Chiesa di S. Agnese in Agone

Venne costruita tra lVIII secolo e il 1123 nel luogo in cui, secondo la tradizione, la santa fu esposta nuda alla gogna e fu ricoperta dai suoi capelli scioltisi per prodigio (il miracolo è ricordato da un rilievo in marmo di Alessandro Algardi posto sullaltare di uno degli ambienti sotterranei). Fu iniziata nellattuale aspetto da Girolamo e Carlo Rainaldi nel 1652. Il loro progetto, soprattutto per quanto riguarda la soluzione esterna, non è altro che una noiosa riassunzione di tutti i difetti della facciata maderniana di S. Pietro che qui appaiono assurdi e ingiustificabili. La facciata quasi quadrata copriva gran parte della cupola sorgente da dietro, senza nessun legame strutturale con la base.
Venne ultimata nel 1653-57 da Francesco Borromini,
da qui le supposte espressioni di paura e di sdegno dei fiumi
della fontana di Bernini,
già realizzata e nei confronti della quale Borromini si sente
stimolato a un confronto diretto. Larchitetto delineò una
facciata concava a ordine unico di pilastri e colonne, che
abbraccia la fontana berniniana, accentuando la relazione
dinamica tra i due protagonisti della scena urbana. Lalta e
leggera cupola (dopo questa, si vedrà una progressiva riduzione
della massa e un maggiore slancio nel disegno) viene a sovrastare
con il volume slanciato lampia curvatura della facciata.
Borromini propone una posizione della cupola tale da non rimanere
in nessun modo, neppure parzialmente, nascosta dalla facciata e
da risultare dominante, a picco sullingresso, come una
parete di roccia verticale. Disegnò inoltre i campanili gemelli,
realizzati poi, più alti di quando prevedeva il progetto, da
Antonio del Grande e Giovanni Maria Baratta. Alla morte del
pontefice, si interessa della conclusione dei lavori suo nipote,
Camillo Pamphilj: ma tra questo i Borromini iniziano subito le
discordie, tanto che larchitetto viene licenziato e viene
richiamato Carlo Rainardi, accompagnato da una commissione di
cinque architetti. Quando anche Camillo Pamphilj muore i lavori
passano sotto la direzione di Giovanni Maria Baratta e quindi di
Bernini, sotto cui linterno si configura diversamente da
quanto previsto da Borromini e prende un volto fastoso e
policromo. Rimangono comunque residui del timpano originario e
tre finestroni, che sono linnovazione più importante
introdotta da Borromini. Infatti la posizione delle luci pone laccento
sul telaio portante dei pilastri e delle costole. Deve essere unidea
borrominiana anche lo sviluppo spaziale dato allasse
trasverso della chiesa, lungo il quale si aprono spazi
prospettici illuminati da luce diretta. Ben poco invece si
riconosce nei dettagli plastici con leccezione degli
stupendi coretti, dei portali ai lati dellaltare in
sagrestia e delle mense poste nelle nicchie dei piloni, disegnate
con un gusto coloristico cauto e raffinato.
Linterno conserva, della pianta originale dei Rainaldi, la croce greca (a cui però Borromini smussa gli angoli, rendendola ottagonale, quasi ellittica) e le nicchie sulla crociera. La cupola, sorretta da otto colonne, fu affrescata da Ciro Ferri nel 1689, i pennacchi dal Baciccia nel 1665. Agli altari, da destra, opere di Giovanni Francesco Rossi, Ercole Ferrata, Domenico Guidi, Antonio Raggi e Melchiore Caffà. Sopra lingresso, monumento di Innocenzo X, sepolto con altri membri della famiglia Pamphilj in una cripta a sinistra dellaltare maggiore, di Maini. Negli ambienti sotterranei, ai quali si accede da una porta nella parete destra del secondo altare, si vedono resti della chiesa primitiva e del circo di Domiziano, un pavimento romano a mosaico e, alle pareti, affreschi di età medievale. La chiesa venne consacrata nel 1672.
Nellopera di Borromini si assiste a quel rovesciamento barocco delle leggi prospettiche rinascimentali: ora si cerca di moltiplicare, e non più di unificare, i punti di vista. Nella curvatura della facciata di S. Agnese si nota la tendenza ad affermare la continuità dello spazio interno delledificio con lo spazio esterno della città. In Borromini lo spazio geometrico diventa corporeo e le costruzioni sembrano quasi concrezioni di un fluido di energia, esteso ovunque e in continuo divenire. Come per Giordano Bruno movimento e mutamento non sono segni dimperfezione, perché un universo vivente deve potersi muovere e mutare (e per questo Borromini usa il motivo della chiocciola e della spirale).
Bibliografia:
C. NORBERG-SCHULZ "Architettura Barocca", Electa Editrice
P. DE VECCHI, E. CERCHIARI "Arte nel tempo", Bompiani
"Barocco e Roccocò", DeAgostini
D. DEL PESCO "Larchitettura del seicento", Utet
A. NAVA CELLINI "La scultura del seicento", Utet
"Roma e Città del Vaticano", Guide Artistiche Electa
P. PORTOGHESI "Francesco Borromini", Electa
"Storia italiana dellarte volume 3", Electa e Bruno Mondadori
PIETRO ADORNO "Larte italiana vol. II, tomo II" Casa editrice G. DAnna
"Roma", Touring Club Italiano
http://www.architectour.com/7.htm
http://www.serviziweb.com/pic_navona.html