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La pesca del pescespada Il pescespada (Xiphias glaudius) è uno dei simboli della costa Viola e la sua pesca, qui praticata da tempi lontanissimi (oltre 2.000 anni), ha affascinato molti scrittori, tra cui Polibio, che ne descrissero i particolari. È noto che il mare della Costa Viola attira il pesce spada per la limpidezza delle acque, purificate dalle correnti dello Stretto di Messina.La pesca del pescespada, praticata in primavera e in estate, rappresenta un'esperienza indimenticabile per chi la vive, anche da semplice osservatore. Qualcuno addirittura la definisce "caccia del pescespada", visti i suoi risvolti crudeli, un tempo ancora più drammatici, quando si usavano piccole imbarcazioni e il fiocinatore spesso rischiava la vita, investito dalla furia dell'animale ferito. Un tempo il pescespada era avvistato dalla "vedetta", che si appostava sul castello o sulle alture che circondano Scilla. L'avvistamento veniva segnalato, con grida particolari ereditate dalla tradizione greca e con l'uso di bandiere, ai pescatori in attesa sui "lontri", le tipiche barche adibite alla pesca (un "luntru" è esposto in una sala del castello di Scilla).Oggi le vecchie tecniche, rustiche ma affascinanti, sono state abbandonate e le antiche imbarcazioni hanno lasciato spazio ai più veloci battelli a motore ed a tecniche di pesca più rapide, con lunghe passerelle e attrezzi sempre più moderni. L'albero delle attuali barche attrezzate per questo tipo di pesca serve per avvistare il pesce, la passerella posta a prua per arpionarlo.
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