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Il
Museo Nazionale della Magna Grecia
Il Museo sorge tra Piazza De Nava e Via Veneto, vicinissimo al Lido Comunale, alla Stazione
FF.SS.-Lido, agli alberghi Excelsior e Palace, alla Biblioteca comunale, al Porto marittimo.
Vi sono pertanto possibilità di parcheggio nella vicina Piazza Indipendenza o nel Viale Genoese
Zerbi, tra la stessa piazza e il porto. Vi sono inoltre nella zona varie possibilità di ristorazione.
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Il Museo, è aperto d’inverno dalle ore 9.00 alle ore 13.00, e dalle 15.30 alle 19.00 e d’estate dalle 9.00 alle 18.30. La domenica dalle ore 9.00 alle ore 12.30 . Il luned8 dalle ore 9.00 alle ore 13.00. Chiuso il 1¦ e il 3¦ luned8 del mese. Ingresso libero per i minori di 18 anni e i maggiori di 60. Facilitazioni per i cittadini di vari paesi del mondo. |
Il Museo Nazionale
Fu fondato, dapprima come Museo civico, nel 1882. Il palazzo è opera dell’architetto G. Piacentini.
Il museo attuale venne aperto al pubblico nel 1954. Offre all’attenzione del visitatore una notevole ed unica documentazione della colonizzazione greca in Calabria. La visita è essenziale per la conoscenza della stessa Reggio Calabria, grazie all’abbondanza dei reperti rinvenuti nella
città ed ivi custoditi. L’esposizione museale è su quattro livelli: si accede al livello del pianoterra ove sono le sale della preistoria e di Locri; si sale al livello superiore, primo piano ove sono le sale di
Rhegion, Matauros, Medma, Kaulon, Krimissa e la sezione numismatica. Poi si sale al secondo piano ove trovasi la pinacoteca. Infine si scende al livello inferiore (seminterrato) ove trovasi la sezione di archeologia subacquea.
Si accede al Museo da Piazza De Nava e si è accolti, già nell’ingresso, dalla vista della statua del Telamone in calcare, ritrovato a Montescaglioso
(Mt) del III sec. a.C.
La visita inizia con l’accesso alla sezione preistorica, recentemente risistemata con moderni criteri didattici e con la ricostruzione di vari ambienti. Il Paleolitico inferiore si presenta con utensili costruiti con ciottoli di ca. 600.000 anni fa rinvenuti a Caselle di Maida
(Cz). Si susseguono reperti di periodi pi· vicini per arrivare alla suggestiva ricostruzione della grotta del Romito di Papasidero
(Cs), con lo splendido graffito sulla roccia raffigurante un bovide. Seguono reperti dell’eta del bronzo (5.000 anni fa), asce e daghe, rinvenuti a Cotronei
(Kr) e poi del periodo protostorico: corredi funebri delle tombe di Calanna (nei pressi di Reggio) e di Grotteria (Rc) e Drapia
(Vv) con gioielli, utensili, asce e vasi in terracotta. Questa sezione è dotata di discalie audio con testi in Italiano, Francese, Inglese, Tedesco.
L’età del ferro è testimoniata da spade, fibule, vasi, pesi per telai provenienti dalle necropoli di Torre Galli nei dintorni di
Tropea, (Cz), di Amendolara (Cs), di Torano (Cs), di Locri (Rc).
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Locri
Un’idea complessiva dei ca. 235 ettari dell’area archeologica di Locri Epizefiri si può
ottenere osservando il plastico che è nella seconda galleria delle sale dedicate alla città.
Locri è la città greca calabrese più nota e studiata dagli archeologi. Fu fondata nel VIII sec.
a.C. da coloni della Locride (Grecia centrale), i quali presto si diedero un codice di leggi scritte, forse il più antico della civiltà greca.
