STENZE VATICANE DI RAFFAELLO

STANZE VATICANE DI RAFFAELLO

 

Poiché non cambiarono solo le personalità (molto importanti quelle di PAPA GIULIO II -Giuliano Della Rovere, nipote di Sisto IV, divenne Papa nel 1503- e PAPA LEONE X -Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico-)e la politica, le funzioni furono soggette a cambiamenti per niente casuali, che devono essere messi in rapporto cronologico con le decorazioni.

Giulio II risiedette in Vaticano dopo una lunga dimora ad Avignone, di cui portò con sé il ricordo; ciò fu evidente quando elaborò un programma di modernizzazione e ampliamento del palazzo Vaticano.

È necessario ricordare che il nucleo essenziale di un appartamento papale consisteva in una stanza da letto, un’anticamera e una "cappella quotidiana".

L’APPARTAMENTO PAPALE era posto al secondo piano, sul lato est del cortile centrale, cioè il Cortile del Pappagallo; Giulio II non vi si stabilì immediatamente, probabilmente perché aveva previsto la ristrutturazione e la decorazione di quest’ultimo. Nel 1507 i lavori di restaurazione erano terminati; erano state sostituite le porte d’ingresso e in particolare una era stata decorata a tarsia con emblemi di Giulio II.

Nella STANZA DA LETTO furono attuati principalmente lavori di falegnameria: il soffitto venne intagliato con il suo simbolo araldico e le pareti erano rivestite con pannelli di legno; negli anni successivi divampò un incendio che distrusse la stanza.

L’ANTICAMERA è stata sventrata e il camino è stato rimosso. Della decorazione originale rimangono una porta di marmo bianco con venature grigie, un’altra porta che conduce alle stanze affrescate da Raffaello e dei sedili di pietra posti di fianco alle finestre. La volta fu decorata con pitture eseguite forse più per Leone che Giulio e alle pareti vennero appesi arazzi giuliani. L’anticamera può essere identificata con la "camera del broccato" nella quale nel 1518 Leone X fece costruire un nuovo pavimento.

Questo appartamento privato doveva comunicare con due SALE SEMI PUBBLICHE per ragioni del cerimoniale; in quest’ultime (Camera dei Paramenti – Camera del Pappagallo) si indossavano i paramenti, e in quella esterna (Camera de’Paramenti) i cardinali ricevevano i loro abiti da cerimonia.

LA CAMERA DEL PAPPAGALLO era quella dove si aspettava l’arrivo del pontefice. Per il Papa era previsto un letto cerimoniale per indossare i paramenti e un trono. I cardinali e il Papa passavano attraverso la Camera de’ Paramenti per dirigersi al Concistoro pubblico oppure attraverso le Sale Concistoriali per dirigersi nella Cappella Sistina o in S. Pietro. Siccome Giulio II desiderava accedere a queste sale, che si trovavano al piano inferiore, sulla sede gestatoria si dovette spostare nella nuova ala verso sud la scalinata, che doveva essere più larga e meno ripida rispetto a quella precedente posta in altro luogo. La facciata a loggia dell’ala sud mascherano il blocco principale del palazzo; queste dovevano costituire il nuovo ingresso principale. La scala principale del Bramante doveva permettere di raggiungere l’appartamento papale a cavallo. Si cominciò a costruire la terza rampa di scale nel 1513, poco dopo la morte di Giulio II. Le camere private del Papa ripetevano la funzione di una serie di camere del piano inferiore.

La Camera del Pappagallo è una delle stanze più futili con la curiosa funzione di ospitare un pappagallo chiuso in gabbia. Questa stanza e la Camera de’ Paramenti erano sfruttate per scopi più seri quando il Papa non si doveva preparare per le cerimonie pubbliche (Concistoro Segreto, ospitare il corpo di guardia di un ambasciatore partecipante al Concistoro)..

