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La pesca del pescespada

Il pescespada (Xiphias glaudius) è uno dei simboli della costa Viola e la sua pesca, qui praticata da tempi lontanissimi (oltre 2.000 anni), ha affascinato molti scrittori, tra cui Polibio, che ne descrissero i particolari. È noto che il mare della Costa Viola attira il pesce spada per la limpidezza delle acque, purificate dalle correnti dello Stretto di Messina.La pesca del pescespada, praticata in primavera e in estate, rappresenta un'esperienza indimenticabile per chi la vive, anche da semplice osservatore. Qualcuno addirittura la definisce "caccia del pescespada", visti i suoi risvolti crudeli, un tempo ancora più drammatici, quando si usavano piccole imbarcazioni e il fiocinatore spesso rischiava la vita, investito dalla furia dell'animale ferito.                                                       

Un tempo il pescespada era avvistato dalla "vedetta", che si appostava sul castello o sulle alture che circondano Scilla. L'avvistamento veniva segnalato, con grida particolari ereditate dalla tradizione greca e con l'uso di bandiere, ai pescatori in attesa sui "lontri", le tipiche barche adibite alla pesca (un "luntru" è esposto in una sala del castello di Scilla).Oggi le vecchie tecniche, rustiche ma affascinanti, sono state abbandonate e le antiche imbarcazioni hanno lasciato spazio ai più veloci battelli a motore ed a tecniche di pesca più rapide, con lunghe passerelle e attrezzi sempre più moderni. L'albero delle attuali   barche attrezzate per questo tipo di pesca serve per avvistare il pesce, la passerella posta a prua per arpionarlo.

 

Dietro la pesca del  pescespada esiste anche un risvolto romantico immortalato in una famosa canzone di Domenico Modugno: nelle acque dello stretto l'animale si lascia andare ai suoi istinti amorosi, scegliendo l'amata, cercando con lei il luogo in cui procreare e proteggendola dalle insidie. L'amore però spesso lo porta alla morte: quando la femmina viene catturata il maschio inizialmente cerca invano di salvarla e, in seguito, quando si rende conto che è morta, inizia a sfogare il suo dolore con movimenti disperati. Successivamente si lascia quasi andare, posizionandosi rassegnato accanto alla compagna, e aspettando il colpo mortale. Per questo motivo i cacciatori di pescespada sperano di colpire prima la femmina, consapevoli del fatto che la pesca potrà risultare doppia. Infatti se è il maschio ad essere colpito per primo, la femmina lo lascia al suo destino, cercando luoghi più sicuri. Una volta issato a bordo, i pescatori incidono sulle branchie del pesce spada dei segni rituali, quindi lo ricoprono con rispetto, al riparo dal sole, mentre il colore della sua pelle, man mano che la vita l'abbandona, è cangiante: ora blu, ora argento, ora azzurro o grigio.