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Velvet
Underground … e il caos generò una stella Intro : I
Velvet Underground sono uno dei gruppi più influenti di La
loro genialità è racchiusa, soprattutto, nei primi due dischi. Con quelle
due opere mostrarono al mondo della musica che c’erano strade del tutto
ancora inesplorate che avevano il disorientamento delle tenebre, i frutti
dell’ossessione, il fascino del caos. Mentre le altre band cantavano di mondi paradisiaci, sperimentavano varie sostanze chimiche per espandere la loro creatività e raccontare di fantastiche esperienze psichedeliche, i Velvet Underground facevano (semplicemente) uso di eroina, non per espandere la coscienza, ma semplicemente per il più vecchio motivo al mondo,come disse John Cale: Per il piacere. A queste deviazioni si aggiungevano diete sperimentali, che ridussero, per un periodo, Lou Reed ad uno scheletro vivente. I ragazzi assumevano pillole di ogni genere, vitamine, energizzanti, farmaci contro lo stress, per il sonno o per ridere, non per niente “avevano tutti problemi di fegato”(Maureen Tucker). Unica anima "gentile" del gruppo era Maureen Tucker, la più innovativa batterista della storia del rock. I
Velvet Underground erano il lato oscuro, sotterraneo, alternativo
della musica degli anni sessanta, in conflitto con i tempi, in conflitto
con la musica degli altri gruppi, in conflitto con un pubblico, per natura
superficiale, in conflitto tra di loro. Vedi le lotte tra Lou Reed, John
Cale e Nico tutti a contendersi il predominio sul gruppo, vedi il non
aggregarsi a nessun “movimento” di quegli anni, vedi il non far parte
di quella grande famiglia che erano i “figli dei fiori”. Alla guida di
quella macchia del futuro c’erano purtroppo (fortunatamente) due
piloti: da un lato un Lou Reed da un passato piuttosto turbolento, vittima
degli elettroshock, che i genitori nella speranza di “equilibrare” quel
suo carattere eccentrico, gli avevano imposto, sino a ridurlo un vegetale,
un Lou Reed che si iscrive e si laurea alla Syracuse University, dove
conosce il suo professore, Delmore Schwartz, nonché poeta alcolizzato, con il quale stringerà
una profonda ammirazione ed amicizia che lo influenzerà per il resto della
vita, un Lou Reed amante della poesia decadent e del Rock & Roll,
che veniva da una vita sregolata, da un passato di droghe ed esperienze
omosessuali, dall’altro lato troviamo un John Cale che aveva studiato
musica d'avanguardia ed era arrivato a New York nel 1963 ulteriormente
per perfezionarsi sotto la maestria di LaMonte Young, guru della musica
minimalista, un John Cale che sperimenta di tutto, un John Cale che intona
le sei corde della chitarra di Lou Reed tutte sulla stessa nota oppure
mezzo tono sotto, un John Cale che sostituisce le classiche corde della
sua viola con quelle di una chitarra donandogli un suono possente ed ululante,
un John Cale attratto da qualsiasi tipo di sperimentazione sonora. I Velvet Underground non concepirono la musica rock come un oggetto commerciale ,semplice prodotto di consumismo ma come Arte Sublime. I Velvet Underground mostrarono totale disinteresse per le classifiche e per il pubblico, “Non ci consideravamo degli intrattenitori. Non sorridevamo mai e giravamo le spalle al pubblico. Il nostro scopo era quello di mettere a disagio gli spettatori, farli sentire fuori posto, farli vomitare. Odiavamo tutto e tutti. (John Cale)” .
Biografia
e discografia : La band si forma nel 1965 a New York dall’unione di John Cale (GB 1940) ,Lou Reed (USA 1942), Sterling Morrison (USA 1942) e Maureen Tucker (USA 1945) il nome viene preso dal titolo di un libro che trattava di “perversioni sessuali”.
Una
delle pietre miliari del gruppo ma anche di tutta la carriera solista
di Lou Reed è “Heroin”, una delle canzoni più crude mai scritte.
