Indice
|
La semantica musicale tra semiotica e psicologia. Diversi musicologi sostengono che il meccanismo che governa la semantica musicale sia di natura psicologica, e che non abbia nulla a che vedere con i modelli tradizionali che la semiotica ha impiegato per l'analisi del segno. Questa tesi è esposta nel modo più autorevole e meno ingenuo probabilmente in Imberty (1986). Non è qui il caso di criticare quella argomentazione, basata da un lato su una concezione superata della semiotica, ma che ha d'altro canto contribuito al chiarimento dei presupposti epistemologici della semiotica stessa. Quel che vorremmo qui eliminare una volta per tutte è una sorta di psicologismo ingenuo e new-age, pericolosamente onnipresente in molti volumi ospitati nelle nostre librerie e che tanto spazio rubano a opere maggiormente degne. Per far ciò, prima di avanzare ipotesi sullo statuto del significato musicale, costruiamo un piccolo modello di metalinguaggio musicale, con il quale procedere ad esperimenti. Supponiamo di avere una serie di opere musicali e associamo a ciascuna di esse un numero. Ciascuna di esse apparterrà o meno alla classe P comprendente le opere musicali che significano purezza. Ecco una frase ben formata in questo metalinguaggio: a) La frase musicale (1) è elemento di P L'opposizione categoriale puro Vs. non-puro è stata applicata da J.Molino alla musica in un'opera che verrà presto pubblicata in Italia, l'Enciclopedia della musica Einaudi, ed è stata mutuata dall'antropologia. Anche noi ci rifacciamo a questa scelta come esempio. Se la semantica della musica fosse di natura psicologica, allora avremmo a che fare non più con giudizi come (a), ma con giudizi che implicano il problema della credenza: b) Antonio crede che (a). Si ripropone l'argomento di Wittgenstein contro il linguaggio privato (Ricerche filosofiche, §243 e ss.): ammettendo che (b) sia vera, tale valore di verità non è influenzato dal fatto che (a) possa essere vera o falsa. Ora, non solo l'Antonio del nostro esempio non dispone nessun criterio per verificare la correttezza del suo linguaggio privato; se la semantica della musica fosse di natura esclusivamente ed universalmente psicologica, nessuno potrebbe in linea di principio concordare con Antonio né confutarlo, a meno di non riesumare le monadi leibnitziane. Non mettiamo in dubbio che la musica abbia degli effetti di natura patemica sul nostro animo; in forza di quel che abbiamo testé affermato, diremo tuttavia che la dimensione psicologica della semantica musicale ha due limiti ben precisi: da un lato il testo, dall'altro la cultura di riferimento. L'indagine su queste due frontiere è di pertinenza della semiotica, o così parrebbe; si veda ad esempio il lavoro svolto da Eco (1997, pp. 183-192) sui rapporti tra un Tipo Cognitivo privato di un'opera musicale e i Contenuti Nucleari pubblici che ne costituiscono una manifestazione. Francesco Galofaro Bibliografia Eco U. (1997), Kant e l'Ornitorinco, Bompiani, Milano Imberty M.(1986) Suoni Emozioni Significati, CLUEB, Bologna
Eventi: Torna all'elenco degli appuntamenti
|