Il materiale esposto è abbondantissimo: anfore, portaunguenti per toletta,
(portaunguenti spesso in alabastro) strigili, (vetrina 23) usati dagli atleti per raschiare l’olio dal corpo dopo gli esercizi. Sono abbondanti anche i gioielli e altri oggetti ornamentali del corredo femminile tra cui bracciali, orecchini in argento, fibule con guarnizioni in avorio, anelli, specchi. Gli specchi in bronzo (sec. VI a.C.) sono assai importanti non solo per la varietà e abbondanza, (Locri ne divenne rinomata produttrice), ma anche per la raffinatezza e il livello artistico espresso nella decorazione dei manici che riproducono, su scala ridotta, grandi opere della bronzistica del tempo (V sec. a. C.): si tratta di piccoli capolavori che hanno anche il merito di farci conoscere aspetti non noti dell’arte
magnogreca. Tra il VI e il IV sec. a.C. la fabbrica degli specchi si evolve raggiungendo sofisticati livelli artistici. Ne sono esempi gli specchi esposti nelle vetrine (23, 30, 70) e in particolare quello con manico a forma di sirena (V sec a.C.).
Altre riproduzioni in bronzo, antropomorfe o con forme di animali, di elevato valore artistico sono: i due avambracci, (secondo alcuni schiaccianoci), il grande candelabro, i vari pezzi minori forse chiavi di mobili. Di un certo interesse il manico forse per ventaglio in avorio dorato e i tanti giocattoli, come la biga in bronzo, le bamboline in terracotta, palline in bronzo.
Abbondanti sono gli astragali (vetrina 24) (osso dell’articolazione della caviglia usato anche in tempi recenti a mò di dado e anche per predire il futuro).
Si potrà ancora osservare una cetra, (vetrina 24) di cui resta la cassa armonica (guscio di tartaruga) e un askos (contenitore per unguenti) a forma di cinghiale, finemente decorato, di importazione.
Procedendo nella visita si vedranno i grandi crateri, sec. IV a.C., finemente dipinti o le lekane (contenitori a tazza di uso femminile) e quindi nella vetrina 17 e successive, i pinakes sec. V (tavolette votive in terracotta, decorate ad altorilievo e colorate, dedicate alla dea
Persefone). Occorre ricordare che il santuario locrese della dea era assai noto
nell’antichità, tant’è che Diodoro Siculo lo definisce il più illustre santuario dell’Italia.
Le tavolette venivano offerte alla dea come ex-voto. Esse raffigurano scene del culto, come il rapimento di
Persefone, la raccolta della frutta, processioni sacre, la preparazione della sposa, Persefone ed
Hades, etc. I pinakes, come gran parte della produzione in
terracotta, venivano realizzati con stampi e poi ritoccati uno per uno. Di medesima provenienza (Santuario di Persefone in contrada Mannella) sono alcuni reperti come la testa femminile con capelli dorati (sec. V a.C.), il vaso a forma di menade danzante
(IV sec. a.C., il vaso a forma di lepre morta (IV sec. a.C., vetrina 36), la bellissima maniglia in bronzo con testa di cavallo e ariete, sec. VI, la maschera in terracotta (VI sec. a.C.) la testa femminile con diadema, in terracotta,
(III sec. a. C., vetrina 8).

Ancora avanti si potranno ammirare le lastre a rilievo di terracotta dipinta della decorazione del lato frontale del tempio detto di casa Marafioti con le decorazioni e gli scarichi delle gronde a forma di leone e fiori di loto.
Di un certo effetto è il gruppo in terracotta con la sfinge che sorregge un cavaliere, probabilmente sistemato sopra il frontone del tempio. (Acroterio).
Si accederà ora alla sala dell’archivio del tempio di Zeus, IV-III sec. a.C., (vetrina 61). L’archivio, costituito da 39 tavolette di bronzo iscritte, venne ritrovato nel 1959 all’interno di una teca di pietra. Vi sono registrati i prestiti che la
città ebbe dal tempio. Spesso F indicata la provenienza del danaro (da rendite agricole) e lo scopo del prestito, per la realizzazione di opere pubbliche.
Il gruppo dei Dioscuri (V sec. a.C.) è uno dei reperti di maggiori dimensioni e di sicuro effetto per i visitatori. Le sculture sono poste sulla medesima posizione in cui si ritiene si trovassero sistemate sul frontone occidentale del tempio ionico di Locri. Realizzate in marmo dell’isola di Paros (Egeo) rappresentano due giovani mentre scendono da cavallo con l’aiuto di Tritoni. La figura posta tra i due, probabilmente rappresenta la vittoria. Secondo alcuni si tratta della rappresentazione delle due
divinità che intervennero a dar man forte ai Locresi nella battaglia della Sagra vinta miracolosamente da Locri, nonostante
l’inferiorità militare, contro Crotone (VI sec. a.C.).
