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Ecco alcune delle foto analizzate nella tesi:

















Soliloquio e intertestualità

nell’opera fotografica

di Sam Taylor_Wood

Questa tesi si pone innanzitutto come applicazione della teoria semiotica generativa al campo della fotografia, cercando sia di vagliare la capacità esplicativa del modello rispetto a testi complessi di recente produzione, sia di comprendere quale apporto al modello stesso possa provenire dall’analisi dei testi stessi.

Un’analisi semiotica come la nostra non intende decidere della rilevanza estetica di un’opera per una data società; intende invece offrire degli strumenti per analizzare il modo in cui quell’opera produce del senso, prima di riaffidarla alla storia mutevole della sua ricezione. In questo senso manteniamo una preliminare esclusione dei fattori contestuali e storici al fine di concentrarsi sulle costrizioni semantiche interne all’opera.

Il secondo perno della nostra tesi si articola attorno al tema del soliloquio in una versione problematizzata quanto lo può essere una sua testualizzazione visiva. Non deve sorprendere la possibilità di un soliloquio visivo, visto che parlare e vedere sono entrambi costitutivamente legati fortemente a una intersoggettività e paradossale appare nell’uno come nell’altro caso una riduzione solipsistica tra sé e sé. Tuttavia il caso in questione non si è presentato come sola possibilità teorica, ma è apparso in tutta la sua rilevanza nella recente serie Soliloquy I-V della fotografa inglese Sam Taylor-Wood.

La vicinanza al presente della serie analizzata rende "scottanti" i temi che le opere attraversano; ma mettiamo tra parentesi, almeno inizialmente, la critica alla società contemporanea che indubbiamente l’opera di Sam Taylor-Wood contiene e si sforza di elaborare. La ragione di questa messa sullo sfondo dei temi è in funzione della stessa vocazione estetica dell’opera visto che non è in gioco solo quanto si comunica, ma anche e soprattutto il come, ossia la messa in discorso (sia a livello plastico sia a livello figurativo) dei temi stessi. Fissiamo la nostra attenzione sulla soggettività che è inscritta nei testi, i valori che essa propone e le modalità della sua presenza, talvolta manifestate proprio in quanto "tracce dell’enunciazione". Del resto uno degli esiti della nostra ricerca è che l’opera di Sam Taylor-Wood si situa in quella modalità di elaborazione sofisticata del piano enunciazionale che caratterizza gran parte della produzione artistica degli ultimi cinquant’anni.

Con questi presupposti è chiaro che non ci confrontiamo con il testo fotografico in termini di riproduzioni di "regioni" del mondo, quanto in termini di configurazioni plastiche e figurative che necessitano non certo di un approccio referenzialista (magari supportato da interpretazioni sociologiche), bensì di strumenti metodologici opportuni quali le analisi semisimboliche. La complessità dei testi fotografici ci richiede di attingere agli ultimi sviluppi della semiotica generativa dove si affronta il problema della percezione e dell’affettività, ossia di come gli stati di cose possono trasformarsi nel soggetto in percetti e in stati d’animo (Greimas & Fontanille 1991; Fontanille 1995; Fontanille 1999a; 1999c). In quest’ottica si pone attenzione a come ogni elemento semiotico si ponga davanti al soggetto innanzitutto come presenza di cui esperire l’intensità o l’estensione (Fontanille & Zilberberg 1998).

Nel corso della nostra tesi emergono delle problematiche specifiche come quella dell’intertestualità. Dal punto di vista metodologico precisiamo che abbiamo riscontrato dapprima il funzionamento semiotico dei testi analizzati, quindi osservato delle omologie con opere che possono essere richiamate dagli stessi testi studiati, infine, ipotizzato una convocazione contrattuale o contrastiva di valori dall’una all’altra opera. La questione si presenta nell’analisi di Soliloquy III ove qualsiasi immediata referenza a opere con un’analoga configurazione iconografica non avrebbe alcuna possibilità di essere verificata e svierebbe il senso del testo di Sam Taylor-Wood.

