BALLATA D'INVERNO
Ora è il silenzio di un inverno breve,
mistici cieli, campi senza neve.
Dopo le piogge arcobaleni interi,
tra la pianura e il mare, ad arco teso.
La biscia si rifugia tra i sentieri,
il pettirosso si avvicina spesso.
Coltiva l'attenzione e vedrai i segni,
rimani sveglio e ti senti gettato
nella durata intero: e quando sogni
sciogli enigmi di tracce sul bagnato.
Ora è il silenzio di un inverno breve,
cieli del drago, campi senza neve.
BALLATA DELLA LUNA FREDDA
E tu ragazza cosa hai mai creduto,
che il tuo tempo non fosse mai scaduto?
Era un passaggio, una sosta, un ritiro,
era la mutazione del sentire,
dove l'acqua scarseggia e non dimentichi
gli orizzonti, e nel mare c'è il deserto.
L'isola è verde quando ti allontani,
a malapena state a custodire
sulle scaglie dell'Idra il cimitero
marino e il suo silenzio.
E tu ragazza cosa hai mai sperato,
l'arcobaleno non ti è stato grato...
BALLATA DELL'ONDA DI MARE
Quando l'onda è passata sei a restare
tra la schiuma di mare.
Tra rimasugli, ghigni, stralunati
lampioni, piccole conchiglie, resti
di spuntini e bevute,
piccole soggettività un po' astiose,
sorrisi aperti e cenni misteriosi,
giornali da bruciare,
cartoni, plastiche, bottiglie, nuove
desolazioni, piccoli furori.
L'onda è passata, resti ad aspettare
tra la schiuma di mare.
BALLATA DEL FANTE DI PICCHE
Spesso a un angolo di strada o a sostare
su di un gradino, senza mai parlare.
Sta lì rannuvolato,
l'oscuro lo circonda e una disdetta
senza parole che non è rimprovero,
raccolto sulla soglia d'una assenza,
di un dolore che non trova più il tempo
di essere sentito o ricordato.
Lo vedo spesso a lato del percorso,
vigila il lutto oscuro, quel soldato?
Su di un gradino, senza mai parlare,
spesso a un angolo di strada a sostare.
BALLATA PER DARCI UN TAGLIO
Per sfuggire a cattivi sortilegi,
per depistare modesti capestri.
Ruppi l'accerchiamento, cambiai aria,
mi ricordai l'assenza di radici,
mi rimisi in cammino.
Qui da voi, ragazzi, neppure diventavo
adulto nè bastardo, mi capite?
Ora la porta è aperta: qui c'è un pozzo
che altrove non esiste e mi accontento
di brevi viaggi e qualche sotterfugio.
Per sfuggire ai cattivi sortilegi,
per dare un taglio ai finti impedimenti.
BALLATA DEL TRAMONTO
Vedo un tramonto di cieli sospesi,
di orizzonti curvati e rossi accesi.
Villaggi oscuri e calmi, la pianura
raccoglie notte precoce e il silenzio
lascia la voce al mare, al sale, al vento.
Per strada volpi, ricci, il volo sghembo
della civetta, bisogna aspettare
le lunghe notti di sogni appaganti,
dove l'incubo è breve ed il sussulto
del risveglio lo vince facilmente.
Vedo un tramonto di cieli sospesi,
di orizzonti curvati e rossi accesi.
BALLATA DEL PASSATO
Dal mare, dalla notte, dall'assenza,
vengono storie, arrivano presenze.
E' una murena fredda il mio passato,
morde più gli altri, è vero:
a volte mi sorprende, mi rimanda
volti e storie o lo vedo nello sguardo
degli altri o nel disastro del presente.
Neppure mi appartiene, qualche volta,
eppure so che ho voluto così,
che giungo alla presenza assieme a lui.
Dal mare, dal deserto, dall'assenza,
vengono volti, arrivano presenze.
BALLATA DELL'EREMITA
Sono rimasto solo nel convento,
la sera senti il mare, ascolti il vento.
La mattina al risveglio
spesso sono impegnato in esercizi
spirituali (ma sono svogliato)
dopo il caffè: flessioni, bicicletta,
manubri, addominali, ed il respiro
ritmato sullo sforzo.
Poi c'è lo studio, le letture, e ancora
la penna per gli appunti.
Sto proprio solo e ascolto, nel convento,
voci di uccelli mescolate al vento.
