Conversione di S. Paolo
Collezione Odescalchi - Roma

Quella che vediamo oggi e' la seconda versione di quest'opera e fa parte della collezione Odescalchi. Nella prima versione era stata rappresentata la figura dell'Eterno che con irruenza si scaglia, contro il futuro Apostolo caduto da cavallo, sulla via di Damasco. Attraverso le celebri parole: "Paulo, perché mi perseguiti? ".Nel nuovo dipinto la figura di Dio scompare e all'impeto della precedente versione subentra una certa compostezza anche se il dramma rimane. Caravaggio non rappresenta, secondo la tradizione iconografica, il momento della folgorazione di Paolo per mezzo di Cristo che appare dall'alto, gli uomini terrorizzati, e i cavalli in fuga, ma rappresenta il miracolo ormai avvenuto. Caravaggio si rivela maestro nel collegare le figure per mezzo della forma circolare data soprattutto dalle braccia di Paolo. La luce, emanata da una fonte invisibile, piove dall'alto e scivola sullo stupendo, corpo del cavallo che fa da specchio: cosi facendo la luce viene riflessa su S. Paolo, abbagliandolo. Questa luce ha una valenza simbolica evidente: infatti essa rappresenta la Grazia che scende sul peccatore. La chiesa di S. Maria del Popolo e' una sede dell'ordine agostiniano ed è noto che S. Agostino fa il massimo teorico della Grazia. La conoscenza, per il Santo, è un dono che discende dall'alto, e luce di Grazia.