Altro problema metodologico è quello costituito dal fatto che ci troviamo di fronte a una serie, e quindi a questioni di intertestualità interna e di rapporto paradigmatico e/o sintagmatico tra le singole opere (cfr. § 1).

Altro tema teorico decisivo è quello legato all’assetto palinsestuale che percorre l’intera serie dei Soliloquy. Infatti ogni "soliloquio" è costituito da due testi fotografici distinti, disposti secondo un’asse verticale e dove vige una chiara gerarchizzazione dimensionale del testo superiore rispetto a quello inferiore. A questo riguardo abbiamo posto anche il problema della metafotografia. Un primo esempio di metatestualità può essere rilevato nel caso di una fotografia che ne contiene una seconda, quest’ultima intesa come prodotto di un débrayage interno. Il testo inglobante funge da cornice e da orizzonte di interpretazione per quello ‘secondo’, lo determina fornendogli un modo di esistenza. Il secondo caso può essere illustrato nei termini di un’opera fotografica che parla della fotografia stessa, cioè riflette sul dispositivo, sull’atto di fotografare, sull’organizzazione discorsiva, esplicitando quindi una teoria della visione soggiacente. Nel primo caso siamo di fronte alla problematica dell’iscrizione di una fotografia all’interno di un’altra, ma è possibile estendere la riflessione sulla relazione tra più testi fotografati non solo in termini di registrazione di uno nell’altro, bensì di palinsesto e di serie. Il caso dell’immagine nell’immagine e quello del palinsesto di immagini sono accomunati dal fatto che la questione centrale resta quella della configurazione testuale globale che deve render conto del senso di ogni singola fotografia. Nel caso di Soliloquy, l’analisi delle due immagini correlate, lo studio di entrambe come "insieme", esemplifica un’accezione della metafotografia. Il nostro palinsesto riflette contemporaneamente su entrambe le immagini, sull’atto della messa in discorso, e quindi, del fotografare.

Il risultato della nostra analisi minuziosa della serie Soliloquy ci conduce a una riflessione semiotica del soliloquio. Non potendo ovviamente porci davanti al tema della soggettività in modo "ingenuo"; ci riferiamo nel corso dell’analisi ai concetti di identità narrativa di Paul Ricoeur.

Possiamo rilevare che il parlare ad alta voce tra sé e sé implica un patto sociale, nel nostro caso rotto dalla possibilità di accesso all’immagine. La possibilità di infrazione del contratto prescrittivo del soliloquio ci è data dalla visualizzazione del pensiero dei soggetti rappresentati. L’immagine inferiore di ogni Soliloquy presenta il pensiero ‘parlato’ e costituisce il mezzo per l’accessibilità al linguaggio intimo e privato, al "vedere tra sé e sé".

Abbiamo analizzato i ritmi del soliloquio, inteso come intervallo dell’identità fra medesimezza e ipseità (Ricoeur 1990), e ‘scoperta’ del soggetto attraverso la disimplicazione delle sue tracce enunciazionali dal testo narrativo. Lo spazio "vuoto" di intervallo tra le due immagini nei testi della serie figurativizza e drammatizza lo iato tra l’esperienza del soggetto e il raccontarla. Attraverso le minuziose analisi testuali di SoliloquyI-V, scopriamo che l’atto del soliloquio è concepito dalla nostra artista come tragica non collimazione del vivere e del raccontare, momenti esistenziali separati da un vuoto incolmabile. Data l’ipotesi di partenza secondo la quale la soggettività è conoscibile solo attraverso la sua disimplicazione dai testi narrativi nei quali si oggettiva, dallo studio dei nostri Soliloquy, risulta l’impossibilità di giungere allo scandaglio dell’identità del soggetto.

