LA SCOLIOSI
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La parola
"scoliosi" deriva dal greco skolios
(storto, contorto) e indica una deviazione laterale e una deformazione
permanente della colonna vertebrale, fissata, non modificabile volontariamente,
che si accompagna ad alterazioni anatomiche delle vertebre e delle altre
strutture di sostegno del tronco.
La colonna vertebrale può essere paragonata ad una pila snodabile e flessibile
di segmenti articolati (le vertebre). Normalmente la colonna rimane diritta
poiché i segmenti sovrapposti hanno una forma perfettamente regolare e
simmetrica, le capsule articolari ed i legamenti li mantengono in posizione
esatta, i muscoli rappresentano una forza di sostegno ben equilibrata.
In presenza di una scoliosi, la colonna, osservata anteriormente e
posteriormente, anziché essere diritta, è incurvata e torta su sé stessa.
Cenni storici
L'uomo è afflitto dalla
scoliosi fin dall'assunzione della posizione eretta, e questo spiega perché la
scoliosi sia una malattia conosciuta e studiata fin dai tempi più antichi.
Il termine "scoliosi" fu coniato dal medico greco Galeno del II sec.
a.C., ma prima di lui il padre della medicina Ippocrate si era applicato nello
studio, nella misurazione e nella classificazione delle curve scoliotiche, e
aveva ideato alcune tecniche per la correzione della deformità, i cui principi
sono ancora attuali.
Nel XVI secolo Ambroise Paré ideò un rudimentale corsetto metallico da
applicare al dorso degli scoliotici. L'introduzione delle tecniche radiografiche
all'inizio del XX secolo diede un fortissimo impulso alle attuali conoscenze.
Nel 1931 Hubbs eseguì la prima artrodesi spinale, nel 1946 Blount e Schimdt
idearono un corsetto (il corsetto di "Milwaukee") che associava alla
trazione assiale della colonna l'azione di pressori laterali. Nel 1962
Harrington attuò il primo trattamento chirurgico moderno.
L'atteggiamento scoliotico
La scoliosi, in termini
tecnici, è un "disformismo", e va distinta dal semplice
atteggiamento scoliotico, che rientra nel gruppo dei "paramorfismi".
In presenza di un disformismo la colonna vertebrale è, da un punto di vista
anatomico, deformata, in presenza di un paramorfismo la colonna vertebrale è
del tutto normale. L'atteggiamento scoliotico comporta sempre una deviazione
laterale della colonna, con conseguente perdita della verticalità della stessa,
ma non si accompagna mai a deformazione dei corpi volontari ed è correggibile
volontariamente o con semplici interventi esterni. La deviazione è visibile
solo in alcune posizioni, in piedi generalmente. In posizione distesa, le
vertebre si riallineano e la deviazione scompare completamente o quasi
completamente.
L'atteggiamento scoliotico è generalmente determinato da condizioni statiche,
ad esempio in presenza di dismetria degli arti inferiori, oppure da lussazione
dell'anca, oppure ancora da dolore vertebrale o muscolare, o, piuttosto
frequentemente, da alterazioni posturali o ipovalidità della muscolatura del
tronco.
La terapia si basa sull'eliminazione della causa che ha prodotto la condizione
(ad esempio compensando l'accorciamento dell'arto inferiore, eliminando il
dolore vertebrale o rinforzando la muscolatura del tronco).
La scoliosi strutturata
A differenza della condizione
precedente, una scoliosi strutturata è una deformazione permanente, fissa, non
suscettibile di miglioramento senza intervento esterno, che si accompagna sempre
ad alterazioni anatomiche della colonna vertebrale. Una scoliosi strutturata
coinvolge, oltre alla spina dorsale, le articolazioni, i legamenti, la
muscolatura paravertebrale, e, nei casi più gravi, anche gli organi interni e
le visceri.
La colonna vertebrale scoliotica è incurvata su sé stessa, ed è torta nelle
tre direzioni dello spazio.
Nella scoliosi si individuano sempre una o due curve principali (o primitive).