La Sala del Pappagallo, denominata Sala de’Palafrenieri, ha anch’essa tre porte giuliane e aveva un camino nella parte nord che venne murato. Venne adibita a nuova Sala del Concistoro anche se la sua funzione ,in effetti, non era cambiata. Il suo soffitto era dorato, decorato da Raffaello con una cassatura molto più profonda ad emblemi leonini, ma la decorazione principale era costituita da una serie di figure affrescate a monocromo rappresentanti gli apostoli. Questa decorazione fu in gran parte distrutta, rifatta e modificata. Nonostante questo qualcosa è rimasto. L’iconografia di questa sala è in relazione con la sua funzione poiché il ruolo costituzionale del Collegio dei Cardinali in rapporto al Papa era derivato da quello degli apostoli assistenti prima di Cristo e poi di Pietro. Esisteva un’altra decorazione andata completamente persa rappresentante animali, ma soprattutto pappagalli, interessante per due aspetti: primo perché ispirata dal popolare nome della stanza e secondo perché era posta in modo da conservare due fregi sovrapposti che includevano un gran numero di volatili.

LA SALA DE’PARAMENTI è oggi nota come la Sala vecchia degli Svizzeri. Qui vi sono tre porte giuliane, un camino bramantesco e uno splendido soffitto ligneo con decorazioni in oro (stemmi ed emblemi di Leone X attribuiti a Raffaello) e diviso in scomparti. Le grottesche dei pannelli includono il giogo dei Medici e sono in accordo con le decorazioni delle strombature delle finestre. Le iscrizioni poste sui pannelli erano indirizzate a chi porgeva visita all’assemblea e le parole sull’altro lato erano indirizzate agli ostiari. Le pareti furono decorate con un fregio di leoni, putti, insegne papali e grottesche. Il rivestimento di marmo imitava assai da vicino le pareti del Pantheon, ma nel 1558 questa decorazione scomparve e gli attuali affreschi vennero fatti dipingere da Gregorio XIII nel 1582.

ALA NORD (stanze degli appartamenti papali)

E’ relativamente più recente (1450). Sisto IV destinò il piano più basso ad accogliere la biblioteca pontificia, mentre Alessandro VI sistemò gli appartamenti privati (APPARTAMENTI DEI BORGIA) al primo piano.

STANZA DELL’INCENDIO OVVERO LA BIBLIOTECA

Il Vasari fu il primo nel Cinquecento a definire la camera centrale col nome di "Stanza della Segnatura" e ciò è dovuto alla coincidenza che nel periodo in cui egli acquistò familiarità con il Vaticano, il tribunale della Signatura gratiae era stato sistemato lì per un breve periodo da Paolo III. Nel posto in cui era stata situata la Stanza della Signatura da Giulio II si trova oggi la STANZA DELL’INCENDIO (ultima stanza). Questa non era la stanza della Signatura per Leone X. All’interno vi erano un trono per il Papa, un tavolo su una pedana di fronte alla quale stava un tavolo più lungo per i cardinali, poiché questo era ciò che richiedeva la sua funzione. Siccome si lavorava qui anche durante l’inverno erano necessari dei camini e dato che l’accesso non era riservato a familiari del Papa, ma anche a personalità pubbliche, era necessaria un’entrata dalla parte pubblica del palazzo. L’unica parte di decorazione giuliana dipinta dal Perugino è quella della volta (4 tondi).

TONDI

  1. parete ovest Vangelo di Giovanni Þ trasmettere l’autorità di sciogliere e di legare attraverso Pietro e gli apostoli alla Chiesa
  2. parete nord Compimento di una profezia del Vecchio Testamento Þ sol iustitiae (disco dorato)
  3. parete est Þ Pantocrator
  4. parete sud Þ Cristo in un atteggiamento di pietà tra due personificazioni (grazia e misericordia a fianco della giustizia)

La decorazione venne affidata a Raffaello quando Giulio II fece ristrutturare gli appartamenti papali.