BALLATA DELLA SOLITUDINE
Ho bisogno di questa solitudine,
dilata il tempo, calma l'inquietudine.
So come uscirne quando mi sfinisce,
quando devo abbandono l'inazione,
quando posso rifuggo l'ossessione.
E' una solitudine animata,
e sono grato a quella compagnia
che mi distrae il pensiero
senza conflitto e senza interferenze,
senza chiedere troppo.
Ho per amica questa solitudine,
abito la durata e l'inquietudine.
BALLATA DI NOVEMBRE
Non ci chiedono di essere scordati,
ma neppure per nome ricordati.
Loro, quei morti che ci hanno sorriso,
che abbiamo salutato con lo sguardo,
sino alla soglia, quasi.
Eppure alcuni sono assieme ai vivi
nei sogni della notte e non si stancano
di sorridere oppure ricordarci,
con un cenno muto, un lascito, un pensiero,
una presenza, un gesto.
Non ci chiedono di essere scordati,
forse neppure di essere più amati.
BALLATA DEL DESERTO
Quando il deserto cresce non hai scampo,
fai l'esperienza del vuoto e del tempo.
Pure il deserto consente la vita,
il tempo abita l'ora e la durata,
il vuoto trema dietro le apparenze.
Non temere il silenzio nè l'assenza,
non rifugiarti in fisse metafisiche,
rimetti in gioco i simboli ed i segni,
quello che conta poi è l'ostinazione,
il silenzio interiore, l'energia.
Quando cresce il deserto non hai scampo,
fai l'esperienza del vuoto e del tempo.
BALLATA DEL DISTACCO
E' una pratica, è un prendere congedo,
non è rinuncia, è un distacco che vedo.
Prendi distanza, a volte, da amicizia
che ancora chiede la tua simpatia,
prendi congedo da luoghi e da storie
a cui eri attaccato più del lecito,
da abitudini sciocche e di rovina,
dal ripetere errori con stanchezza.
Se avrai più libri e gatti per amici,
non darti pena, poi, se va così!
E' una pratica, è il prendere congedo,
non è rinuncia, è un distacco che vedo.
BALLATA DELLA DISPERAZIONE
Quella disperazione che ho scordato,
qualcuna la ricorda, gli son grato...
Erano notti insonni e la mattina
la rabbia da sfamare, e lo stupore
dell'ago e del limone,
e a poco a poco mettevo a dormire
pensieri inutili e senza più corso,
ansie da poco, doveri, le vecchie
storie senza più succo,
e intanto mi inchiodavo bene in croce.
Non ricordo del tutto, l'ho scordato,
non ricordo sul serio, eppure è stato!
BALLATA DEL VECCHIO PADRE
Per te padre non avrei mai pensato
di scrivere, ma sei già quasi andato.
La malattia ti inchioda e lo stupore
dell'immobilità ti segna il volto.
Parli poco, farfugli, qualche volta,
come svegliato, una parola chiara,
quindi ripiombi a sognare il passato.
Vedi le ombre, parli con i morti,
ricordi il mare, la pesca, la sveglia
per la caccia, magari la tua guerra.
Per te padre non avrei mai pensato
di scrivere, ma sei già mezzo andato.
BALLATA DEI NAVIGLI
Trovi un porto a Milano, è lì ai Navigli,
trovi un fiume di notte, e meravigli!
La sera tardi accendevano luci,
le brezze pazze della gioventù,
aprivano i baretti ed i bistrot,
musica jazz dal vivo e irish coffee
( qui la poesia è lieta di affacciarsi).
Aspettavo che il tempo nacinasse,
che il castigo cogliesse i miei nemici,
convocavo i pensieri nell'attesa.
Trovai un porto a Milano, sui Navigli,
era un fiume di notte e meraviglie.
BALLATA DEL DISINCANTO
Se oggi non senti gli stessi entusiasmi
non darti pena, scorda i tuoi fantasmi.
C'era un tempo che l'impeto scuoteva
la tua attenzione e le fibre segrete,
ora vai oltre tra fredde emozioni.
Rinnova il tuo sentire e non fidarti
degli stessi entusiasmi, tutto brucia.
Non si alimenta dagli stessi pozzi
l'energia troppo a lungo: è un altro tempo,
non sempre ti appartiene e ti consuma.