Per mantenere l'asse di gravita del tronco e la verticalità del capo
(importante per l'orizzontalità dello sguardo e dell'udito) il rachide si
inflette sopra e sotto tale curva. Alla curva principale si aggiungono pertanto
curve secondarie o di compenso. La prima si distingue dalle seconde perché è
più grave, più fissa, più difficilmente correggibile. A seconda della
localizzazione della curva scoliotica principale la scoliosi può essere
definita cervico-dorsale, dorsale, dorso-lombare, lombare. Le curve dorsali sono
più difficilmente correggibili di quelle lombari. A seconda che la convessità
della curva principale sia rivolta verso destra o verso sinistra la scoliosi
viene definita rispettivamente destro-convessa e sinistro-convessa. Le curve
dorsali sono più spesso destro-convesse, le curve cervico-dorsali e le lombari
sono più spesso sinistro-convesse.
Deformazioni vertebrali e toraciche associate a scoliosi
A causa della forma delle
vertebre e del modo con cui si articolano tra loro, una deviazione scoliotica si
accompagna quasi sempre ad una rotazione vertebrale in toto attorno all'asse
longitudinale del rachide e ad una componente di torsione differente in ogni
singola vertebra.
Lo squilibrio laterale provocato dalla scoliosi obbliga le singole vertebre ad
inclinarsi lateralmente, e spostare così l'asse di gravità verso il lato della
concavità. Per riportare la gravità al centro, interviene a questo punto una
rotazione dal lato opposto.
La rotazione dei corpi vertebrali dorsali è causa di gravi deformazioni a
carico della gabbia toracica: il torace risulta compresso trasversalmente con
conseguente diminuzione della capacità respiratoria. Nelle forme più gravi i
polmoni sono compressi, la trachea e i bronchi sono deviati: si ha così una
sindrome restrittiva.
La rotazione vertebrale provoca inoltre un'asimmetria costale: le coste del lato
della concavità sono infatti spinte lateralmente ed in avanti dalle apofisi
trasverse ed hanno così tendenza ad orizzontalizzarsi; al contrario, le coste
del lato della convessità sono spinte indietro e si verticalizzano, causando
una deformazione della gabbia toracica nota come gibbo costale.
I corpi vertebrali, sottoposti ad una compressione verticale lungo la concavità
della curva, tendono inoltre a schiacciarsi da tale lato, assumendo così, visti
di fronte, una forma trapezoidale.
Le deformazioni della colonna oltre a causare danni alla strutture alle quali le
vertebre si articolano (muscoli, legamenti, vasi, nervi periferici) rendono
sempre più difficile e incompleta la correzione della scoliosi. Tali
alterazioni vertebrali sono tanto più gravi quanto più precocemente si è
instaurata la scoliosi, in quanto la deformità influisce negativamente
sul normale accrescimento delle vertebre.
Quadro clinico
Il quadro clinico della
scoliosi è tipico. Nel soggetto scoliotico si osservano sempre asimmetria del
livello orizzontale delle spalle e delle creste iliache, curvatura della linea
delle apofisi spinose, asimmetria dei triangoli della taglia, accorciamento del
tronco con conseguente diminuzione della statura dell'individuo.
Alcune scoliosi sono chiaramente strapiombate lateralmente e squilibrate sul
piano frontale; nel caso per esempio di una curva dorso-lombare destra non
strapiombata, una parte maggiore del tronco è a destra rispetto al piano
mediale sagittale; a tale asimmetria di masse è ovviamente correlata una
asimmetria muscolare, la cui azione di riequilibrio strutturale sul lato
convesso tende ad aumentare la rotazione dei corpi vertebrali.
Studi elettromiografici, condotti da Sibilla e Stagnara su pazienti affetti da
scoliosi idiopatica, hanno evidenziato l'esistenza di significative asimmetrie
di attivazione ai lati del rachide, pur non chiarendo se tale asimmetria debba
essere considerata causa o conseguenza della scoliosi.
Il sistema muscolare costituisce in molti casi (non solo in presenza di una
miopatia) la causa della deformità, o comunque rappresenta una delle cause
dell'aggravamento.
Le deformazioni vertebrali (rotazione e torsione vertebrale) causano, come
abbiano detto in precedenza, il gibbo costale, la deformazione più evidente e
più dannosa per la morfologia e la fisiologia del soggetto. Il gibbo costale si
evidenzia al massimo nella flessione del tronco.
