Il balcone di Marta

 

IL BALCONE DI MARTA
Scheda di Giuseppe Calò



UBICAZIONE


Come dice il toponimo, Balcone di Marta o in francese Balcon de Marthe, questa montagna rappresenta un vero balcone sulle Alpi Marittime.
Situato ad occidente della Valle Roia, il Balcone di Marta (2123 m.)
con la vicina Cima di Marta (2138 m.) dominano tutto lo scenario, superati in altezza solo dal vicino Monte Saccarello (2200 m.).
Oggi questo scenario è immerso in una natura incontaminata che, forse influenzati dalle leggende della vicina Triora, diremmo “magica!”.
Le uniche attività umane sono la pastorizia ed un limitato escursionismo.

UN PO' DI STORIA


Le Alpi Marittime a prima vista possono apparire ostacoli naturali, ma nella realtà per gli uomini non sono mai state una barriera invalicabile. Per secoli i popoli Liguri, Celti, Galli e poi Romani, percorsero i sentieri e valichi di questi monti, per scambiare merci, idee e religioni e anche per guerre e invasioni. Le vie del sale portavano il prezioso prodotto dalle saline della Provenza alla pianura padana e nel ritorno trasportavano grano, vino e lana.

La contea di Tenda per secoli dominò queste vie e passaggi imponendo gabelle (1) su tutti i transiti. Queste imposizioni crearono forti tensioni con gli Stati confinanti,e, dopo un lungo contenzioso, il ducato sabaudo risolse il problema annettendosi la contea. Il pieno controllo della Valle Roia e del suo bacino idrico fino a Breglio, consentirono ai Duchi di Savoia la costruzione di una carrareccia che dal Piemonte portava al loro porto di Nizza. La displuviale occidentale e il corso del Roia da Breglio (NDR: escluso Breglio, a partire dal vallone Riu di Ravai) al mare era dominio della Repubblica di Genova.

Le varie vicende belliche che coinvolsero gli Stati europei non interessarono direttamente quel territorio ma solamente il nizzardo e le sue fortezze. Nel settecento sia la guerra di successione d’Austria (1704-1713) (2), che quella di successione spagnola (1743-1748), si svolsero con alterne vicende attorno a Nizza e nelle valli Stura, Maira e Varaita.

Nel settembre del 1792 l’armata repubblicana francese del generale d’Anselme superò il fiume Var e invase la contea di Nizza, abbandonata senza combattere dal generale sabaudo De Courten. L’armata austro-piemontese si ritirò nella fortezza di Saorgio, che sbarrava il fondovalle del Roia. Per evitare l’aggiramento attraverso i monti, furono creati trinceramenti e ridotte. A occidente sul massiccio dell’Authion e a oriente dal Balcone di Marta (3) al Saccarello. La Valle Roia si trovò allora nella storia e in prima linea! La Repubblica di Genova trasferì tutte le sue truppe a difesa di Genova, lasciando il confine occidentale sguarnito. I francesi, anno dopo anno, con sanguinosi attacchi tentarono di far cadere quelle posizioni, ma vennero sempre respinti. Il generale Massena nel 1796 violando la neutralità occupò Ventimiglia, attaccando le posizioni dominanti dello spartiacque tra il Roia e Tanaro. Gli austro-piemontesi sopraffatti arretrano il fronte sulla linea del Colle di Tenda. Risolverà la situazione di stallo Napoleone, che, nello stesso 1796 nominato comandante dell’Armée d’Italie, avanzò per la costa ligure aggirando le Alpi, attraverso il Colle di Cadibona impegnò gli austro-piemontesi nelle battaglie di Montenotte, Dego, Millesimo aprendosi la strada per la pianura padana e alla vittoriosa prima campagna d’Italia.

Con i nuovi assetti derivati dalla pace di Vienna (1815), la Repubblica di Genova viene annessa al Regno di Sardegna, questo sarà anche l’unico periodo di unità (NDR: naturalmente facendo riferimento alla sola storia degli ultimi secoli) della Valle Roia dalle sorgenti al mare.