In un’epoca dove si raccontava
di “esperienze psichedeliche” e di “paradisi artificiali” provocati dalle
varie sostanze chimiche che giravano nell’ambiente della musica, ci troviamo
di fronte ad una testimonianza
agghiacciante di un eroinomane che racconta senza tanti eufemismi o false
invenzioni ciò che E’ ("quando infilo l’ago in vena / poi dico
che le cose non sono affatto le stesse / quando mi sto godendo
il mio viaggio / mi sento come il figlio di Gesù"), desiderio
di morte ("Ho preso una grande decisione / voglio provare ad annullare
la mia vita"), di estasi, di ricerca disperata di liberazione
("quando l' eroina è nel mio sangue / e il sangue va alla testa
/ sto meglio che se fossi morto / e ringrazio il vostro Dio che non me
ne frega più niente"). Attrazione letale ("Eroina, sii
la mia morte / eroina, è la mia sposa e la mia vita") desiderio
d’alienazione (E non potete aiutarmi, certo non voi, ragazzi / né voi,
ragazze dolci con le vostre parole dolci / potete andare tutti a farvi
una passeggiata) di fuga esistenziale, liberatoria ("via
dalla grande città / dove un uomo non può essere libero / dai mali della
città / da se stesso e da quelli attorno a lui) insofferenza universale
(e non me ne frega più niente di tutti voi Tizi e Cai / e di tutti i politici
che schiamazzano come pazzi / e di ognuno che opprime qualcun altro /
e di tutti i morti ammucchiati l’uno sull’altro"). La musica,
inizia molto tenuemente, la base ritmica è un tribale tam tam della grande
Maureen Tucker, un continuo alternarsi di una progressiva eccitazione,catarsi
e pace. Lou Reed che prima trasogna arriva a sorridere nel momento di
massimo eccitamento, quel sorriso ha l’essenza della pazzia, della definitiva
(momentanea) liberazione dell’ Io. Alla fine del disco troviamo altre
due opere memorabili che tutt’oggi suonano ancora d’avanguardia, frutto,
sopratutto, di un John Cale affascinato dalla sperimentazione. La demoniaca
e assurda “The
Black
Angel's Death Song”
in cui la viola di Cale viene seviziata per tutta la canzone e la caotica
“European Son”, quest’ultima dedicata al poeta Delmore Schwartz
nonché professore universitario ed amico di Lou Reed, otto minuti di eccessi
strumentali, di percussioni assillanti, di distorsioni, di feedback, di
rumori. Si conclude così il primo capolavoro del gruppo, pietra miliare
dell’underground americano.
In esso i brani si allungano a dismisura, dominano il caos e la morte, suoni cupi, distorsioni, improvvisazioni, quel sound già presentato nel primo disco in “European Son”. Il disco si apre con la “White Light White Heat” veloce, ritmata, orecchiabile, sino a quando nell’ultimo minuto non riserva una sorpresa. Le chitarre sembrano impazzite e culminano in un’improvvisazione baccanale che spiazza l’ascoltatore più ingenuo per poi porlo allo stupore quando ascolta la lunga “The Gift”, racconto Horror di Lou Reed, che narra di una sorpresa che diventa tragedia. Da un canale si sente un Lou Reed impassibile e freddo che racconta le vicende della storia, non curante dell’accompagnamento musicale (che s’improvvisa) sull’altro canale. Il basso e infaticabile e le chitarre svincolate, troppo (piacevolmente) distorte. “Lady godiva’s operation” una vera e propria operazione medica in musica, un cantato trasognante, una ritmica impassibile, una chitarra che potrebbe accompagnare la voce in eterno, che affascina anche se molto povera, una melodia che rimane dentro nota per nota. Il Folk - Rock di “Here she comes now” l’unico brano “normale” dell album. Il disco prosegue nell’esplorazione musicale con “I heard her call my name” , veloce e baccanale, dove la vera protagonista e la chitarra distorta di Lou Reed