Oltre a causare problemi di natura estetica (e quindi psicologica) notevoli, nei
casi più gravi si osservano staticità della colonna, ipovalidità
dell'apparato muscolare e capsulo-legamentoso, rachialgie, dolori artrosici,
insufficienza respiratoria, complicazioni cardio-polmonari (cor pulmonare
cronico, da sovraccarico ventricolare destro), compressione midollare e
mielo-radicolare, che si manifestano clinicamente con paraparesi e paraplegia.
Misurazione delle curve scoliotiche
L'entità della deviazione
scoliotica viene espressa in gradi. Il sistema di misurazione attualmente più
usato è quello di Cobb: si tracciano due linee passanti per il piatto superiore
ed inferiore delle vertebre limitanti la curva e a queste le rispettive
perpendicolari. L'angolo che viene a formarsi è detto angolo di curvatura o
angolo di Cobb.
Generalmente si considerano casi indicativi di scoliosi valori superiori ai 5
gradi Cobb; la maggior parte delle scoliosi presenta angoli di curvatura tra i 5
e i 30 gradi Cobb; se la curva supera i 30 gradi si è in presenza di una curva
assai notevole.
Evolutività delle curve scoliotiche
L'evolutività della curva
dipende dalla forma anatomo-radiologica della scoliosi, ma anche dall'età del
paziente. In generale le curve corte, che comprendono un numero di vertebre
ridotto, sono le più evolutive.
Nel periodo dell'accrescimento, le curve dorsali sono le più instabili e le
curve lombari le più stabili; in età adulta, al contrario, le curve dorsali
sono le più stabili e le curve lombari le più instabili.
L'evolutività è variabile fino a 20° Cobb annui, ed è di massima entità
durante il periodo dell'accrescimento (11-15 anni nelle ragazze e 13-17 anni nei
ragazzi). Nella metà dei casi prepuberali, tra i 9 e gli 11 anni, esiste un
periodo di stabilità; inoltre alcune scoliosi congenite, diagnosticate prima
dei 3 anni di età possono essere regressive. In età adulta peggiorano, in
misura assai variabile (mediamente 1° Cobb l'anno) le curve molto severe (sopra
i 40°).
Incidenza nella popolazione
La scoliosi è un'affezione
relativamente frequente, per alcuni frequente in senso assoluto. Il sesso
femminile è maggiormente colpito nel rapporto di circa 5:1 rispetto a quello
maschile. Le fasce di popolazione più colpite sono quella
infantile-adolescenziale e quella senile. Le stime più attendibili calcolano
che, al raggiungimento della maturità scheletrica, tra 2 e 4 persone per mille
presentano una curva superiore ai 25 gradi Cobb.
Scoliosi e scoliosi
idiopatica: statistiche
Diagnosi
Da un punto di vista
diagnostico è fondamentale valutare se si è alle prese con un paziente affetto
da scoliosi strutturale o da semplice atteggiamento scoliotico. Sottovalutare il
potenziale evolutivo di una scoliosi strutturata può portare a conseguenze
drammatiche; allo stesso modo scambiare un semplice vizio posturale per una
scoliosi può portare a proporre terapie lunghe, costose e spesso inutili se non
dannose.
Il paziente scoliotico, o con scoliosi sospetta, deve essere esaminato in tre
posizioni: in stazione eretta, flesso in avanti, adagiato su un lettino in
posizione supina.
Osservando il soggetto in stazione eretta si può osservare bene l'eventuale
asimmetria del livello orizzontale delle spalle e dei fianchi, l'asimmetria dei
triangoli della taglia, la presenza di eventuali deformazioni a carico del
torace e del bacino; e inoltre la sede della curva, il suo verso, la presenza o
meno di curve di compenso. Le scapole possono essere alte o alate per la spinta
ricevuta posteriormente dal gibbo costale.
Per mezzo di uno speciale filo a piombo può essere valutato un eventuale
squilibrio tra il tronco e le pelvi. Il filo a piombo va appoggiato a livello
della 7a vertebra cervicale (prominente), facendolo poi cadere nella
piega interglutea.
Esaminando il paziente flesso in avanti, è possibile valutare l'incurvamento
dei processi spinosi e soprattutto l'entità del gibbo costale, "ad
occhio" o tramite uno speciale apparecchio, composto da una livella unita
ad una scala graduata, che va appoggiata sul dorso del paziente, misurando con
un lato sull'apice della prominenza del gibbo, la distanza in centimetri
dall'emitorace controlaterale.
