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Charles S. Peirce, William James Che cos’è il pragmatismo, Jaca Book, 2000.

Charles S. Peirce Pragmatismo e oltre, Bompiani, 2000.

Non crediamo sia un caso che questi due libri siano usciti in libreria nello stesso anno. Anche in Italia si sta risvegliando un interesse nei confronti dello scienziato e filosofo pragmaticista, esploratore della semiotica, anche sull’onda di iniziative d’oltreoceano, come il Peirce Edition Project. E il motivo che ci spinge a recensirli in contemporanea è il fatto che questi due volumi, nonostante siano usciti per case editrici defferenti e in tempi diversi, in qualche modo si completano, restituendo un ritratto vivido e fedele di un pensiero in costante evoluzione intorno a problematiche costanti. Naturalmente, questa recensione tende a enucleare tematiche di interesse semiotico piuttosto che approfondire tematiche filosofiche, compito del quale non ci sentiamo in grado.

  • Pragmatismo e oltre, Bompiani, 2000.

Ci occupiamo ora del volume a cura di Giovanni Maddalena, che riporta innanzitutto un ottimo saggio di Peirce dal titolo Pragmatism, che per il curatore fa il punto sulla corrente filosofica, e che soprattutto contiene un ottimo saggio sul funzionamento della semiotica, la quale, con i suoi mezzi, mette in rapporto le nostre condotte di vita pratica, l’etica, la legge, da un lato, e dall’altro la mente e il mare magnum delle possibilità concettuali. La mediazione tra legge e possibilità è costituita dalla fattualità dei segni. Ma, come abbiamo visto, il segno è pensiero e il pensiero e segno, il significato di un segno è un altro segno che costituisce la traduzione etica del primo. Questa difficoltà è alla base di una nuova formulazione della massima pragmatica:

“Finché è praticamente certo che non possiamo osservare direttamente, né tantomeno indirettamente, quel che passa nella coscienza di qualsiasi altra persona, ed è tutto meno che certo che possiamo farlo (e registrare accuratamente ciò che al massimo possiamo intravedere, ma molto di sfuggita) persino nel caso di quel che si muove nelle nostre menti, è molto più sicuro definire, per quanto possibile, tutte le caratteristiche mentali nei termini delle loro manifestazioni esterne”(p.237).

Stando così le cose, Peirce non può essere accusato di mentalismo. Tuttavia, l’autore vede una falla nel suo sistema, o meglio il segno di una falla:

“(…) la massima del pragmatismo non permette un solo sguardo sulla bellezza, la virtù morale, sulla verità astratta: le sole tre cose che innalzano l’Umanità al di sopra dell’Animalità”(p.239).

Cosa è successo nel frattempo? Un segno di una avvenuta svolta nel pensiero di Peirce può essere reperito nel suo contributo alla filosofia, On a new list of categories. Sulla base le categorie Peirceane di possibilità, fattualità, generalità, descrivono relazioni triadiche che l’autore ripete e riprende ovunque: la stessa semiotica, elemento di un rapporto triadico, ne risulta pervasa; il segno può avere infatti

“(…) la natura di una qualità significante, o di qualcosa che una volta pronunciato è passato per sempre, o di un modello stabile, come il nostro solo articolo determinativo; sia che sostenga di stare al posto di una possibilità, di una cosa singola o di un evento, o di un tipo di cose o di verità; sia che sia in relazione con la cosa che rappresenta, verità o invenzione che sia, imitandola, o come un effetto del proprio oggetto, o per una convenzione o abitudine; sia che lanci il suo appello per simpatia, per enfasi o per familiarità; che sia una parola singola o una frase, o Declino e caduta di Gibbon; che sia interrogativo, imperativo o assertorio; che abbia la natura di uno scherzo, o sia sigillato e controllato, o che poggi su una forza artistica; (…)”(p.63).

Ora, escludendo il segno, il rapporto tra mondo ed essere umano lascia intravedere un terzo elemento, l’elemento che innalza l’umanità al di sopra dell’animalità ricavabile dalla citazione precedente, l’elemento alla base della triade bellezza, virtù, verità, riconducibile ancora una volta alle categorie. Essendo una ed una sola di queste categorie legata all’esistenza, sarebbe certo errato sostenere che Peirce finì con l’attribuire a tutte e tre una qualche realtà. Ma è certo che quella lezione che altrove egli si vanta di aver appreso umilmente dalla metafisica che vuole superare, deve essere alla base della suddivisione della nostra esperienza in tre universi corrispondenti ciascuno ad una categoria, tre universi molto ben presenti, la cui verità appare analitica, indubitabile; e ciò in quanto vengono addirittura assunti come premessa, di una prova dell’esistenza di Dio, nel famoso neglected argument, riportato per intero nel testo(pp.129-171), con un ragionamento basato sulla retroduzione, altrove chiamata abduzione, parte della metodeutica logica che nella classificazione delle scienze peirceana sopracitata è considerata parte della semiotica. A questo punto abbiamo trovato il terzo elemento della triade che grossolanamente potremmo descrivere come mondo-uomo-dio, e ci accorgiamo che la semiotica è elemento mediatore anche in questo nuovo rapporto tra pensiero e dio.

Francesco Galofaro

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