La ricerca semiotica

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Duchamp, Nudo che scende le scale

Lo spazio architettonico e le sue descrizioni: Semiotica dei percorsi e delle strutture dell’oggetto architettonico.

Dove si può collocare un’analisi semiotica dello spazio urbano che non voglia appiattirsi né sull’analisi storica né su quella architettonica?

Nelle pagine che seguono definiremo meglio la domanda. La risposta alla domanda è l’oggetto della nostra ricerca.

Negli ultimi trent’anni, l’approccio della semiotica allo spazio e all’architettura è stato spesso ambiguo o inefficace. Ambiguo perché si è, il più delle volte, cercato di guardare lo spazio ‘rappresentato’ entro determinati sistemi semiotici (visivi, auditivi) e non guardare lo spazio concreto del mondo naturale. Inefficace perché spesso l’analisi dei testi architettonici non è riuscita a staccarsi dai termini imposti dalla semiotica dei codici anni ’60 (in particolare ci riferiamo alle pagine di Eco nella Struttura assente.). Si è spesso finiti nelle secche della ricerca delle unità minime combinabili (Preziosi, Saint-Martin), offrendo il fianco alle critiche degli architetti più attenti e aggiornati (si pensi ad Aris (1993)) che curiosamente abbandonavano la teoria dei codici per uno studio attento delle forme di testualità in architettura.

La semiotica testuale negli anni ottanta e novanta si è sempre avvicinata al problema con imbarazzo. Solo in rari casi, la ricerca è riuscita a fornire degli strumenti idonei all’analisi di un testo spaziale (fra i rari casi, ci preme ricordare l’ormai famoso numero 73/74 di Versus sullo spazio curato da Sandra Cavicchioli).

Partendo, però, da questo esiguo corpus bibliografico si può cercare, a nostro parere, delle basi per iniziare un lavoro sullo spazio architettonico.

Questo lavoro si dovrebbe dividere essenzialmente in tre parti.

La prima parte volta ad individuare un corpus di testi architettonici (nel nostro caso, sono i monumenti commemorativi costruiti negli ultimi cento anni in Italia; nelle prossime pagine, speriamo di fissare meglio i limiti e i perché di questa scelta). Individuato un corpus, si tratta di individuare attraverso testi letterari che li hanno descritti i percorsi che storicamente si sono succeduti all’interno di questi spazi. Terza e ultima parte del lavoro consisterebbe (abbinando, in questo caso, una sincronica dell’architettura ad una diacronica) nel verificare, attraverso gli strumenti della semiotica plastica (Greimas, Floch), le strutture stesse del testo architettonico, già osservato attraverso i suoi percorsi. Da una parte, il monumento come è stato e com’è vissuto, dall’altra il testo monumento.

In relazione a quanto detto, nelle pagine che seguono cercheremo di articolare meglio i seguenti punti:

  1. Perché e in che modo soltanto partendo dai modi in cui uno spazio è, via via, percorso, attraversato, si perché e in che modo l’analisi semiotica del testo debba confrontarsi con il Discorso storico. Specificando, inoltre, come l’analisi semiotica non debba sovrapporsi o elidersi con l’analisi storica, ma al contrario debba accompagnarla e completarla perché e in che modo l’analisi semiotica del testo debba confrontarsi con il Discorso storico. Specificando, inoltre, come l’analisi semiotica non debba sovrapporsi o elidersi con l’analisi storica, ma al contrario debba accompagnarla e completarla può cercare di analizzare lo spazio architettonico stesso.
  2. Perché e in che modo l’analisi semiotica del testo debba confrontarsi con il Discorso storico. Specificando, inoltre, come l’analisi semiotica non debba sovrapporsi o elidersi con l’analisi storica, ma al contrario debba accompagnarla e completarla;
  3. Perché si è scelto come oggetto d’analisi il monumento e cosa intendiamo quando usiamo la parola monumento.
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