Se oggi non provi gli stessi entusiasmi
non darti pena, ignora i tuoi fantasmi.
BALLATA DELLA PRATERIA
Questa mancanza piatta di paesaggio
m'irrita a volte, mi tiene in ostaggio.
Dal mare non un'isola, soltanto
l'ombra dell'Albania, qualche mattina.
Nella campagna magra degli olivi,
dei cespugli di timo e rosmarino,
neppure una collina, ed è il miraggio
di nuvole che finge le montagne.
Cercate porti, strade, ferrovie,
linee di fuga dalla prateria!
Quest'assenza totale di paesaggio
l'estate mi cattura in suo ostaggio!
BALLATA PER UN DIPARTITO
Abbiamo condiviso strada e vita,
e adesso la tua corsa è già finita.
Che tu possa raggiungere la luce
bianca, fratello, adesso che vagheggi
nell'esistenza intermedia dei morti.
Credevo ti sarebbe capitato
un altro giorno, mercoledì, forse,
ma di un anno lontano dal dolore
di questi giorni ancora appena estivi,
più in là nel tempo e più vicino a casa.
Abbiamo condiviso tempo e vita,
e adesso la tua corsa è già finita.
BALLATA DEL MARE PROFONDO
Nel punto più profondo del mio mare
lasciai cadere una moneta rara.
- Non tornare nel pozzo avvelenato!
- Non fa ritorno il sangue condannato...
- Non c'è conforto lì per il tuo torto.
- Non c'è più mondo per la tua ferocia...
- Non c'è ritorno per la tua sagacia...
- Non c'è più tempo, è morto il capitano!
- Non c'è più il porto, non c'è più nessuno...
- Quel suo sorriso ormai è sfregiato a vita!
Nel punto più profondo del suo cuore,
il fiele amaro, il freddo del rancore.
BALLATA PER I GIOVANI POETI
State a sognare ancora un nuovo verbo,
mistico, intraducibile ed acerbo!
Funambolismi idioti e futuristi,
lingua desiderante e un po' demente,
dialetto greve e compiaciuto, cribbio!
Leggete un po' di più e scrivete meno,
poeti narcisisti di provincia.
Entrate in libreria e moderate
gli eccessi della mente e del linguaggio.
(Non crei così nuovi vocabolari...)
Non vi stancate di sognare un verbo,
schizo e infantile, dialettale e acerbo!
AMICA DELLA STRADA
Eppure ci provammo
a vivere, non dici?
Sino alla fine ti sbattesti a vivere,
ma poi fu inutile, eri già segnata,
s'era già fatta muro
la malattia di vivere.
Figlia del popolo e donna di vita,
amica mia sconvolta, conosciuta
dagli apparati di cattura, madre
terribile e tenace,
non temevi madonne e disprezzavi
i consigli modesti e le illusioni.
Forse tentammo soltanto di vivere
quella vita più vera e disperata,
quella strada sbagliata e fuorirotta,
quella linea di fuga e cieca notte,
quella vita gettata alla rovina,
con il cuore che scoppia a fine corsa.
UN'ALTRA PRIMAVERA
Ora che il tempo inclina la sua corsa
un'altra primavera
aggiunge un libero sole anche tenero
e ancora freddo, ma quali aperture
non scorgo ancora qui dalla pianura.
Congelo decisioni, fingo viaggi
da rimandare o meglio organizzare,
e mi accontento,insomma, di serbare
energie da attingere nel caso.
Non tornerò, per ora, lì nell'isola,
porto d'ogni partenza ma non sempre
di un ritorno cercato.
Non partirò, per ora, dalla noia
che a volte mi stordisce,
mi metto in guardia, questa primavera,
da finte eccitazioni ed imposture.
LA PORTA DEL MARE
Da guerre sporche, guerre senza onore,
da persecuzioni etniche ed orrori,
dalla miseria che stringe e stordisce,
da schiavitù, dal sogno di occasioni,
stranieri clandestini senzapatria.
Arrivano a tribù, hanno negli occhi
le montagne, i villaggi, le foreste,
il deserto, l'Oriente, il nomadismo,
la vita abbandonata dietro il passo
ostile dell'Adriatico.
E non per tutti ci sarà fortuna,
ma per molti la strada od il rimpatrio,
per qualcuno soltanto il freddo blu
degli annegati di notte e non c'è
l'angelo lì a salvare.
