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arte cultura spettacolo
Palermo Vibrante concerto dei “Taberna Mylaensis” all'Agricantus
Alberto Nania
PALERMO - Cinque cavalieri alla corte dell'Imperatore Federico II per un ritorno in grande stile come da tempo non accadeva. Parliamo dei Taberna Mylaensis, gruppo cult della musica popolare siciliana che allo Ccp Agricantus di Palermo, per la presentazione del nuovo disco ispirato alla figura dell'Imperatore Siculo-Normanno, si è reso protagonista di un concerto che ha lasciato il segno. Una tappa importante e al tempo stesso significativa quella vissuta dalla formazione musicale originaria di Milazzo che guidata da Luciano Maio è tornata a esibirsi in uno dei locali storici della Palermo culturale da cui mancava da tempo a chiusura del tour estivo. Immediata la risposta dei fan accorsi numerosi in una cornice di antica memoria per accogliere nel modo migliore uno dei gruppi più rappresentativi della scena musicale siciliana a testimonianza semmai ce ne fosse stato bisogno del legame che accomuna la storia dell'Agricantus ai Taberna. Dicevamo di un concerto particolarmente vibrante e carico di emozioni corse via per oltre due ore in un continuo crescendo di sonorità e ritmi a dir poco travolgenti per raccontare senza retorica, né infingimenti politici, la Sicilia e le sue radici ma anche i miti e le sue genti. Il tutto condito a dovere da un sound accattivante marchiato Taberna, oggi più che mai sinonimo di rigenerazione continua senza snaturare la propria identità culturale. Un plot che Luciano Maio e compagni continuano a impugnare pescando a piene mani dalla tradizione popolare siciliana il cui patrimonio genetico, contemplato da strumenti tipici quali tammorre, flauti, chitarre battenti e fisarmoniche, guarda senza ipocrisie alle altre sonorità dell'area mediterranea. Con l'omaggio alla figura dell'Imperatore Federico II, Maio ripropone un capitolo importante della storia della civiltà siciliana così come la si racconta nell'immaginario popolare. «Federicu» è l'imperatore bambino «‘ntè giardini di Palermu» alla cui corte nacque e si sviluppo la Scuola Poetica Siciliana. C'è poi «E vinniru du mari» segno distintivo che la Sicilia da musulmana «canciò patruni e addivintò cristiana». E ancora «A Sicilia addivintò putenti» in cui si narra di «Amuri scrittu ‘ndialettu che nascia du cori e di lu pettu, poi passò lu tempu e chianu, chianu, 'stà lingua addivintò “u ‘taliano”». Tra vecchi e nuovi successi la Taberna si affida ora alle svisate fisarmonicistiche di Antonio Vasta, creatore di “affreschi” sonori di mutevole passionalità, a cui fanno eco le vellutate melodie ai flauti di canna, sax e clarinetto di Antonio Putzu pronto a cambiare marcia quando le incursioni percussionistiche, di un sempre in tiro Vincenzo Castellana, assumono valore assoluto in forza di una tecnica che l'ancor più incisivo Mario Incudine, ora alla chitarra battente, ora in versione mandolinistica, rilancia un Maio, finanche in contrappunto vocale, confermatosi dicitore caldo e sopraffine. Ovazioni per loro a fine concerto e grande partecipazione giovanile segno evidente di un cambio generazionale tra i fan della Taberna Mylaensis che il prossimo Aprile partirà alla volta di Amsterdam per una nuova tournée europea. | | |
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Titolo della foto - data |
Qui posso descrivere cosa è rappresentato nella foto e perchè l'ho scelta | | |
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un omaggio alla cultura siciliana |
Ignazio Buttitta nasce il 19 settembre 1899 a Bagheria (Palermo). Autodidatta, fece molti mestieri: garzone di macellaio, salumiere, grossista in alimentari, rappresentante di commercio. Il 15 ottobre 1922, alla vigilia della "marcia su Roma" capeggiò nel suo paese una sommossa popolare. Nello stesso anno fondò il circolo di cultura "Filippo Turati", che settimanalmente pubblicava il foglio "La povera gente". Fino al 1928 fu condirettore del mensile palermitano di letteratura dialettale "La Trazzera", soppresso dal fascismo. Dopo aver pubblicato Sintimintali (1923) e il poemetto Marabedda (1928) il poeta ufficialmente tacque, ma le sue poesie continuarono a circolare clandestinamente.La sua prima poesia antifascista fu pubblicata, nel 1944, sul secondo numero di "Rinascita". Solo nel 1954, con Lu pani si chiama pani, Buttitta ricominciò a pubblicare le sue opere, che gli diedero fama internazionale.
