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Cimatti, Felice, Mente e Linguaggio negli animali. Introduzione alla zoosemiotica cognitiva. Roma, Carocci, 1998, pp. 233, lire 29.000 Recensione di Daniela Manno (30/04/01)
Già nel 1963, il semiologo statunitense Thomas Sebeok, coniò il termine zoosemiotica per intendere quella "dottrina" dei segni, come egli stesso preferiva chiamarla, che attraversando trasversalmente la linguistica, letologia e la zoologia, doveva occuparsi dei sistemi di comunicazione del mondo animale non-umano. Ma con il passare del tempo il campo di ricerca della zoosemiotica è divenuto, quasi esclusivamente, appannaggio delletologia. Felice Cimatti nel libro proposto recupera la visione di Sebeok secondo cui la semiosi attraversa sia il mondo animale umano che quello non-umano ma se distacca procedendo in una direzione diversa. Infatti, guardando la questione da una prospettiva cognitivista, Cimatti, sostiene lesistenza di una mente negli animali non-umani. Mente, intesa come insieme di abilità, che permetterebbe lacquisizione di un linguaggio in molti casi complesso, e soprattutto favorirebbe lintervento di una mediazione cognitiva nel processo semiotico di interpretazione. Quindi il linguaggio articolato non sarebbe una prerogativa delluomo, considerato da molti lanimal simbolicum per eccellenza, ma si potrebbe ritrovare, con diversi gradi di complessità, anche in specie inferiori. La dimostrazione di tale assunto è condotta rifacendosi a quella che è la prospettiva ecologica gibsoniana ovvero quel metodo di analisi che studia le specie viventi in una relazione di circolarità con il proprio ambiente, con il proprio Umwelt (mondo fenomenico soggettivo), per dirla come il biologo estone von Uexküll. I sistemi di comunicazione vengono qui considerati come strutture biologiche ed in quanto tali, influenzati dallambiente fisico e cognitivo in cui sono inseriti. Cimatti, da subito, tiene a sottolineare che la mente é un prerequisito per lacquisizione e luso di un linguaggio, ma che non tutti i sistemi dotati di mente sono capaci di realizzarlo e tanto meno sono capaci di interazioni semiotiche. Moltissime specie infatti agiscono per interazioni dirette secondo quello che è lo schema comportamentista stimolo-risposta. Ciò vale soprattutto per quelle interazioni basate sullemissione di segnali chimici come i feromoni, presenti nelle formiche e in altri tipi di animali non-umani. Ma tendenzialmente la capacità di comunicare attraverso interazioni semiotiche è diffusa in larga parte nel mondo animale. Ce lo testimoniano, ad esempio, gli studi degli etologi Seyfarth e Cheney sui cercopitechi, scimmie che vivono nella savana del Kenya, con una vita sociale molto ricca. I cercopitechi utilizzano tre tipi di segnali dallarme classificando i predatori a seconda se questi arrivino dal cielo o dalla terra, e in questultimo caso se abbiano due oppure quattro zampe. Tali segnali dalle caratteristiche semiotiche, in quanto sono accoppiamenti convenzionali ed arbitrari di contenuto-espressione, dimostrano la capacità cognitiva dei cercopitechi di astrarre concetti dalla realtà formando delle classi di significato funzionali ai propri bisogni. Sanno, inoltre, tenere conto del contesto tanto è vero che se sono soli non emettono nessun segnale e provvedono a nascondersi, e del cotesto ovvero di precedenti segnali emessi da altri individui del proprio gruppo. Inoltre animali dotati di mente sanno gestire la variabilità, elemento che differenzia la comunicazione nei sistemi biologici rispetto a quella dei sistemi meccanici, estendendo il significato di un segnale anche a situazioni che non sono referenti dello stesso. La nota danza comunicativa delle api, come evidenziano gli studi di Von Frish, solitamente informa circa la collocazione e la distanza di fiori ricchi di nettare ma viene utilizzata anche per indicare una fonte dacqua o ancora un sito dove costruire un nuovo alveare, secondo quelli che sono i bisogni