Fontana dei quattro fiumi

Fontana dei quattro fiumi

Delle 3 mostre d’acqua disposte lungo la linea mediana della piazza e alimentate dall’Acqua Vergine che in epoca romana era raccolta a Salone, la fontana dei 4 fiumi, ideata da Gian Lorenzo Bernini (che durante un viaggio in Francia confesserà l’amore per l’acqua, per il suo movimento, per la sua trasparenza, la sua sonorità e soprattutto per il suo essere fonte di vita), è certamente la più famosa e la più bella, splendida combinazione di forme architettoniche e scultoree. Il suo valore architettonico è dato dall’assoluto dominio sulla piazza e il valore spettacolare, oltre che dalle forme, colori e riflesso, persino dall’acqua e dal suo scroscio. Nel 1644 con la morte di Urbano VIII inizia l’unico periodo di crisi dello scultore. Il nuovo papa, Innocenzo X, non fu un mecenate, anzi si rifiutò di continuare la politica del suo predecessore, a causa del quale lo stato finanziario del pontefice era disastroso, e per le sue opere si rivolse ad artisti più modesti. Sapeva della gloriosa fama di Bernini e si era risoluto a non avere a che fare con lui, addirittura non volle visionarne le opere. Sebbene non fosse stato interpellato per il progetto della fontana, Bernini compì i suoi studi e fece fondere il modello finale in argento; con l’aiuto del principe Ludovisi e della cognata del pontefice, Donna Olimpia, il modello arrivò nelle mani di Innocenzo X, che lo scelse come il migliore.

Rientrato nella grazia pontificia l’artista poté portare avanti l’opera dal 1648 al 1651. La fontana venne ideata come un basamento a scogliera, cavo al centro con un leone e un cavallo che bevono. Agli angoli siedono le colossali personificazioni allegoriche in marmo dei fiumi. Non vennero realizzate dal Bernini, che si era riferito alla tradizionale iconografia classica. Si seguirono comunque i suoi modelli: il Nilo (Giacomo Antonio Fancelli), il Gange (Claude Poussin), il Danubio (Antonio Raggi) e il Rio della Plata (Francesco Baratta). La tradizione popolare vuole esprimano plasticamente le rivalità tra Bernini e Borromini (l’unico periodo di fortuna di questo corrisponde con quello di crisi dell’altro). Le allegorie introducono in una nuova dimensione contenutistica, simboleggiando il potere della chiesa esteso a tutte parti del mondo allora conosciute, simboleggiate appunto dai fiumi. Molti sono comunque i sensi simbolici ed allegorici impliciti nella fontana, alcuni dei quali scoperti e approfonditi recentemente. Alcuni vedono nella sua forma persino un’allusione all’arca di Noè, cioè al significato di Chiesa come nave di salvezza.

L’obelisco non è molto alto ed è reso incombente sulla vasta piazza dall’altezza e ricchezza del sostegno. Risale al tempo di Domiziano, proviene dal circo di Massenzio, dove giaceva a pezzi. Rappresenta l’asse verticale che trattiene e centralizza il movimento orizzontale dello spazio. L’immagine dell’obelisco, da papa Sisto V in poi, era associata all’idea di eternità del Cattolicesimo.

La fontana è una delle più convincenti risposte all’aspirazione barocca ad una sintesi dei due opposti tradizionali: opera di natura e opera di mano. Le altre due fontane, del Moro e del Nettuno, sono state disegnate da Giacomo della Porta. Bernini progettò il personaggio principale della fontana del Moro, così detta per il tritone dai tratti africaneggianti che lotta con il delfino, che fu scolpito da Giovanni Antonio Mari. Simmetrica a questa, la fontana del Nettuno, che fu ornata delle sculture solo nel 1878.

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