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Federico Garcia Lorca
Versione di Silverio Tomeo
dai sonetti di F. Garcia Lorca
SONETTI
SONETTO DEL DOLCE LAMENTO
La meraviglia temo di smarrire
dei tuoi occhi di statua e il ritmo amato
che la notte sul volto mi respira
la rosa solitaria del tuo fiato.
Su questa riva ho pena a rimanere
un tronco senza rami, son privato
d'argilla fiore e polpa senza offrire
nulla al verme del mio soffrire muto.
Se tu sei proprio il mio occulto tesoro,
la mia croce e il dolore mio marcito,
io solo il cane sottosposto, allora
non far che perda quanto ho già acquisito
e le acque del tuo fiume tu decora
con foglie dell'Autunno mio impazzito.
PIAGHE D'AMORE
La luce, questo fuoco che divora.
Questo paesaggio grigio che mi chiude.
Questa pena per un pensiero nudo.
Quest'angoscia di cielo, mondo e ora.
Questo pianto di sangue che decora,
torcia che sfugge, lira a suono muto.
Questo peso del mare così crudo.
Questo scorpione in me acquattato ancora.
Letto ferito, amorosa ghirlanda,
sono l'insonne e sogno tua presenza
nelle rovine del mio petto in fondo;
e se cerco una vetta di prudenza
dal tuo cuore una valle mi risponde
di cicuta e passion d'amara scienza.
SONETTO DELLA LETTERA
Amor di viscere, morte vivente,
l'attesa di un tuo scritto mi sfinisce,
e penso, con il fiore che marcisce,
di perderti se vivo con me assente.
L'aria è immortale e la pietra non sente,
non evita l'ombra ne' la conosce.
il cuor col ghiaccio più non si stordisce
del miele che la luna dà per niente.
Mi taglierò le vene, oh sofferenza,
tigre e colomba, sulla tua cintura,
tra morsi e gigli in lotta ed aspra danza.
Placami la pazzia con la scrittura,
o lasciami una calma penitenza
nella notte dell'anima più oscura.
da ALTRI SONETTI
SONETTO
So che sarà tranquillo il mio profilo
dentro il muschio di un nord senza riflesso.
Mercurio a guardia, casto specchio terso,
dove si spezza il polso del mio stile.
Edera e lino furono l'asilo
e la norma del corpo che ho dimesso,
sarà un silenzio vecchio e senza eccesso,
nella sabbia, segnato, il mio profilo.
La lingua di colombe assiderate
di fiamma forse non avrà sapore,
ma gusto di ginestra desolato,
libero segno senza normatore
sarò nel collo del ramo seccato,
tra le dalie nell'immenso dolore.
SONETTO
Il vento esplora molto cautamente
che vecchio tronco stenderà domani.
Il vento: con la luna in alta fronte
ha scritto per gli uccelli e per i rami.
Il cielo si colora lentamente,
muore una stella appesa sui balconi,
nelle ombre lunghe e tese dell'Oriente
il cuore con la mela si fa a brani.
Come un arcangelo privo di storia
sul grosso pioppo che a lungo ha scrutato,
dopo l'agguato il vento avrà vittoria,
mentre il mio cuor, nella luce gelata,
lotta, ma nel miraggio della Gloria
l'anima mia non viene decifrata.
notizia
Se i sonetti conosciuti di F. Garcia Lorca sono 23 secondo il rilievo del compianto Oreste Macrì, la leggenda vuole che siano almeno 35. In ogni caso, oltre i sonetti giovanili e i pochi sparsi nell'opera, nei prima anni '80 saltarono fuori i bellissimi SONETTI DELL'AMORE OSCURO. (Quattro mie traduzioni sono apparse sul n. 157, maggio '99, del mensile di letteratura "l'immaginazione".) Si può dire senz'altro che si tratta di "sonetti gongorini", tesi e drammatici. Lorca riteneva che la forma-sonetto fosse la più indicata per esprimere amicizia, amore, sentimento. Qui ne propongo solo una scelta dalle mie versioni metriche, dove mantengo lo schema originario e quando non salvo la rima risolvo in un gioco di assonanze e consonanze.
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