Osservando il paziente adagiato su un lettino in posizione supina è possibile
misurare la lunghezza degli arti inferiori ma soprattutto valutare la
conformazione globale del rachide ed il trofismo della muscolatura
paravertebrale.
E' quindi importante valutare l'elasticità o grado di correggibilità della
curva scoliotica, trazionando il paziente per il capo e facendogli compiere
movimenti di lateralità del tronco.
L'esame radiografico è indispensabile: esso consente di misurare l'entità
della curva scoliotica e la componente di rotazione-torsione dei corpi
vertebrali.
Le radiografie standard in ortostatismo del rachide (AP e LL) sono la base di
partenza per una valutazione (in caso di sospetta dismetria degli arti
inferiori, è consigliabile eseguire un secondo esame radiografico in
clinostatismo e "lateral bending" con inclinazione laterale del
tronco, dal momento che in caso di scoliosi funzionale la curva si corregge
spontaneamente).
Il test di Risser, infine, che valuta il grado di ossificazione della cresta
iliaca per stabilire l'età ossea (che non sempre coincide con quella
cronologica) del paziente, è indispensabile se si è alle prese con una
scoliosi dell'età evolutiva. Normalmente l'ossificazione inizia dalla spina
iliaca anteriore superiore procedendo posteriormente fino alla spina iliaca
posteriore superiore; al termine della crescita si ha una fusione completa con
l'ala iliaca. Per la classificazione Risser ha suddiviso l'accrescimento in
cinque gradi: 1+ quando l'ossificazione è intorno al 25%; 2+ quando è intorno
al 50%; 3+ quando la copertura è di circa il 75%; 4+ quando si ha
l'ossificazione completa del tratto e 5+ quando si ha la fusione completa del
nucleo apofisario con l'ileo (fine dell'accrescimento e stabilità pressoché
definitiva della curva scoliotica).
Per la diagnosi della scoliosi, recentemente è stata introdotta una nuova
tecnica nota come teletermografia che misura specificatamente il calori
emesso dai muscoli della colonna. Tale calore è negli scoliotici di intensità
differente tra un emidorso e l'altro e quanto maggiore si verifica questa
asimmetria nei controlli periodi tanto più seria è la progressione della
malattia.
Scoliosi ad eziologia nota
Le scoliosi vengono
sommariamente divise in due gruppi: le scoliosi ad eziologia nota e le scoliosi
ad eziologia sconosciuta, cioè idiopatiche.
Le cause che possono determinare l'instaurarsi di una scoliosi sono molteplici:
malformazioni congenite delle vertebre, di un'anca o di un arto inferiore,
osteopatie gravi (osteogenesi imperfetta, rachitismo, osteomalacia),
osteocondrodisplasie (acondroplasia), miopatie (esiti di poliomielite, distrofie
muscolari), malattie delle vertebre (spondiliti e spondiloartriti) malattie
mesenchimali (sindrome di Marfan), mucopolisaccaridosi (sindrome di Morquio),
neurofibromatosi (morbo di Van Recklinghanson), malattie del torace (esiti di
pleuriti, empiema), neoplasmi vertebrali.
Classificazione adottata
dalla Scoliosis Research Society
Scoliosi
idiopatiche
Le scoliosi idiopatiche, cioè
quelle scoliosi di cui non sono ancora noti i fattori scatenanti, rappresentano
il 70-80% di tutte le scoliosi.
La forma più comune è la scoliosi idiopatica dell'età evolutiva. Le cause che
determinano l'insorgere della malattia sono solo ipotizzabili: la malattia ha
comunque riconosciuta una base genetica multifattoriale (la possibilità di
sviluppare la malattia per un individuo figlio di madre scoliotica è fino a 10
volte superiore rispetto ad un individuo figlio di madre normale).
Il fatto che si riscontri prevalentemente nel sesso femminile ha fatto pensare
alla presenza di un possibile fattore ormonale; qualcuno ha proposto il
coinvolgimento del sistema nervoso centrale.