Infine il piano della nostra tesi. Nel primo capitolo presentiamo un breve compendio dell’opera di Sam Taylor-Wood, mostrando le diverse tecniche realizzative, i temi ricorrenti, ma entrando spesso già nel merito delle soluzioni discorsive (si pensi alla resa di una spazialità a 360°) e degli effetti di senso. Nel secondo capitolo vi è invece una presentazione critica dei diversi approcci alla fotografia, dando rilievo alle più recenti proposizioni teoriche (Floch, Tomas, Schaeffer, Sonesson, Machado) e ad alcuni temi specifici quali la sfocatura, gli effetti cronotopici, il confronto tra immagine pittorica e fotografica, la traccia, la digitalizzazione, il rituale di produzione e ricezione della foto.

Nel terzo capitolo ci occupiamo degli studi sul punto di vista, sull’orientamento della lettura, dove entrano in gioco la maggior parte degli strumenti semiotici greimasiani che utilizziamo nel corso dell’analisi. Non si manca tuttavia di riprendere anche alcune considerazioni di Barthes rispetto all’efficacia del ritratto fotografico.

Nel quarto capitolo trasferiamo il problema dell’efficacia in termini di rilevanza della narrazione rispetto alla costituzione della soggettività. Ecco allora l’esigenza di richiamare la trattazione dell’identità narrativa in termini di ipseità e medesimezza di Paul Ricoeur (1990). Si misura anche la convergenza con gli ultimi esiti della sociosemiotica di Eric Landowski.

Il quinto capitolo verte su un’analisi testuale dettagliata dell’opera Soliloquy, mentre il successivo si concentra sul problema dell’intertestualità che lega Soliloquy III alla Venere allo specchio di Velàzquez, concetto che ci spingerà anche a ragionare sul funzionamento specifico della pala d’altare con predella del Tre- Quattrocento.

Mariagiulia Dondero

BIBLIOGRAFIA

 

Ferguson, B., Spector, N., Bracewell M., Celant G.

1998 Sam Taylor-Wood, Fondazione Prada, Milano.

 

 

Floch, J.-M.

1978 "Quelques positions pour une sémiotique visuelle" in Actes Sémiotiques, Bulletin, 4-5.

1985a Petites Mythologies de l’oeil et de l’esprit, Hadès- Benjamins, Paris-Amsterdam.

1985b "Un nu de Boubat. Sémiotique poetique et discours mythique en photographie", in Floch 1985a, pp. 21-38.

1986 Les formes de l’empreinte, Pierre Fanlac, Périgueux.

 

 

Fontanille, J.

1995 La sémiotique du visible, PUF, Paris..

1999a Sémiotique et Littérature. Essais de méthode, P.U.F,Paris.

1999b "Polisensorialità e autonomia della dimensione figurativa", in Basso &Corrain 1999.

1999c Sémiotique du discours, PULIM, Limoges.

 

 

Fontanille, J. & Zilberberg, C.

1998 Tension et signification, Mardaga, Liège.

 

 

Greimas, A.-J. & Fontanille, J.

  1. Sémiotique des passions, Seuil, Paris, (tr. it. Semiotica delle passioni, Bompiani, Milano,1996).

 

 

Landowski, E.

1999 "Il tempo intersoggettivo. In difesa del ritardo", in Basso& Corrain (eds.) 1999.

 

 

Machado, A.

1999 Chronotopic anamorphosis, or the fourth dimension of the image, in Visio n. 4, 1, 1999.

 

 

Ricoeur, P.

1990 Soi-même comme un autre, Seuil, Paris (tr. it. Sé come un altro, Jaca Book, Milano, 1993).

 

 

Schaeffer, J. M.

  1. L’image precaire. Du dispositif photografique, Paris,Seuil.

 

Sonesson, G.

1999 "Postphotography and Beyond. From mechanical reproduction to digitale production", in Visio, 4,1.

 

 

Tomas, D.

1981 "Ritual of photography", Semiotica, 40, pp. 1-25.

1982 "A mechanism for meaning: A Ritual and the Photographic Process", Semiotica, 46, pp. 1-39.

1987 "Toward an Anthropology of Sight: Ritual Performance and the Photographic Process", Semiotica, 68, pp. 245-270.

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