MACCHIA BLUES FESTIVAL: ORA È TEMPO DI CRESCERE
Si è chiusa con buoni risultati e incoraggianti segnali per lavvenire la quinta edizione del "Macchia Blues Festival". Una manifestazione cresciuta anno dopo anno, e ormai pronta per un suo preciso inserimento nel fitto calendario degli appuntamenti musicali dellestate. Le premesse ci sono tutte, se, dopo gli esiti già pregevoli degli anni scorsi, questanno si è riuscito a portare a Macchia un pezzo di storia del blues, come Rory Block, un giovane talento del blues americano, John Henry, e uno dei gruppi più in vista del blues nazionale, la Back in Blues Band. L'edizione del 2000 (21-23 luglio) è stata inaugurata dai Groove Machine, gruppo beneventano di buone basi (tutti ragazzi diplomati al Conservatorio), che si è prodotto nel più classico repertorio rock, blues e rhytm and blues, con una menzione particolare per una versione davvero molto indovinata della intramontabile Sex Machine di James Brown. Di eccellente livello il concerto di John Henry McMullen, chitarrista e cantante di classica scuola blues, accompagnato dal robustissimo basso di Barry Robinson e da due ottimi comprimari nostrani, Michele Bonivento alle tastiere e Lele Zamperini alla batteria. Musicista instancabile e generoso, intrattenitore di grande ed istintiva simpatia, John Henry è un ragazzo che farà strada ("I have no doubt we'll be hearing more of this young man", ha detto di lui Luther Allison). Fra i pezzi migliori del suo concerto, la sempre commovente Hey Joe, di Jimi Hendrix, e una versione del classico Call it Stormy Monday, in cui Henry rifaceva alla lettera, con una ricostruzione quasi filologica, una celebre intrepretazione di Buddy Guy. Proprio Buddy Guy, altro grande maestro del blues, va considerato il principale modello del giovane Henry, anche per i brillanti atteggiamenti tenuti su un palco sempre perfettamente padroneggiato. Per la sera del 22, dopo lanteprima proposta dalla vocalist romana Francesca De Fazi, unautentica ventata si è prodotta sul palco con larrivo di una acida ed elettrizzata Rory Block, storica protagonista della scena musicale newyorchese, tornata in auge di recente con una serie di dischi doro, premi e prestigiose collaborazioni. Una musica rude, accompagnata da battiti secchi, che ha riproposto il blues nella sua cupa, malinconica ossessività, poi stemperatasi nella dolcezza di ballate come lorecchiabile Gipsy Boy e Lovin Whiskey, che di Rory Block resta certamente la canzone più famosa, presente in diverse antologie del blues, accanto a mostri sacri del genere più ortodosso quali Muddy Waters, John Lee Hooker o Albert Collins. Compreso un inaspettato capitombolo della cantante, al momento dei saluti, è stato certamente il momento più alto nei cinque anni della manifestazione, insieme allesibizione, pure memorabile, di Carey Bell nel 1999. La conclusione, domenica 23 luglio, è stata affidata alla spettacolare performance dei milanesi della Back in Blues Band, unici ospiti della serata finale, con le due cantanti, Gaia Pedrazzini e Chiara Santagiuliana, in grande evidenza.
John Henry McMullen |
S A N N I T I C A
RIVISTA MOLISANA DI STORIA E LETTERATURA