Indice
|
Andrea Valle Ascolto, tatto, suono. Per una semiotica del tempo È stato recentemente notato che la tematizzazione della temporalità è praticamente assente dal panorama semiotico (1): non è forse insostenibile definire il tempo come il rimosso stesso della semiotica (2). La difficoltà di un trattamento semiotico dellargomento è sintomaticamente dimostrata proprio in un tentativo di esplicita ripresa dello schematismo kantiano(3): questultimo, ricondotto a possibilità di una struttura trascendentale, è però evacuato proprio della dimensione temporale originariamente costituiva (4). Esistono certamente prospettive analitiche assai raffinate sulla temporalità della narrazione, ma qui il tempo è una modalità che pertiene in certa misura solo al piano del contenuto, sia che costituisca una componente delle dimensioni discorsivo-passionali di cui sono investiti i testi (5), sia che venga intesa come una struttura dordini plurimi le cui relazioni vengono ricostruite nelle passeggiate inferenziali del lector, a partire dalla dialettica tra piano della storia e piano del racconto, tra fabula e intreccio (6). Va però osservato che un tale concetto di tempo già iscritto nel testo come forma del contenuto, come dato mediato culturalmente, non coglie un momento (più) primitivo del tempo, che opera direttamente nella percezione: meglio, e con più cautela, nel farsi semiotico di questa, ai limiti della soglia inferiore della semiotica (7), di cui costituisce la possibilità. Non a caso, Peirce ha attribuito un carattere di terzità al tempo come al segno (8): la differenza che costituisce il segno in quanto risultato di una prescissione è ciò che ne garantisce la replicabilità nel tempo (9). Piuttosto, il concetto di replicabilità presuppone quello di tempo come sua possibilità: nella prospettiva derridiana, come differenza e differimento (10). Allora, tempo e segno si definiscono reciprocamente come risultato di un tracciare (11). Nellindagare la fascia liminare del semiotico, ci si è così avvicinati nuovamente allo schematismo, senza eluderne però quel carattere di procedura che aveva, in quanto forma del tempo, in Kant (12): lo schema è allora piuttosto una regola sotto la quale viene sussunto il molteplice sensibile, ed in questo senso, in quanto legge, assume un carattere di precipua terzità peirceana, quella che regola il rapporto di rappresentazione tra type e token. Nel momento in cui si considera loggetto dinamico come termine a quo (13), cè dunque un intreccio di semiotica e fenomenologia che è peraltro già tematizzato da Peirce e che risulta imperniato, in termini husserliani, proprio sul farsi complesso di protensioni e ritenzioni che costituisce loggetto (14). Ma se la mancata tematizzazione del tempo (inteso in una tale accezione latamente fenomenologica) consente forse di fare una semiotica della narrazione, e magari dellimmagine planare, risulta invece minato alle fondamenta ogni progetto di semiotica dellascolto e del tatto. Il movimento esplorativo della percezione (che certo opera, anche nella visione, come dimostrano gli studi di Yarbus e come aveva già notato Florenskij (15)) è radicalmente centrale nellascolto e nel tatto: qui il riconoscimento (16) è un lavoro semiotico originante che si dispiega in un inscindibile "spessore di tempo" (17), la cui provvisorietà e precarietà non consente certamente una semiotica che intenda il segno in senso sostanzialistico. Se una semiotica specifica del tatto non ci risulta, è però ben noto lo statuto drammaticamente ambiguo del segno in quella musicale, la quale infatti non ha mai affrontato la questione del tempo, delegandola agli studi psicologici ed espungendola di fatto dal suo ambito di studi (18). Ma non è allo stesso modo sufficiente interessarsi ad unità di ambito più vasto e ai processi di significazione (19): questi presuppongono proprio il superamento, risolto piuttosto in mancata tematizzazione, di quel terreno paludoso che è invece costante territorio di contrattazione tra operazione semiotica e il continuum delloggetto dinamico (a meno di non limitarsi alla "semiologia delle partiture"(20)). Levidenza, che è dimensione propriamente visiva, attributo delloggetto in luce piena, pare invece assai latitante negli altri domini del sensorio, nei quali la posizione del reale assume, più modestamente, la forma della (mera) presenza (quella sorta di feeling di cui parla Peirce(21)). Una semiotica del tempo deve essere allora pensata a partire non dalla