Pino Silver & Pink Floyd Story
 
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Velvet Underground

 … e il caos generò una stella

 Intro :

I Velvet Underground sono uno dei gruppi più influenti di La band : Sterling Morrison (USA 1942) - Maureen Tucker (USA 1945) - Lou Reed (USA 1942) - John Cale (GB 1940) tutta la storia del rock. Molte band si sono ispirate al loro sound sin dalla fine degli anni sessanta anche se i maggiori esempi li troviamo negli anni ottanta e novanta. Il loro contributo dato al rock è stato uno dei più grandi di questo ultimo mezzo secolo. La loro popolarità è stata inversamente proporzionale alla grandezza delle loro “opere”.  Ricordando un episodio di Brian Eno è che “soltanto cento persone acquistarono il primo disco dei Velvet Underground, ma ciascuno di quei cento oggi o è un critico musicale o è un musicista rock”.

La loro genialità è racchiusa, soprattutto, nei primi due dischi. Con quelle due opere mostrarono al mondo della musica che c’erano strade del tutto ancora inesplorate che avevano il disorientamento delle tenebre, i frutti dell’ossessione, il fascino del caos.

Mentre le altre band cantavano di mondi paradisiaci, sperimentavano varie sostanze chimiche  per espandere la loro creatività e raccontare di fantastiche esperienze psichedeliche, i Velvet Underground facevano (semplicemente) uso di eroina, non per espandere la coscienza, ma semplicemente per il più vecchio motivo al mondo,come disse John Cale: Per il piacere. A queste deviazioni si aggiungevano diete sperimentali, che ridussero, per un periodo, Lou Reed ad uno scheletro vivente. I ragazzi assumevano pillole di ogni genere, vitamine, energizzanti, farmaci contro lo stress, per il sonno o per ridere, non per niente  avevano tutti problemi di fegato”(Maureen Tucker). Unica anima "gentile" del gruppo era Maureen Tucker, la più innovativa batterista della storia del rock. 

I  Velvet Underground erano il lato oscuro, sotterraneo, alternativo della musica degli anni sessanta, in conflitto con i tempi, in conflitto con la musica degli altri gruppi, in conflitto con un pubblico, per natura superficiale, in conflitto tra di loro. Vedi le lotte tra Lou Reed, John Cale e Nico tutti a contendersi il predominio sul gruppo, vedi il non aggregarsi a nessun “movimento” di quegli anni, vedi il non far parte di quella grande famiglia che erano i “figli dei fiori”. Alla guida di quella macchia del futuro c’erano purtroppo (fortunatamente) due piloti: da un lato un Lou Reed da un passato piuttosto turbolento, vittima degli elettroshock, che i genitori nella speranza di “equilibrare” quel suo carattere eccentrico, gli avevano imposto, sino a ridurlo un vegetale, un Lou Reed che si iscrive e si laurea alla Syracuse University, dove conosce il suo professore,  Delmore Schwartz, nonché poeta alcolizzato, con il quale stringerà una profonda ammirazione ed amicizia che lo influenzerà per il resto della vita, un Lou Reed amante della poesia decadent e del Rock & Roll, che veniva da una vita sregolata, da un passato di droghe ed esperienze omosessuali, dall’altro lato troviamo un John Cale che aveva studiato musica d'avanguardia ed era arrivato a New York nel 1963 ulteriormente per perfezionarsi sotto la maestria di LaMonte Young, guru della musica minimalista, un John Cale che sperimenta di tutto, un John Cale che intona le sei corde della chitarra di Lou Reed tutte sulla stessa nota oppure mezzo tono sotto, un John Cale che sostituisce le classiche corde della sua viola con quelle di una chitarra donandogli un suono possente ed ululante, un John Cale attratto da qualsiasi tipo di sperimentazione sonora.