Il materiale che si può osservare nell’ultima sala di Locri, (vetrine 33,67,68) proviene da un santuario dedicato alle ninfe (Grotta Caruso) - Furono rinvenute centinaia di tavolette in terracotta con la rappresentazione delle ninfe e riproduzioni di fontane. Il santuario, infatti, era situato vicino ad una grotta nella quale scorreva una fonte. Di un certo interesse è una terracotta con le teste di tre ninfe e con in basso un toro a testa umana, considerato
divinità fluviale. In basso è inciso il nome Euthymos (III sec. a.C.).
Prima di accedere al piano superiore, verso le sale di Reggio (Rhegion) si noterà un sarcofago in marmo
(IV sec. d.C.) da Ardore, vicino Locri.
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Reggio
Quasi tutto il materiale esposto nelle sale dedicate a Reggio proviene da scavi occasionali effettuati sotto la
città attuale, anche da quelli eseguiti per la costruzione dello stesso museo e dei palazzi circostanti.
Entrando nella prima sala si noterà, a sinistra, la lastra "Griso-Laboccetta"
(IV sec. a.C.) con due figure femminili a rilievo mentre si muovono verso destra, nella danza. Nella vetrina accanto un interessante frammento d’anfora con guerrieri e cavalli e poi statuette, frammenti di coppe, crateri, ciotole, pissidi dipinte e una bellissima coppa a figure rosse (VI sec. a.C.), e frammenti di
pinakes. Dinanzi all’ingresso della sala impressiona per le dimensioni e per l’ottimo stato di conservazione, oltre che per la perfetta lavorazione, un cratere verniciato in nero, rinvenuto nella frazione di S. Gregorio, in una tomba ad incinerazione del VI sec. a.C., insieme con un fine anello d’oro di forma ovale con l’incisione di una figura femminile e un manico a forma di Kouros.
Le architetture della Reggio Greca sono poco note. Di esse sono per= giunte fino a noi delle terrecotte architettoniche con le quali erano ricoperti e decorati gli edifici costruiti in legno. Si possono vedere pezzi delle gronde, le cosiddette sime laterali (ultima fila delle tegole del tetto) e coppi, spesso decorati. Nella vetrina accanto sono alcune antefisse (copertura
dell’estremità degli ultimi coppi del tetto) e due notevoli teste di drago.
La vetrina 14 presenta frammenti provenienti dagli scavi effettuati nei pressi delle mura di via Marina; la vetrina 15 frammenti provenienti dall’abitato: un piattello a figure rosse, varie sfere in terracotta, forse biglie da gioco con iscrizione di nomi, due frammenti di modellini di navi e poi vari frammenti in ceramica ritrovati presso la collina degli Angeli, nella zona pi· alta della
città, la zona dove ora sorge la chiesa di S. Antonio, e poi una bella coppa rossa fabbricata a Pozzuoli
(II - I sec a.C.).
La vetrina 12 accoglie reperti provenienti da un santuario che sorgeva lungo l’attuale Via Reggio Campi, zona alta della
città, forse dedicato ad Artemide: varie lucerne, belle statuette, testine femminili.
Le vetrine 17-18-19 raccolgono reperti provenienti dalle necropoli del Museo Nazionale, di S. Lucia, vicino al museo , e di S. Caterina, quartiere a Nord della
città, non lontano dal museo. Tra i più interessanti due vasetti in terracotta, uno con due manici a forma di grifo e piccoli capitelli in terracotta.
Nelle ultime vetrine vi sono reperti dell’antico territorio di Reggio: (21) la notissima "coppa vitrea", con scena di caccia raffigurata su una laminetta d’oro (III sec. a.C.) proveniente da Tresilico (Oppido Mamertina, Rc), un servizio da tavola in argento, da Taureana di Palmi (I sec. a.C.), una lamina in bronzo con dedica ad Eracle, (V sec. a.C.) da Oppido Mamertina e orecchini a forma di antilope ancora da Tresilico.
(Varapodio).
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Le sale
successive
Matauros (Gioia Tauro, Rc), subcolonia di Locri, sul versante tirrenico.
Il materiale della sala proviene dalla esplorazione di ca. 2500 tombe di vari periodi, e di una necropoli (VII-VI sec. a.C.) scoperta nel 1956. Si notano una bella coppa con due manici, decorata con uccelli (VII sec. a.C.); un’anfora attica del VII sec. a.C., un’anfora di produzione etrusca VI sec. a.C., una bellissima anfora a figure nere con un cavaliere e un cane (VI sec. a.C.), un vaso a forma di pernice (VI sec. a.C.), una coppa attica con la raffigurazione di danzatori.