parola e dallimmagine, ma dal suono e dalla tattilità. Essa non può prescindere dalla caratteristica esplorativa del farsi (del prodursi) semiotico: il segno viene percorso e la terzità del tempo va intesa come percorrenza che stabilisce, a partire da un momento abduttivo (22), una legge di rilevazione che consente il prodursi delloggetto in quanto segno. Paradigmatica in questi termini la situazione del sonoro: discutere a proposito della musica di codici e di narratività, di configurazioni neutre o di modelli cognitivi (23), implica dare per scontato come evidente ciò che è massimamente instabile: cè, nella fruizione della musica, un fondamentale lavoro di ricognizione che è eminentemente abduttivo, che riconduce a morfologie provvisorie un continuum fonico, non certo e non necessariamente destrutturato (24), ma di sicuro definitoriamente (e definitivamente) improntato ad una mobile sfuggevolezza. Non si tratta di una metafisica dellorigine, ma, anzi, della centralità della modalità del riconoscimento come primo lavoro semiotico, che paradigmaticamente deve assumere l"indeterminato come un fenomeno positivo (25)": quello che parrebbe un momento di mera ricezione, è piuttosto un giuridico "recepimento", un fare che è possibile solo nel circoscrivere attivamente un qualcosa, nel tracciarne i contorni. Tale lavoro è senza dubbio il momento qualitativamente e quantitativamente centrale della significazione della musica in conseguenza del suo radicarsi nel sonoro, e un eccesso di irregimentazione sfocia nellinadeguatezza teorica. Non a caso la maggior parte delle analisi semiotiche e generative (come quelle cognitiviste sul tempo musicale) si muovono con disinvoltura solo nellambito della fase più grammaticalizzata (in senso lotmaniano (26)) della musica europea, dal barocco al tardo romanticismo (27). Ma a porre le sfide più interessanti, e a dimostrare linadeguatezza di molti modelli, è invece la musica contemporanea che focalizza la sua poiesi, intenzionalmente e con estrema lucidità, proprio sul tempo e sulla materia sonora. Questultima espressione, se da un lato certo annuncia un paradosso, attribuendo una "corposità" eccessiva al diafano manifestarsi del sonoro, dallaltro illustra acutamente la forte pregnanza del dominio tattile nella definizione del suono: "udire è toccare a distanza (28)". Certo, se il momento passivo dellascolto è riconducibile alla forma di quello del tatto, il momento attivo del primo lo è in grado minore di quello del secondo, il tatto avendo come tratto precipuo proprio la caratterizzante dimensione della prensilità (29): ma ci si orienta in ogni caso ad una valorizzazione della corporeità in termini non visivi, che sottolinei in tal modo proprio quellaspetto di impatto (nella sua dinamica di svolgimento: il tempo appunto) che, a nostro avviso, resta meno dirimente nella sfera del visivo. Una semiotica del tempo dovrà conseguentemente sviluppare un doppio ambito di ricerca. Da un lato rendere conto della costitutività del tempo, nella duplice accezione di movimento tracciante che intrama il lavoro semiotico, e di produzione stessa del tempo nellattività semiotica, da parte dellattività semiotica stessa. Si tratta forse di un lavoro a vocazione maggiormente teorico-filosofica, che dovrebbe riprendere, svincolandole dalla prospettiva culturologica per poi proiettarle nella sfera dellenunciazione, le penetranti osservazioni di Lotman sulla dinamica dei sistemi di segni (30). Si assume così a modello del lavoro semiotico del riconoscimento il duplice movimento dellesplosione e dello sviluppo graduale (31): questi, oltre a risultare profondamente intrecciati, operano simultaneamente una costante ristrutturazione della memoria (culturale, per Lotman; come funzione di un tracciare, nella nostra prospettiva). Si valorizza così la valenza fenomenologica di alcune osservazioni culturologiche del semiologo di Tartu. In una semiotica dellascolto e del tatto, ci pare perciò fruttuoso ripensare tre concetti lotmaniani: il momento esplosivo, che, dirompendo, "getta uno sguardo retrospettivo"(32) sul passato, ridefinendolo e ristrutturandolo; la tecnica, il cui carattere di prevedibilità (33), caratterizzante lo sviluppo graduale, è lo stesso che opera, a livello minimale, nella terzità compiuta del segno (34); il possibile, come frontiera e riserva del semiotico, il futuro essendo allora un fascio di possibilità sul quale il presente opera una recisione (35). Proprio la condizione di mera