I Velvet Underground non concepirono la musica rock come un oggetto commerciale ,semplice prodotto di consumismo ma come Arte Sublime. I Velvet Underground mostrarono totale disinteresse per le classifiche e per il pubblico, “Non ci consideravamo degli intrattenitori. Non sorridevamo mai e giravamo le spalle al pubblico. Il nostro scopo era quello di mettere a disagio gli spettatori, farli sentire fuori posto, farli vomitare. Odiavamo tutto e tutti. (John Cale)” .

In parecchi locali si abbandonavano ad interminabili sessioni musicali, l i b e r e, unica raccomandazione che s’erano imposti era quella di fare quanto meno blues, troppe band già lo facevano. Molte volte sono stati cacciati  via dai locali in cui suonavano, si rifiutavano di eseguire cover di altri gruppi, la loro musica era “troppo avanti” in un’epoca dove mezzo mondo ballava e canticchiava le solite canzoncine rock di quattro minuti con tanto di coro e ritornello. I Velvet Underground si abbandonavano in composizioni dai testi macabri, licenziosi, pregne di ossessioni ed attrazioni fatali, di masochismo e nichilismo, la melodia il più delle volte diventava improvvisazione, poi avanguardia,  poi rumore… un rumore ossessivo, martellante, folle, assordante, che poteva durare, in alcune sessioni live, anche oltre i venti minuti. Sul piano artistico, ci sono ordini e ordini di differenza tra una canzone rock di tre o quattro minuti con assolo e ritornello e venti minuti di caos, di libera espressione, d’avanguardia.Il baratro che distanziava l’ignoranza collettiva dalla loro arte sarebbe stato colmato soltanto decenni dopo.

 Biografia e discografia :

 La band si forma nel 1965 a New York dall’unione di John Cale (GB 1940) ,Lou Reed (USA 1942), Sterling Morrison (USA 1942) e Maureen Tucker (USA 1945) il nome viene preso dal titolo di un libro che trattava di “perversioni sessuali”. 

The Velvet Underground & Nico Nel 1967 viene pubblicato The Velvet Underground And Nico (Verve) diventando così un gruppo cult nel panorama artistico - musicale non convenzionale del Greenwich Villane. Uno dei primi ad essere colpito dal loro sound fu il re della “pop art” Andy Warhol, dopo averli visti in una delle loro devastanti esibizioni sonore al “Cafè Bizzarre”. Warhol diventerà loro manager, promotore e finanziatore e li adopererà per un suo spettacolo multimediale l’ “Exploding Plastic Inevitabile” uno show dove la gente veniva travolta da una quantità enorme di “informazioni”, un luogo buio con una palla d’argento al centro e dei ballerini, in contemporanea venivano proiettati quattro film l’uno sopra l’altro più delle diapositive sopra questi, il tutto accompagnato dall’assordante musica del gruppo che per idea di Andy Warhol, erano posti in un angolo della sala, vestiti di nero con al centro una dea vestita di bianco: Nico. La partecipazione della cantante e attrice tedesca Christa Paffgen, in arte Nico, nell’album fu una mossa voluta esclusivamente da Warhol che all’immagine oscura e decadente del gruppo voleva interporre quella limpida, bella e statuaria della sua beniamina. Andy Warhol disegnerà anche la storica banana sbucciabile, della copertina del loro primo disco, saranno moltissimi i gruppi che in futuro tenteranno di imitare l’originale trovata dell’artista pop.