Medma (Rosarno, Rc). Subcolonia di Locri, sul versante tirrenico.
Il sito della città antica fu individuato nel 1910, poco distante dalla città attuale. Oggi la zona è stata purtroppo in parte invasa da costruzioni.
Assai abbondanti sono i ritrovamenti di statuette o testine in terracotta, bellissime la grande testa di donna con acconciatura a riccioli e grandi orecchini (V sec. a.C.) e la testina femminile in terracotta definita di stile "severo" (V sec. a.C.). Ricorrono spesso statuette maschili (36) che portano sulle spalle un ariete (Il dio Hermes?). Interessanti sono due modellini di templi e il manico di specchio in bronzo raffigurante un satiro che accarezza un efebo (IV sec. a.C.).
I ritrovamenti acclarano l’eccezionale bravura degli artigiani di Medma i quali riuscivano a produrre anche pezzi di notevoli dimensioni.
Laos (Marcellina, S. Maria del Cedro, Cs), subcolonia di Sibari, alta costa
tirrenica.
Gran parte dei materiali esposti proviene da una tomba a camera di due personalità di Laos in epoca lucana (IV sec. a. C.). I reperti sono di eccezionale interesse: un’armatura, costituita da elmo, corazza e cinturone, discretamente conservata, un unguentario a figure rosse e un diadema in lamina d’oro del IV sec. a.C.
Kaulonia (Marina di Monasterace Rc), subcolonia di Crotone, sul versante ionico.
Di particolare suggestione per il visitatore della sala sono le terrecotte architettoniche esposte, del V sec. a.C., finemente decorate e dotate di scarichi a forma di testa di leone. Interessanti le varie arule in terracotta esposte con scene di animali e di caccia e con cariatidi o sfingi. Belli sono la raffigurazione su antefissa di terracotta con eroe a cavallo di delfino, V sec. a.C. e il noto mosaico pavimentale con il drago, II sec. a.C.. Di particolare interesse risulta il corredo di una tomba scoperta nei pressi di Caulonia, a Camini con un bel vaso con un manico in bronzo, una situla, fibule d’argento e vari vasi a vernice nera (V sec. a.C.).
Krimissa (Cir= Marina Cz). Alta costa ionica.
La sala è dominata dalla presenza della stupenda testa in marmo raffigurante Apollo, V sec. a.C., rarissima immagine di culto della Magna Grecia. La scultura da qualcuno è attribuita ai grandi scultori ellenici del periodo. La testa era quasi certamente montata su una struttura di legno e la figura era rivestita. Sul capo era anche applicata una parrucca posticcia purtroppo perduta. Sono anche esposti i piedi che erano posti alla base della struttura.
Finita la visita alla sala si ripercorreranno a ritroso, lungo apposito itinerario, le sale si Laos, Kaulonia, Matauros e Reggio e si ritornera sulle scale.
Sulla parte sinistra, accedendo alla scala sono esposti una serie di miliari (pietre miliari) romani e poi una serie di lapidi con dediche, epitaffi, onorari.
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La sezione numismatica
La vetrina 1, al centro della sala, presenta una serie di monete del territorio di Reggio, tra queste quella di Rhegion, il tetradramma in argento, ritrovato nel ripostiglio di Vito Superiore, del IV sec. a.C.
