La ricerca semiotica

Indice

Eventi
convegni,seminari, conferenze.
Abstracts
tesi, saggi, articoli...
Recensioni
tutte le novità editoriali
Links
siti di interesse semiotico
Redazione
come contattarci
Home
torna all'home page di Ricerche Semiotiche

Duchamp, Nudo che scende le scale

Discorso spaziale e Discorso storico

In un testo del 1988, intitolato Semiotica e storia (Cfr. Uspenskij, 1988), Boris Uspenskij riprendeva un brano di Pavel Florenskij. Quest’ultimo, per chiarire la sua idea di prospettiva rovesciata richiamava l’immagine del sogno. Cerchiamo di riassumere velocemente: un uomo sogna di essere prigioniero e di essere stato condannato a morte: la sua testa viene posta sotto una mannaia e proprio quando sente il colpo della scure l’uomo si sveglia e si accorgere che il colpo sentito era lo sbattere di una porta. Florenskij si chiede: se il colpo della porta è avvenuto solo alla fine del sogno, come può l’uomo aver sognato una storia in funzione di quel colpo che nella realtà ha sentito solo nel momento del risveglio?

La risposta di Florenskij è perentoria : vi è un tempo diverso nella realtà e nel sogno (in generale per lo studioso c’è un tempo differente nell’aldilà), in quest’ultimo, il tempo procede al contrario (cfr. Florenskij, 1997).

Uspenskij, pur partendo dal medesimo esempio, se ne serve per scopi differenti. Nel sogno "ci scorrono davanti agli occhi immagini più o meno oscure e casuali, le quali tuttavia vengono fissate nella nostra memoria. Si tratta per così dire, di immagini semanticamente polivalenti, nel senso che sono facilmente trasformabili fra loro nei modi più diversi, queste immagini possono non avere alcun rilievo, ma vengono immagazzinate nella memoria" (Uspenskij, 1988, p. 20-21). Questa memoria non dimentica nulla , mette semplicemente da parte; si ’cristallizza’ ad un certo punto allo sbattere di una porta.

‘Questa interpretazione finale’ condensata in un testo (attribuzione di senso), si può dire instaura il punto di vista, la prospettiva che ordina gli avvenimenti immagazzinati.

"E’ come un setaccio , un filtro, attraverso il quale sono scartate le immagini che non si legano con l’avvenimento finale" (Ibidem, p.14).

In "per una semiotica topologica" Greimas ricorda che "lo spazio non ha bisogno di essere parlato per significare" (Greimas, 1991, p. 153). la posizione di Greimas nel breve testo sulla topologia è molto fermo nel sottolineare i rischi di sovrapporre i discorsi secondi (discorsi sullo spazio) sui discorsi spaziali.

Il compito della semiotica è in questo senso duplice, deve riconoscere la ‘distanza’ fra il discorso spaziale e i discorsi che lo parafrasano; allo stesso tempo deve cercare di "sopprimere questa distanza".

Se allora è necessario tenere distinti e separati il piano della realtà e quello del Discorso, è anche vero che la nostra analisi vuole ridurre questa distanza. I testi che analizzeremo sono descrizioni di uno spazio in momenti diversi, sono filtri che organizzano e instaurano punti di vista diversi sullo stesso testo architettonico; crediamo, però, che parlare di questi testi significhi anche parlare del testo architettonico che sta di sfondo, significa sostanzialmente ‘aprire’ il Vittoriano e nello stesso tempo renderlo più complesso. Lotman chiama questa apertura l’aspetto pragmatico di un testo: "in realtà, l’aspetto pragmatico, riprende il funzionamento del testo che per mettere in moto il suo meccanismo, ha bisogno di ricevere qualcosa dall’esterno, sia esso un altro testo o il lettore, il quale è anch’esso un ‘altro testo’, o il contesto culturale, è necessario per far diventare realtà la possibilità potenziale di generare nuovi sensi racchiusi nella struttura invariante del testo"

INDICE: torna all'indice dell'articolo
Avanti!: vai alla pagina seguente.
Indietro!: torna alla pagina precedente.
Abstracts: torna alla pagina degli abstracts