I Velvet Underground con Andy Warhol e NicoL’album si apre con “Sunday Morning” canzone nostalgica, malinconica, quasi sussurrata, la voce non sembra quella di Nico infatti al primo ascolto facilmente la si può confondere con Lou Reed. La fiaba è accompagnata da un delicato sottofondo musicale, dai morbidi tintinnii metallici carillioniaci , che si ripetono all’infinito. Il tutto riesce a dare perfettamente l’idea del tema della canzone, di un primo albeggiare di una domenica, del ritorno a casa dopo un lungo sabato notte di perdizioni, di pensieri tristi che arrivano alla mente nel silenzio di quell’alba : “Domenica mattina / fa entrare l’alba è solo un’inquietudine al mio fianco / sono solo gli anni sprecati che incalzano / ho una sensazione che non voglio sapere / sono tutte quelle strade che hai attraversato non molto tempo fa …”.  I’m wating for the man pregna della poetica reediana, di vita da marciapiede, spaccio : Ventisei dollari in mano / all’altezza di Lexington 1-2-5 / mi sento malato e sporco /  più morto che vivo /  aspetto il mio uomo.Femme Fatalebisbigliata da Nico, una femme che non risparmierà nessuno : Ragazzino lei viene dalla strada / prima di incominciare ti ha gia vinto /  si prenderà gioco di te come un fantoccio. Venus in fursuno dei capolavori del rock, è ispirata all' omonimo romanzo ("Venere in pelliccia") di Leopold von Sacher-Masoch, cantata da Lou Reed e accompagnata da una viola ossessiva suonata da John Cale che racconta di masochismo ed estremi desideri sessuali : Bacia lo stivale di cuoio lucido lucido / lucido cuoio nel buio / lecca le cinghie / la cintura che ti aspetta / colpisci. padrona cara, e cura il suo cuore. Nell’album non mancano digressioni sul beat canzonettistico di “Run Run Run” e “There she goes again”, per poi passare a momenti d’amore "I'll be your mirror", Quando credi che la notte abbia invaso la tua mente / quando dentro sei confusa e abbrutita / lascia che ti mostri che sei cieca / per piacere tira giù le mani / perché io ti veda, scritta da un Lou Reed ammaliato dalla bellezza della tedesca. All tomorrow's parties" funerea processione cantata dalla voce impassibile ed inquietante di Nico.

Una delle pietre miliari del gruppo ma anche di tutta la carriera solista di Lou Reed è “Heroin”, una delle canzoni più crude mai scritte. In un’epoca dove si raccontava di “esperienze psichedeliche” e di “paradisi artificiali” provocati dalle varie sostanze chimiche che giravano nell’ambiente della musica, ci troviamo di fronte ad una  testimonianza agghiacciante di un eroinomane che racconta senza tanti eufemismi o false invenzioni ciò che E’ ("quando infilo l’ago in vena / poi dico che le cose non sono affatto le stesse / quando mi sto godendo il mio viaggio / mi sento come il figlio di Gesù"), desiderio di morte ("Ho preso una grande decisione / voglio provare ad annullare la mia vita"), di estasi, di ricerca disperata di liberazione ("quando l' eroina è nel mio sangue / e il sangue va alla testa / sto meglio che se fossi morto / e ringrazio il vostro Dio che non me ne frega più niente"). Attrazione letale ("Eroina, sii la mia morte / eroina, è la mia sposa e la mia vita") desiderio d’alienazione (E non potete aiutarmi, certo non voi, ragazzi / né voi, ragazze dolci con le vostre parole dolci / potete andare tutti a farvi una passeggiata) di fuga esistenziale, liberatoria ("via dalla grande città / dove un uomo non può essere libero / dai mali della città / da se stesso e da quelli attorno a lui) insofferenza universale (e non me ne frega più niente di tutti voi Tizi e Cai / e di tutti i politici che schiamazzano come pazzi / e di ognuno che opprime qualcun altro / e di tutti i morti ammucchiati l’uno sull’altro"). La musica, inizia molto tenuemente, la base ritmica è un tribale tam tam della grande Maureen Tucker, un continuo alternarsi di una progressiva eccitazione,catarsi e pace. Lou Reed che prima trasogna arriva a sorridere nel momento di massimo eccitamento, quel sorriso ha l’essenza della pazzia, della definitiva (momentanea) liberazione dell’ Io. Alla fine del disco troviamo altre due opere memorabili che tutt’oggi suonano ancora d’avanguardia, frutto, sopratutto, di un John Cale affascinato dalla sperimentazione. La demoniaca e assurda  The Black Angel's Death Song in cui la viola di Cale viene seviziata per tutta la canzone e la caotica European Son”, quest’ultima dedicata al poeta Delmore Schwartz nonché professore universitario ed amico di Lou Reed, otto minuti di eccessi strumentali, di percussioni assillanti, di distorsioni, di feedback, di rumori. Si conclude così il primo capolavoro del gruppo, pietra miliare dell’underground americano. Il mondo della musica all’ascolto di questo disco ne fu in gran parte sconvolto ed intimorito sia per le tematiche decadenti, licenziose e oscure che per le musiche troppo innovative. I Velvet Underground, in quegli anni, furono costretti a trasferirsi a Boston dato che la loro città, New York, non era sufficientemente aperta a queste loro divagazioni.