presenza, spesso opaca e resistente, del sonoro e del tattile, è allora vena preziosa nel definire puntualmente il carattere di scambio continuo, di attrazione e repulsione tra sistematico ed extrasistematico che è alla base del dinamismo semiotico: lintraducibile essendo, nella prospettiva lotmaniana, riserva e possibilità della semiotica, poichè ne assicura la natura dialogica, "il gioco fra levoluzione e lomeostasi (36)". Dallaltro lato, ma semplicemente in quanto faccia dello stesso foglio di saussuriana memoria, una semiotica del tempo dovrà studiare il concreto prodursi nei testi delle scansioni: del ritmo come ordine attivo-passivo dellesplorazione e dellimpatto (37). Valga a tal proposito largomento etimologico, che riconduce il ritmo non solo alla fluidità del movimento e alla proporzione, ma altresì, e originariamente, alla presenza di una barriera, di un ostacolo (38). In unottica più orientata alla prassi testuale, risulta particolarmente pregnante per uno studio delle salienze e delle configurazioni lambito sonoro esplorato negli Imaginary Landscapes (o ancor più icasticamente: Soundscapes(39)) della musica novecentesca. A titolo esemplificativo, si pensi alla distinzione bouleziana tra temporalità "liscia" e "striata" (40): si ha qui un caratterizzazione, esprimente una forma del contenuto, che, se da un lato non risulta estranea allambito dellindagine fenomenologica, dallaltro assume come possibile dominio comune dellascolto e del tatto proprio una temporalità istituente. Il tempo per metonimia può diventare liscio proprio perchè il liscio è piuttosto "il modo in cui una superficie utilizza il tempo della nostra esplorazione tattile o modula il movimento della mano (41)". Limportanza semiotica della polarità bouleziana "liscio/striato", estesa allambito di una più vasta caratterizzazione dello spazio e dei suoi modelli (tra cui rientra quello musicale (42)), è già stata sottolineata altrove (43). É qui in gioco, come detto, non tanto e non solo una dimensione aggiuntiva e dimenticata dalla semiotica (certamente da quella della musica), ma la sua possibilità come indagine del prodursi del semiotico nel lavoro abduttivo del riconoscimento: si tratta di tener presente, semplicemente, che "il tempo è una forma ma anche uninfinità di forme singole ad esso subordinate che costituiscono i momenti costitutivi delle oggettività stesse (44)". La determinazione di queste forme è operazione eminentemente semiotica perchè intrinsecamente traduttiva: per il medium della temporalità si dà conto del movimento dialogico tra il fare e il sentire, che apre uno spazio comune, non essendo né positivisticamente immediato (come quando si assume come evidente la "comunicazione" musicale), né esistenzialmente lontano (come quando si postula la centralità dello scacco nel rapporto creatore-fruitore). La traduzione (la traducibilità) è allora mediazione: attraverso il tempo e la tecnica. Ed entrambi impongono, o meglio, e più produttivamente: assicurano, uno scarto. Per riprendere la caratterizzazione precedente (ed estendendo ad altro dominio il concetto di traduzione) tra le modalità del liscio e dello striato si osserva allora "una necessità dissimmetrica": "tradurre" un termine nellaltro "non è un atto semplice", richiedendo piuttosto "una serie di operazioni ricche e complesse (45)". Illuminante, a stabilire la fecondità di una riflessione storica, è lopera radicale di John Cage: la mediazione del tempo coinvolge centralmente sia la processualità della composizione che quella dellascolto: lavoro tecnico e attenzione fenomenologica si presuppongono vicendevolmente (46). Non a caso, il tempo è ciò che assicura la cageana integrazione di suono e silenzio, ovvero la prassi compositiva in quanto tale. Ma è altresì lo spazio del dispiegarsi del suono e dellevento, i quali, nella loro indeterminacy, sono, paradossalmente ma necessariamente, regolati da minuziosi meccanismi. La riflessione sul tempo passa per Cage (come per Peirce (47)) attraverso la terzità categoriale della mediazione: la Legge che, nel caso del compositore, si esplicita nelle tecniche di organizzazione dei materiali e nella scrittura. Questultima, più che mai nellopera cageana, è insieme semioticamente "memoria e progetto(48)". La differenza tra il comporre e lascoltare è allora situata da Cage in un diverso rapporto al tracciarsi dei sentieri nello stesso bosco (49): il che presuppone non uno iato, quanto piuttosto una dipendenza reciproca tra i due ambiti.
