SAN MATTEO E L’

SAN MATTEO E L’ANGELO

Chiesa di San Luigi de’ Francesi – Roma

Quest’opera è la seconda versione riguardante questo tema che Caravaggio dipinge per San Luigi de’Francesi. La prima versione infatti, in cui il santo era stato dipinto nelle ruvide fattezze di un contadino analfabeta, era stata rifiutata dalla commissione con un accusa di poco decoro, e dopo un po’ di tempo è Caravaggio che chiede egli stesso di poterlo sostituire con una seconda invenzione che meglio accompagni, anche di proporzione, le due storie finalmente collocate sulle pareti del1a cappella Contarelli. Che il formato della tela dovesse, cosi, crescere assai più d'altezza che di larghezza, non fu 1'ultima ragione che suggerì al Caravaggio di concedere, e per la prima volta, che gli angeli, almeno gli angeli, possano volare. E sia pure che la sua solita dialettica lo stimolasse a immaginarne uno sorretto in aria dallo schiocco dell'enorme accappatoio, quasi a guisa di paracadute. Ma in tal forma, almeno secondo il "decoro" dell'epoca, 1'angelo poteva dar le sue spiegazioni ab alto e il santo, non più duro di cervice come nella prima versione, semmai d'orecchio, doveva, per sentir meglio quel che trascrivere nel registro aperto sul tavolo d'architetto, rizzarsi dallo sgabello; poggiandovi un ginocchio però e, ad ogni attacco di frase, prillandolo verso di noi fino a farlo sbandare nel vuoto, o1tre il dipinto stesso. Questo forte effetto illusionistico, rinforzato dal punto di vista dal basso, trovò poi un magico accordo sia con 1'adozione di un costume aulico, ma immanente, e cioè che indossa bene ogni tempo e quasi non si può datare, sia con 1'invenzione di un colore inedito, quasi fluorescente sull'oscurità, e che accozza i due toni, affini e pur distinti, di giallo e arancione che si scorzano dall’alto nella tunica e nel mantello del santo; per questa parte, una rivelazione già rembrandtiana. Nell'insieme, tuttavia, non e da negare che il quadro fa più di una concessione al "decoro" richiesto dai tempi e dal luogo. Il manto ricade in basso con una falda lunga, lanceolata, elegante quasi come, più tardi, nel Mochi; e di nuovo sboccia con eleganza di sèpali attorno alle mani ch’erano già moderne; naturali, "senza disegno" , tutte a incisi tonali, a tacche, a tasselli, a cordelle di vene, tra rughe e pelle. In questo innegabile contrasto vi sono riflessi dell'ambiente pittorico a quei giorni? Non e indiscreto, insomma, ammettere che il Caravaggio voglia qui provarsi in una sua propria " maniera grande ", quasi una " classicità " inclusiva al proprio "modo naturale ". Ma ciò non era senza pericoli, che la classicità aveva una storia e una autorità troppo lunghe e fondate.

Fonti: L’arte Italiana (Piero Adorno), Art Dossier , Caravaggio.

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