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Pentidattilo Pentedattilo sorge in una pittoresca posizione tra le colline che si affacciano sul mar Ionio. Già dal litorale si può ammirare il vetusto e storico paese, costituito da un grappolo di case aggrappate alla roccia maestosa, che ha la forma di una mano ciclopica, da dove prese il nome "PENTEDATTILO", che in greco vuol dire "cinque dita" PENTHE=cinque; DAKTYLOS= dito). La storia delle antichissime origini di Pentidattilo è avvolta ancora oggi in un velo di mistero. Molti studiosi affermano che le sue origini risalgono alla dominazione Bizantina e alle migrazioni monastiche Basiliane, altri affermano che risalga alla dominazione romana o a quella greca. Durante il periodo fino al 1600 Pentidatillo fù una importante fortificazione di frontiera a salvaguardia delle coste Calabresi contro le incursioni degli arabi di Sicilia. Nel XIII secolo, durante il periodo Normanno, Pentidattilo diventò una Baronia prima sotto gli Abenavoli, baroni di Montebello, poi sotto gli Alberti. Nel 1686 si consumò una terribile strage che fece rimbalzare il paesino dalla quiete alle pagine della storia e della leggenda: nella pasqua di quell'anno gli Abenavoli, con il favore della notte, entrarono nel castello degli Alberti e massacrarono l'intera famiglia. A seguito di questo fatto nacquero varie leggende: una dice che un giorno l'enorme mano si abbatterà sugli uomini per punirli della loro sete di sangue. L'economia del borgo era basata
sull'agricoltura e sul piccolo allevamento, il suolo poco fertile e
scosceso non permetteva di essere sfruttato con risultati soddisfacenti.
L'unica risorsa erano i gelsi che consentivano l'allevamento del baco e
quindi la produzione di sete. Si coltivano anche la vite, l'olivo e il
mandorlo; noci e alberi da frutta in misura ristretta. Nelle zone più
montuose si facevano pascolare gli ovini. I prodotti ottenuti da queste
attività erano appena sufficienti per il sostentamento della popolazione
che nel XVII secolo ammontava a circa 700 abitanti. Gli scambi commerciali
con i centri vicini riguardavano solo la seta grezza e gli attrezzi
agricoli. Il tipo "A": è il più elementare individuato nell'area esaminata. È costituito da un unico vano scavato nella roccia ed è racchiuso sul davanti da una parete che denuncia due aperture. Fondamentalmente assolve in un unico vano la funzione giorno e notte e qualche volta diventa anche ricovero per gli animali. È di estremo interesse la "zona cottura" ricavata nella roccia e organizzata con alcune lastre di pietra. Il tipo "B": il prospetto denota una povertà espressiva e dei materiali. Si organizza su due livelli, articolato in un solo vano per piano: al piano terra il deposito, al primo livello la parte residenziale. Il tipo "C": deriva dal precedente con l'aggiunta di un vano destinato a legnaia e fienile. L'impianto sfrutta la forte pendenza del terreno. La tipologia edilizia è costituita quasi esclusivamente da piccole case "a schiera" unifamiliare. Pentidattilo ci consente ancora oggi di gustare quale era la struttura di un paese calabrese di qualche centinaio di anni fa, soprattutto per la sua condizione di borgo abbandonato, qui regna un silenzio quasi mistico che rende il paese ancora più attraente e misterioso. Le strade strette e ripide che profumano di un ambiguo odore di erbe e mare, sono attraversate spesso da archi che collegano due edifici, le fontanelle agli incroci, le case basse a uno o due piani, con la stalla e il forno al pianterreno, abitazioni modeste di chi viveva con i magri proventi della terra, le chiese oggi cadenti profumano ancora di ginestra. Il castello povero, quasi disabitato già alla fine del XVI secolo, fù abbandonato a poco a poco dai contadini che si trasferirono lungo le coste di Melito Porto Salvo. Oggi Pentidattilo conserva ancora il fascino delle cose antiche.
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