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LA LINGUA


Per poter meglio capire il dialetto (vedi mappa AREA LINGUISTICA DEL GALLURESE) di Aggius è bene evidenziare che in Gallura, prima dell’Italiano si è parlato lo Spagnolo, e prima ancora il Sardo-Gallurese.
La lenta sovrapposizione-sostituzione di una lingua all’altra è documentata nei Registri dei battesimi, dei matrimoni e delle morti delle Parrocchie galluresi. Il primo atto di battesimo registrato nella parrocchia di Aggius risale al 1610, ed è scritto in logudorese, mentre il primo in lingua spagnola è del 1708, poco prima che gli Spagnoli lasciassero definitivamente la Sardegna.
Solo nel 1760 il governo piemontese vietò l’uso della lingua spagnola negli atti ufficiali; ad essa, negli atti battesimali, subentrò il latino.
Nei registri catastali di Aggius, il primo atto in latino è del 1766.
I registri delle Parrocchie galluresi non vanno più indietro del Seicento, ma ci fanno vedere che in Gallura ci fu un afflusso di famiglie provenienti dalla Corsica, per cui si determinò una trasformazione dell’originaria lingua parlata in logudorese e nacque il gallurese, che con la lingua corsa ha molta affinità.

Italiano
Aragosta
Albicocca
Bruciare
Mirto
Olivastro
Scuotere
Svelto
Tribolazione

Gallurese
aligusta
barracciccu
brusgià(abburà)
multa
uddastru
scuzzulà
lestru
tribulia

Corso
aligosta
baracocca
abburà
morta
uddastru
scuzzulà
lestru
tribulu
Sardo
aligusta
barraccocco
abburare-brusciare
murta
addastru
incutulare
lestru
tribulia

Gli Aggesi si distinguono per i caratteri tipici della loro parlata.

1.L’assimilazione della C palatale (zincu al posto di cincu gallurese, zentu anziché centi, cruzi anziché cruci, zena anzichè cena) , e la trasformazione in C della CHJ (ciai per chjai, ciodu anziché chjodu).
2.Il degradamento o addolcimento delle iniziali esplosive nelle corrispondenti sonore (lu gori al posto di lu cori, lu garrulu per lu carrulu)
3.La velocità nel parlare tipica degli Aggesi.
La stessa varietà aggese si ritrova a Viddalba, Badesi e Trinità (erano peraltro appartenenti al Comune di Aggius) e a Bortigiadas (forse per i continui contatti fra le due popolazioni).

IL CARATTERE DEGLI AGGESI

"Il carattere di questo popolo saria degno d’ogni lode, se fosse meno propenso a farsi giustizia da sé.
Tuttavia gli aggesi sono generosi d’animo, cortesi ed ospitali, considerati come persone di spirito, di buon criterio e di giusto raziocinio. Hanno una soave pronunzia e un modo di esprimersi che non pare da idioti". ( Casalis).
Per quanto riguarda la facilità degli aggesi a "farsi giustizia da sé", ci si riferisce alle gravi lotte intestine che nel secolo scorso avevano funestato il paese. Era infatti soppiata una faida fra due famiglie: i Vasa e i Mamia, per il mancato matrimonio fra la soave Mariangela e l’irascibile Pietro".
In seguito a questa faida furono uccise circa settanta persone. Il personaggio leggendario che compì la maggior parte di queste uccisioni fu un certo Bastiano Tansu, "il feroce muto", che si aggitava sospettoso fra i monti "Tuncu Sozza" e "Monti di Mezu", per sfuggire alle forze regie che lo braccavano. Pare che non utilizzasse mai più di un colpo per ammazzare un uomo.
Per questi atti di sangue, narra la leggenda, al calar della sera il diavolo si affacciava sul "Monte Tamburu" e, piantati gli enormi piedi sullo stesso, e poggiate le mani su di un masso antistante (esistono quattro cavità naturali su questi massi, che la leggenda attribuisce all’impronta dei piedi di satana), lo faceva traballare emettendo dei boati simili al rullo di un gigantesco tamburo, pronunciando una terribile minaccia:
"Aggju meu, Aggju meu, candu sarà la di chi ti z’aggju a pultà in buleu!". La terribile minaccia pare tuttavia che sia stata mitigata, e quasi resa vana, dalla frase successiva, che diceva:
"Manteni, manteni catena d’azzaggju, candu venarà Pasca di maggju ti zz’aggju a pultà in buleu, in buleu". La popolazione aggese, atterrita dalle quotidiane minacce di Satana, decise un giorno di recarsi in processione sul Monte Tamburu, per infiggervi una grande croce, allo scopo di mettere in fuga il diavolo. Da quel giorno, il monte prese il nome di" La Cruzitta".
Gli aggesi però, nonostante la loro irruenza ed il carattere piuttosto vivace, hanno sempre amato il ballo, il canto e la musica.
Il Casalis riporta quanto segue:
" Il pubblico divertimento degli aggesi suole essere il ballo, o all’armonia del canto, o al suono degli strumenti".
Ad aggius è rimasta ancora integra tutta la tradizione dei balli e dei canti .
"I balletti", infatti, eseguono danze tradizionali come "la danza", "lu baddittu", "lu baddu tundu", "lu baddu a passu", "lu tre in zincu", con un ritmo armonioso ed aggraziato.

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