White light/white heat IL secondo album White Light White Heat (Verve, 1967) fu realizzato dai soli Velvet Underground. Nico, mal voluta dal gruppo, aveva intrapreso una carriera solista ed anche Andy Warhol, per varie divergenze ed impegni aveva rinunciato al patrocinio della band. Così i Velvet Underground ebbero più spazio per loro, per le deliranti storie di Lou Reed e gli sperimenti sonori di John Cale.Questo album e il più oscuro e sperimentale della band è una delle opere più ambiziose di tutta la storia del rock.

 In esso i brani si allungano a dismisura, dominano il caos e la morte, suoni cupi, distorsioni, improvvisazioni, quel sound già presentato nel primo disco in “European Son”. Il disco si apre con la “White Light White Heat” veloce, ritmata, orecchiabile, sino a quando nell’ultimo minuto non riserva una sorpresa. Le chitarre sembrano impazzite e culminano in un’improvvisazione baccanale che spiazza l’ascoltatore più ingenuo per poi porlo allo stupore quando ascolta la lunga “The Gift”, racconto Horror di Lou Reed, che narra di una sorpresa che diventa tragedia. Da un canale si sente un Lou Reed impassibile e freddo che racconta le vicende della storia, non curante dell’accompagnamento musicale (che s’improvvisa) sull’altro canale. Il basso e  infaticabile e le chitarre svincolate, troppo (piacevolmente) distorte. Lady godiva’s operation  una vera e propria operazione medica in musica, un cantato trasognante, una ritmica impassibile, una chitarra che potrebbe accompagnare la voce in eterno, che affascina anche se molto povera, una melodia che rimane dentro nota per nota. Il Folk - Rock di Here she comes now  l’unico brano “normale” dell album. Il disco prosegue nell’esplorazione musicale con I heard her call my name ,  veloce e baccanale, dove la vera protagonista e la chitarra distorta di Lou Reed che viene suppliziata da un’onda creativa che non lascia spazio alla melodia ma solo a lunghi assolo distorti e crepe di feedback. Canzoni come questa possono essere ascoltate da qualsiasi punto, non hanno ne un inizio ne una fine.

Il disco si chiude con “Sister Ray”, esempio sommo di quanto detto precedentemente, opera d’inestimabile influenza su tutta la storia del rock più oscuro e noise, nessuno aveva osato ancora cosi tanto,  nei suoi diciassette minuti i Velvet Underground anticiparono di anni ed anni molte delle tendenze musicali future, esempio di come essi precorressero i tempi. Il brano è un’assordante celebrazione del genio, forse uno dei massimi capolavori della storia del rock. In essa gli strumenti e gli strumentisti danno il massimo di se. Il volume degli amplificatori è agli estremi come anche l’egocentrismo musicale dei componenti della band.

Il tappeto di suoni che si estende per tutto il tempo è un elogio al caos visto come principio di vita, è un’autodistruzione collettiva, è un’ipnosi assordante, è la fuga da ogni schema esistente, è pura anarchia, è il sogno dell’Uomo, è la concezione del tutto, è l’espansione dell’ Io.

