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Jaques Geninasca La parola letteraria Bompiani, Milano 2000 (ed. orig.: La parole littéraire PUF, Paris 1997).

Ci sono tre discipline che hanno come cardine il Valore e che attorno a tale oggetto costruiscono teorie coerenti: l'economia, l'etica e la semiotica (se non altro quella di matrice greimasiana). Quali siano i rapporti tra queste tre aree di studio apparentemente così eterogenee non è ancora stato specificato, a quanto ci è dato di sapere, tuttavia i tratti comuni sono sufficienti a riconoscere tra di esse una certa somiglianza di famiglia. In linea generale, ciascuna si occupa di un Soggetto astratto alle prese con un Oggetto che è assunto come pregnante, significativo, necessario, utile, desiderabile. E naturalmente, ciascuna delle tre discipline cerca di chiarire la natura dell'oggetto divenuto valore, le ragioni di tale trasfigurazione, le modalità d'azione del soggetto e le modificazioni che subisce nell'interazione. Forse, volendo piegare una somiglianza suggestiva fino a trasformarla in un'ipotesi di lavoro, la semiotica si presta a sussumere le altre due discipline, nutrendosene e metabolizzandole così da produrre una sorta di teoria generale del valore. Una tale teoria, sebbene non esplicitata, fa talvolta capolino nei testi più significativi della letteratura semiologica, primo fra tutti De l'imperfection di Greimas, e compare insistentemente anche nel testo di Geninasca che è la ragione di queste righe. La parola letteraria infatti, pur essendo costituito da saggi e articoli non connessi da un piano d'opera, presenta una trama soggiacente di temi ricorrenti, cronici, che testimoniano da una parte di un percorso soggettivo di riflessione e di curiosità, e dall'altra del persistere negli studi semiotici di nodi insoluti attorno a cui, caparbiamente, torna il pungolo del pensatore. Nel decidere questa recensione abbiamo isolato uno di questi nodi, non tanto nella presunzione di incarnare Alessandro Magno, quanto nel tentativo di illuminarlo e sottoporlo a dita più pazienti. Ci pare, in effetti, che Geninasca abbia raccolto la sfida che Greimas stava lanciando negli anni '80, sia ritornato sul problema dell'individuazione del valore dei valori e che anche attorno alla valenza abbia cercato di costruire la sua tipologia dei discorsi. Lo sguardo di Geninasca si sofferma più volte sullo statuto del valore, sulla sua natura negoziale, dialogica, economica, e chiarisce attraverso i testi le strategie attraverso le quali l'oggetto divenuto valore informa di sé un universo inedito per il lettore, fino a "convincerlo" ad assumere la prospettiva del testo, ad aderire, o quanto meno riconoscere, la sua etica. In questo senso, i discorsi estetici hanno per Geninasca una natura fortemente politica, in quanto sono sempre il terreno di una battaglia tra valori:

"i testi della letteratura scritta (...) comportano, con tutta evidenza, una dimensione dialogica. Al servizio di una strategia persuasiva, le differenti voci, di cui i discorsi letterari presentano e permettono il confronto, possono partecipare di prensioni e razionalità distinte e presupporre, di conseguenza, delle epistemi inconciliabili"(pag. 81).

Si badi al fatto che per Geninasca, l'agone tra le opposte voci non si esaurisce in uno spettacolo separato dal mondo attraverso un sipario, ma coinvolge l'enunciatario che ne diventa attore:

"Per una sorta di "conversione" che lo porta a rinunciare all'episteme relativa ad un mondo desemantizzato come il nostro, il lettore passerà, per lo meno durante il tempo della lettura, da un credere retto dalla concezione positivista e referenziale al linguaggio della verità del discorso estetico"(pag.83).

Di natura economica, in quanto oggetto di negoziato tra le voci del discorso, il valore ricade sul soggetto (in questo caso esterno al discorso in quanto enunciatario) e ne modifica l'esistenza modale. Il soggetto per Geninasca è, in effetti, sempre in qualche misura "vergine" nei confronti dell'oggetto di valore, ed è nella fase aurorale dell'incontro che nasce la valenza. In altre parole, il valore del valore non esiste in astratto, ma è il portato di un'esperienza.

"L'esistenza modale o, più precisamente, ciò che ne assicura la possibilità, condivide il privilegio di tutto ciò che è primo, l'infanzia e la giovinezza, la primavera e il mattino. (...) situata all'origine del tempo, essa non partecipa della successione dei momenti ai quali però ha il compito di conferire un senso. Precedente all'esperienza stessa, l'esistenza modale non si attualizza mai se non tramite e attraverso la relazione che instaura tra un attore-soggetto e una figura-oggetto"(pagg. 290-291).

L'esistenza modale appare uno dei luoghi in cui si manifesta la necessità di una teoria generale del valore, economica, etica e semiotica. E tale necessità sembra tanto più pregante e pressante quanto più si assume la prospettiva di Geninasca secondo il quale

"la relazione con l'ordine dei valori, nella quale consiste (forse) il valore estetico, è qualcosa di primario: costituisce, secondo il modo patemico, il fondamento di ogni poiein. Il sentimento di mancanza, di insufficienza radicale suscita il rifiuto di tutto ciò che lacera l'uomo (...) alimenta l'aspirazione positiva alla "vera" realtà, a un'impossibile pienezza del senso"(pagg.120-121).

Stefania Lepera

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