Solo alla fine dell’Ottocento si elaborò un’ipotesi più probabile riguardante la funzione di questa stanza basandosi sulla compatibilità dell’iconografia della decorazione con quella che veniva allora adoperata per adornare le biblioteche, sul grande affresco che rappresenta l’esercizio di questa facoltà e dalle tarsie sul pavimento che sarebbero state coperte se la stanza fosse stata adibita ad altre funzioni. Inoltre non c’è il camino che sarebbe stato pericoloso perché avrebbe favorito lo sviluppo di incendi e l’insediamento delle cimici. Su modello avignonese particolarmente apprezzato da Giulio II, la biblioteca doveva essere più adatta alla esigenze del pontefice che a quelle pubbliche. Con questa stanza Giulio II stava emulando le grandi biblioteche dell’antichità.

STANZA DI ELIODORO O STANZA DELL’AUDIENZA

Ha la funzione del tutto ipotetica di Sala dell’Audienza del pontefice che è quasi sicuramente confermata dalla decorazione giuliana a sfondo politico e propagandistico. Del primo soffitto oggi rimangono soltanto l’incorniciatura, la corona centrale e 4 degli 8 costoloni dipinti in origine.

STANZA DELLA SEGNATURA

Due modifiche furono apportate al tempo di Leone X. Infatti, egli diede un carattere chiuso e distinto a queste, mentre prima erano semipubbliche e istituzionali e vi era una comunicazione continua come in un passaggio. A Leone X risalgono gli stipiti marmorei e le stupende porte lignee intagliate da Gian Barile. Inoltre egli le fornì di un passaggio esterno, che è la balconata, per renderle più segrete. Leone X trasformò queste stanze in luoghi privati perché gli aveva dato carattere di uno studio (ipotesi basata sulle tarsie del pavimento), poiché aveva una particolare passione per la musica e quindi aveva bisogno di un posto sicuro dove conservare i suoi strumenti d’oro e d’argento (ipotesi basata sulle decorazioni interne delle porte -strumenti musicali-).

TORRE BORGIA

L’accesso era riservato al Papa. Qui conservava gli scrigni, le tiare, i gioielli, le mitre insieme a documenti e ad un organo (riflette l’esperienza del palazzo di Avignone comune a Giulio II e a Leone X).

 

 

AFFRESCHI

STANZA DELLA SEGNATURA

L’intelletto dell’uomo permette di capire il divino, sintetizzando le tre facoltà dell’anima cioè il Vero, il Bene e il Bello. Il Vero si raggiunge con la Fede (=Teologia) e la Scienza (=Filosofia); il Bene con la Giustizia (=Diritto); il Bello con l’Arte.

Sulle pareti ci sono le allegorie delle facoltà:

La Disputa del Sacramento

Rappresenta il trionfo della Chiesa, la rivelazione del Vero supremo, Dio. Al centro della scena, sopra un altare, c’è l’ostia consacrata, riferimento sicuro per l’uomo e a cui convergono le linee prospettiche, indicate dal pavimento. I cerchi sono successivamente più ampi dal basso verso l’alto. Quello in cui si trova il Padre benedicente non si vede interamente: vuole ricordare l’infinità di Dio.

Per la salvezza dell’uomo è necessaria la Chiesa: quella militante degli uomini in terra, stupiti dal miracolo dell’ostia, e quella trionfante del cielo dove si trovano i santi attorno al Redentore. Si nota un intensificarsi della gestualità e delle fisionomie, un esprimersi delle emozione e delle passioni dell’anima. La sfera soprannaturale è evidenziata dalla luminosità. I personaggi terreni e celesti sono uniti per celebrare l’Incarnazione.

La Scuola di Atene

Anche qui l’impostazione è centralizzata, ma verso i due sommi filosofi, Platone e Aristotele, i cui gesti simboleggiano i massimi sistemi del pensiero classico, l’idealismo e il realismo. I personaggi si trovano in un maestoso edificio, le cui campate sembrano solenni archi di trionfo, adatti ad accogliere la folla di sapienti, disposti liberamente. Contrapposti a questi, che testimoniano la validità del pensiero classico, sono gli esponenti della Fede cristiana della Disputa.

Fra i tanti personaggi che, con la loro coordinata disposizione straordinariamente naturale, portano alla sommità della gradinata dove, statuari ed eretti, stanno Platone e Aristotele, si sono riconosciuti Diogene, Euclide, Eraclito, Epicuro, Pitagora. Le fattezze di questi ricordano Bramante, Michelangelo, Bembo e lo stesso Raffaello, come un reincarnarsi dei massimi antichi negli artisti del Primo Cinquecento, come la rappresentazione di una società ideale.