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PARCO JALARI...che Musica!!!!!!!!!! |
Qui posso descrivere cosa è rappresentato nella foto e perchè l'ho scelta | | |
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arte cultura spettacolo
Palermo Vibrante concerto dei “Taberna Mylaensis” all'Agricantus
Alberto Nania
PALERMO - Cinque cavalieri alla corte dell'Imperatore Federico II per un ritorno in grande stile come da tempo non accadeva. Parliamo dei Taberna Mylaensis, gruppo cult della musica popolare siciliana che allo Ccp Agricantus di Palermo, per la presentazione del nuovo disco ispirato alla figura dell'Imperatore Siculo-Normanno, si è reso protagonista di un concerto che ha lasciato il segno. Una tappa importante e al tempo stesso significativa quella vissuta dalla formazione musicale originaria di Milazzo che guidata da Luciano Maio è tornata a esibirsi in uno dei locali storici della Palermo culturale da cui mancava da tempo a chiusura del tour estivo. Immediata la risposta dei fan accorsi numerosi in una cornice di antica memoria per accogliere nel modo migliore uno dei gruppi più rappresentativi della scena musicale siciliana a testimonianza semmai ce ne fosse stato bisogno del legame che accomuna la storia dell'Agricantus ai Taberna. Dicevamo di un concerto particolarmente vibrante e carico di emozioni corse via per oltre due ore in un continuo crescendo di sonorità e ritmi a dir poco travolgenti per raccontare senza retorica, né infingimenti politici, la Sicilia e le sue radici ma anche i miti e le sue genti. Il tutto condito a dovere da un sound accattivante marchiato Taberna, oggi più che mai sinonimo di rigenerazione continua senza snaturare la propria identità culturale. Un plot che Luciano Maio e compagni continuano a impugnare pescando a piene mani dalla tradizione popolare siciliana il cui patrimonio genetico, contemplato da strumenti tipici quali tammorre, flauti, chitarre battenti e fisarmoniche, guarda senza ipocrisie alle altre sonorità dell'area mediterranea. Con l'omaggio alla figura dell'Imperatore Federico II, Maio ripropone un capitolo importante della storia della civiltà siciliana così come la si racconta nell'immaginario popolare. «Federicu» è l'imperatore bambino «‘ntè giardini di Palermu» alla cui corte nacque e si sviluppo la Scuola Poetica Siciliana. C'è poi «E vinniru du mari» segno distintivo che la Sicilia da musulmana «canciò patruni e addivintò cristiana». E ancora «A Sicilia addivintò putenti» in cui si narra di «Amuri scrittu ‘ndialettu che nascia du cori e di lu pettu, poi passò lu tempu e chianu, chianu, 'stà lingua addivintò “u ‘taliano”». Tra vecchi e nuovi successi la Taberna si affida ora alle svisate fisarmonicistiche di Antonio Vasta, creatore di “affreschi” sonori di mutevole passionalità, a cui fanno eco le vellutate melodie ai flauti di canna, sax e clarinetto di Antonio Putzu pronto a cambiare marcia quando le incursioni percussionistiche, di un sempre in tiro Vincenzo Castellana, assumono valore assoluto in forza di una tecnica che l'ancor più incisivo Mario Incudine, ora alla chitarra battente, ora in versione mandolinistica, rilancia un Maio, finanche in contrappunto vocale, confermatosi dicitore caldo e sopraffine. Ovazioni per loro a fine concerto e grande partecipazione giovanile segno evidente di un cambio generazionale tra i fan della Taberna Mylaensis che il prossimo Aprile partirà alla volta di Amsterdam per una nuova tournée europea. | | |
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c'era una volta ...Taberna Mylaensis |
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