RADURA IN COLLINA
"Perchè, vedete, quando sei sconfitto
e resti troppo solo,
monta la rabbia, senti la disdetta,
non vedi le occasioni.
In ogni caso non trovi vendetta
se non contro te stesso.
Quando ho intravisto, in basso,
in un lago di fiamme,
una città che non era Utopia,
ho scelto di gettarmi nel mio inferno.
Ne sono uscito, poi, dopo la notte,
solo per poco, un pugno d'anni appena.
Mi risvegliai cercando di calmarmi,
di non sprecare il tempo e di vedere
quanto c'era da fare, e coltivai
un piccolo giardino,
sino all'ultimo frutto
di primavera cieca.
Miei compagni di viaggio accompagnarono
l'estate terminale."
TRASCORSE PASSIONI
Adesso è giusto che stiano lontane
nel tempo le passioni, che rimanga
solo il profumo e il colore degli anni,
l'intesa muta, il pensiero, il ricordo
sorprendente del tempo destinato
a darsi baci e coraggio. E comunque
si vivono più vite e più passioni,
piccole e dolci, lunghe e sorprendenti,
qualcuna è certo storia di una vita,
e all'altro capo del nero fossato
rendono le canzoni dei poeti
la misura più vera delle attese,
delle carezze mischiate ai respiri
degli amanti sorpresi dall'incendio.
Ora il cuore è bizzarro, non si aspetta
sorprese e soprassalti, il sangue è freddo,
ferite e cicatrici e tatuaggi
scrivono sulla pelle storie antiche.
UN LUOGO
Amico mio che viaggi, forse sai
darmi un consiglio: cerco in qualche dove
un luogo per vedere lo sfacelo
del mondo! Forse un porto sull'Oriente
dai tramonti drammatici, una stanza
senza donne ed amici, senza alcool
e senza droghe, affacciata sul mare
infestato di barche.
Qualche libro, la musica, la penna,
e l'odore marcito
di spezie e frutta troppo maturata.
Oppure un porto sui mari del Nord,
con la luce sbilenca ed i profili
smaltati e l'incombenza dei ghiacciai.
Anche una sponda sul mare deserto
andrebbe bene e la mattina andrei
per passeggiate tra i sentieri e infine
aspetterei la sera per vedere
lo sfacelo del mondo
tra le nuvole e le onde.
ALL' ONDA MARINA
C'è un'isola di spume e di conchiglie,
e non è la tua isola: ora hai smesso
di sognare e guardare arcobaleni.
la radice che ti faceva crescere
è destinata a prosciugarti, infine.
Ti ingannarono le amiche più sciocche,
le apparenze, le estati, la pigrizia.
Forse potevi, giovane guerriera,
disancorarti all'onda e alla marea.
Non sei più nei miei sogni e nel ricordo
hai la vita stentata dell'icona.
Ti spaventò il potere inconsueto
che non padroneggiavi e l'energia?
PER UN AMICO PERSO
Nessuno poi mi ha detto (nè l'ho chiesto)
che fine hai fatto, quale sua deriva
o conclusione ha preso la tua vita.
Non eri in giro, al mio ritorno, perso
tra quanti si son persi o sono andati,
senza neppura traccia. Eri malato,
eri sconvolto, rovinato, scosso
dai demoni mentali, e qui si tace
di tanta brutta piega di esistenza.
Da giovani ammiravo il portamento
distaccato e presente dell'amico,
il tuo coraggio di poche parole,
eravamo capaci di guardarci
e spalleggiarci come pochi, e allora?
Strane disavventure, già a vent'anni,
gesti di rabbia e il prezzo troppo alto,
sconfitte a scuola, un fratello suicida,
le velleità di ragazzo di vita,
i farmaci e i ricoveri, aggressioni
che non riuscivi a evitare, il bisogno
di chi non ha risorse, i tuoi racconti
sempre più tristi, e poi il desiderio
di morte o il tentativo di salire
su per la china e non ce la facevi.
Spesso da solo, qualche volta insieme
a ragazzi agitati, quasi in corsa
perenne per le strade, sempre perso.
Assieme a pochi altri rappresenti
la storia stessa di questa città,
la pena dei disastri e delle vite
sconvolte, le promesse inadempiute,
l'indifferenza un po' rognosa, i gesti
di un piccolo teatro claustrofobico.