L'ipotesi più attendibile è che la scoliosi idiopatica sia determinata da
piccole turbe dell'accrescimento delle vertebre, da un cedimento del sistema
capsulo-legamentoso vertebrale o da insufficienza o squilibrio della muscolatura
paravertebrale. Alterazioni di questo tipo potrebbero agire singolarmente o
associate. Una volta iniziata, la curva scoliotica tenderebbe a peggiorare per
l'instaurarsi di un circolo vizioso (la deformità compromette ulteriormente la
simmetria dell'accrescimento vertebrale, la stabilità dei legamenti,
l'equilibrio muscolare).
Sulla base della loro lunga esperienza e delle loro lunghe ricerche
sull'eziologia delle deformità spinali, Nachemson e Sahlstrand hanno definito
la scoliosi idiopatica come "una malattia multifattoriale a cui partecipa
una mutazione anormale del Sistema Nervoso Centrale geneticamente determinata,
associata ad un disassamento dello scheletro per differenza di crescita dei
diversi elementi vertebrali, sui quali agiscono fattori biochimici e
neuromuscolari, per i quali è difficile stabilire se siano cause o
conseguenze".
La malattia si riscontra prevalentemente in soggetti longilinei ed astenici, e
predilige spiccatamente il sesso femminile (in un rapporto di circa 7:1 rispetto
a quello maschile); la curva principale insorge sempre prima della pubertà
(generalmente tra gli 8 e i 12 anni) e tende a strutturarsi e ad evolversi
rapidamente.
La progressione della curva può essere particolarmente rapida e intensa (anche
fino a 20° Cobb l'anno), poiché la malattia tende ad aggravarsi, in misura
assai variabile, con l'accrescimento corporeo. Al raggiungimento della maturità
scheletrica la curva si stabilizza quasi completamente, fino a divenire
notevolmente fissa una volta raggiunta l'età adulta. Solo scoliosi molto gravi
(>°40) possono continuare a peggiorare, nella misura di circa 1 grado Cobb
l'anno, anche nell'età adulta.
Le scoliosi idiopatiche hanno sempre curve ad ampio raggio: la curva principale
può essere unica (o doppia); alla curva principale si associano sempre curve di
compenso, la componente di rotazione-torsione dei corpi vertebrali è marcata e
quasi sempre presente.
Trattamento
delle scoliosi <°40
Gli accenni alla terapia che si
fanno di seguito si riferiscono principalmente alla scoliosi idiopatica, di gran
lunga la più comune.
Bisogna premettere che la correzione della deformità scoliotica è
particolarmente difficile e si rende tanto più incompleta quanto maggiore è
l'età del soggetto colpito e l'entità della curva.
All'inizio la scoliosi è discretamente correggibile: in seguito tende a
divenire sempre più rigida fino a divenire notevolmente fissa una volta
raggiunta l'età adulta. A quel punto l'esperienza insegna che la deformità non
è più correggibile. Per questo è importante intervenire il più precocemente
possibile e tenere sotto controllo il paziente scoliotico fino al termine
dell'accrescimento, piuttosto frequentemente (ogni 4-6 mesi).
E' possibile distinguere due tipi di terapia: una cruenta e una incruenta. La
cura incruenta (che non prevede cioè trattamento chirurgico) è indicata
nell'età infantile-adolescenziale e nelle scoliosi lievi (<°30),
compensate, con scarsa componente di rotazione vertebrale; nelle scoliosi,
soprattutto, che non mostrano tendenza a peggiorare (scoliosi idiopatiche non
evolutive). La terapia incruenta si oppone alla progressione della curva
scoliotica onde evitare l'intervento chirurgico.
La cura si avvale della combinazione tra terapia ortopedica e terapia
fisioterapica. La prima si prefigge come scopo la limitazione dell'evoluzione
della curva e la correzione della deformità; la seconda viene attuata per
migliorare le condizioni generali del bambino o dell'adolescente, aumentando il
trofismo della muscolatura. L'attività fisica acquista in particolare un ruolo
determinante quando si passa dall'uso di un corsetto che, indossato a tempo
pieno per mesi o per anni, comporta inevitabilmente atrofia muscolare e rigidità
del rachide.
Più che la ginnastica in palestra, definita correttiva mentre in realtà non
corregge certo la deformità, ci sentiamo di consigliare gli sports attivi,
purché impieghino globalmente la muscolatura del tronco (come il nuoto o la
pallavolo).
