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Duchamp, Nudo che scende le scale
Discorso spaziale e Discorso storico In un testo del 1988, intitolato Semiotica e storia La risposta di Florenskij è perentoria : vi è un tempo diverso nella realtà e nel sogno (in generale per lo studioso cè un tempo differente nellaldilà), in questultimo, il tempo procede al contrario (cfr. Florenskij, 1997). Uspenskij, pur partendo dal medesimo esempio, se ne serve per scopi differenti. Nel sogno "ci scorrono davanti agli occhi immagini più o meno oscure e casuali, le quali tuttavia vengono fissate nella nostra memoria. Si tratta per così dire, di immagini semanticamente polivalenti, nel senso che sono facilmente trasformabili fra loro nei modi più diversi, queste immagini possono non avere alcun rilievo, ma vengono immagazzinate nella memoria" (Uspenskij, 1988, p. 20-21). Questa memoria non dimentica nulla , mette semplicemente da parte; si cristallizza ad un certo punto allo sbattere di una porta. Questa interpretazione finale condensata in un testo (attribuzione di senso), si può dire instaura il punto di vista, la prospettiva che ordina gli avvenimenti immagazzinati. "E come un setaccio , un filtro, attraverso il quale sono scartate le immagini che non si legano con lavvenimento finale" (Ibidem, p.14). In "per una semiotica topologica" Greimas ricorda che "lo spazio non ha bisogno di essere parlato per significare" (Greimas, 1991, p. 153). la posizione di Greimas nel breve testo sulla topologia è molto fermo nel sottolineare i rischi di sovrapporre i discorsi secondi (discorsi sullo spazio) sui discorsi spaziali.Il compito della semiotica è in questo senso duplice, deve riconoscere la distanza fra il discorso spaziale e i discorsi che lo parafrasano; allo stesso tempo deve cercare di "sopprimere questa distanza". Se allora è necessario tenere distinti e separati il piano della realtà e quello del Discorso, è anche vero che la nostra analisi vuole ridurre questa distanza. I testi che analizzeremo sono descrizioni di uno spazio in momenti diversi, sono filtri che organizzano e instaurano punti di vista diversi sullo stesso testo architettonico; crediamo, però, che parlare di questi testi significhi anche parlare del testo architettonico che sta di sfondo, significa sostanzialmente aprire il Vittoriano e nello stesso tempo renderlo più complesso. Lotman chiama questa apertura laspetto pragmatico di un testo: "in realtà, laspetto pragmatico, riprende il funzionamento del testo che per mettere in moto il suo meccanismo, ha bisogno di ricevere qualcosa dallesterno, sia esso un altro testo o il lettore, il quale è anchesso un altro testo, o il contesto culturale, è necessario per far diventare realtà la possibilità potenziale di generare nuovi sensi racchiusi nella struttura invariante del testo"
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