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CARBONCHIO
Patologia
fortemente contagiosa degli animali, soprattutto dei ruminanti,
che viene trasmessa all’uomo attraverso il contatto con gli
animali o con i loro prodotti.
Eziologia
ed epidemiologia
Il
germe causale, il Bacillus anthracis, è un grosso
bacillo gram +, anaerobio facoltativo e capsulato. Le sue
spore resistono alla distruzione, restando vitali nel terreno e
nei prodotti animali per decenni. L’infezione umana avviene
abitualmente attraverso la cute, ma si è verificata anche dopo
l’ingestione di carni contaminate. L’inalazione di spore in
condizioni particolari (p. es., in presenza di
un’infezione respiratoria acuta) può generare un carbonchio
polmonare (malattia del cardatore) che è spesso fatale. Il
carbonchio polmonare consegue a una rapida moltiplicazione delle
spore nei linfonodi mediastinici. Raramente il carbonchio
gastrointestinale può seguire all’ingestione di carne
contaminata, quando sia presente una lesione del faringe o della
mucosa intestinale che facilitano l’invasione della parete
intestinale.
Il
carbonchio, anche se è una patologia importante negli animali,
è rara nell’uomo e si verifica soprattutto in nazioni dove
non vengono messi in atto interventi che prevengano
l’esposizione industriale o agricola a pecore, capre, bovini
ed equini infetti o ai loro prodotti. Il carbonchio si verifica
anche negli animali selvaggi esotici quali ippopotami, elefanti
e bufali.
Sintomi e segni
Il
periodo di incubazione oscilla da 12 h a 5 giorni (in
genere 3-5 giorni).
La
forma cutanea inizia con una papula rosso scuro non
dolente, pruriginosa e, man mano che si allarga, essa viene
circondata da una zona rigonfia eritematosa e con edema simil
gelatinoso. Sono presenti un eritema periferico consistente,
vescicole e indurimento. A ciò segue un’ulcerazione centrale,
con essudato siero-sanguinolento e formazione di un’escara
nera. Può esserci linfoadenopatia locale, talvolta con
malessere generale, mialgia, mal di testa, febbre, nausea e
vomito.
I
sintomi iniziali dell’antracosi polmonare sono
insidiosi e assomigliano all’influenza. La febbre sale e,
entro pochi giorni, si sviluppa una grave sintomatologia
respiratoria seguita da cianosi, shock e coma. Si manifesta una
grave linfoadenite emorragica necrotizzante che si diffonde alle
strutture mediastiniche adiacenti; si ha allora un trasudato
siero-sanguinolento, edema polmonare e versamento pleurico.
Possono anche svilupparsi una meningo-encefalite emorragica e/o
l’antracosi GI. Una rx polmonare può dimostrare un infiltrato
diffuso e a chiazze; il mediastino è slargato a causa dei
linfonodi emorragici ingranditi.
Nell’antracosi GI
le tossine liberate inducono una necrosi emorragica che si
estende ai linfonodi mesenterici di drenaggio. Ne consegue una
setticemia con potenziale tossicità letale.
Diagnosi
Sono
importanti i dati anamnestici occupazionali o di esposizione.
Per isolare il B. anthracis possono essere utilizzate le
colture o la colorazione di Gram dalle lesioni cutanee mentre
nelle forme polmonari possono essere utilizzati il tampone
faringeo e l’espettorato. Quando le colture primarie non
crescono, il microrganismo può essere isolato mediante
inoculazione in topo.
La
diagnosi di carbonchio GI dipende dal riconoscimento dei sintomi
clinici. Qualche volta i microrganismi possono essere
evidenziati mediante colorazione di Gram dal vomito o dalle
feci. Dal punto di vista clinico il carbonchio GI si manifesta
con nausea, vomito, anoressia e febbre che progrediscono verso
la necrosi intestinale con setticemia concomitante e morte. Una
forma orofaringea di carbonchio si manifesta come una lesione
mucocutanea nella cavità orale con faringite, febbre,
adenopatia e disfagia. Tali segni progrediscono verso la necrosi
e la morte.
Prevenzione e terapia
Per
i soggetti ad alto rischio (veterinari, tecnici di laboratorio,
addetti all’industria della tessitura che lavorino lane di
importazione) è disponibile un vaccino preparato con filtrati
di colture batteriche. Per garantire la protezione possono
essere richieste vaccinazioni ripetute. Si possono verificare
reazioni locali. Per uso veterinario è disponibile un vaccino
animale tossigenico vivo, non capsulato avirulento.
La
terapia della forma cutanea con 600000 U di
procain-penicillina G IM bid per 7 giorni impedisce la
diffusione sistemica e promuove una graduale risoluzione della
pustola. La progressione della lesione verso la fase di escara
si verifica indipendentemente dalla terapia antibiotica. Pure
efficace è il regime con 2 g/die di tetraciclina PO in 4 dosi
frazionate (per i bambini 25 mg/kg/die in 4 dosi
frazionate). In alternativa si può ricorrere a eritromicina,
ciprofloxacina o cloramfenicolo. Nei bambini piccoli sono da
preferire la penicillina o l’eritromicina. La maggior parte
dei ceppi è resistente al cefuroxime.
Il
carbonchio polmonare è quasi sempre fatale, ma una terapia EV
precoce e continua con 20 milioni U/die di penicillina G
può salvare la vita del paziente. (La dose usuale di
penicillina G è di 100000-250000 U/kg/die in 4-6 dosi
frazionate.) È usata in combinazione con streptomicina 500 mg/die
q 8 h IM negli adulti e 25 mg/kg/die nei bambini. I
corticosteroidi possono risultare utili, ma il loro impiego non
è stato studiato a sufficienza. Se la terapia è tardiva
(solitamente a causa di una mancata diagnosi) è possibile che
si abbia esito infausto.
Non
esiste una terapia specifica per il carbonchio GI. Deve essere
evitata la carne contaminata. Se si verifica l’ingestione, può
essere effettuata profilassi con penicillina G 4 milioni di
unità EV q 4 ore per 10 giorni.
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