PIAZZA SAN PIETRO
Nel 1629 Bernini fu nominato architetto di San Pietro, ambita carica precedentemente ricoperta da Carlo Maderno. Lavorò per oltre 50 anni alla basilica affrontando i problemi della sistemazione interna e della decorazione, poi quelli della facciata nel 1637 e quelli urbanistici della spianata davanti alla chiesa sotto Alessandro VII, dal 1656 al 1657. Il primo progetto, criticato dalla Congregazione della Fabbrica perché la piazza non era sufficientemente ampia fu presentato nellagosto del 1656, mentre nel marzo 1657 il Bernini presentava un secondo progetto che prevedeva la piazza a forma ovale. Lartista affrontò problemi di carattere liturgico e psicologico cui dette infine soluzione geniale. La piazza doveva essere un ampio spazio atto a raccogliere i fedeli convenuti per ricevere la benedizione papale data simbolicamente a tutto il mondo, urbi et orbi: di conseguenza la Loggia della Benedizione doveva essere perfettamente visibile a tutti e la forma stessa della piazza doveva esprimere luniversalità della funzione. Una raffinata sensibilità spaziale e unesperienza decennale riguardo ai problemi ottici e dimensionali guidò la realizzazione di Piazza San Pietro. Bernini immaginò un primo spazio trapezoidale inquadrato da due ali piene divaricate verso la facciata maderniana ( come aveva fatto Michelangelo per la piazza del Campidoglio in rapporto al Palazzo Senatorio) e un secondo spazio ovale in forma di Colonnato libero che vede due esedre e lasse trasversale segnato dallobelisco e da due fontane. La scelta simbolica delle maestose braccia del Colonnato che Bernini stesso paragonò alle materne braccia della Chiesa crea una spettacolare situazione urbanistica: lambiente aperto e percorribile (non compatto ma traforato dal colonnato continuo) funge da elemento di raccordo fra la chiesa e la città. Lellisse del Colonnato è staccata dalla facciata della chiesa, così da portare lo spettatore alla distanza giusta per apprezzare la cupola michelangiolesca in tutta la sua maestà.

Uno degli effetti che il Bernini si propose nella realizzazione del portico fu quello di far sembrare più grande ed elevata la facciata del Maderno ed il portale stesso secondo lui troppo piccolo (bracci rettilinei divergenti verso la facciata che congiungono il portico alla basilica hanno la funzione di avvicinare la chiesa alla piazza).
La larghezza del passaggio dallellisse al trapezio corrisponde a quella reale della basilica non a quella fittizia della facciata permettendo a questultima di riacquistare così il suo equilibrio.
Limpianto prospettico concepito dal Bernini è relazionato a due ingressi in piazza San Pietro come in realtà originariamente avvenivano: attraverso le strade del borgo. Il quartiere fu distrutto per lasciare il posto a via della Riconciliazione (1936-50) sacrificando così loriginaria idea berniniana eliminando in parte la successione graduale degli effetti prospettici.
Ora la visione della basilica viene offerta da molto lontano immiserendone limponenza.
La relazione tra limpianto prospettico è provato dal progetto di chiudere la piazza con un terzo colonnato lasciando liberi due passaggi allo sbocco dei borghi.
Il portico berniniano è costituito da quattro file di 284 colonne e 48 pilastri di misura colossali. Le testate degli emicicli sono coronate da timpani. Al di sopra dellarchitrave che collega fra loro le colonne corre una balaustra su cui poggiano 162 statue di santi e gli stemmi Chigi, alla cui famiglia apparteneva il papa Alessandro VII che il 28 agosto 1657 poneva la prima pietra della grande opera murandovi la moneta con il suo ritratto e nel retro, il modello berniniano con la scritta: "fundamenta eius in montibus Sanctis".
Il colonnato ha la sua bellezza anche in se stesso come gigantesca e plastica soluzione dalle molteplici visuali aumentate dalle quattro file di colonne tuscaniche girate in curva a raggiera, secondo gli assi dei due cerchi che intersecandosi formano il grandioso ovale. Il concetto, tipicamente berniniano è quello di creare una forma curvilinea, ma non circolare, in quanto il cerchio suggerisce lidea della stasi, mentre lovale e lellisse richiamano la forma di un cerchio che sia aperto lungo lasse. In tal modo la funzione di immenso atrio affidata dallartista al suo portico in rapporto alla chiesa non è soltanto spettacolare ma dinamica e provoca un misterioso invito a proseguire lungo la basilica.

Questa tipica manifestazione del genio berniniano rispecchia le caratteristiche barocche dellarchitettura chiesastica romana, anzi segna un deciso punto di arrivo nelle ricerche spettacolari del nuovo secolo pur richiamandosi alla monumentalità classica e al modo con cui i maggiori architetti della spazialità cinquecentesca se ne servirono.
Precedentemente allopera del Bernini davanti alla basilica di San Pietro si ergeva già lobelisco costruito nel 1586 da Domenico Fontana su ordine di papa Sisto V che ne esaltava limportanza. Lobelisco aveva ritrovato la sua funzione di "meta" che aveva nel mondo classico; al concetto religioso di sovrapporre alloscuro simbolismo dei geroglifici il trionfale segno della croce era congiunta la funzione di richiamo e di orientamento che si realizzava con la disposizione degli obelischi al centro delle piazze, davanti alle basiliche.
Bibliografia:
Architettura Barocca
Larte italiana
Le chiese di Roma