che viene suppliziata da un’onda creativa che non lascia spazio alla melodia ma solo a lunghi assolo distorti e crepe di feedback. Canzoni come questa possono essere ascoltate da qualsiasi punto, non hanno ne un inizio ne una fine. Il disco si chiude con “Sister Ray”, esempio sommo di quanto detto precedentemente, opera d’inestimabile influenza su tutta la storia del rock più oscuro e noise, nessuno aveva osato ancora cosi tanto, nei suoi diciassette minuti i Velvet Underground anticiparono di anni ed anni molte delle tendenze musicali future, esempio di come essi precorressero i tempi. Il brano è un’assordante celebrazione del genio, forse uno dei massimi capolavori della storia del rock. In essa gli strumenti e gli strumentisti danno il massimo di se. Il volume degli amplificatori è agli estremi come anche l’egocentrismo musicale dei componenti della band. Il tappeto di suoni che si estende per tutto il tempo è un elogio al caos visto come principio di vita, è un’autodistruzione collettiva, è un’ipnosi assordante, è la fuga da ogni schema esistente, è pura anarchia, è il sogno dell’Uomo, è la concezione del tutto, è l’espansione dell’ Io. In essa Lou Reed racconta di una banda di travestiti che commette eccessi
di ogni tipo, che portano a casa dei marinai, si “fanno” ed incominciano
un orgia sin quando nell’abitazione non irrompono dei poliziotti. Nel racconto come nella musica domina una follia generale. I Velvet Underground,
come disse John Cale, non mantennero mai le promesse fatte nei primi due
album. La lotta per la leadership,
dovuta all’egocentrismo di Lou Reed, porta John Cale ad abbandonare il
gruppo e finisce così una delle realtà più ambiziose dell’intera storia
del rock.
Nel
1973 Doug Yule, ormai solo, pubblica, senza nessun ritegno, Squeeze, un
album che non ha niente a che vedere con i Velvet Underground se non per
il nome in copertina. L'enorme fama fuori tempo del gruppo riporterà
alla luce diverso materiale inedito. Negli anni novanta ci fu persino
una reunion prima di Lou Reed e John Cale da cui nacque il celebre “Song
for ‘Drella” (1990) album dedicato a Andy Warhol e poi con il resto del
gruppo. I Velvet Underground, al completo, andranno in giro per l’europa
per tutto il 1993 facendo da spalla in alcune date anche agli U2. Tre
mitici concerti di quel tour tenuti all’Olimpia di Parigi furono immortalati
su Live MCMXCIII (Warner Bros, 1994) in esso oltre ai classici
della band è presente anche l’inedito “Coyote”. Alcune voci parlavano
di un probabile progetto in studio della band sin quando Lou Reed non
mette tutto a tacere accentuando i contrasti con i vecchi compagni e portando
così il gruppo al definitivo scioglimento. Nel 1996 la band entra di tutto
diritto nella “Rock & Roll Hall of Fame”. Live
consigliati :
Outro
: L’influenza
musicale dei Velvet Underground può essere divisa in due grandi filoni,
quello lucente,melodico e romantico a cui si sono ispirati moltissimi
gruppi ed etichette sostenitrici dell’armonia e dell’ordine e quello tenebroso,caotico
e sperimentale che dopo decenni si è rivelato seminale per tutti quei
gruppi che sul disordine sonoro esistenzialistico e sull’avanguardia hanno
fondato i pilastri della loro creatività. La lista dei gruppi che si sono
ispirati al loro sound è vastissima, arriva sino ad oggi, mi limiterò
a menzionare due importantissimi pilastri della musica rock degli anni
ottanta come sommo esempio di luce e tenebre di classicità e sperimentazione,
di melodia e noise : R.E.M. - SONIC YOUTH. … e la stella divenne luce. Pino Silver 4 Maggio 2002 …ad Imma e a tutti coloro che trattano la musica con sincerità.
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