In essa Lou Reed racconta di una banda di travestiti che commette eccessi di ogni tipo, che portano a casa dei marinai, si “fanno” ed incominciano un orgia sin quando nell’abitazione non irrompono dei poliziotti. Nel racconto come nella musica domina una follia generale. I Velvet Underground, come disse John Cale, non mantennero mai le promesse fatte nei primi due album. La lotta per la leadership, dovuta all’egocentrismo di Lou Reed, porta John Cale ad abbandonare il gruppo e finisce così una delle realtà più ambiziose dell’intera storia del rock.

  The Velvet UndergroundLou Reed, ormai leader della band, è libero di fare ciò che vuole, mette in piedi il terzo album, omonimo, Velvet Underground (MGM, 1969) sebbene sia uscito ad appena due anni di distanza dai primi due è musicalmente lontano anni luce da essi. Manca del genio di John Cale, della sua accanita sperimentazione, di quel suo osare, causa di frequenti battaglie con Lou Reed. Con questo album inizia la seconda parte dei Velvet Underground, quella più melodica. L'album esplora un nuovo sound più calmo e riflessivo, anche i testi di Reed si fanno più personali, in esso troviamo parecchi dei brani più memorabili (accessibili, orecchiabili) dei Velvet Underground. Candy Saysuna delle canzoni più dolci che siano state mai scritte con un Lou Reed intento a cantarla con voce, talmente tenue, da ricordare Nico in Sunday Morning del primo disco. What Goes on accompagnata dall’organo del nuovo membro della band, Doug Yule, le chitarre sono arrangiate in modo tale da  far ricordare la viola di John Cale. La ritmica blues di Some kinda love , la cura negli arrangiamenti di Pale blue eyes la più mielata del disco, dai tocchi di chitarra paradisiaci, cullanti, avvolgenti. L’altalenante preghiera di Jesus , il ritrovo di una luce nel rock di Beginning to see the light, pura poetica reediana “Beh, sto incominciando a vedere la luce / c’è gente che si sforza molto / ma non riesce a capire bene […] Vino al mattino e un pò di colazione alla sera / Beh, sto incominciando a vedere la luce” . La liberà di I’m set free , la sfuggente That’s the story of my life , il duettare di Lou Reed alternatamente con se stesso e con la Tucker in “The murder mystery, unica canzone ad uscire fuori dagli stilemi base del disco. Infine è la  meraviglisa Tucker a chiudere questo terzo capitolo dei Velvet Underground, che nel cantare “After Hours” ci rende dono della sua fiabesca voce.

Loaded All’uscita del quarto album Loaded (Atlantic, 1970) , Lou Reed aveva gia lasciato il gruppo e per problemi di voce, nei mesi precedenti aveva (erroneamente) lasciato cantare molte delle sue canzoni a Doug Yule. Sterling Morrison, in astio verso Lou Reed per aver allontanato dal gruppo John Cale, aveva ripreso gli studi e la Tucker, incinta, non aveva nemmeno partecipato alle registrazioni del disco, sostituita da Bill Yule fratello di Doug. Loaded esce a Settembre e Lou Rreed, che aveva aveva dato il suo addio alla band pochi giorni prima, il 23 Agosto, compare soltanto terzo nei nomi di copertina ed i brani del disco vengono attribuiti al gruppo e non a lui. La scaletta, i tagli e il missaggio glielo faranno disconoscere. Loaded ha il “prestigio” di contenere le due canzoni del gruppo più ascoltate nei decenni a seguire il Folk - Rock di Sweet Jane  che ci porta indietro ai primi dischi e la  carica di Rock & Roll“Jenni che quando aveva cinque anni / Non succedeva proprio niente / Ogni volta che accendeva la radio / Non c’era proprio niente, proprio niente / Poi un bel mattino si sintonizzò su una radio di New York / Sai, non poteva assolutamente credere / A quello che stava sentendo / Cominciò a muoversi con quella meravigliosa musica / Sai, la sua vita fu salvata dal R o c k  &  R o l l”. L’album nel complesso risulta essere il più “facile” dei quattro, pregno di melodie e suoni che sanno più di fama e soldi che di arte e poesia.