del momento. Un ulteriore dimostrazione del fatto che i sistemi di comunicazione del mondo animale non seguono un modello lineare, è la presenza della menzogna. Può mentire solo chi ha una mente che gli conferisce la capacità di dissociare un segnale dal proprio contenuto. I cercopitechi, ad esempio, spesso emettono segnali di allarme anche quando il pericolo non è presente perché vogliono allontanare un rivale in amore oppure conquistare il cibo dei propri simili. Inoltre il linguaggio, così come nella specie umana, anche nei non-umani assolve a diverse funzioni come quella di esprimere il proprio stato danimo, dare ordini, rinsaldare i legami con il gruppo ed informare circa lambiente circostante. Viene a tal proposito riportata la classificazione del linguista russo Jakobson delle funzioni presenti in ogni atto comunicativo. Ma siccome tale classificazione è riferita ad uno schema lineare della comunicazione in cui non è prevista la fase della mediazione della mente, Cimatti aggiunge una funzione che chiama "cognitiva", riguardante il cambiamento dei comportamenti nelle specie che posseggono un linguaggio. I cambiamenti a cui ci si sta riferendo sono dimostrati anche dai numerosi esperimenti fatti dagli anni 70 ad oggi, ed analizzati nel testo, sulla cosiddetta comunicazione interspecifica, cioè quel tipo di comunicazione che avviene fra soggetti appartenenti a specie differenti.Da tali ricerche si evince che molti animali ed in particolare gli scimpanzé, hanno la capacità di "segnare" molto bene e di apprendere svariate centinaia di segnali codificati in linguaggi naturali o artificiali. Le critiche che, però, arrivano a chi pensa che gli animali siano dotati di abilità cognitive tali da acquisire ed usare autonomamente linguaggi complessi, sono molte. I critici ritengono infatti che sia solo un Clever Hans Phenomenon, (fenomeno che prende il nome dal cavallo Hans, ritenuto in grado di svolgere operazioni aritmetiche) ovvero che i risultati conseguiti siano frutto di un ammaestramento e di condizionamenti, anche involontari, da parte degli sperimentatori. Daltro canto condurre esperimenti in una condizione emotion free, cioè senza nessun tipo di coinvolgimento emotivo da parte di chi sperimenta, condizione ideale secondo Sebeok, è a dir poco impossibile o comunque falserebbe i risultati. Nessun individuo di qualunque specie, neanche di quella umana, svilupperebbe un linguaggio se vivesse isolato e non avesse modo di comunicare con un altro essere vivente. Lautore sostiene che questo tipo di ricerche si rivela utile per osservare le forme di realizzazione della comunicazione interspecifica in modo da poter ricercare quei prerequisiti naturali che sono alla base del linguaggio, compreso quello della nostra specie. Prerequisiti che vengono definiti "universali bio-semiotici" e che indicano un complesso di caratteristiche di ogni linguaggio naturale proprio di un organismo biologico in grado di utilizzare strumenti semiotici. I linguaggi naturali sono strutture complesse e come tutte le strutture complesse andrebbero analizzati nella loro storia evolutiva, inseriti nelle pratiche sociali e culturali delle nostre società e non nella loro semantica e sintassi prese isolatamente come fa un po tutta la linguistica moderna seguendo la posizione di Noam Chomsky. Solo prendendo come riferimento levoluzione si può dimostrare che mente e linguaggio coevolvono: molte delle attività cognitive sono influenzate dal linguaggio che va ad assumere un valore adattivo ampliando la gamma di comportamenti possibili di una specie nel proprio ambiente. Molto probabilmente, ad un certo punto della nostra storia evolutiva gli umani, che già avevano sviluppato un linguaggio, grazie ad un contesto sociale particolarmente complesso, hanno iniziato ad usarlo per educare i loro piccoli e soprattutto per pensare sviluppando coscienza di sé. Quindi, la specificità dei linguaggi umani non va ricercata né nel presunto concetto di onniformatività, cioè