Note
Testi citati Ambrosini, Claudio 1979 "Musica contemporanea e notazione. Studi Musicali, anno VIII, Firenze: Olschki, 303ss. Arcuri, Carlo 1996 "Le ultime lezioni sono già state fatte". Deleuze, Gilles e Guattari, Felix, Che cosè la filosofia? Torino: Einaudi (tit. or. Quest-ce que la philosophie? Paris: Minuit 1991), 233ss. Barry, Barbara R. 1990 Musical Time. The Sense of Order. Stuyvesant, NY: Pendragon. Benveniste, Émile 1966 "La notion de rythme dans son expression linguistique". Problèmes del linguistique générale, Parigi: Gallimard, chap. XXVII, 327ss. Boulez, Pierre 1963 Penser la musique aujourdhui. Mainz, Schott (trad. it. Pensare la musica oggi, Torino: Einaudi, 1979). Cage, John 1961a Silence. Lectures and Writings by John Cage, Middletown (Conn.): Wesleyan U.P. 1961b "Experimental Music". Silence (v.) 7ss. 1961c "Experimental Music: Doctrine". Silence (v.) 13ss. Caprettini, Gian Paolo 1980 Aspetti della semiotica. Torino: Einaudi. 1997 Segni, testi, comunicazione. Torino: UTET. Deleuze, Gilles e Guattari, Felix 1980 "Il liscio e lo striato". Mille piani. Capitalismo e schizofrenia, Vol.II. Roma: Ist. dellEnciclopedia Italiana 1987, 693ss (tit. or. Mille Plateaux. Capitalisme et schizophrénie, Paris: Minuit). Derrida, Jacques 1968 "La difference". AAVV, Théorie densemble, Parigi: Seuil (trad. it. Derrida 1968-1 "La differanza", AAVV, Scrittura e rivoluzione, Milano: Mazzotta 1974, 7ss; 1968-2 "La différance", Margini della filosofia. Torino: Einaudi 1997, 27ss, tit. or. Marges - de la philosophie, Paris: Minuit 1982). Eco, Umberto 1975 Trattato di semiotica generale. Milano: Bompiani. 1979 Lector in fabula. Milano: Bompiani. 1990 I limiti dellinterpretazione. Milano: Bompiani. 1994 Six Walks in the Fictional Woods. Cambridge: Harvard U.P. (trad. it. Sei passeggiate nei boschi narrativi. Milano: Bompiani 1994). 1997 Kant e lornitorinco. Milano: Bompiani. Epstein, David 1994 Shaping Time. New York: Schirmer.
