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Rafael Alberti
Versione di Silverio Tomeo dai sonetti di Rafael Alberti
SONETTI
DAI SONETTI CORPORALI
2.
Stupore della stella alla scintilla
della sua stessa luce allegramente.
Sogna la pesca che improvvisamente
la sua peluria albeggi già capello.
Attonito il limone ed aspro il collo,
per la chioma del cotogno è languente,
la rosa ha il suo maggiore godimento
se spia le gambe di spinoso vello.
Afflitta alle vetrate, tanto triste
di soffrirle davvero nude e sole,
per le sue mani nude così lisce,
guarda di fronte al mare che le investe
l'adolescente, tra le onde e il sale,
l'inguine di peluria che infoltisce.
6.
Coprimi il cielo della bocca, amore,
con quella travolgente spuma estrema,
che è gelsomino di cui arde e trema,
su corallo di rocca il suo sapore.
Dammi il suo sale che impazzisce, amore,
nel lancinante tuo fiore supremo,
piegando il suo furore nel diadema,
garofano mordente in pieno ardore.
O fluire essenziale, o gorgogliare
appena temperato dalla neve,
per tanta stretta grotta in carne viva,
sopra il tuo fino collo scivolare,
starla a vedere, amore, mentre piove
con gelsomini e stelle di saliva.
10.
Luna di ieri ed oggi del mio oblio,
vieni stanotte a me, discendi in terra,
e invece d'esser luna oggi di guerra,
vigila il sonno dell'amore mio.
Dagli la renna in fuga per la via,
che per il gelo dei suoi occhi erra,
se la tua luce esilia dalla terra,
che il suo esilio e il suo nido lana sia.
Tempo d'orrore in cui il sangue dimora
per forza separato, fuoristrada,
lontano dalla sua nativa soglia.
Luna d'oblio, la tua presenza ora
non mi risvegli il labbro della spada,
ma del mio amor, che la tua renna veglia!
da TORO NEL MARE
Chi siete che chiamate da lontano,
muti con sbigottito sentimento
e in abbattuto e silenzioso vento
senza voce il mio nome pronunciate?
Cosa volete e che cosa gridate
e cosa muore nel remoto accento;
chi, con appello muto, che già sento
che le osssa dalla pelle mi schiodate?
I denti sanno di voce gelata,
la lingua morta di mortal spavento,
e il cuore sa di polsi ammutoliti.
la pelle il toro ha tutta insanguinata,
riga il mare il secco mare del pianto...
...quelli che mi chiamavano, fuggiti!
da CAL Y CANTO
AMARANTA
Biondi, lucidi seni di Amaranta,
limati da una lingua di levriero.
Portico di limoni, dal sentiero
disviati che alla tua gola monta.
Rosso, un ponte di riccioli sormonta
il volto e incendia i tuoi ondulati avorii.
Morde e ferisce dei denti il biancore,
curvo, per aria, ti innalza nel vento.
Solitudine dorme in ombratura,
calza il suo piede di zeffiro e scende
dall'alto olmo al mar della pianura.
E il corpo in ombra, oscuro, le si accende,
e gladiatrice, come brace impura,
tra Amaranta e il suo amante si distende.
notizia
I 12 SONETTI CORPORALI (da TRA IL GAROFANO E LA SPADA) di Rafael Alberti sono senz'altro "sonetti terrestri", pieni di luce, desiderio impastato a caducità e senso della vita. I sonetti giovanili di CAL Y CANTO sono, in effetti, gongorini, ma qui in un riferimento ironico e leggero. Un sonetto sta incastonato in TORO NEL MARE (Elegia su un atlante perduto), in un poemetto. Vanno anche menzionati i cinque sonetti terribili, di guerra, quasi, di DA UN MOMENTO ALL'ALTRO (1934-1939). Da aggiungere i sonetti dedicati a Roma, dove don Rafael visse alcuni anni del suo esilio, contenuti in "Roma, pericolo per i viandanti" (Passigli, 2000), splendidamente tradotti da Vittorio Bodini. Qui propongo una piccola scelta dalle mie versioni che si attengono agli stessi criteri che ho usato per Lorca, sia pure in una tonalità diversa.
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