Nel 1973 Doug Yule, ormai solo, pubblica, senza nessun ritegno, Squeeze, un album che non ha niente a che vedere con i Velvet Underground se non per il nome in copertina.

L'enorme fama fuori tempo del gruppo riporterà alla luce diverso materiale inedito. Negli anni novanta ci fu persino una reunion prima di Lou Reed e John Cale da cui nacque il celebre “Song for ‘Drella” (1990) album dedicato a Andy Warhol e poi con il resto del gruppo. I Velvet Underground, al completo, andranno in giro per l’europa per tutto il 1993 facendo da spalla in alcune date anche agli U2. Tre mitici concerti di quel tour tenuti all’Olimpia di Parigi furono immortalati su Live MCMXCIII (Warner Bros, 1994) in esso oltre ai classici della band è presente anche l’inedito “Coyote”. Alcune voci parlavano di un probabile progetto in studio della band sin quando Lou Reed non mette tutto a tacere accentuando i contrasti con i vecchi compagni e portando così il gruppo al definitivo scioglimento. Nel 1996 la band entra di tutto diritto nella “Rock & Roll Hall of Fame”.

 Live consigliati :

  • Clicca per vedere le scanerizzazioniBootleg Series Volume 1 : The Quine Tapes (2001) : Cofanetto di tre cd con pezzi registrati dal vivo al Matrix, al Family Dog (San Francisco) e alla Washington University (St. Louis) nel 1969. Tra le canzoni troviamo White light / White Heat, Venus In Furs, Heroin, Sunday Morning, Rock & Roll, Black Angel's Death Song e Femme Fatale. La parte forte, che differenza questa raccolta dalle altre sono le tre leggendarie versioni di Sister Ray dall’eccezionale durata di ventiquattro, ventotto e trentotto minuti ciascuna. Una grandiosa testimonianza delle loro travolgenti esibizioni.

 

  • Live At Max’s Kansas City (1972) : Forse è il primo “bootleg ufficiale” della storia del rock, in esso sono contenuti gli ultimi concerti dei Velvet Underground nell’ Agosto del 1970 prima che Lou Reed lasciasse la band il 23 di quello stesso mese.       

 

  • 1969 Velvet Underground Live With Lou Reed  (1974) Realizzato dopo il successo solista di Lou Reed, ha una buona qualità audio visto che è uno dei primi live "legali" della band. In esso sono presenti pezzi quali Lisa Says, I'm Waiting for the Man, What Goes On, New Age, Beginning to See the Light, Heroin e We're Gonna Have a Real Good Time Together. Inolre in alcuni brani del disco è presente anche John Cale.

 

 Outro :

L’influenza musicale dei Velvet Underground può essere divisa in due grandi filoni, quello lucente,melodico e romantico a cui si sono ispirati moltissimi gruppi ed etichette sostenitrici dell’armonia e dell’ordine e quello tenebroso,caotico e sperimentale che dopo decenni si è rivelato seminale per tutti quei gruppi che sul disordine sonoro esistenzialistico e sull’avanguardia hanno fondato i pilastri della loro creatività. La lista dei gruppi che si sono ispirati al loro sound è vastissima, arriva sino ad oggi, mi limiterò a menzionare due importantissimi pilastri della musica rock degli anni ottanta come sommo esempio di luce e tenebre di classicità e sperimentazione, di melodia e noise : R.E.M. - SONIC YOUTH.

 

… e la stella divenne luce.

Pino Silver

4 Maggio 2002

…ad Imma e a tutti coloro che trattano la musica con sincerità.

 

 

 

 

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