La ricerca semiotica

Indice

Eventi
convegni,seminari, conferenze.
Abstracts
tesi, saggi, articoli...
Recensioni
tutte le novità editoriali
Links
siti di interesse semiotico
Redazione
come contattarci
Home
torna all'home page di Ricerche Semiotiche

Duchamp, Nudo che scende le scale

Conclusioni

In quest’ottica, non serve neanche chiedersi quale sia la descrizione più fedele. Tutte contribuiscono a testimoniare di una serie di ‘cristallizzazioni dello sguardo’.

Proponiamo la lunga griglia proposta da Debray (Debray, 1999, pp.32, 33).

Lo schema proposto da Debray è così completo e accurato che a prima visto sembrerebbe pronto ad accogliere qualsiasi monumento. Abbiamo provato ad applicare all’Altare della patria, che è stato l’oggetto della tesi da me discussa con il prof. Eco. Dove questo andrebbe inserito è facile a dirsi. l’Altare della patria è un monument-message. Il suo registro è quello storico; come detto sopra è un luogo di culto (afferma una sacralità), è un luogo dove svolgere una cerimonia civile. Il suo raccomandato è senz’altro cerimoniale, nasce come simbolo della Nazione, chiede a chi lo osserva un atteggiamento di fede, è un monumento ‘edifiant’, il suo responsabile principale è il politico che l’ha costruito.

Ma è solo questo l’Altare della patria? Questo monumento-messaggio è il luogo visto e vissuto dai due soggetti visitatori del 1936 e del 1939 (nel momento più forte dell’apologia fascista). Lì il visitatore si trova di fronte ad un luogo con le caratteristiche perfettamente individuate da Debray. Il luogo vissuto dal visitatore del 1950 è un luogo diverso (si vive la demonizzazione del monumento del dopoguerra),_il visitatore si limita a guardare il monumento, non a credergli (Fonctionne), vi entra non ‘en corps’ ma da solo facendo una passeggiata (en promeneur). Il Vittoriano nello sguardo della guida del 1950 diviene solo un monumento Impressionat e sospeso a un jugement de goût estetique. Le proprietà del monument-message sfumano in quelle del monument-forme.

Ancora diversa è la situazione per il visitatore degli anni settanta, dopo la chiusura, avvenuta nel 1968, del monumento. Dopo il giudizio negativo del dopoguerra il Vittoriano viene di nuovo reintegrato nella città, ma come memoire di un passato lontano. Il Vittoriano diviene testimone (temoigner) di un epoca storica. Non solo, a causa della chiusura del monumento, il visitatore si deve limitare a conoscere l’edificio (au savoir), magari guardandolo di sfuggita (en car). Il principale responsabile del monumento diviene l’architetto che come abbiamo visto spesso ne propone dei nuovi utilizzi (cambia quindi anche la risposta alla domanda: Double emploi de l’edificie? ). Ecco che l’ibrido creatosi fra il tipo monument-message e il tipo monument-forme assume anche caratteristiche proprie del monument-trace.

Ogni osservatore storicizzato è, come già detto, rintracciabile solo attraverso e in quelli va cercato e confrontato con l’Oggetto architettonico. Possiamo dire che il monumento Vittoriano ha attraversato una serie di esperienze storiche e di questo cammino ci sono restati dei testi che mostrano le successive ‘cristallizzazioni’. Queste tappe successive ci si presentano però necessariamente concatenate fra loro. Una descrizione del 1950 mantiene la memoria del testo del 1939 che lo ha preceduto e così una descrizione del 1996 ‘ricorda’ i testi precedenti. Non può esistere un Vittoriano esclusivamente monument-message o esclusivamente monument-trace. Le proprietà evidenziate da Debray hanno senso solo se, attraverso la pratica dell’analisi semiotica, si riconosce il monumento come prodotto trasversale alle varie tipologie.

In questo senso, l’analisi semiotica sta a metà fra l’analisi storica e l’analisi architettonica. Da una parte deve individuare i momenti in cui avviene il colpo di cui ci parla Florenskij (vedi capitolo introduttivo), il momento cioè in cui una serie di esperienze storiche vengono ordinate in una certa prospettiva, quindi deve andare a cercare i testi che rendono conto di questa ‘messa in prospettiva’ e cercare in essi le marche del nuovo ‘itinerario, ‘del nuovo sguardo’ sull’oggetto. Una messa in prospettiva finale storica dell’oggetto non può comunque esserci. L’oggetto rimane sempre e comunque ‘aperto’ al dialogo con i testi che lo rappresentano e ogni futuro ‘colpo’ sarà suscettibile di analisi.

Se si vuole considerare la Storia come un testo, allora vale per essa ciò che un autore recente dice dei testi letterari: il passato vi ha depositato immagini che si potrebbero paragonare a quelle che vengono fissate da una lastra fotosensibile. Solo il futuro ha a sua disposizione acidi abbastanza forti da sviluppare questa lastra così che l’immagine venga ad apparire in tutti i suoi dettagli
(Benjamin, 1997, p. 83).

Dall’altra deve svelare attraverso questi itinerari, succedutisi nelle serie storiche, "le posizioni spaziali relative imposte dall’architettura che definiscono i rapporti contrattuali e polemici definiti in anticipo dalle posizioni delle persone e delle cose" (Hammad, 1988, p.244).

E questo è un lavoro ancora in gran parte non sviluppato.

Ruggero Ragonese

INDICE: torna all'indice dell'articolo
BIBLIOGRAFIA: consulta la bibliografia
SCHEMA: consulta la griglia proposta da Debray
Indietro!: torna alla pagina precedente.
Abstracts: torna alla pagina degli abstracts