La vetrina 2, prima a sinistra entrando, ospita monete provenienti da Locri (IV-III sec. a.C.), la vetrina 3 monete ritrovate a Kaulonia, Monasterace e Pazzano. La vetrina 4 espone monete ritrovate in ripostigli di Soverato (Cz), Tiriolo (Cz), Capo Rizzuto (Cz) (III sec. a.C. e successivi). Le vetrine 5 e 6 espongono monete di Crotone e, di particolare importanza, il tesoretto di monete auree bizantine (emissioni da Teodosio II a Giustiniano 480 - 565 d.C.). La vetrina 7 espone 13 monete d’argento ritrovate a Petelia (Strongoli, Cz), mentre la 8 monete pertinenti al territorio di Sibari e Thurii, ritrovate a S. Demetrio Corone (V-IV sec. a.C.). La vetrina 9 espone il ripostiglio di S. Lorenzo del Vallo (Cz) composto da 311 denari romani (211-102 a.C.) - La vetrina 10 il ripostiglio ritrovato nel 1933 a Grimaldi (Cz) con trenta monete d’argento (V-III sec. a.C.) da Taranto, Metaponto, Eraclea, Thurii, Crotone, Terina, Velia e quello di Montegiordano (Cz) con monete campano -
tarantine. La vetrina 11 ospita il tesoretto ritrovato a S. Eufemia Lametia, (Cz) e quello di Gizzeria, (Cz). Le vetrine 12 e 13 i ripostigli ritrovati a Sambiase, (Cz) 520 a.C. e Curinga (Cz) con monete di Corinto, di Sibari, Metaponto, Kaulonia, Crotone. La vetrina 14 espone un tesoretto ritrovato a Vibo Valentia con monete dei Brettii. La vetrina 15 il ripostiglio di S. Domenica di Ricadi (Cz) con 112 denari romani d’argento. Nelle vetrine 16 e 17, infine, vi F una raccolta varia di monete greche, romane, bizantine e
medievali.
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La pinacoteca
Tra le opere esposte spiccano nella prima sala due tavole di Antonello da Messina (circa il 1430-1479), forse parte di un polittico: Tre angeli apparsi ad Abramo 1460-1465 e S. Girolamo in penitenza (1457) entrambe tempere su tavola.
Nella sala II: Popolana bergamasca, olio del danese H. Eberhard Keil il Cristo e l’adultera, forse di Luca Giordano (1658-1659); una Madonna col bambino di ignoto, fine sec.
XIV.
Nella sala III Il ritorno del figliol prodigo (olio del calabrese Mattia Preti). Nella sala V: Cena di Emmaus, olio di Alfonso Rodriguez (prima meta sec. XVII), La Battaglia di GiosuF, il Martirio di S. Lorenzo e La caduta di Simon Mago e La battaglia di Giosuè a Gabeon del reggino Vincenzo Cannizzaro, 1742-1768; nella sala IV: ritratto dell’arciduca Carlo d’Austria, olio di ignoto, sec. XVIII e varie opere di Pier Mario
Spelverini.
La sala V presenta alcuni dipinti dei reggini Ignazio Lavagna Fieschi, (1837-1850), Giuseppe Benassai (1868): "Aspromonte" e La quiete; e un autoritratto di Demetrio Salazar. Poi un olio, La battaglia del volturno di Andrea Cefaly (Cortale, Cz, 1827).
Il corridoio ospita una scultura di S. Giovanni Battista (sec. XVI) da Drosi di Rizziconi, attribuita a Pietro
Bernini.
Nella medesima sezione (Sala IV) sono anche esposte una serie di maioliche provenienti dalla Certosa di S. Maria del Bosco di Serra S. Bruno (1730-1747); dal convento di S. Domenico di Soriano (Cz) e dalle fabbriche dei Castelli d’Abruzzo.
Nel corridoio sono una serie di elementi decorativi in gesso e sabbia armati con canne, oltre varie colonne in calcare, provenienti dalla basilica normanna di Terreti, a monte di Reggio, eretta da Ruggero II nel 1103 e distrutta in questo secolo. Inoltre vi si trovano una serie di oggetti devozionali, sigilli, bolli cilindrici, lucerne cristiane e arabe, crocette pettorali, anelli, etc. del periodo bizantino.
Nei depositi del Museo, in attesa di sistemazione, si trova il mosaico pavimentale di una sinagoga del IV-VI sec. d.C., scoperta casualmente a Bova Marina (ca. 45 km. da Reggio Calabria) negli anni
80.
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La sezione di Archeologia subacquea
E' stata inaugurata nel 1981 e dedicata alla memoria del soprintendente Giuseppe
Foti.
Vi sono esposte collezioni di ancore, di anfore, i reperti dal relitto rinvenuto a Porticello nei pressi di Villa S. Giovanni, con la Testa di Filosofo, i Bronzi di Riace e altri reperti pertinenti.