E’ evidente il vigore volumetrico utilizzato da Michelangelo nella Cappella Sistina.

Il Parnaso

La rappresentazione di Apollo tra le Muse e i poeti antichi e moderni presso la fonte Castalia illustra l’accordo tra mondo classico e fede cristiana. Sulla sommità è posta l’allegoria della Virtù. Il Parnaso simboleggia la Poesia intesa come l’arte della conoscenza e rivelazione per l’illuminazione interiore. Nel complesso la strutturazione del dipinto è armonica.

STANZA DI ELIODORO

La stanza prende il nome da una delle rappresentazioni qui affrescate. Esalta con allegorie la missione di Giulio, il liberatore della Chiesa attraverso l’aiuto divino; a conferma di ciò, possiamo vedere raffigurati 4 interventi di Dio per la salvezza dell’uomo, che rievocano le imprese di Giulio. Al contrario di ciò che vediamo nelle altre stanze, dove sono rappresentate tematiche a sfondo culturale, qui perseguono un fine religioso e politico.

 

La cacciata di Eliodoro dal tempio

La luce viene riflessa dalle cupole e per questo si ha una maggiore sensibilità cromatica e luministica. L’architettura produce una sensazione immediata di sfondamento della parete. A sinistra stanno i personaggi che osservano il miracolo, mentre a destra si vedono i messi divini che atterrano Eliodoro. Questa scena è colma di tensioni dinamiche e di movimenti drammatici.

Miracolo di Bolsena

Il cielo di un azzurro quasi notturno sovrasta la scena da cui emerge un sontuoso splendore. Il significato dell’affresco allude all’opera di renovatio di Giulio II.

L’altare, dove si svolge la cerimonia, è messo in una posizione dominante, al centro della composizione. Gli spazi laterali sono disuguali e Raffaello li pareggia accostando allo stipite destro della finestra una pedana sulla quale è in preghiera Giulio II.

La parte superiore della scena è resa più raccolta per concentrare l’attenzione sul miracolo dell’ostia sanguinante. Le misure, intese come rapporto proporzionale, sono perfette. A sinistra la scena è agitata, mentre a destra è più calma.

Nel dipinto emerge un nuovo senso cromatico più caldo e più tonale che attinge la sua originalità dai pittori veneti operanti a Roma in quel periodo. Il rapporto tra i colori è reciprocamente coordinato: dal marrone all’oro, dal rosso scuro a quello più chiaro.

La liberazione di S. Pietro dal carcere

L’illuminazione deriva da più fonti: la luna, l’aurora, la fiaccola e l’angelo.

La scena rappresenta Pietro, il primo papa che, cadute le catene grazie all’intervento divino, uscirà dalla cella chiusa e sorvegliata, protetto dall’angelo andrà verso la libertà. La luce diventa la protagonista dell’immagine. Vi è contrapposizione tra i chiari e i scuri.

Tutto ciò contribuisce a rendere più intensa la comunicazione emotiva.

L’incontro di Attila e Leone Magno

L’avanzata degli Unni si conclude grazie all’apparizione divina del Papa

STANZA DELL’INCENDIO DI BORGO

Era destinata ai pranzi di cerimonia. Vi sono affrescati episodi del papato di Leone X per rafforzare la consapevolezza del potere della Chiesa cattolica sull’impero.

L’incendio di Borgo

E’ rappresentato in tre momenti distinti, ma si dà massimo risalto al Papa benedicente sulla finestra. Ogni singolo elemento ha una propria espressività.

 

BIBLIOGRAFIA:

Arte nel tempo (vol. 2 tomo 1) De Vecchi, Cerchiari Bompiani

Storia dell’arte (vol. 3 Electa Mondadori

L’arte italiana (vol. 2 tomo 1) Adorno D’Anna

Funzione e illusione Jhon Sherman

Raffaello Pontormo Correggio

www.artonline.it sito internet

<<INDIETRO<<