della capacità di esprimere qualsiasi significato, né nelluso di un canale vocale-uditivo e tanto meno in delle capacità cognitive superiori innate ma al contrario va assunta la posizione di Darwin che crede ci sia stato un passaggio da una forma semplice ad una più complessa, tenendo conto della specificità di ogni forma di vita in relazione con lambiente. Largomento proposto è trattato molto seriamente senza mai risultare di difficile interpretazione. Cimatti non dà nulla per scontato e cerca di fornire spiegazioni di ogni concetto proposto. Una buona base per chi fosse interessato ai fondamenti biologici della comunicazione e anche per quei lettori non specialisti incuriositi dai sistemi di comunicazione degli animali non-umani. Indice Premessa di D. Gambarara Introduzione Capitolo 1 Interazione diretta ed interazione semiotica 1.1 - La soglia semiotica; 1.2 - Interazioni non semiotiche (1.2.1 Il modello ingegneristico della comunicazione; 1.2.2 Il codice genetico e la comunicazione cellulare; 1.2.3 Linganno non semiotico; 1.2.4 Relazioni unidirezionali; 1.2.5 La comunicazione chimica; 1.2.6 Stimoli, meccanismi scatenanti ed evocatori); 1.3 - Due tipi di errore; 1.4 - Linterpretazione come processo cognitivo; I.5) LA comunicazione nei linguaggi animali; I.6) Il ruolo del ricevente; 1.7 - Comunicazione e ruolo dellambiente; 1.8 - Comunicazione ed espressione Capitolo 2 - Le funzioni nei linguaggi animali 2.1 Funzione referenziale (2.1.1 Significato e referente; 2.1.2 La danza delle api; 2.1.3 I segnali dallarme dei cercopitechi; 2.1.4 Rilevanza biologica della funzione referenziale); 2.2 Funzione conativa (2.2.1 Far fare agli altri ciò che si vuole; 2.2.2 Linganno semiotico); 2.3 Funzione fàtica; 2.4 Funzione espressiva (2.4.1 riconoscimento individuale: allorigine dei nomi propri); 2.5 Funzione metalinguistica; 2.6 Funzione estetica; 2.7 Funzione cognitiva Capitolo 3 La comunicazione interspecifica 3.1 Storia degli esperimenti (3.1.1 Parlare con le mani: Washoe; 3.1.2 Sarah, la scimmia che legge; 3.1.3 Lana e lo yerkish; 3.1.4 Koko; 3.1.5 Dialoghi bestiali; 3.1.6 Alex, il pappagallo parlante; 3.1.7 I delfini ci capiscono; 3.1.8 Chantek lorango; 3.1.9 Kanzi e Mulika, gli scimpanzé poliglotti); 3.2 Le critiche: cavalli astuti e scimmie passive (3.2.1 Essere o apparire; 3.2.2 Nim Chimpsky e la grammatica; 3.2.3 A che serve una parola?); 3.3 Conclusioni Capitolo 4 Linguaggio umano e linguaggi non umani 4.1 Continuità vs discontinuità; 4.2 I vincoli e il linguaggio; 4.3 Universali bio-semiotici (4.3.1 Ritualizzazione e origini del linguaggio; 4.3;2 Percezione e linguaggio; 4.3.3 La sintassi della percezione); 4.4 Il canale vocale-uditivo; 4.5 Scrittura, metalinguaggio e coscienza; 4.6 Conclusioni: mente e linguaggio negli animali Bibliografia Indice degli argomenti Autore Felice Cimatti (Roma, 1959) è dottore di ricerca in Filosofia del linguaggio presso lUniversità della Calabria. Collabora con la cattedra di Semiotica dellUniversità di Salerno e con quella di Filosofia del linguaggio dellUniversità di Palermo. Studioso delle problematiche connesse alle attività cognitive che permettono lo sviluppo di sistemi di comunicazione nelle specie animali non-umane, ha approfondito le sue ricerche in tale ambito durante soggiorni negli Stati Uniti ed in Francia. Autore di numerosi articoli per riviste specializzate e quotidiani, ha collaborato alla stesura di svariati testi. E recente la pubblicazione del nuovo saggio Nel segno del cerchio (Il Manifesto Libri ,2000). Links I links ai siti più interessanti che riguardano l'autore e l'oggetto dell'opera: http://www.cx.unibe.ch/psy/ukp/langpapers/special/esfc_emblem.htm http://www.library.utoronto.ca/see/ http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/253/15.htm http://www.sophia.unical.it http://www.kwlibri.kataweb.it/leggi/leggi_211100.shtml http://www.molbio.ku.dk/MolBioPages/abk/PersonalPages/Jesper/SemioEmergence
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