Fabbri, Paolo
2000 Elogio di Babele, Roma: Meltemi. Ferraris, Maurizio 1997 Estetica razionale. Milano: Raffaello Cortina. Ferrero, F.- Genre, A.-Boë, L.J.-Contini, M. 1979 Nozioni di fonetica acustica. Torino: Omega. Florenskij, Pavel 1993 Lo spazio e il tempo nellarte (trad. it. Milano: Adelphi 1995). Genette, Gérard 1972 Figures III. Parigi: Seuil (trad. it. Figure III. Torino: Einaudi 1976). Giuriati, Giovanni 1999 "Scrivere i suoni: una prospettiva interculturale". Ferrari, Franca (ed.), Scrivere la musica, Torino: EDT 1999, 39ss. Greimas, Algirdas J. 1970 Du sens, Paris, Seuil (trad. it. Del senso. Milano, Bompiani 1974). 1976 Maupassant. La sémiotique du texte: exercises pratiques. Parigi: Seuil (trad. it. Maupassant. La semiotica del testo: esercizi pratici, postf. di P. Ricoeur. Torino: Centro Scientifico Editore 1995). Husserl, Edmund 1928 Ideen zu einer reinen Phänomenologie und phänomenologischen Philosophie. Halle (trad. it. Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica, Torino: Einaudi 1950). 1948 Erfarhung und Urteil. Hamburg: Klaassen (trad. it. Esperienza e giudizio, Milano: Bompiani11995). Jaeger, Werner 1933 Paideia. Die Formung des griechischen Menschen. Berlin-Leipzig: Walter de Gruyter (trad. it. Paideia. La formazione delluomo greco, Firenze: La Nuova Italia 1936). Kramer, Jonathan D. 1988 The Time of Music. New York: Schirmer. Lerdhal, Fred & Jackendoff, Ray 1985 A Generative Theory of Tonal Music Cambridge: MIT. Lotman, Jurij M. 1980 Testo e contesto (trad. it. Roma-Bari: Laterza, 1980). 1992 La cultura e lesplosione (trad. it. Milano: Feltrinelli 1993). Lotman, Jurij M. e Uspenskij, Boris A. 1975 Tipologia della cultura Milano: Bompiani. Marconi, Luca-Stefani, Gino (eds.) 1987 Il senso in musica. Bologna: CLUEB. Merleau-Ponty, Maurice 1945 Phénoménologie de la perception. Parigi: Gallimard (trad. it. Fenomenologia della percezione, Milano: Il Saggiatore 1965). Murray Schafer, R. 1977 The Tuning of the World. Toronto-New York: McClelland and Steward - Alfred Knopf (trad. it. Il paesaggio sonoro. Milano: Unicopli, 1985). Nattiez, Jean-Jacques 1987a Il discorso musicale. Torino: Einaudi. 1987b Musicologie générale et sémiologie. Parigi: Christian Bourgois (trad. it. Musicologia generale e semiologia. Torino: EDT 1989). Peirce, Charles Sanders 1980 Semiotica. Torino: Einaudi. 1984 Le leggi dellipotesi. Milano: Bompiani. 1992 Categorie. Roma-Bari: Laterza. Petitot-Cocorda, Jean 1985 Morphogenèse du sens. Parigi: P.U.F. (trad. it. Morfogenesi del senso. Milano: Bompiani 1990). Piana, Giovanni 1991 Filosofia della musica. Milano: Guerini e Associati. Pritchett, James, 1993 The music of John Cage. Cambridge-New York-Melbourne: Cambridge U.P. Seidel, Wilhelm 1977 Rhytmus. Eine Begriffsbestimmung. Darmstadt: Wissenschaftliche Buchgesellschaft (trad. it. Il ritmo. Bologna: Il Mulino 1987). Sciarrino, Salvatore 1990 "Dellinterrogare. Incontro con S.S." (M. Mazzolini). Sonus, a. 2°, n° 3. Potenza: Sonus. Stefani, Gino 1976 Introduzione alla semiotica della musica. Palermo: Sellerio. 1987 Il segno della musica. Palermo: Sellerio. Tarasti, Eero 1994 A theory of musical semiotics. Bloomington-Indianapolis: Indiana U.P. Volli, Ugo 1991 Apologia del silenzio imperfetto. Milano: Feltrinelli. 2000 Manuale di semiotica. Roma-Bari: Laterza.
|