Terminate queste battaglie la vita torna alla normalità e la pace regnerà per lunghi anni. Nel 1860 con la cessione della Contea di Nizza alla Francia, cambia l’assetto geopolitico della vallata, ed il Balcone di Marta viene a trovarsi inserito nel sistema difensivo del neonato Regno d’Italia. Con l’aumentare della tensione tra l’Italia e la Francia (adesione dell’Italia all’Intesa con Austria e Prussia) i due Stati intraprendono grandi lavori di fortificazioni sui rispettivi confini.

Il Balcone di Marta viene collegato da una strada di arroccamento che da Molini di Triora nella Valle Argentina porta in quota e collega tutti i punti strategici. Vengono costruiti baraccamenti e postazioni d’artiglieria, ma gli eventi storici vollero che ancora per lungo tempo regnasse la pace tra quei monti. Allo scoppio della Grande Guerra nel 1915 i materiali d’artiglieria di quei forti furono trasferiti sul fronte orientale.

L’avvento del fascismo in Italia con le dichiarazioni aggressive di questo, fecero aumentare la tensione con la Francia. Entrambe la nazioni intensificarono gli apprestamenti militari con l’edificazione da parte francese della “Maginot Alpina” e da parte italiana del Vallo Alpino o del Littorio.

Il punto di forza delle fortificazioni italiane nel settore fu lo scavo nelle viscere del Balcone di Marta di un esteso complesso sotterraneo. Iniziato nel 1938 e ultimato nel 1940 comprendeva centri di fuoco, osservatori e una batteria in caverna (4).
Durante il breve conflitto del giugno 1940 le batterie dell’artiglieria italiana posizionate tra Cima Marta e il Monte Ceriana, intervennero con il loro tiro contro le antistanti opere francesi dell’Authion.
Con la fine delle operazioni non ci furono altri episodi bellici che interessarono quei luoghi.
Durante l’occupazione tedesca, occasionalmente in quei luoghi trovavano rifugio elementi della Resistenza imperiese (5).

Terminato il conflitto la popolazione locale recuperò dalle istallazioni militari ciò che gli serviva. Con il trattato di pace di Parigi del 1947 il confine fu rettificato e il Balcone e la Cima di Marta finirono in territorio francese.

NOTE
(1) Gabella deriva dall’arabo al-quaba-la che significa tassa. Il motto della casata della contea di Tenda era: “di qui non si passa se non si paga il pedaggio”.
(2)
Con il trattato di Utrecth (1713) si definirono i confini alpini tra il nuovo Regno Sardo e la Francia. Confini che grosso modo corrispondono agli attuali.
(3)
Il termine attuale è di balcone, su vecchie mappe era indicato in barcone. Altra ipotesi deriverebbe da baraccone. Dal cinquecento, per difendersi dai francesi, furono realizzati in luoghi strategici, anche a quote elevate, ridotte e trinceramenti. Per alloggiare le truppe furono costruiti dei ricoveri chiamati “baracconi”. Questo toponimo ricorre sovente in tutto l’arco Alpino occidentale.
(4)
Batteria 605° Btr. SP (sempre pronta) armata con quattro cannoni da 75/27 mod. 906 su appositi carrelli. Questa batteria incrociava il tiro con la similare 606° Btr. SP Sapelli, posizionata sopra il lago delle Mesce in Valle delle Miniere.
(5)
Nel 1944, elementi della Resistenza italiana, per controbattere da Carmo Langan l’artiglieria delle fortificazioni tedesche di Monte Ceppo, recuperarono dei cannoni della batteria del Balcone di Marta.


COME ARRIVARE AL BALCONE DI MARTA


Da Molini di Triora sale una strada asfaltata che porta alla Colla Melosa (rifugio Allavena, sempre aperto) (1), salendo da Dolceacqua-Pigna ci si immette in questa strada a Carmo Langan. Dal rifugio Allavena inizia una strada sterrata, e con le auto normali è un problema! Se proseguite motorizzati aspettate chi procede a piedi alle caserme di Marta. A piedi si sale in direzione del rifugio M. Grai (non custodito), qui termina la salita e si prosegue per la facile strada militare. L’andatura pedestre permetterà di godere la natura e il fantastico panorama (in stagione abbondano i lamponi).