La terapia ortopedica si avvale dell'uso di corsetti, busti e apparecchi
gessati. La funzione del corsetto è, nelle forme evolutive, di immobilizzare la
colonna e prevenire così l'aggravamento della malattia; nelle forme più lievi
e benigne, una terapia corretta può portare anche alla completa correzione
della deformità. Il corsetto esercita una trazione continua e progressivamente
aumentabile sulla colonna vertebrale. Si tratta però di uno strumento efficace
solo nel periodo dell'accrescimento corporeo, e diviene praticamente inutile
nell'età adulta. I corsetti vanno indossati 24 ore al giorno; successivamente
le ore di applicazione possono essere progressivamente diminuite, anche per
permettere al paziente di eseguire una ginnastica specifica per combattere
l'atrofia muscolare e la rigidità del rachide provocate dal corsetto stesso.
Esistono numerose varietà di corsetti ortopedici, da adattare alle singole
circostanze, ma essi sono fondamentalmente di tre tipi: il corsetto alto tipo
Milwaukee, quello ascellare tipo Lionese, il corsetto basso tipo Lapadula. Il
primo fa presa sul bacino, sul mento e sull'occipite ed è efficace in qualsiasi
forma di scoliosi; il secondo è indicato nelle curve dorsali o dorso-lombari in
quanto il suo appoggio superiore è sotto le ascelle; il terzo è indicato per
le curvature lombari o dorso-lombari in quanto il suo appoggio è ancora più in
basso. Un uso non corretto dei corsetti può provocare spiacevoli effetti
secondari: il corsetto di Milwaukee, in particolare può, in taluni casi,
provocare ulcerazioni nei punti di maggiore pressione e problemi di
malocclusione dentaria.
Recentemente, per il trattamento delle scoliosi, ci si avvale di nuove tecniche
non invasive, tra le quali la stimolazione elettrica (LESS): degli elettrodi
vengono applicati alla cute sul lato convesso della curva maggiore, per almeno 8
ore notturne. Tale tecnica avrebbe un'efficacia nel 44% dei casi trattati.
Trattamento
delle scoliosi >°40
Nelle scoliosi più gravi e che
hanno tendenza ad aggravarsi, si deve eseguire la cura cruenta. L'età ideale
per eseguire il trattamento cruento è quella dai 12 ai 16 anni, quando
l'evoluzione della scoliosi sta per esaurirsi e, d'altra parte, le curve si
mantengono ancora discretamente elastiche e correggibili. Ciò non toglie che
talora si possa intervenire anche in età infantile, se le curve tendono ad un
peggioramento particolarmente rapido e intenso (come nella neurofibromatosi) o
in età adultà, quando la scoliosi causa disturbi estetici e statici notevoli,
o si complica con dolori artrosici, insufficienza respiratoria, compressione
midollare o mielo-radicolare.
La metodica più antica è quella di Risser, che prevede una correzione della
deformità con più tappe di gesso prima dell'intervento chirurgico.
L'intervento chirurgico consiste in un'artrodesi vertebrale, generalmente
posteriore. Il tratto di colonna da artrodesizzare deve comprendere tutta la
curva principale e 1-2 vertebre sopra e sottostanti ad essa. In genere, si
devono fondere gli archi posteriori di 8-14 vertebre. L'intervento consiste nel
mettere a nudo la faccia posteriore degli archi vertebrali, cruentarla
totalmente mediante l'asportazione di trucioli ossei, e ricoprirla con
abbondanti frammenti ossei prelevati dalla tibia o dall'ala iliaca dello stesso
paziente, ovvero dalla banca dell'osso. Ai trapianti ossei si associa poi
un'asta metallica (distrattore di Harrington), la quale, ancorata alle vertebre
che stanno alle due estremità della curva scoliotica, viene messa in tensione
intraoperativamente così da correggere la curva e rendere stabile tale
correzione. Con questo mezzo di fissazione interna si garantisce meglio il
mantenimento della correzione e si abbrevia il periodo di immobilizzazione in
gesso. Dopo l'intervento si confezione un nuovo busto gessato in massima
correzione che viene mantenuto per circa 1 anno. Se la fusione delle superfici
cruentate e dei trapianti è buona, la deformità non è recidiva, e la
funzionalità rachidea rimane sostanzialmente invariata.
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