fa conto

né penzola la zolla d’aria

ceneri pesanti.

31/08/99

 

Al muro, o per conto terzi

Una casa con il disco volante

per sfuggire al muro, o per conto terzi

il senso del pianto il sesso del sorriso.

Scritture ennesime le storie

l’oro del fronte mitraglie di baci

tra qui al chissà la rapa di morirne.

La pena unica scienza

scenda nature rese prese

alambicchi di betulle forti del bilico.

Salga da me la morte procace calce.

31/08/99

 

Appena la dispensa

Il gallo piagato dal sole

indossava livree di baci

lapidava gl’insulti col canto.

Giacchette d’illusione chete bacche

aperte sotto il fuoco di corsari

appena la dispensa ha sfatto il pane

perso di vista il tatto del sorriso

in appena un cigolio di gorghi.

31/08/99

 

***

Acqua di sole aquila di luna

astro d’astro guardarti

dalla fosca misura all’orgia della gioia ;

solo le canzoni zónzolano

nel peso della sosta

tanto lunga da starsene

di poche righe quaderno disperso.

28/08/99


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