Scendendo le scale che conducono alla sezione si nota sulla destra, le fotografie di due eccezionali relitti in corso di recupero: la nave greca rinvenuta nell’isola di Cipro (del IV sec. a.C.) e la nave romana ritrovata in Francia, alla Madrague di Giens, esposte con evidente
finalità didattica. La raccolta di ancore mostra l’evoluzione nella loro fabbricazione, partendo dalla pietra forata per poterla legare con una corda per giungere poi alle altre ancore, formate dal fusto in legno con unghie in bronzo e ceppi in piombo. A noi sono arrivati i ceppi. Alcuni ceppi esposti sono in pietra, altri recano iscrizioni: una di esse, pi· grande delle altre, riporta l’iscrizione "HPA" (Era) che era forse il nome della nave intitolata alla
divinità.
Le anfore esposte sono di vario tipo: vi sono esemplari del IV-III sec. a.C. e altri del II sec. a.C., pi· affusolati; inoltre esemplari d’epoca romana, provenienti dalla Tunisia.
Le vetrine espongono una serie di reperti ritrovati nel 1969 su un relitto di nave nella insenatura di Porticello, poco a Nord di Villa S. Giovanni, alla imboccatura dello Stretto di Messina. La nave era probabilmente lunga una ventina di metri. Sono stati recuperati una coppetta di legno, un rocchetto di legno usato per pescare, un mortaio, una brocca, pezzi di una pentola, due lucerne, alcune coppe a vernice nera prodotte in Attica (IV sec. a.C.), piccoli vasi dalla stretta imboccatura, forse dei calamai. Molte le anfore: alcune con il corpo a forma di tronco di cono e un lungo collo, note come prodotte a Mende, nell’Egeo; altre provenienti forse da Mozia, altre ancora prodotte in Magna Grecia.
Nella successiva sala sono esposti sempre da Porticello, frammenti di statue in bronzo. La maggior parte dei frammenti, però (ginocchio destro, lembi del mantello, i piedi, le caviglie, il braccio destro, la mano sinistra) sono pertinenti alla testa del vecchio che è esposta nella ultima grande sala, nota come "Testa di filosofo".
La testa di filosofo
E' considerata dagli studiosi un vero e proprio ritratto, anzi, essendo dai più datata V sec. a.C., il più antico ritratto greco. Essa, infatti, è stata realizzata con assoluta
fedeltà all’originale rappresentato, con l’indicazione dei particolari più minuti e caratteristici propri del volto raffigurato, in un’epoca in cui gli scultori greci miravano a rappresentare un personaggio idealizzando le sue fattezze fisiche piuttosto che cogliendo le sue
peculiarità anatomiche.
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I Bronzi di Riace
I due Bronzi furono ritrovati casualmente nel 1972 su un fondale non lontano dalla riva della cittadina ionica di Riace a circa Km. 120 da Reggio Calabria. La nave che li trasportava non è stata ritrovata. è assai probabile che le due statue venissero trasportate dalla Grecia a Roma, sulla tolda della nave che a seguito di una tempesta, mentre percorreva la tradizionale rotta costeggiando, naufragò.
I due capolavori, che si fanno risalire al V sec. a.C., sia per la scarsità di opere in bronzo del periodo pervenuteci, sia per la perfezione stilistica, godono di notorietà in tutto il mondo. I due capolavori, vengono ormai indicati come "statua A" intendendo per A quella che raffigura il guerriero più giovane e per "statua B" quella del guerriero più adulto. Il restauro fu eseguito dapprima presso i laboratori di Reggio Calabria e poi al Centro restauro di Firenze.
La fusione delle statue è stata realizzata con la tecnica della "cera persa". Varie sono le ipotesi degli studiosi sulla
paternità delle opere; tuttora quelle più accreditate attribuiscono la realizzazione delle statue a due artisti greci diversi vissuti intorno al V sec. a.C. e a due periodi diversi, distanziati da circa 30 anni (460-450 per la statua "A" e 430-420 per la statua "B". Secondo qualcuno potrebbero essere: per la "A" Mirone, e per la statua "B" Alkamenes, discepolo di Fidia.
La statua A raffigura un giovane eroe o dio, conscio della sua bellezza e potenza, dall’ineffabile sguardo; la statua B rappresenta invece un eroe più anziano, dalle membra distese e dallo sguardo umano che rasenta la dolcezza.
Il Museo si affaccia su Piazza De Nava nella quale si innalza il monumento. G. De Nava, Ministro nel 1918 e nel 1921, illustre avvocato, forse l’uomo politico più illustre che Reggio Calabria abbia mai avuto. L’opera è dello scultore Rocco Larussa
(1936).
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