Da Briga si segue la “Route de l’Amitié”, in alternativa si può anche salire dalla chiesetta di Nostra Signora delle Fontane (NDR: oggi Notre dame des fontaines), le due strade si congiungono prima del Col Linaire, si prosegue (la strada a questo punto è molto disastrata) fino alla Bassa di Sanson, si gira a destra e si prosegue fino alle caserme.

Qui la barra rende tutti eguali (NDR: motorizzati e pedoni), infatti si lascia il mezzo e si continua a piedi lungo la strada che costeggiando la Cima di Marta
ci porta al Balcone di Marta . Giunti in prossimità della cima vi sono i ruderi di una casermetta, poco sopra per chi fosse interessato, vi sono i due ingressi delle gallerie della batteria (2), altri due tornanti e si arriva alla panoramicissima cima. A giro d’orizzonte si possono ammirare tutte le Alpi Marittime. Il fortino posizionato sulla cima era l’osservatorio della batteria ; attualmente è sovrastato da un traliccio per le comunicazioni radio dei soccorsi francesi.

Un’alternativa: da Briga (strada asfaltata) fino alla Baise de Geréon, lasciata la vettura salire per il sentiero della Cresta di Rionard
. Il tracciato, probabilmente un vecchio sentiero, è stato riutilizzato per la costruzione delle opere fortificate, che facevano di questa cresta la prima linea di resistenza italiana. Alla fine della cresta il sentiero con ripidi tornanti si immette (Q.ta 1998) sulla strada che dalle baracche di Marta porta al Balcone di Marta .
Quando ci si immette sulla strada dopo la fonte dell’acqua attenti a non incespicare nei resti di filo spinato coperti dalla vegetazione! (3)

NOTE
(1) Attenzione: il rifugio Allavena o il paese di Briga sono gli ultimi posti dove si possa far rifornimento alimentare. Da considerare che per l’acqua vi è un abbeveratoio sulla strada che porta dalle rovine delle caserme (la sbarra) al Balcone, questo è del pastore che gestisce il gregge che li pascola, potrebbe che in stagione non di pascolo manchi l’acqua. Altra fonte è sulla strada che da Briga porta da Col Linaire a la Bassa di Sanson. Oltre queste fonti e non sicure non vi altro, perciò regolatevi per il meglio!
(2) Quello di destra è chiamato “entrata artiglieria”
e porta alle postazioni dei cannoni, l’altro “entrata fanteria” e porta ai locali logistici dell’opera. Chi volesse visitarla deve fare molta attenzione alla vastità dell’opera: si consiglia abbondanti fonti di luce (torce elettriche), abiti pesanti e non avventurarsi singolarmente!
(3)Forse è bene precisare che il filo spinato, o meglio i ferri (chiamati "code di porco"!), sono nella costa di Rionard, anche se non mancano in tutta la zona.

BIBLIOGRAFIA


Si segnalano:
-
Rivista “Marittime”, vari numeri, Ed. Puntostampa, Borgo San Dalmazzo (Cuneo);
- Rivista “ALP” – “La montagna fortificata”, Vivaldi Editori, Torino;
- Rivista “Il presente e la storia”, vari numeri, Rivista edita dall'Istituto Storico
..della. Resistenza in Cuneo e Provincia;
-
 D. Gariglio e M. Minola, Le fortificazioni delle Alpi Occidentali, Edizioni ...l'Arciere, Cuneo, 1995;
-
D. Bagnaschino e P. G. Corino, L’alta Roia fortificata, Melli Borgone, Susa ...(Torino), 2001;
- V. Ilari, P. Crociani e C. Paletti, La guerra delle Alpi (1792-1796), Stato Maggiore
...dell'Esercito, Ufficio Storico, Roma, 2000;
- S. Zanelli, Sulle strade del sale e dei briganti, Gribaudo, Cavallermaggiore
....(Cuneo), 2000;
-
 C. Rubando e F. Biga, Storia della Resistenza imperiese, a cura dell'Istituto ....Storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Imperia, Sabatelli Editore, ....Savona, 1992.

LINK PER SITI WEB


Si segnala il seguente sito
-
http://utenti.lycos.it/lorm/bunker/mroj/bdm/bdm-home.htm


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